Pampepato
| PANPEPATO | |
|---|---|
| Origini | |
| Luogo d'origine | |
| Regioni | Emilia-Romagna Umbria Lazio |
| Zona di produzione | Provincia di Ferrara. Provincia di Terni. provincia di Rieti. |
| Dettagli | |
| Categoria | dolce |
| Riconoscimento | P.A.T. |
| Settore | Paste fresche e prodotti della panetteria, della biscotteria, della pasticceria e della confetteria |
Il pampepato o panpepato, è un dolce di forma tondeggiante, tipico della provincia di Ferrara, del ternano, della Sabina e della Ciociaria. È composto secondo tradizione da vari ingredienti; mandorle, nocciole, pinoli, pepe, cannella, noce moscata, arancia e cedro canditi, il tutto impastato con o senza cacao, miele, farina, mosto cotto d'uva. Il dolce è poi cotto al forno (meglio se a legna). Viene solitamente consumato durante le festività natalizie. Un tempo era preparato in ogni famiglia con ricette che differivano leggermente l' una dall'altra, mentre oggi è essenzialmente un prodotto artigianale.
Indice |
[modifica] Etimologia
L'origine del nome è da ricercarsi nella doppia interpretazione Pan del Papato o Pane pepato (cioè speziato: sebbene inizialmente si facesse riferimento alla "nobiltà" dell'alimento, destinato agli alti prelati del tempo, quando il cacao fu considerato afrodisiaco il nome del dolce venne privato di ogni riferimento ecclesiale); entrambe le versioni del nome sono attendibili, legate alle sue origini o ai suoi ingredienti.
[modifica] Storia
Le origini del "Pampapato di Ferrara" si ricollegano alla tradizione di preparare i cosiddetti "pani arricchiti" durante le festività natalizie.
La ricetta nacque probabilmente nei conventi di clausura del Ferrarese, attorno al XV secolo, quando lo Stato della Chiesa aveva forte influenza sul territorio. Ma presto divenne anche un dolce consumato dalla corte ducale degli Estensi, che subiva un forte influsso orientale. La forma del dolce ricorda senza dubbio la forma della papalina.
Il più antico riferimento al prodotto è contenuto nel "Libro della Interada della Casa Estense" dove si racconta che il Duca Borso d'Este, in data 11 novembre del 1465, consegnò ad un suo maggiordomo “un ducato d’oro da mettere dentro un panpepato che sarebbe poi stato offerto agli invitati”[1].
Il dolce fu riportato alla popolarità nel primo decennio del XX secolo grazie al cuoco Guido Ghezzi che lo rese famoso nel mondo presentandolo all'Esposizione di Parigi del 1908.
È anche un dolce tipico della città di Terni (Umbria) nella cui ricetta si aggiungono anche pinoli, nocciole e ovviamente pepe. La ricetta sarebbe conosciuta in Umbria sin dal XVI secolo, con l'utilizzo delle spezie, unite a sapori tipicamente locali fra cui il tradizionale mosto cotto derivato dalla sapa dei romani. La ricetta più antica è riportata in un testo risalente al 1851[2] secondo il quale il dolce avrebbe un'origine contadina.
[modifica] Riconoscimenti
Il pampepato è stato riconosciuto prodotto tradizionale dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Regione Umbria ed inserito nell'apposito elenco del ministero delle Politiche Agricole.
[modifica] Note
Il Pampepato di Ferrara è tipicamente a base di cioccolato fondente, sia nell'impasto che nella glassatura esterna, di 4 mm circa di spessore. Nocciole, mandorle, cannella, sentore di pepe e predominanza netta dell'aroma di cioccolato fondente sono i sapori di questo dolce che, ricordiamolo, si deve consumare fresco e morbido ed evitandolo se duro e secco (vecchio).
- ^ G. RIGHI PARENTI, Dolci di Siena e della Toscana, p. 33.
- ^ Remo Coppini, Umbria a tavola, Ed. Guerra, Perugia
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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