Parampampoli
Parampampoli è una bevanda alcolica servita alla fiamma, tipica della Valsugana.
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[modifica] Composizione
In genere è composta da caffè, grappa, vino, zucchero, miele ed altri aromi.
[modifica] Come si serve
- dopo aver agitato la bottiglia, versa la quantità desiderata in un pentolino e, a fuoco vivace, portala ad ebollizione;
- all'apparire delle prime bolle, dai fuoco al Parampampoli con un fiammifero e mescolando dolcemente, servilo ancora fiammeggiante in robuste tazzine.
[modifica] Origine
Il Parampampoli, è una bevanda servita flambe’ che negli anni ' 50 ha inventato Purin Giordano, mescolando assieme caffè, vino, grappa e zucchero, nel proprio locale, il "Rifugio Crucolo" a Scurelle, che la famiglia Purin soprannominata "l'osti" (gli osti) gestisce di generazione in generazione fin dal 1800. Da "Il Piccolo", quotidiano di Trieste (2 ag. 2011) Scalda il vino e una bottiglia di rum (chiusa) in esso. Prendi un criel col manigo, e mèttici dello zucchero. Quando vino e rum sono caldi, versa il rum sullo zucchero a da’ fuoco, quindi remena la sostanza fiammante nel vino caldo e dopo un po’ soffoca il tutto altrimenti la bevanda risulterà poco alcoolica. Aggiungi chiodi di garofano e, se ti garba, un pezzetto di burro. Qualcuno ci metterà in più dei pezzetti di mela o, se è la stagione, di arancia. Servi ben caldo. Questo è il Grampàmpel o, come viene reinterpretato il più delle volte, Gran Pampel, bevanda diffusa a Trieste da principio tra speleologi e rocciatori dediti a licof ad alta gradazione, accompagnati da cantici, urlici e roba compagna. Oggi pare più generalmente diffusa, ma piuttosto tra i giovani attratti dalle baldorie all’aria aperta, ai frequentatori di osmize, che tra i frequentatori di discoteche. Diffuso senza distinzione di ambiente, invece, è il termine pàmpel o pàmpele che significa, come molti sanno, “sciocco”, “babbeo”, “picarin”, e che deriva probabilmente dal latino pampinu(m) (in italiano “pampino”), che altro non è se non il germoglio ritorto della vite. Il germoglio della vite ricorda cosa piccola, cosa da nulla, forse anche il bambino, e perciò denota facilmente chi ha il cervello poco sviluppato. Non va trascurata, comunque, l’assonanza che questo termine ha con pampalùgo, che in Triestino ha più o meno lo stesso significato di pàmpel, ma che sembra derivare piuttosto da pompholyga, che in greco bizantino significa “vescica” e quindi “cosa, persona vuota”. C’è poi l’assonanza che pàmpel ha con la radice bamb- che forma tanti vocaboli come l’italiano “bambino” ma anche il triestino imbambinì, bambar, e che denota il balbettio tipico di chi non sa ancora parlare o di chi è del tutto “rimbambito”. Detto ciò, pàmpel con Grampàmpel non ha proprio niente a che vedere, poiché la bevanda deve il suo nome a Krambàmbuli – che altro non è se non un distillato di colore rosso che un tempo si produceva a Danzica – base per vari preparati del genere, che prendono dappertutto nel Nord-Europa (Svizzera, Austria ecc.) il suo nome: in Trentino poi è diventato Carambàmboi e da noi Grampàmpel, e ciò forse perché, dopo un mezzo litro e più di Grampàmpel, ridursi a dei grandi pàmpel è la cosa più facile del mondo.
In Trentino e in particolare in Valsugana si possono degustare bevande simili al Parampampoli, ma la ricetta originale ideata da Giordano Purin è rimasta invariata ed è tenuta segreta nel giusto dosaggio dalla famiglia Purin che oggi ne gestisce la produzione e ne ha la proprietà del relativo marchio”.
Per degustare al meglio il Parampampoli bisogna versare, dopo aver agitato bene la bottiglia, la quantità desiderata in un pentolino dal fondo sottile, portando ad ebollizione la miscela il più velocemente possibile. All’apparire delle prime bolle si da fuoco con un fiammifero e mescolando di tanto in tanto, con la fiamma ancora accesa, si versa in robuste tazzine.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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