Panhard

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La Panhard è una azienda francese fondata a Parigi nel 1886 da René Panhard (1841-1908) ed Èmile Levassor (1844-1897), con la denominazione Panhard & Levassor.

La storia[modifica | modifica sorgente]

Una delle prime Panhard & Levassor

Unitamente alla Peugeot, la Panhard & Levassor è la più antica fabbrica francese di veicoli con motore a combustione interna[1]. Tutto inizia nel 1845 quando, a Parigi, un certo Paul Perin fonda un'azienda di piccole dimensioni dedita alla costruzione di macchinari per la lavorazione del legno. All'impresa si associano, anni dopo, l’ing. René Panhard ed il suo amico Emile Levassor. Nel 1886, alla morte del Perin, l'azienda assume la denominazione di Panhard et Levassor. Intanto un certo Edouard Sarazin, grazie all'amicizia che lo lega a Gottlieb Daimler, sta adoperandosi per ottenere l'esclusiva per la Francia dei brevetti per la fabbricazione del motore tedesco. La malattia e la morte che ne segue a breve impedisce a Sarazin di concludere la trattativa. Poco dopo la morte di Sarazin, la vedova, Louise, si fidanza con Emile Levassor e, assieme al nuovo compagno, entrano finalmente in possesso degli agognati brevetti.

Una carrellata di modelli Panhard nel 1935

Dopo aver convinto Armand Peugeot – altro illustre pioniere – a fabbricare alcuni quadricicli muniti del motore Daimler prodotto in Francia, nel 1889 René Panhard ed Emile Levassor decidono di produrre direttamente un veicolo automobile. Dopo una serie di esperimenti, nel 1891 escono dalla fabbrica ben 6 esemplari di vettura (di cui 4 con motore sistemato anteriormente), tutte ovviamente munite del bicilindrico a V di Daimler di 1.060 cm³ (alesaggio mm 75 e corsa mm 120).

Anche nel triennio 1892-1894 le Panhard & Levassor monteranno lo stesso motore e dal 1895 il Daimler Phoenix a due cilindri paralleli di 1206 cm³. Anche i ritmi produttivi saranno in crescendo: dalle 6 unità nel 1891 si passerà a 19 nel’92 e si raddoppierà nel’94, anno in cui Panhard & Levassor costruiranno 38 veicoli.

Nel 1898 è la volta della "B1", un'autovettura che presentava l'innovazione, per un'auto da turismo, di un motore a 4 cilindri, costituito dall'accoppiamento di due motori di derivazione Daimler costruiti su licenza e dalla cilindrata di 2412 cm³.

Nei primi decenni del XX Secolo, la produzione della Casa francese si diversificò in più fasce di mercato, comunque sempre per pochi facoltosi, ed arrivò ad includere negli anni venti anche modelli con motori dotati di valvole a fodero, analogamente a quanto fece nello stesso periodo la Peugeot con alcuni suoi modelli (tra cui le Type 174 e 184) ed in Germania la Mercedes con i suoi modelli della serie Knight.

Negli anni trenta la Panhard si orientò verso il gusto aerodinamico che stava progressivamente diffondendosi e propose la Dynamic[1].

L'arrivo della guerra provocò dei problemi economici alla Casa francese, la quale all'indomani dell'armistizio dovette convertire la sua produzione d'élite alla produzione di vetture più popolari, anche perché pure le facoltà economiche della popolazione si erano parecchio ridotte.

La Panhard Dyna nella versione da 850 cm³ presentata nel'54

Nell'immediato dopoguerra, il pronipote di René Panhard, Jean, prese l'azienda e nel 1946 costruirono la Dyna-P, un prototipo dotato di buone soluzioni tecniche quali la trazione anteriore e il raffreddamento ad aria facendo conoscere la Panhard quale casa automobilistica di prim'ordine. Tali soluzione tecniche vengono proposte anche nel primo modello di serie del dopoguerra, la Dyna X, realizzata con lamierati in alluminio[2]. A questo modello seguì poi nel 1954 la Dyna Z, erede della Dyna X. La Dyna Z mantenne intatta l'impostazione tecnica della Dyna X, ma propose un motore da 750 cm³, poi lievitato ad 850 cm³. L'accoglienza del pubblico per queste vetture era caloroso, ed i primi modelli ottennero un gran successo di vendite.

Anche in campo sportivo le Panhard ottennero un notevole ritorno d'immagine, oltre che economico: nel 1955 una Dyna Z conquistò il primo posto di classe al Rally di Montecarlo, mentre la meccanica Panhard venne sfruttata su licenza anche da altre piccole aziende automobilistiche come la DB e la Monopol.

I successi commerciali verranno ribaditi anche con il lancio del modello PL 17, che manteneva inalterata la meccanica delle ultime Dyna Z, ma con una linea ancor più elegante. Il motore da 848 cm³ venne potenziato a 60 CV: in questa configurazione ricevette il nome di Tigre.

Una Panhard 24 Coupé Tigre del 1966

Nel 1963 la Panhard stringe un accordo commerciale con Citroën e viene lanciata la serie 24, dotata sia di motori Aerodyne che di motori Tigre.

La Panhard LM64 (1964)

A quel punto cominciò il declino: il grande successo ottenuto da Panhard si rivoltò contro la Casa francese perché l'enorme domanda non riusciva ad essere soddisfatta in tempi accettabili, per cui si dovette sacrificare parte della qualità del prodotto. Per questo motivo i modelli proposti tra il 1963 ed il 1965 non vendettero molto, anche a causa del prezzo (in Italia una Panhard 24 con motore 850 cm³ costava più di un Alfa Romeo Giulia 1600). Ciò portò la Casa francese a fondersi con Citroën sempre nel 1965 per quel che riguarda il comparto fabbricazione di veicoli civili.

Il 1965 fu anche l'ultimo anno di partecipazione della Panhard ad un Salone automobilistico: nel 1969, l'azienda chiuse definitivamente i battenti.

Rimase il nome Panhard per quanto riguarda il comparto che si era specializzato nella fabbricazione di veicoli militari utilizzati da molti eserciti. Tra i prodotti ad uso bellico sono ad esempio importanti le autoblindo ERC, EBR e AML.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b citroenet.org
  2. ^ panhardnet.org

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