Parassito
Nella Grecia antica, il parassito (in greco παράσιτος) indicava una persona onorata della mensa comune; tipicamente si trattava di sacerdoti o di cittadini distinti. Plutarco (Solon, 24) riferisce di cittadini mantenuti a spese dello Stato nel Pritaneo.
La voce parassito nel senso originario è attestata dal grammatico Ateneo (Δειπνοσοφιταί, 234-236). L'etimo è il verbo παρα-σιτέω, che significa "mangio insieme con, sono commensale di". Luciano (De parasito) invece attesta un uso spregiativo della parola, che si riscontra anche nel derivato παρασιτία "arte del parassito, bassa adulazione".[1]
In latino, părăsītus indicava il "convitato, commensale". Più spesso era usato in senso spregiativo, come "parassita, scroccone" il quale, per mangiare gratis, fa l'adulatore e il buffone. Si trova in questa accezione presso Cicerone ed altri autori.[2]
Note [modifica]
- ^ Lorenzo Rocci, Vocabolario greco italiano, Società Editrice Dante Alighieri, 1987, 13ª ed., v. παρα-σιτέω
- ^ Ferruccio Calonghi, Dizionario latino italiano, Rosenberg & Sellier, Torino 1950, 3ª edizione, v. părăsītus
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