Paperino nel tempo che fu

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Paperino nel tempo che fu
fumetto
Titolo orig. In Old California!
Lingua orig. inglese
Paese Stati Uniti
Autore Carl Barks
Disegni Carl Barks
Editore The Walt Disney Company
1ª edizione maggio 1951
Collanaed. One Shots n. 328
Pagine 28
Editore it. - Walt Disney Company Italia
Collanaed. it. Topolino n. 31
Pagine it. 28
Tema storia

Paperino nel tempo che fu (In Old California!) è una storia a fumetti scritta e disegnata da Carl Barks e pubblicata per la prima volta su Four Color n.328 nel maggio del 1951.

L'avventura (una delle più lunghe della produzione barksiana; 28 tavole, di quattro strisce ciascuna) l'Uomo dei Paperi, rievoca le atmosfere della vecchia California, quella della fine del XIX secolo, popolata da coloni di origine spagnola e da ricchi proprietari terrieri nobili e dai costumi ormai perduti. La storia, malinconica in sé, rievoca quindi un tempo ormai perduto attraverso quello che sembra un sogno vissuto, in contemporanea, da Paperino e dai suoi nipotini.

La prima pubblicazione italiana risale al Topolino libretto nn.31-32 del 10-25 agosto 1951. Una delle ultime, con a fronte versione originale in bianco e nero, su Carl Barks - L'Uomo dei Paperi (Tutto Disney n.18 del marzo 2001), in occasione dei 100 anni di Barks.

Trama[modifica | modifica sorgente]

In gita vicino Los Angeles, Paperino e i suoi nipoti rimangono imbottigliati su una superstrada intasata di automobili fino all’inverosimile. Paperino e i nipoti prendono allora una via secondaria.

Parlando parlando, incontrando lungo la via vecchie missioni e fattorie spagnole ridotte oramai a ruderi, ad un incrocio la macchina dei nostri urta contro un grande masso ai bordi della strada[1].

Raccolti da alcuni indiani di una riserva poco lontana, vengono adagiati su un grande letto ai piedi di un albero. Lo stregone del villaggio offre ai quattro degenti un infuso di erbe, ed in loro onore viene ballata la danza del Nighthawks. Le danze e le erbe fanno uno strano effetto, e i paperi si addormentano.

Rinvigoriti, qualche minuto dopo lasciano il villaggio per andare a riprendere la macchina contro la roccia, in fondo alla strada.

Ma notano delle incongruenze ambientali. Montagne improvvisamente rimboschite, orsi dove non dovrebbero più stare da ottant’anni; valli piene di bovini ed antilopi. E, soprattutto, la misteriosa sparizione della sua utilitaria che pensano sia stata rubata dagli indiani.

Paperino non comprende quanto intorno a lui sta accadendo. I piccoli paperi danno invece l’unica e vera spiegazione ai fatti che stanno vivendo: sono tornati indietro nel tempo nel lontano 1848.

Una gioiosa euforia si impadronisce dei quattro protagonisti: ci sono decisamente dentro, oramai. Presi dai crampi della fame, Paperino e i suoi nipoti camminano per diverse miglia fino ad incontrare una casa. Una splendida fazenda appare davanti ai loro occhi. Decidono di presentarsi agli occupanti della casa ballando e cantando, convinti com'erano che a quei tempi la gente altro non facesse.

Tina, una corpulenta cameriera indiana, li accoglie. Don Gaspar, il padrone di casa, origliando da dietro la porta con un fucile in mano, si convince finalmente che i quattro americanos sono solo dei viandanti che si son persi e per giunta affamati. Decide così di offrire loro la propria ospitalità.

In questo modo, Paperino ed i nipotini dell’anno 1951, diventano ospiti di persone vissute nei romantici giorni del Tempo che fu.

Più tardi, i quattro paperi accompagnano Don Gaspar ed i suoi vaqueros al rodeo, il raduno del bestiame da portare a San Diego per essere venduto.

Ma un toro infuriato mette in serio pericolo la bella Panchita, figlia di Don Gaspar. Dopo un tentativo di cattura maldestro, manco a dirlo, da parte di Paperino, un altro lazo fende l’aria: è quello lungo e sicuro di Rolando, un vaquero segretamente innamorato di Panchita e da essa timorosamente corrisposto.

Finalmente, alla fine del rodeo, c’è la grande fiesta che oramai tutti aspettavano. Tonnellate di carne alla brace, e frijoles e tamales e tacos e rellenos de chili. Come si suol dire, ce n’è da sfamare un esercito! E Rolando canta a Panchita le nuove canzoni che Paperino gli ha insegnato.[2].

Ma c’è qualcosa che guasta l’idilliaco quadro del Tempo che fu. L’amore tra Rolando e Panchita è ostacolato da Don Puerco de Lardo, un riccone a cui è stata promessa in sposa la giovane. A Paperino, nel frattempo, è stato offerto un passaggio in carrozza verso nord, fino a Monterey.

Paperino, ancora intenzionato a fare il turista nel suo sogno, accetta; non prima però di aver fatto qualcosa per i due innamorati. Il problema è far diventare ricco Rolando, perché possa sposare Panchita.

Chiede a Tina in che anno sono e Tina gli risponde nel 1848, proprio l’anno della scoperta dell’oro.

Allora Paperino consiglia Don Gaspar di dire a Rolando di andare nelle colline dietro Sacramento con un setaccio prima della corsa all’oro.

Con il cuore più leggero, i quattro saltano a bordo della carrozza che li porterà a nord, a vivere un altro capitolo di questa avventura.

Dopo molte miglia di strada, eccoli in vista di Los Angeles. Dal finestrino della carrozza, i passeggeri scorgono un paesotto di non più di una trentina di case.

Più in là nel viaggio, presi in simpatia i quattro paperi, il Don decide di regalare loro addirittura una concessione di qualche migliaio di acri, nella valle di San Joaquin.

Scesi dalla carrozza, e dopo ben due giorni di cammino, Paperino e i nipoti giungono ai bordi del loro splendido pezzo di California. Ma le sorprese non sono finite. Poco più in là, qualcuno sta cacciando il bestiame da poco di proprietà di Paperino.

Si tratta di un losco figuro di nome Ezry, contro cui Paperino reclama il diritto di proprietà delle terre sopra cui il turpe sta poggiando i piedi, ed esibisce l’atto di donazione.

Ma non esistono né regole né leggi che tutelino gli individui. Così, rivolgendosi alla moglie, nasuta donna con una cuffia calvinista sulla testa ed un lungo fucile tra le mani, Ezry, con in mano i documenti di Paperino, le dice che da allora si chiameranno “Paperino” e scaccia i paperi.

Si conclude in questo modo la breve parentesi da proprietario terriero di Paperino. Intenzionato a comprare un fucile per vendicarsi di Ezry, Paperino e nipoti raggiungono Forte Sutter a bordo di una zattera sul fiume Sacramento. Ma non appena arrivati i quattro vengono travolti da orde di uomini e carri pronti per iniziare la corsa all’oro, l’epica “Gold Rush”.

Invece di comprare il fucile Paperino cede alla tentazione e fa ritorno dai nipoti con un sacco pieno di pale, picconi e setacci: decide di andare a cercare l'oro.

Ma le strade dei due finiscono nuovamente per incrociarsi. Su una spiaggia del fiume, raccolte tra la sabbia delle pepite d’oro, i quattro vengono affrontati nuovamente da Ezry, diventato oramai un autentico incubo, e da un suo compare.

Ma poco lontano qualcuno sta osservando la scena e, a spron battuto, accorre in aiuto dei paperi: è Rolando che affronta i due balordi costringendoli alla fuga. Si può così riprendere a cercare oro, con Rolando addetto alla guardia, munito com'era di pistole e fucili a quei tempi unica legge, e i paperi a setacciare fortune dalla sabbia.

In pochi giorni accumulano oro a sufficienza per tutti, giungendo così il momento del commiato. Rolando tornerà da Panchita in condizione, ora, di poterla sposare.

Paperino e Qui Quo e Qua, vengono assaliti dalla commozione e melanconiche parole usano a commento di quanto è accaduto. Don Gaspar, la Senora, Tina, Rolando, Panchita. Lontani ora come le figure di un libro letto molto tempo fa. Sotto un albero si addormentano, a conforto della loro memoria.

Sei settimane prima Paperino e i suoi nipotini, a bordo della loro automobile, si erano schiantati contro una roccia. E degli indiani avevano cercato di curarli con danze ed erbe. Sei settimane dopo si svegliano da uno stato di coma nel letto di un moderno ospedale.

Dimessi dall’ospedale, Paperino e i tre nipoti, recuperata la macchina, fanno ritorno a casa, non senza però dare un ultimo saluto ad un vecchio ranch, lo stesso che avevano notato prima dell’incidente, lo stesso dove in qualche modo avevano passato parte del loro onirico viaggio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ il luogo descritto esiste realmente e si trova a San Jacinto all'incrocio tra Lake Park Drive e Soboba Road.[1]
  2. ^ Nella versione italiana il testo della canzone cantata da Rolando è a dir poco demenziale: AVANTI E INDRE'... UBLABA — UBLABA — DU-DUUU — KUKI KUKI CHICO BUGI! LE DONNE DI ZABUM... MANGIAN RANE E BEVON RUM... RUM DUM DUM!. Nell'edizione originale il testo era solamente incomprensibile nel 1848: YOU'D BE A PIP ON MY RADAR — A WOW ON THE VIDEO! — WE COULD SING BEBOP IN A HELICOP' — ON OUR WAY TO A MOVIE SHOW!

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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