Palleschi

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Lo stemma della famiglia Medici

I palleschi, detti anche bigi, furono i sostenitori della fazione dei Medici a Firenze. Il nome derivava dallo stemma della famiglia Medici, contenente sei cerchi o palle.

Massimo D'Azeglio, nel suo "Niccolò de' Lapi; ovvero, i Palleschi e i Piagnoni"[1] dice con molta chiarezza: 'la parte di quelli tra i cittadini che erano saliti in reputazione, ed arricchitesi all'ombra di Casa Medici... era detta Pallesca' (D'Azeglio, 1866). E il 26 aprile del 1478, dopo l'uccisione di Giuliano de' Medici e il ferimento di Lorenzo, al grido 'Libertà, libertà!' di Jacopo de' Pazzi la popolazione fiorentina rispondeva 'Palle, palle!", con chiaro riferimento allo stemma della famiglia Medici e, in senso lato, ai palleschi loro sostenitori. Racconta Aldo Arcangeli, nel suo "Il Castello di Strozzavolpe" che Jacopo Bracciolini, segretario di Girolamo Riario e coinvolto nella congiura: 'fu appiccato dai Palleschi per la congiura dei Pazzi' (Arcangeli, 1960).

L'equivalenza Palleschi=sostenitori dei Medici è confermata dal foglio di Niccolò Machiavelli "Il ricordo ai Palleschi del 1512"[2], un appello rivolto ai Palleschi - tornati a Firenze da un esilio quasi ventennale - a favore del gonfaloniere a vita Piero Soderini 'cacciato dal governo della Repubblica di Firenze' (Vivanti, 1997).

Altrettanto definita è la rivalità tra i Palleschi, sostenitori appunto dei Medici, e i Piagnoni, seguaci del Savonarola. Dice infatti il D'Azeglio nell'opera citata: 'le parti de' Piagnoni e de' Palleschi inconciliabili per odi vecchi e per fresche ingiurie tenean divisa la città (D'Azeglio, 1866).

Scomparso il Savonarola, gli interessi dei Palleschi cominciano a differenziarsi da quelli dei Medici, come testimonia Benedetto Varchi (Firenze 1503-1565) nella sua "Storia Fiorentina", a proposito dello scontento dei Palleschi nei confronti del Papa Clemente VII Medici (Varchi, 1857).

Nonostante questo, le sorti dei Palleschi rimangono sempre collegate a quelle della famiglia Medici, come ad esempio durante l'assedio di Carlo V, quando il Collegio dei Quaranta inasprì la propria funzione di polizia politica per colpire 'i nemici di dentro le mura', cioè quei Palleschi fautori dei Medici che erano rimasti nella città (Bertelli, 1986).

Molti di essi preferirono allora andarsene alla volta di Venezia, Bologna o Roma per non essere vessati, arrestati e per non subire, in sostanza, quelle violenze che descrive il D'Azeglio nel "Niccolò de' Lapi" (D'Azeglio, 1866).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ [1]
  2. ^ Ai Palleschi: testo - IntraText CT

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • F. Serafino Montorio, Lo Zodiaco di Maria, Napoli 1715.
  • Benedetto Varchi, Storia Fiorentina, Felice Le Monnier, Firenze 1857.
  • Massimo D'Azeglio, Niccolò de' Lapi, ovvero, i Palleschi e i Piagnoni, Felice Le Monnier, Firenze 1866.
  • Sergio Bertelli, Franco Cardini, Elvira Galbero Zorzi, Le Corti Italiane del Rinascimento, Mondadori, Milano 1986.
  • Aldo Arcangeli, Il castello di Strozzavolpe, Ed. Nencini, Poggibonsi 1960.
  • Niccolò Machiavelli, Opere, vol. I, a cura di Corrado Vivanti, Einaudi-Gallimard, Torino 1997.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]