Paolo Scaroni

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Paolo Scaroni (Vicenza, 28 novembre 1946) è un dirigente d'azienda e dirigente sportivo italiano, amministratore delegato di ENI SpA.

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[modifica] Biografia

Dopo la laurea in economia e commercio all'Università Bocconi consegue un master in business administration presso la Columbia University di New York, inizia la sua attività professionale nella società di consulenza aziendale McKinsey. Nel 1973 lavora per il gruppo Saint-Gobain dove nel 1978 assume l'incarico di presidente della divisione vetro a Parigi.

Dal 1985 al 1996 è vicepresidente e amministratore delegato della Techint. Nel luglio 1992, negli anni di Tangentopoli, è arrestato con l'accusa di aver pagato tangenti al Partito Socialista Italiano per conto della stessa Techint, per la centrale elettrica di Brindisi.[1] Nel 1996 si celebra il processo in cui Scaroni chiede di patteggiare la pena: 1 anno e 4 mesi, sotto la soglia della carcerazione.

Dal 1997 al 1999 è stato inoltre presidente del Vicenza Calcio. Successivamente si trasferisce in Gran Bretagna per ricoprire il ruolo di amministratore delegato di Pilkington. Carica che lascia nel 2002 per andare a ricoprire il ruolo di amministratore delegato dell'Enel. Nell'Enel opera una vera e propria svolta rinunciando al discusso modello di società multiutility, sostenuto dal suo predecessore Franco Tatò, in favore di una maggiore focalizzazione sul core business energetico.

Sotto il suo mandato sono da sottolineare la cessione di Wind, la riduzione dell'impegno di Enel nella creazione di una catena di negozi in franchising a marchio Enel sì.

Dopo i risultati ottenuti in Enel, nel 2005 è nominato amministratore delegato dell'Eni, che nel 2006, anche in virtù dell'elevato prezzo del petrolio e dell'inverno rigido, raggiunge fatturato e profitti da record. Appare subito chiaro che Scaroni in Eni intenda operare una strategia speculare a quella attuata in Enel: concentrazione sul core business energetico (che potrebbe implicare, tra l'altro, la cessione delle attività "storiche" nel settore petrolchimico), maggiore integrazione tra le divisioni aziendali e l'ingresso prepotente nel mercato della produzione e distribuzione di energia elettrica attraverso aggressive politiche di marketing rivolte al mercato consumer.

Scaroni non ha mai preso posizioni politiche esplicite a sostegno di un partito o di una coalizione, ma recentemente ha espresso ferme critiche nei confronti del Governo Prodi accusato di essere inconcludente per quanto concerne le grandi opere. Più volte sottolinea come l'Italia, a differenza di altri Paesi Europei, è terra di petrolio e di gas, risorse che non vengono valorizzate adeguatamente, a suo dire, a causa della miopia dei politici e di un ambientalismo populista.

Nel 2006 viene processato dal tribunale di Adria,[2] in qualità di amministratore delegato dell'Enel all'epoca dei fatti, per aver inquinato, con la Centrale di Porto Tolle, il territorio del delta del Po. Viene successivamente condannato ad un mese di reclusione,[3] a titolo colposo, pena che viene convertita in un'ammenda di 1.140 euro.

Nel novembre 2008 sul tema Protocollo di Kyoto e pacchetto 20-20-20 si esprime in questi termini: "Noi pensiamo che a breve, con le tecnologie esistenti e con quello che sappiamo fare, le rinnovabili, sostanzialmente eolico e solare, rappresenteranno forzatamente una cosa piccola. Proprio per questo noi, come Eni, investiamo in ricerca, in particolare sul solare, e siamo convinti che solo una scoperta tecnologica rivoluzionaria può far sì che le rinnovabili diano un contributo importante al nostro fabbisogno energetico".

Paolo Scaroni siede nel consiglio di amministrazione de Il Sole 24 Ore, del Teatro alla Scala, nel supervisory board di Abn Amro e della Business School della Columbia University di New York.

Possiede inoltre una piccolissima quantità di azioni della società sportiva AC Milan, cedutagli direttamente dal presidente Berlusconi.

È cugino di Margherita Boniver.[4][5]

[modifica] Note

  1. ^ Il caso Paolo Scaroni Ovvero il manager all'italiana, di Marco Travaglio
  2. ^ «Porto Tolle: chiesta condanna Enel e chiusura centrale», 10 marzo 2006.
  3. ^ «ENEL: ex vertici condannati per emissione Centrale Porto Tolle», 31 marzo 2006.
  4. ^ [http://archiviostorico.corriere.it/1993/maggio/17/Restelli_tariffario_mazzette_co_0_9305175703.shtml/ Corriere della Sera 17 Maggio 1993
  5. ^ [http://209.85.129.132/search?q=cache:eSpTCySScc8J:www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/57917.pdf+paolo%2Bscaroni%2Bcugino%2Bboniver&hl=it&ct=clnk&cd=21&gl=it/ 2° Resoconto Stenografico del Senato, seduta del 22 Febbraio 1995

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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