Pantelegrafo

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Il pantelegrafo era un dispositivo di telecomunicazione in grado di trasmettere immagini statiche in modo simile all'odierno telefax.

Fu sviluppato a partire dal 1855 dall'abate Giovanni Caselli, che lo sottopose all'attenzione di Napoleone III.

Fu utilizzato sulle linee telegrafiche Parigi-Lione-Marsiglia dal 1865 al 1870. S'interessarono al sistema anche l'Inghilterra (linea Londra-Liverpool) e la Russia (tra le residenze imperiali di Mosca e San Pietroburgo).

Caselli basò il suo lavoro su precedenti esperimenti condotti dallo scozzese Alexander Bain e dal fisico inglese Frederick Backwell nel tentativo di realizzare un sistema di telegrafia elettrica.

Il sistema era in grado di riprodurre a distanza qualunque segno (caratteri, linee, immagini al tratto) effettuando una scansione per linee successive come avviene attualmente nella televisione, ma a velocità molto inferiore. Per questo motivo era chiamato anche telegrafo universale.
Nell'apparato trasmittente il disegno da inviare era tracciato su un foglio metallico con un inchiostro elettricamente isolante. Una volta essiccato l'inchiostro, un pennino collegato alla linea telegrafica esplorava tutto il foglio riga per volta, chiudendo il circuito dove l'inchiostro era assente ed aprendolo in corrispondenza dell'immagine. Nell'apparato ricevente era riprodotto lo stesso percorso di scansione del pennino, che in questo caso esplora un foglio di carta trattato chimicamente (con ferrocianuro di potassio). Dove si ha passaggio di corrente elettrica avviene una reazione elettrochimica che provoca l'annerimento della carta. Al termine della lunga scansione si ottiene una riproduzione del disegno originale.
I due apparati (ciascuno in grado di operare sia da trasmettitore che da ricevitore) devono naturalmente muoversi in perfetta sincronia. Per questo motivo il meccanismo di ciascuna unità è mosso da un pendolo alto circa due metri e mosso da due elettromagneti, la cui oscillazione è sincronizzata per mezzo di impulsi elettrici inviati sulla stessa linea di trasmissione.

Attualmente l'unico esemplare in Italia è custodito nell'Istituto Tecnico Statale Giambattista Della Porta di Napoli

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