Panamá

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Panamá
Panamá – Bandiera Panamá - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Pro Mundi Beneficio
[A Beneficio del Mondo]
Panamá - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica di Panamá
Nome ufficiale República de Panamá
Lingue ufficiali Spagnolo
Capitale Panamá
Politica
Forma di governo Repubblica presidenziale
Presidente Ricardo Martinelli
Indipendenza Dalla Colombia, 3 novembre 1903
Ingresso nell'ONU 13 novembre 1945 1
Superficie
Totale 78.200 km² (115º)
 % delle acque 2,9 %
Popolazione
Totale 3.661.868 ab. (cens. 2013) (131º)
Densità 47 ab./km²
Tasso di crescita 1,41% (2012)[1]
Nome degli abitanti Panamensi
Geografia
Continente America centrale
Confini Colombia, Costa Rica
Fuso orario UTC -5
Economia
Valuta Balboa
PIL (nominale) 36 253[2] milioni di $ (2012) (89º)
PIL pro capite (nominale) 9 919 $ (2012) (68º)
PIL (PPA) 56 464 milioni di $ (2012) (89º)
PIL pro capite (PPA) 15 449 $ (2012) (65º)
ISU (2011) 0,768 (alto) (58º)
Fecondità 2,5 (2011)[3]
Varie
Codici ISO 3166 PA, PAN, 591
TLD .pa
Prefisso tel. +507
Sigla autom. PA
Inno nazionale Himno Istmeño
Festa nazionale 3 novembre (Indipendenza dalla Colombia) e 4 novembre (il giorno della Bandiera Nazionale)
Panamá - Mappa
1 è uno dei 51 Stati membri che hanno dato vita all'ONU nel 1945.
Evoluzione storica
Stato precedente Flag of Colombia.svg Stati Uniti di Colombia
 

Coordinate: 8°37′N 80°22′W / 8.616667°N 80.366667°W8.616667; -80.366667

Panamá è uno Stato dell'America centrale, situato nella parte più stretta della regione istmica.

Confina a nord con il Mar delle Antille, a est con la Colombia, a sud con l'Oceano Pacifico, a ovest e nordovest con la Costa Rica.

Si estende per 75517 km² e ha una popolazione, nel 2013, di 3.661.868 abitanti.

Panamá è una repubblica presidenziale, l'attuale capo di stato e del governo è Ricardo Martinelli.

La lingua ufficiale è lo spagnolo, nelle province di Bocas del Toro e di Colón si parla anche il wari wari, un miscuglio d'inglese e spagnolo tipico dei paesi Caraibici. Nelle comarche indigene di Emberá-Wounaan, Kuna Yala e Ngöbe-Buglé si parlano le lingue indigene.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Panamá.

Le coste del Panamá furono esplorate per la prima volta da Cristoforo Colombo nel 1502 quando, nel corso del suo quarto viaggio, il navigatore si trovava alla ricerca di un passaggio che mettesse in comunicazione l'Oceano Atlantico con l'Oceano Pacifico (che lui riteneva essere l'Oceano Indiano). Colombo ebbe netta la sensazione di trovarsi vicino ad un istmo anche perché gli indigeni confermavano che al di là, oltre le montagne, c'era mare[4]. Tuttavia, fu solo undici anni dopo che Vasco Nuñez de Balboa riuscì ad attraversare a piedi l'istmo, avvistando l'Oceano Pacifico (un monumento in ricordo dello scopritore si trova a Panamá su Avenida Balboa). Successivamente, la regione divenne una colonia dell'Impero spagnolo.

Nel 1821, sotto la direzione dell'allora colonnello José Fábrega, Panamà dichiarò la propria indipendenza dalla Spagna e si unì alla Repubblica di Colombia (la Grande Colombia di Simón Bolívar). Quando questa si dissolse nel 1830, Panamá rimase parte dello Stato della Colombia.

Intanto tra il 1850 ed il 1855 era stata costruita la prima ferrovia transcontinentale americana, la Panama Railway.

La Repubblica di Panamá nasce da un contenzioso economico scaturito tra gli Stati Uniti e la Colombia, nazione che possedeva i territori panamensi prima del 1903. In seguito al desiderio del presidente americano Roosevelt di aprire un canale che collegasse l'Atlantico al Pacifico, e in seguito al rifiuto da parte della Colombia di concedere la gestione dell'istmo ad un consorzio nordamericano, gli Stati Uniti inviarono nel territorio panamense la nave da guerra Nashville, che conquistò facilmente il territorio[5]. Il 3 novembre 1903, la Repubblica di Panamá dichiarò la propria indipendenza dalla Colombia. Il Presidente del Consiglio Municipale Demetrio H. Brid, la più alta autorità all'epoca, divenne Presidente de facto e nominò il 4 novembre un governo provvisorio a dirigere gli affari della nuova repubblica. Gli Stati Uniti, primo stato a riconoscere la nuova repubblica, inviarono l'esercito a difenderne gli interessi economici legati al canale. L'Assemblea Costituente del 1904 elesse Dr. Manuel Amador Guerrero, importante membro del partito dei Conservatori, primo presidente costituzionale della Repubblica di Panamá.

Nel dicembre del 1903, rappresentanti della repubblica firmarono il Trattato Hay-Bunau Varilla con gli Stati Uniti, che garantì il diritto a quest'ultimi di costruire ed amministrare indefinitamente il Canale di Panamá che sarebbe stato aperto nel 1914. Il trattato generò un contenzioso diplomatico tra i due paesi, che raggiunse il punto critico nelle rivolte del Giorno dei Martiri (9 gennaio 1964). Nel 1977 la firma dei trattati Torrijos-Carter pose fine al contenzioso.

L'intento originale dei padri fondatori era di portare pace ed armonia tra i due maggiori partiti, i Conservatori e i Liberali. Il governo panamense attraversò comunque periodi di instabilità e corruzione e, in vari momenti della sua storia, il mandato di un presidente eletto terminò prematuramente. Nel 1968 un golpe rovesciò il governo del recentemente eletto Arnulfo Arias Madrid. Il generale Omar Torrijos riuscì ad assumere un forte ruolo di potere all'interno della giunta militare a capo del Paese e, in seguito, ad imporsi in modo autocratico fino al giorno della sua morte, avvenuta apparentemente in un incidente aereo nel 1981.

Dopo la morte di Torrijos, il potere passò nelle mani del generale Manuel Noriega, precedentemente a capo della polizia segreta panamense ed ex-informatore della CIA. Gli Stati Uniti rivolsero a Noriega l'accusa di traffico di droga internazionale e il 20 dicembre 1989 ventisettemila soldati statunitensi[6] invasero Panamá, con l'intenzione di rimuovere Noriega. Poche ore dopo l'avvio dell'operazione Just Cause, in una cerimonia che ebbe luogo all'interno della base militare statunitense nella precedente Zona del Canale di Panama, Guillermo Endara (vincitore nelle elezioni del maggio 1989) prestò giuramento come nuovo presidente di Panamá.

Dieci anni dopo l'invasione, l'amministrazione del Canale tornò sotto il controllo panamense, in accordo con la tempistica stabilita nei Trattati Torrijos-Carter. Dopo l'invasione, Noriega trovò asilo presso la missione diplomatica della Santa Sede, rappresentata a Panamá da mons. José S. Laboa. Noriega si arrese ai militari americani dopo che erano state diffuse voci che la folla era pronta ad assaltare la nunziatura apostolica ed a linciarlo. Condotto in Florida, ne fu richiesta formalmente l'estradizione e fu processato. Pochi giorni prima della scarcerazione, alla fine di agosto 2007, il giudice americano William Turnoff ha concesso il via libera all'estradizione in Francia dell'ex dittatore, che deve scontare una ulteriore condanna del tribunale francese, respingendo così la richiesta degli avvocati di Noriega di permettergli il ritorno a Panama.

In ottemperanza ai Trattati Torrijos-Carter, gli Stati Uniti hanno restituito tutto il territorio del Canale a Panamá il 31 dicembre 1999, ma si sono riservati il diritto di intervenire militarmente nell'interesse della sicurezza nazionale.

La popolazione di Panamá ha approvato l'ampliamento del Canale, in modo da incrementare il numero di navi in transito.

La politica a Panamá si muove sulla struttura di una repubblica democratica, presidenziale. Il Presidente della Repubblica è sia capo di stato, sia capo del governo. Il sistema politico è multipartitico. Il potere esecutivo è esercitato dal Governo. Il potere legislativo è assegnato sia al Governo, sia all'Assemblea Nazionale. La magistratura è indipendente sia dal potere esecutivo, sia da quello legislativo.

Religioni[modifica | modifica sorgente]

Le seguenti percentuali sono i dati secondo lo studio mondiale riguardo all'affiliazione religiosa per paese, realizzata da Pew Research Religion & Public Life Project:

75,3% Cattolici

16,4% Protestanti

4,8% Non affiliati (Credenti senza affiliazione, agnostici, atei)

2,1% Altre religioni

1,3% Altri cristiani

Il 93,0% degli abitanti sono cristiani.

http://features.pewforum.org/grl/population-percentage.php

http://features.pewforum.org/global-christianity/map.php#/Panama,Catholic

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Cartina fisica di Panamá

Il confine tra l'America settentrionale, comprensiva della porzione comunemente indicata come America centrale, e l'America meridionale generalmente viene posto lungo l'istmo di Panamá, circostanza questa che rende Panamá un Paese transcontinentale in quanto posto a cavallo tra i due continenti.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima è assimilabile a grandi linee a quello dei caraibi, con numerosi spunti equatoriali soprattutto lungo la costa caraibica e decisamente meno lungo la costa pacifica ad eccezione della parte più meridionale del paese, stagione "secca" molto calda e temperature massime sempre sui 33-35 °C, con una percepibile percentuale di umidità relativa ma anche buona ventilazione; la stagione umida o delle piogge dura da Aprile a Novembre (in alcune zone è coinvolto anche tutto Dicembre) ed è molto afosa, con temperature medie massime diurne tendenzialmente tra i 29 e i 31 gradi (talvolta leggermente più miti), piogge giornaliere costanti e forte umidità relativa (il minimo valore diurno medio attorno al 65%). Ovunque nel paese le temperature minime giornaliere raramente scendono poco sotto i 20°C al livello del mare fino alle zone di bassa collina .

Ordinamento dello stato[modifica | modifica sorgente]

Cartina di Panamá con indicazione delle nove province e delle tre comarcas indígenas (regioni indigene)

Suddivisione amministrativa[modifica | modifica sorgente]

Panamá è diviso in nove province (provincias) e tre regioni indigene con status di provincia chiamate in spagnolo comarcas indígenas (abbreviato spesso in comarcas).

Vi sono inoltre altre due comarcas all'interno delle province che sono considerate equivalenti ad un corregimiento (comune).

Le province (fra parentesi il capoluogo) sono:

  1. Bocas del Toro (Bocas del Toro)
  2. Chiriquí (David)
  3. Coclé (Penonomé)
  4. Colón (Colón)
  5. Darién (La Palma)
  6. Herrera (Chitré)
  7. Los Santos (Las Tablas)
  8. Panamá (Panamá)
  9. Veraguas (Santiago de Veraguas)

Le tre comarche indigene sono:

  1. Emberà-Wounaan (Union Choco)
  2. Kuna Yala (El Porvenir)
  3. Ngöbe-Buglé (Chichica)

Le due zone autonome indigene sub-provinciali della comarca di Kuna Yala sono:

  1. Kuna de Madugandí (Akua Yala)
  2. Kuna de Wargandí (Nurra)

Le province ed alcune comarche sono suddivise in distretti (distritos), a loro volta suddivisi in corregimientos.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Il tasso di disoccupazione (all'8,8%) di Panamá è il secondo più alto dell'America Centrale dopo quello del Belize; la maggior parte della disoccupazione è dovuta ad Indios che vivono nelle riserve. Vive in povertà il 27% della popolazione. Tuttavia, l'economia panamense è cresciuta dell'8% nel 2006 e, per la prima volta negli ultimi dieci anni, il settore pubblico ha chiuso il 2006 con un surplus commerciale di 88 milioni di dollari. La crescita del prodotto interno lordo nazionale è continuata con un più 11,5% nel 2007 e un più 9,2% nel 2008. L'aumento del PIL ha rallentato nel 2009 a causa della recessione globale (pur chiudendo l'anno in positivo con un più 2,5%), ma la Commissione Economica per l'America Latina e i Caraibi (ECLAC) dell'Onu prevede una crescita del 5% nel 2010.

L'economia panamense è basata sul terziario, fortemente influenzata dal settore bancario, dal commercio e dal turismo, principalmente a causa della sua posizione geografica. Il trasferimento del Canale e delle installazioni militari precedentemente degli Stati Uniti ha dato origine alla costruzione di nuovi progetti. L'amministrazione di Martín Torrijos ha intrapreso controverse riforme strutturali: una riforma fiscale ed una più difficile riforma sociale. Inoltre, il 22 ottobre 2006 la costruzione di un terzo gruppo di chiuse per il Canale di Panamá è stata approvata entusiasticamente da un referendum popolare (sebbene la percentuale di votanti rispetto agli aventi diritto non fosse molto alta). È stato stimato che occorreranno 5,25 miliardi di dollari per la realizzazione del progetto.

La moneta ufficiale panamense è il Balboa, il cui valore è sempre stato legato a quello del dollaro, con il quale ha un cambio 1:1. Nel paese sono utilizzate le banconote statunitensi, perché il Balboa cartaceo non esiste, si possono trovare solamente le monete da 50, 25, 10, 5 e 1 centesimi. Panamá è uno dei tre Paesi della regione ad aver dollarizzato la propria economia. Gli altri sono l'Ecuador ed El Salvador. Nel 2011 è stata coniata una nuova moneta del valore di un balboa che riporta l'effigie di Vasco Nuñez de Balboa.

Per la bassa imposizione fiscale attuata e, in particolare, per l'assenza di norme e misure restrittive di controllo sul versante delle transazioni finanziarie, Panama è annoverata tra i cosiddetti "paradisi fiscali". Infatti unitamente alle Filippine, Isole Cook, Liberia, Isole Marshall, Montserrat, Nauru, Niue, Belize, Vanuatu, Brunei, Costa Rica, Guatemala e Uruguay fa parte delle 14 giurisdizioni che, in base all'ultimo rapporto del giugno 2010 dell'Organizzazione con sede a Parigi, ancora figurano nella cosiddetta lista grigia dell'OCSE sotto la voce tax heaven e centri finanziari[7]. Anche il sistema fiscale italiano, col Decreto Ministeriale 04/05/1999, l'ha inserita tra gli Stati o Territori aventi un regime fiscale privilegiato, cosiddetta Black List o lista nera, ponendo quindi limitazioni fiscali ai rapporti economico-commerciali che si intrattengono tra le aziende italiane ed i soggetti ubicati in tale territorio.

Panamá ha sviluppato poi determinate colture, per le quali è in grado anche di esportare: banane, riso, mais, caffè, zucchero di canna. Interessante rilievo ha l'allevamento e la vendita di gamberi.

Il Paese è interamente attraversato dalla strada Panamericana.

Il settore agricolo rappresentava nel 2011 il 4,3% del PIL nazionale, mentre l'industria il 16,6%, secondo i dati del CIA World Factbook.

Feste nazionali[modifica | modifica sorgente]

  • 9 gennaio - Giorno dei Martiri

In ricordo delle rivolte scoppiate il 9 gennaio 1964 quando una folla ostile tentò di entrare nella Zona del Canale in protesta contro quello che venne percepito come un attacco della Polizia della Zona del Canale (statunitense) contro una dimostrazione studentesca (panamense). Le rivolte infatti iniziarono dopo che una bandiera panamense fu lacerata da soldati della Polizia durante una manifestazione studentesca che rivendicava il diritto di issare la bandiera panamense accanto a quella statunitense. Alcune unità dell'Esercito degli Stati Uniti vennero coinvolte nel tentativo di sedare la rivolta dopo che la Polizia era stata sopraffatta. Dopo tre giorni di combattimento, rimasero uccisi 22 Panamensi e 4 soldati statunitensi.

  • 3 novembre - Indipendenza dalla Colombia
  • 4 novembre - Giorno della Bandiera Nazionale

Questi due giorni nel mese di novembre hanno il significato di festa e di orgoglio panamense. Il 3 novembre si svolgono diverse manifestazioni con le scuole pubbliche e private che sfilano nei vari capoluoghi di provincia con musiche e dimostrazioni di allegria e orgoglio per il loro Paese. Il 4 novembre è il Giorno della Bandiera: si dimostra il rispetto e l'orgoglio per la patria giurando fedeltà davanti alla Bandiera, gesto compiuto in particolare dalle forze di Polizia (l'esercito è stato sciolto), dal Presidente della Repubblica e dalle scuole.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28-2-2013.
  2. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  3. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  4. ^ dal libro: "I viaggi di Colombo, la grande scoperta", di Paolo Emilio Taviani, pag. 173, editore De Agostini 1986
  5. ^ Dal libro "Confessioni di un sicario dell'economia", di John Perkins, Minimum fax editore. Capitolo 10°.
  6. ^ Combat Studies Institute
  7. ^ OCSE: a zero la black list, due le new entry nella white FiscoOggi.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mellander, Gustavo A. (1971) The United States in Panamanian Politics: The Intriguing Formative Years. Danville, Ill.: Interstate Publishers, OCLC 138568
  • Mellander, Gustavo A.; Nelly Maldonado Mellander (1999). Charles Edward Magoon: The Panama Years. Río Piedras, Puerto Rico: Editorial Plaza Mayor. ISBN 1-56328-155-4. OCLC 42970390.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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Messico 58º posto Serbia