Pallywood

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Pallywood, un composto aplologico di "Palestinese" e "Hollywood", è un neologismo utilizzato dai sostenitori[1] di Israele per indicare "la manipolazione dei media, la loro distorsione e la completa truffa da parte dei Palestinesi (...) col fine di vincere la guerra mediatica e della propaganda contro Israele. Tra gli episodi incriminati troviamo i video di Muhammad al-Durra e le controverse foto della Guerra del Libano del 2006 (denominate Hezbollywood).[1]

Il termine è stato pubblicizzato in parte dal professor Richard Landes della Università di Boston, come risultato in un video documentario online da lui prodotto e chiamato Pallywood: According to Palestinian Sources (traduzione italiana: Pallywood: secondo le fonti palestinesi), sottolineando episodi specifici di presunte manipolazioni..[2]

I video di Landes[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005, il Professor Richard Landes della Boston University ha prodotto un documentario di 18 minuti chiamato Pallywood: According to Palestinian Sources.[3];[4]

Nel suo video, Landes mostra materiale video relativo al conflitto arabo-israeliano che è stato girato principalmente da video giornalisti freelance palestinesi. Il professore sostiene che la sistematica manipolazione dei media abbia avuto inizio almeno durante la Guerra del Libano del 1982, affermando che non solo il governo israeliano è troppo debole per contrastare le falsificazioni della stampa palestinese[1] ma che anche i broadcasters sono troppo acritici nel verificare il materiale dei freelance palestinesi.[5] Si concentra in particolare sul caso di Muhammad al-Durra, un dodicenne palestinese largamente pubblicizzato come vittima del fuoco israeliano nella Striscia di Gaza il 30 settembre 2000 all'inizio della Seconda Intifada. Il filmato fu girato da un cameraman palestinese e trasmesso dal canale francese France 2 con il commento del veterano franco-israeliano Charles Enderlin, che però non era ovviamente presente durante gli scontri. Fu uno scoop di portata mondiale e la condotta delle Forze di difesa Israeliane fu pesantemente criticata dall'opinione pubblica internazionale, danneggiando fortemente l'immagine di Israele nell'immaginario globale.[1] Il professor Landes pone in dubbio l'autenticità del filmato e e ipotizza che al-Durrah non sia stato affatto ucciso, sostenendo che il filmato dell'intero evento sia stato progettato e girato dai Palestinesi.[6] Inoltre asserisce che il materiale dimostra che "un cameraman palestinese, specialmente quando non ci sono Occidentali nei paraggi, cerca sistematicamente di allestire come un film scene d'azione"[4]

Uso più ampio del termine[modifica | modifica wikitesto]

Giornalisti del Ruthie Blum Jerusalem Post, descrivono Pallywood come un termine coniato da Richard Landes per riferirsi alle "produzioni girate dai palestinesi, di fronte a (e spesso con la collaborazione di) gruppi di telecamere occidentali con lo scopo di promuovere la propaganda anti-israeliana spacciandola per notizia". Landes stesso descrive Pallywood come un "termine che ho coniato io stesso (omissis) per descrivere i video creati ad arte spacciati per notizie" Oltre ad al-Durra, Landes cita l'esplosione della spiaggia di Gaza e lo sfruttamento da parte di Hamas della carenza di elettricità durante il conflitto Gaza-Israeliano, come un evento di Pallywood. Secondo Blum la "severa asserzione di Landes" gli ha conferito una reputazione in certi circoli culturali come un teorico conservatore della cospirazione.[7]

Il dottor Anat Berko, un ricercatore dell'Istituto Internazionale di politiche contro il terrorismo (ICT), e la dottoressa Edna Erez, comandante del dipartimento di Giustizia Criminale all'Università dell'Illinois a Chicago, sostengono che il fenomeno della fabbricazione artificiale di documenti-video dei conflitti è stato indicato come "Pallywood" (Palestinian Authority Hollywood)".[8]

Simili affermazioni sono state fatte da altri analisti, in particolare dopo eventi simili di manipolazione mediatica (chiamata "Hezbollywood" da alcuni)[9][10].[2][11][12][13][14] L'Istituto Mackenzie, un think tank canadese che si occupa di difesa e sicurezza[15] ha affermato che a causa della "lunga tradizione di mettersi in posa per le telecamere (omissis) il cinico termine "Pallywood" coniato dal disilluso giornalista per i servizi giornalistici dell'autorità palestinese diventa comprensibile".[16]

Il termine è stato applicato, oltre al caso di Muhammad al-Durra, in un cospicuo numero di pubblicazioni[17][18][19] e da analisti conservatori come David Frum[20] e Michelle Malkin.[21] Il colonnista canadese Paul Schneidereit ha scritto: "... abbiamo visto casi in cui i corpi dei matriri palestinesi, trasportati dentro le bare sono inavvertitamente fatti cadere, a quel punto, di loro spontanea volontà, si sono rialzati e sono rientrati nella bara da soli. Abbiamo visto resoconti di massacri, come a Jenin nel 2002, che si sono dimostrati, dopo un'investigazione indipendente, enormemente gonfiati. Non c'è bisogno di dire che tali episodi non ispirano profonda fiducia nei successivi proclami e resoconti palestinesi, almeno fino a quando non siano stati verificati."[22]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d 'Caught in the Mohammad al-Dura crossfire, by Calev Ben-David, The Jerusalem Post, 12 ottobre 2007:
    : Ma i 'cani da guardia' mediatici pro-Israele sono andati oltre, sostenendo che il footage sia il primo esempio di quello che è stato battezzato come "Pallywood", la manipolazione dei media, la distorsione e la frode da parte dei palestinesi (e altre popolazioni arabe, o come i fotografi Reuters presi in flagrante mentre montavano foto durante la seconda guerra del Libano), con l'intento di vincere la guerra mediatica contro Israele.
  2. ^ a b Cambanis, Thanassis. "Some Shunning The Palestinian Hard Stance" The Boston Globe, 6 settembre 2005
  3. ^ Landes, Richard. Pallywood, According to Palestinian Sources (Windows Media Video), SecondDraft.org. (youtube mirror)
  4. ^ a b Carvajal, Doreen. "The mysteries and passions of an iconic video frame", International Herald Tribune, Monday, 7 febbraio 2005.
  5. ^ Landes, Richard. "Pallywood: History", SecondDraft.org.
  6. ^ "Al-Durah: What happened?", SecondDraft.org
  7. ^ One on One: Framing the debate | Jerusalem Post
  8. ^ Berko, Anat and Erez, Edna, "Martyrs of murderers? Victims or victimizers? The voices of would-be Palestinian female suicide bombers", in Cindy D. Ness (ed), Female Terrorism and Militancy: Agency, Utility, and Organization, p. 164. Routledge, 2008. ISBN 0-415-77347-4
  9. ^ 'Im Zweifel für den Zweifel,' Der Tagesspiegel, 9 agosto 2006
  10. ^ 'Hezbollywood? Le prove dimostrerebbero che il collasso e la morte di Qana, durante la Guerra del Libano erano falsi cinematografici' (israelinsider)
  11. ^ Zerbisias, Antonia. "And Now It's Reutersgate". Toronto Star, 9 agosto 2006.
  12. ^ Gelernter, David. "When pictures lie", Jewish World Review, 2003.
  13. ^ Photo of Palestinian Boy Kindles Debate in France, The New York Times, 7 febbraio 2005.
  14. ^ Frum, David. From Gaza, tragedy and propaganda. National Post, 17 giugno 2006.
  15. ^ Michael Doxtater, "How the Mohawks look at history", Globe and Mail, 11 luglio 1991, A17; "Mail bombs spark public warning", Kitchener-Waterloo Record, 20 luglio 1995, A3; Geoff Baker, "Who's behind mail-bomb plot?", Toronto Star, 30 luglio 1995, A2; "Tamils protest paper's story", Toronto Star, 13 febbraio 2000, p. 1; Rob Faulkner, "Institute offers anti-terrorism tip sheet", Hamilton Spectator, 10 agosto 2005, A6.
  16. ^ Lies, Damned Lies and Footage, The Mackenzie Institute, Newsletter July, 06.
  17. ^ FrontPage Magazine
  18. ^ American Thinker: The Fog of Peace
  19. ^ "Palestinian PR Stunt Fails As Israel Allows Gaza Protest, By Joel Leyden, Israel News Agency, August 23, 2008
  20. ^ FrontPage Magazine
  21. ^ Michelle Malkin » Questioning a NYTimes reporter; challenging CBS News & ASNE
  22. ^ Canadian journalist Paul Schneidereit writing in the Halifax, Nova Scotia, The Chronicle Herald, 27 novembre 2007 http://www.upjf.org/actualiees-upjf/article-13447-145-7-al-dura-shooting-pallycood-production-paul-schneidereit.html

Approfondimenti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]