Paradosso dell'onnipotenza

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Il paradosso dell'onnipotenza è un noto paradosso teologico e filosofico formulato in diverse forme: si chiede se un ente onnipotente possa creare un oggetto (un masso inamovibile, una costruzione indistruttibile) dotato di una caratteristica tale da mettere in crisi la sua stessa onnipotenza.

La risposta che se ne ricava è la non esistenza dell'onnipotenza (si tratta quindi di un paradosso negativo o logico) perché se l'ente non è in grado di creare tale oggetto non sarebbe onnipotente, mentre se lo creasse avrebbe creato un qualcosa che di fatto limita la sua onnipotenza sconfessandola come tale; nel corso dei secoli sono state date diverse risposte e confutazioni.

Interpretazioni logiche del paradosso[modifica | modifica sorgente]

  • Per la consistenza logica, non può esistere nello stesso universo un oggetto inamovibile ed una forza irresistibile. Ovvero nella stessa "struttura logica" non possono essere vere contemporaneamente una certa affermazione (A) e la sua negazione (non A).

Possibili confutazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Seguendo l'indicazione di Cartesio, Dio può creare qualcosa che non può spostare e, nonostante tutto, spostarla. In realtà si comprende bene, come anche è stato osservato in letteratura, che questa non è veramente una risposta, dal momento che se si rinuncia alla logica non ha neanche senso parlare di paradossi, consistenza o verità.
  • Una semplice confutazione, proposta da Pier Damiani nel De omnipotentia Dei, consiste nell'osservare che se l'agire di Dio dovesse obbedire alle leggi della logica, Dio non sarebbe "onnipotente". Dio quindi è al di sopra della logica stessa e non si possono applicare le "misure" della logica umana alla sua natura; questo ragionamento, che sposta il concetto di Dio definitamente oltre la logica, però, se esteso, lo rende anche un oggetto totalmente insondabile dalla ragione umana e quindi anche da qualunque pretesa di voler parlare di esso in termini oggettivi e quindi validi per tutti gli uomini.
  • Dio potrebbe limitarsi a non creare ciò che poi non può spostare, così il paradosso anziché essere risolto verrebbe semplicemente aggirato. In effetti il fatto di essere onnipotenti significa poter fare ciò che si vuole e non necessariamente doverlo fare.
  • Se si pensa all'onnipotenza come alla possibilità di fare tutto ciò che si vuole, visto che Dio può non voler compiere certi atti (es: Dio non può mentire, Dio non può compiere azioni contro la sua natura), un Dio che sceglie di non andare contro la logica è comunque onnipotente[1], tuttavia non viene risposta alla domanda posta nel paradosso circa alla possibilità di Dio di create tale oggetto.
  • Un'altra possibile confutazione è che il dilemma si fonda su un concetto traviato di onnipotenza: se a Dio manca il potere di autodistruggersi allora non è onnipotente. Però il potere di autodistruggersi non è veramente un potere, ma quasi una debolezza, quindi si ricade di nuovo nella definizione di Dio per cui, dato che Dio non ha debolezze, Egli non ha nemmeno il potere di autodistruggersi come nemmeno quello di rinnegare se stesso. Questo non è un di meno, quindi, ma anzi è prova maggiore di onnipotenza. Se però il paradosso non fosse menomativo, ma accrescitivo, ricadremmo comunque nello stesso assurdo. Infatti può Dio creare un altro Dio suo pari? Questa domanda andrebbe contro il presupposto che Dio è eterno e che è unico.
  • Nella filosofia medievale il paradosso dell'onnipotenza, posto in evidenza nell'undicesimo secolo da Abelardo, è stato affrontato attraverso lo strumento speculativo della distinctio tra una potentia ordinata e una potentia absoluta di Dio. Esisterebbero cioè nel principio divino due differenti potentiae (o la potentia divina si predicherebbe in due modi): da un lato, la potenza tramite la quale Dio pone in essere l'effettiva struttura del mondo attuale, l' ordo mundi; dall'altro lato, una riserva illimitata di potere che permane nella potenzialità divina. In questo senso, Dio può creare qualcosa che non può spostare, in quanto Egli, pur non potendo spostarla attualmente, cioè nell' ordo mundi contingente (secondo la potentia ordinata), rimane comunque nella possibilità di mutare l' ordo in cui una determinata cosa è di fatto irremovibile (secondo la potentia absoluta). Lo strumento speculativo della distinctio è stato utilizzato, con molte variazioni, dai più importanti autori medievali tra cui Pietro Lombardo, Tommaso d'Aquino, Duns Scoto, Guglielmo di Ockham.
  • Nel Rinascimento, Nicola Cusano abbandonerà definitivamente il paradosso dell'onnipotenza divina, proponendo un'equivalenza tra l'essenza di Dio e la sua potenza, nell'opera De Apice theoriae. Poiché Dio è l'infinito assoluto in cui i contrari coincidono, in Esso posse e fieri sono equivalenti; dunque, il paradosso logico dell'onnipotenza scaturisce da un'applicazione di categorie finite a un concetto infinito, per il quale lo spostarsi e il non spostarsi di un oggetto sono assolutamente identici.
  • Come accade con il libero arbitrio ,limte invalicabile perfino per Dio stesso, la divinità essendo dotata di propria volontà ed avendo il potere assoluto, può anche decidere di autolimitarsi. Quindi Dio potrebbe creare qualcosa e poi porre da sé dei limiti alla propria onniscienza e onnipotenza.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Godandscience.org: Can god truly be omnipotent?

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Cesare Catà, La Croce e l'Inconcepibile. Il pensiero di Nicola Cusano tra filosofia e predicazione, Macerata, 2009, cap. 1

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]