Paolo Serraino

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Paolo Serraino (Cardeto, 21 marzo 1942) è un criminale italiano dell'omonima famiglia di 'ndrangheta.

Paolo è il più piccolo dei suoi fratelli e figlio del capobastone Francesco Serraino (1929), conosciuto come il Re delle montagne per il suo controllo del legname in Aspromonte. All'età di 17 anni fu già denunciato per possesso illegale di armi da fuoco[1].

Seconda guerra di 'Ndrangheta[modifica | modifica sorgente]

Il fratello Francesco venne ucciso il 23 aprile 1986 in un ospedale di Reggio Calabria insieme a suo figlio Alessandro (1959) nella Seconda guerra di 'Ndrangheta. Paolo e suo fratello Domenico (1945) prendono dunque il comando dei Serraio[2]; egli fu ritenuto responsabile dell'omicidio di Giorgio De Stefano, allora capo della 'ndrina dei De Stefano.

Per la guerra acquistò diversi bazooka; le armi furono spedite da Milano dalla famiglia Di Giovine, di cui faceva parte la cugina Maria Serraino che di fatto reggeva gli affari della famiglia al nord[3].

Alla fine della guerra sia Domenico che Paolo divennero membri della neonata commissione provinciale[4].

Arresto e condanna[modifica | modifica sorgente]

Dopo 9 anni di latitanza sia Domenico che Paolo Serraino vennero arrestati a Cardeto nel luglio del 1995. Paolo fu condannato all'ergastolo nel novembre 1992 per omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso[5]. Nel 1998 ricevette un altro ergastolo per avere ordinato, insieme ad altri 'ndranghetisti, l'omicidio nel 1989 del politico calabrese Lodovico Ligato, ex capo delle ferrovie dello stato italiano[6].

Nel gennaio 1999 viene nuovamente condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa nel processo Olimpia[7].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sentenza procedimento penale Olimpia. URL consultato il 25 maggio 2010.
  2. ^ Sentenza procedimento penale Olimpia. URL consultato il 25 maggio 2010.
  3. ^ Sentenza procedimento penale Olimpia. URL consultato il 25 maggio 2010.
  4. ^ Sentenza procedimento penale Olimpia. URL consultato il 25 maggio 2010.
  5. ^ Preso Barbaro il superlatitante, Repubblica.it. URL consultato il 25 maggio 2010.
  6. ^ Preso Barbaro il superlatitante, Repubblica.it. URL consultato il 25 maggio 2010.
  7. ^ Preso Barbaro il superlatitante, Repubblica.it. URL consultato il 25 maggio 2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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