Paolo Borsellino (miniserie televisiva)
Paolo Borsellino è il titolo di una miniserie televisiva (due puntate da 100 minuti) del 2004, diretta dal regista Gianluca Maria Tavarelli e andata in onda su Canale 5 in prime time l'8 e il 9 novembre 2004, totalizzando un ascolto medio di 10.834.000 spettatori (share 35.60% - 41,94%). La serie è stata trasmessa in replica il 17 marzo 2008 su Rete 4 sempre per il ciclo le storie di top secret.
Ambientata a Palermo, narra la drammatica storia dal 1980 al 1992 del pool antimafia dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sotto la guida di Rocco Chinnici, e successivamente dal giudice Antonino Caponnetto, nella disperata guerra contro la mafia.
Indice |
[modifica] Trama
Il giudice Paolo Borsellino apprende dalle indagini del capitano dei carabinieri Emanuele Basile - in seguito assassinato in un agguato - della prossima alleanza tra la mafia cittadina e quella corleonese. Insieme ai colleghi Giovanni Falcone e Rocco Chinnici, Giuseppe di Lello, Leonardo Guarnotta e ai commissari Giuseppe Montana e Ninni Cassarà, Borsellino crea un pool investigativo sulla "nuova" mafia dedita al traffico di droga e in grande espansione, grazie all'appoggio di banchieri e politici locali. I successivi clamorosi arresti trasformano Borsellino e i suoi collaboratori in un bersaglio della mafia. Il primo a cadere sarà Rocco Chinnici nel 1983, per un'autobomba nei pressi della propria abitazione.
Intanto le rivelazioni del boss pentito Tommaso Buscetta portano al primo maxiprocesso, che decapiterà Cosa Nostra; il pool si trova ad essere esposto a un rischio enorme: i commissari Montana e Cassarà vengono assassinati a distanza di pochi giorni nell'estate del 1985, mentre la vita blindata dei superstiti si fa sentire con tutto il suo peso sulla famiglia Borsellino: è in particolare la figlia adolescente del giudice a pagarne il prezzo più alto, ammalandosi di anoressia.
Nei primi anni novanta Giovanni Falcone ottiene la creazione a Roma della Direzione nazionale antimafia, ma viene ucciso insieme alla moglie Francesca Morvillo e alla scorta, prima di poterne assumere la direzione. Ormai consapevole della fine prossima, e della presenza di traditori nello stesso Palazzo di Giustizia, Borsellino si isola sempre di più, continuando le indagini dei colleghi e cercando, per quanto possibile, di preparare i familiari e i fedeli agenti della scorta all'inevitabile fine, che avverrà il 19 luglio 1992 con un attentato mafioso in via d'Amelio, a Palermo.
[modifica] Inesattezze e Anacronismi
- All'inizio del film, nel piazzale davanti al tribunale si vedono diverse auto non ancora in produzione, ad esempio una Fiat Panda del 2003.
- Nel film è presente un anacronismo. Nelle vie della città di Palermo si vedono delle bandierine inneggianti la promozione in serie A, che è avvenuta nel 2004, e non certo nel 1992, anno del contesto. In quell'anno il Palermo giocava in serie B, ma non aveva raggiunto la serie A, né era in procinto di farlo, in quanto il campionato si era già concluso con la retrocessione in C1 dei rosanero.
- In una scena dell'inseguimento agli assassini di Basile nel 1980 la polizia usa una Fiat Marea, inesistente all'epoca.
- Quando Ninni Cassarà venne ucciso sotto casa, la macchina che lo scortava era una Alfetta e non una Fiat Regata.
- Nel 1980 Manfredi Borsellino aveva nove anni, mentre nel film viene rappresentato come un adulto.
- Nell'attentato a Falcone, l'autista Costanza viene rappresentato come un membro della scorta, armato e con il giubbotto antiproiettile. In realtà era un autista, civile, del Ministero di Grazia e Giustizia.
- In alcune scene i convogli di Falcone e Borsellino sono composti anche da vetture come Fiat Tempra e Lancia Thema: in realtà erano composti unicamente da Fiat Croma, l'auto "blindata di stato" dell'epoca.
[modifica] Città di riproduzione
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
Scheda su Paolo Borsellino dell'Internet Movie Database