Papiro di Derveni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Alcuni frammenti (relativi al Column XXI[1]) del Papiro di Derveni, risalente al IV secolo a.C., rinvenuto semicombusto in una necropoli scavata nei pressi della località di Derveni (Macedonia, a circa 10 km da Salonicco), probabile necropoli dell'antica località di Lete, e oggi conservato presso il Museo archeologico di Salonicco.

Il papiro di Derveni è un testo religioso e rituale dell'antica Grecia contenente un inno orfico. È la più antica testimonianza di papiro attualmente rinvenuta.

I resti del papiro furono rinvenuti il 15 gennaio 1962 a Derveni, nei pressi della moderna Salonicco. Da evidenziare anche la vicinanza con Pella, centro dove, intorno al 400 a.C., Archelao aveva trasferito la capitale macedone, precedentemente collocata ad Aigai (oggi Vergina).

Il Papiro è stato rinvenuto in una tomba appartenente ad un gruppo di due tombe di notevole rilevanza, affrescate e con corredo sontuoso, probabilmente appartenenti all'alta aristocrazia. Le tombe accoglievano i vasi dove erano state raccolte le ceneri dei defunti dopo la loro cremazione, in accordo con la credenza orfica del corpo inteso come "tomba" dell'anima. Il Papiro, rinvenuto nella tomba A quella tra le due relativamente meno sontuosa, non faceva parte del corredo, anzi risulta semicombusto, rinvenuto insieme ad altri oggetti semicombusti prima dell'apertura della cassa: esso faceva quindi parte dei residui del rogo funerario. In origine, il Papiro doveva essere lungo più di tre metri, scritto su numerose colonne disposte verticalmente, ogni colonna conteneva tra le undici e le sedici righe, composte a loro volta da una decina di parole. Ciò che è stato rinvenuto è probabilmente quindi solo un decimo dello scritto originale. La lingua del testo è in dialetto ionico con elementi in attico. La sua datazione è confermata dalla presenza di una moneta di Filippo II rinvenuta nella tomba B. L'origine orfica del testo è confermata dalla presenza del nome di Orfeo (nella colonna 14 citato per ben due volte)[2].

Il testo[modifica | modifica wikitesto]

  • Il componimento è indirizzato solo agli "iniziati", escludendo dalla lettura i "profani";
  • l'oggetto dell'inno sono le opere di Zeus, che il dio compì su consiglio della nera Nyx (Notte);
  • gli dèi nacquero da Zeus, Zeus che udì da Nyx le "segrete profezie" e quindi inghiotti il "demone glorioso";
  • questo "demone glorioso", che primo balzò nell'etere, aveva generato Gaia e Urano che fu il primo a regnare;
  • Gaia e Urano generarono Kronos (Crono) che compì gravi azioni contro Urano;
  • Zeus successe a Kronos, Zeus possedeva Metis e deteneva il ruolo di re tra gli dèi;
  • Zeus quindi inghiottì Protogono (Πρωτογόνος, Prōtógonos, il "primogenito" inteso come il "demone glorioso")[3].

Da questo momento si assiste a una nuova "Cosmogonia" generata da Zeus stesso, la prima che precede è quella per l'appunto che ha Nyx (Notte) come origine, ma Zeus, dopo aver inghiottito Protogono[4]:

« [...]; e a lui allora tutti
gli immortali, gli dèi beati e le dee, si assimilarono
e i fiumi e le sorgenti amabili e tutte le altre cose
che allora erano venute all'esistenza, ed egli così divenne unico.
Ora è il re di tutti gli esseri e lo sarà anche in futuro.
Zeus nacque per primo, per ultimo Zeus dalla vivida folgore;
Zeus è la testa, Zeus il mezzo; tutto si è prodotto da Zeus;
Zeus da solo controlla il compimento di tutti gli esseri, Zeus è la Moira possente;
Zeus è re, Zeus dalla vivida folgore il sovrano di tutte le cose;
li nascose tutti e poi alla luce dispensatrice di gioia
li fece salire dal suo cuore sacro, terribili atti compiendo. »
(Papiro di Derveni. Traduzione di Paolo Scarpi, in Le religioni dei misteri, 2002, vol.1 p. 369)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. Plates in The Derveni Papyrus (a cura di Theokritos Koueremenos, George M. Parássoglou, Kyriakos Tsantsanoglou) in "Studi e testi per il corpus dei papiri filosofici greci e latini" 13. Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2006, pp.309 e sgg.
  2. ^ Cfr. Angelo Bottini. Archeologia della salvezza. L'escatologia greca nelle testimonianze archeologiche. Milano, Longanesi, 1992.
  3. ^ Indica Phanes (Xpóvoq anche Fanes) nato dall'Uovo cosmico, ovvero l'Eros degli Uccelli di Aristofane.
  4. ^ Sul tema dell'"inghiottimento" cfr. 129 e 167 Orphicorum Fragmenta di Otto Kern; in Orfici. Testimonianze e frammenti nell'edizione di Otto Kern. Milano, Bompiani, 2011, p.399 e pp. 431 e sgg.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • W. Burkert, L. Rossetti, Eraclito nel papiro di Derveni: due nuove testimonianze, in "Atti del Symposium Heracliteum I. Studi", Chieti 1981, pp. 37-42
  • F. Schironi, L'Olimpo non è il cielo. Esegesi antica nel papiro di Derveni, in Aristarco e in Leagora di Siracusa, in "Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik" 136 (2001), pp. 11-21
  • Theokritos Kouremenos, George M. Parássoglou, Kyriakos Tsantsanoglou (eds.), The Derveni Papyrus. Edited with introduction and commentary, Firenze, Leo S. Olschki, 2006

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]