Panzer II

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Panzer II
Sd.Kfz. 121
Panzer II esposto al museo di storia militare di Belgrado.
Descrizione
Tipo leggero
Equipaggio 3 (capocarro/mitragliere, pilota e operatore radio/cannoniere)
Costruttore Fahrzeug und Motorenbau
Utilizzatore principale Bandiera della Germania Heer
Altre varianti Panzer II Ausf. L Luchs
Marder II
Wespe
Dimensioni e pesi
Lunghezza 4,81 m
Larghezza 2,28 m
Altezza 2,15 m
Peso 9.500 kg
Capacità combustibile 170 l
Propulsione e tecnica
Motore Un Maybach HL62TR con 6 cilindri alimentato a benzina
Potenza 104,4 kW (140 hp)
Trazione cingolata
Prestazioni
Velocità su strada 39,5 km/h
Autonomia 190 km su strada
Armamento e corazzatura
Armamento primario Un cannone 2 cm KwK 30
Armamento secondario Una MG 34 coassiale alla torretta da 7,92 mm
Capacità 180 colpi da 20 mm, 1.425 proiettili da 7,92 mm
Corazzatura frontale 35 mm
Corazzatura laterale 14,5 mm
Corazzatura posteriore 14,5 mm
Corazzatura superiore 12 mm
Trincea 1,7 m
Note I dati si riferiscono alla versione Ausf. F

[1]

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Il Panzer II, abbreviazione del nome completo Panzerkampfwagen II, il cui numero di identificazione dell'esercito era Sd.Kfz. 121, fu un carro armato tedesco progettato nel 1934 per rispondere ad una specifica per un nuovo carro armato leggero migliore del Panzer I

Nonostante il progetto avrebbe dovuto fungere da anticamera per i più avanzati Panzer III e Panzer IV, il Panzer II costituì il nerbo delle divisioni corazzate tedesche durante le campagne di Polonia e Francia, venendo utilizzato anche nell'invasione dell'URSS del 1941, dove però mostrò bassa potenza di fuoco e scarsa protezione per l'equipaggio, motivi per cui venne ben presto relegato a compiti di addestramento.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Sviluppo

In attesa dell'arrivo dei Panzer III e Panzer IV, nel 1934 la Germania decise di dotarsi di un carro armato ad interim migliore del Panzer I, vale a dire cioè il Panzer II. Per nascondere il vero uso della macchina alle potenze vincitrici della prima guerra mondiale (la Germania era infatti limitata nello sviluppo bellico dal trattato di Versailles), le ditte costruttrici (Henschel, Krupp e MAN) gli assegnarono il nome di "trattore industriale numero 100". Visti i prototipi delle tre aziende, l'esercito tedesco ordinò alla MAN di procedere con la messa a punto del telaio, mentre alla Daimler-Benz fu affidata la responsabilità di costruire la superstruttura, anche se la produzione verrà affidata anche a Famo, MIAO e Wegmann.[2]

La prima versione, la Ausf A, arrivò nel 1935. Pesava 7,2 tonnellate, era armata con un cannone da 20 mm e una mitragliatrice da 7,92 mm ad esso coassiale; l'equipaggio era di tre persone, ma cosa molto carente era il motore, erogante solo 97 kW di potenza. Proprio la scarsa potenza spinse gli ingegneri ad introdurre l'Ausf B, con corazzatura frontale aumentata e nuovo motore dalla potenza di 104 kW; il peso aumentò a poco meno di 8 tonnellate.[2] Il modello C invece, entrato in scena nel 1937, portò cambiamenti al treno di rotolamento: le piccole ruote vennero sostituite da cinque ruote di medio diametro collegate a sospensioni a balestra in entrambi i lati. Nel 1938 vennero introdotte le versioni D ed E, con nuove sospensioni a barre di torsione che garantivano una velocità di 55 km/h su strada ma una minore rapidità su terreni sconnessi.[2] Alla fine del 1940 apparve la versione finale di serie, l'Ausf. F, con una corazza frontale di 35 mm e 20 mm sui lati; il peso di conseguenza salì a poco meno di 10 tonnellate.[2]

[modifica] Impiego operativo

Vista frontale di un Panzer II esposto al Canadian War Museum di Ottawa

Il Panzer II trovò impiego nelle ultima fasi della guerra civile spagnola e per tutta la durata della seconda guerra mondiale: all'inizio del conflitto ne erano stati prodotti 1.223.[3] Partecipò alla campagna di Polonia e all'operazione Weserübung, mettendosi positivamente in luce per la manovrabilità e la discreta potenza del cannone da 20 mm.

Il 10 maggio 1940 formò la maggior parte delle forze corazzate della Wehrmacht che sconfissero l'esercito francese;[2] durante la campagna di Francia si cominciarono però a evidenziare i limiti del mezzo, in particolare la corazza troppo sottile ai lati, la poca potenza dell'armamento principale contro veicoli nemici corazzati e l'esiguità del numero di membri dell'equipaggio; inoltre i carristi tedeschi si trovarono a mal partito contro i goffi ma più massicci carri armati francesi, tant'è che durante il contrattacco del 17-18 maggio, per fermarli, si dovette ricorrere da parte tedesca all'appoggio tattico della Luftwaffe[4].

Il Panzer II fu anche spiegato nelle successive invasione della Jugoslavia e nella campagna di Grecia (operazione Marita), subendo perdite contenute e dimostrandosi ancora utile; anche in Nordafrica i tedeschi, fino alle battute finali, impiegarono tale mezzo (in particolare l'Ausf. E e l'Ausf. F) che per le caratteristiche della guerra del deserto poté avvalersi appieno della sua grande mobilità.

L'attacco all'Unione Sovietica (operazione Barbarossa) vide in linea importanti aliquote di Panzer II dei vari modelli; in questo scenario erano però surclassati dai carri armati sovietici sia leggeri (come il BT-5 o T-26) che medi (il famoso T-34) sotto l'aspetto dell'armamento e della corazza[5]. Perciò i tedeschi lo ritirarono quasi completamente dalla prima linea entro la fine del 1942, impiegandolo come ricognitore per conto delle divisioni corazzate o per compiti antipartigiani[6].

Lo scafo del Panzer II servì per lo sviluppo di diversi semoventi, mentre alcune torrette furono riciclate come fortificazioni nel Vallo Atlantico.

[modifica] Tecnica

Il nuovo scafo progettato dalla MAN era caratterizzato da una struttura classica con il motore Maybach installato in un compartimento posteriore, mentre il pilota sedeva nel compartimento anteriore; capocarro e mitragliere erano alloggiati in torretta. L'armamento, tutto concentrato nella torretta, era costituito da un cannoncino, posto sulla sinistra, da 20 mm e da una mitragliatrice, alla destra del cannone, MG 34 da 7,92 mm. Erano disponibili 180 colpi per il cannone e 1.425 per l'MG 34.[2]

Il retro di un Panzer II Ausf. C fotografato al Musée des Blindés di Saumur

Come il Panzer I, fu soprattutto concepito come mezzo di transizione, destinato a fornire uno strumento di addestramento per gli equipaggi e di ricerca delle caratteristiche ottimali.

Nonostante il passaggio ad un armamento più pesante e alla torretta ospitante due uomini di equipaggio (capocarro e armiere), i limiti rimasero gravi, poiché l'armamento risultò comunque inadeguato sia nell'impiego contro la fanteria che contro i carri nemici, mentre l'equipaggio di tre uomini era ancora insufficiente per consentire al capocarro di dedicarsi esclusivamente al comando e al coordinamento con gli altri mezzi.

La corazzatura inoltre, anche se maggiormente protettiva contro le armi della fanteria, era inefficace contro qualsiasi tipo di arma "pesante", compresi i fucili anticarro che proprio negli anni della progettazione del PzKW II erano diffusi tra gli eserciti europei.

Gli insegnamenti tratti dal suo impiego porteranno ai criteri progettuali del Panzer III, il primo carro armato moderno della storia.

[modifica] Versioni

[modifica] Varianti

Il Panzer II fu la base di lancio del veicolo da ricognizione Luchs (lince) del 1942 con sospensioni a barra di torsione simile a quella del Tiger e dei Panther, il treno di rotolamento a ruote sfalsate ed estese migliorie allo scafo e alla torretta. Altra curiosa variante fu il Panzer II appositamente messo a punto per l'invasione del Regno Unito (mai avvenuta), dotato di un'elica posizionata a fianco del motore principale capace di spingere il carro armato ad una velocità di 10 km/h in acqua. A ben altro scopo venne invece introdotto il Flammpanzer II (Sd.Kfz. 122) dotato di lanciafiamme, di cui 100 esemplari erano in servizio nel 1942.[2]

Vi fu anche lo studio a metà della seconda guerra mondiale di una versione concepita per la ricognizione armata in presenza di forte minaccia di carri avversari, che avrebbe dovuto prendere il nome di "Leopard" avente corazzatura fortemente aumentata, nuova torretta dotata di sezione frontale ridotta (denominata "schmallturm") armata di cannone ad alta velocità 5 cm KwK 39 (canna per proiettili di 50 mm di diametro, con lunghezza della canna pari a 60 volte il calibro ovvero 3 metri). Il progetto venne però abbandonato per non distogliere risorse dalla produzione dei carri armati da combattimento quali il Panther ed il Tiger.

Quando divenne obsoleto, lo scafo del Panzer II servì come punto di partenza per il cacciacarri Marder II e per il semovente d'artiglieria Wespe.[2]

[modifica] Note

  1. ^ (EN) Panzerkampfwagen II Ausfuehrung F in afvdb.50megs.com. URL consultato il 26 maggio 2011.
  2. ^ a b c d e f g h Bishop 1998, p. 12
  3. ^ Arrigo Petacco, La seconda guerra mondiale, vol. 1.
  4. ^ Arrigo Petacco, La seconda guerra mondiale, vol. 2
  5. ^ Arrigo Petacco, La seconda guerra mondiale, vol. 3
  6. ^ Destino questo condiviso da altri carri armati tedeschi, divenuti obsoleti con il procedere del conflitto.

[modifica] Bibliografia

  • Chris Bishop, Weapons of World War II (in inglese), Londra, Brown Packaging Books Ltd, 1998. ISBN 0-7607-1022-8

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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