Reggia di Versailles

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Coordinate: 48°48′15.85″N 2°07′23.38″E / 48.804404°N 2.123162°E48.804404; 2.123162

Reggia di Versailles
Versailles Palace.jpg
Corte interna della Reggia di Versailles
Informazioni generali
Ubicazione Versailles, Francia Francia
Coordinate 48°48′15.85″N 2°07′23.38″E / 48.804404°N 2.123162°E48.804404; 2.123162
Informazioni statistiche
Terreno occupato 67 000 
Numero di finestre 2 153
Numero di stanze 2 300
Numero di scale 67
Dipinti nella collezione del museo 6 123
Disegni nella collezione del museo 1 500
Incisioni nella collezione del museo 28 000
Sculture nella collezione del museo 2 102
Mobili ed oggetti d'arte 5 210
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Palazzo e Parco di Versailles
(EN) Palace and Park of Versailles
Vue aérienne du domaine de Versailles par ToucanWings - Creative Commons By Sa 3.0 - 073.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (ii) (vi)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1979
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

La reggia di Versailles (in francese château de Versailles) è un'antica residenza reale dei Borbone di Francia. La città di Versailles, nata dalla scelta di questo luogo da parte del giovane Luigi XIV per allontanarsi dalla capitale e dai suoi cittadini, temuti e considerati difficili da tenere sotto controllo, dopo l'episodio della Fronda, costituisce oggi un comune autonomo situato nel dipartimento delle Yvelines, in Francia.

Panorama VersaillesPalace.jpg
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Vista della facciata dalla Reggia dal viale d'accesso.

Origini e storia[modifica | modifica wikitesto]

  • 1038: prima menzione di Versailles in una carta dell'Abbazia Saint-Père di Chartres. Uno dei firmatari è Hugo de Versaillis. Nel X secolo dei monaci dissodano i terreni (il dipartimento è ancora oggi occupato da quanto rimane della foresta antica) e fondano la chiesa e il priorato di Saint-Julien.
  • 1429: due signori di Versailles, Guy e Pierre de Versailles, sono implicati nella vicenda di Giovanna d'Arco. Pierre era a Bourges, quando la Pulzella fu processata; Guy, canonico di Tours, partecipò al processo.
    Alla fine della Guerra dei cent'anni, nel 1453, il piccolo borgo si presentava devastato, le case abbandonate, il castello in rovina. La proprietà fu acquistata dalla famiglia de Soisy.
  • 1472: un documento riporta il nome del piccolo borgo di Versaille-aux-bourg-de-Galie. I signori di Versailles dipendevano direttamente dal re. Il loro modesto castello, che dominava la chiesa e il villaggio, si ergeva sulla pendice meridionale della collina sulla quale sarà costruita la futura reggia.
  • 1475: Gilles de Versailles, signore di Versailles, cede all'abate di Saint-Germain i propri diritti sul Trianon. L'atto di vendita costituisce la prima menzione del nome. Il villaggio fu poi acquistato, per distruggerlo, da Luigi XI, con l'obiettivo di costruire su queste nuove terre del dominio reale una residenza di svago, che gli consentisse di sottrarsi con la famiglia al protocollo troppo pesante di Parigi. Il Trianon è il primo capriccio reale realizzato a Versailles e, come più tardi Marly, resterà un luogo di relax, lontano dall'etichetta e dalle fatiche del potere.
  • 1561: la proprietà passa a Martial de Loménie, segretario delle Finanze di Carlo IX (il mandante della Notte di San Bartolomeo), che la ingrandisce fino a 150 ettari. De Loménie fu assassinato nel 1572, appunto durante la Notte di san Bartolomeo: si disse che fosse stato strangolato per ordine della regina Caterina de' Medici, che voleva che la proprietà passasse al Conte di Retz; della notizia non si hanno prove, ma non è inverosimile. È un fatto che nel 1575 Alberto di Gondi (barone di Marly), conte di Retz, uno dei Fiorentini che supportavano la fortuna di Caterina in Francia, diveniva proprietario della signoria e del castello di Versailles per 35.000.000.000 lire dell'epoca (equivalenti in potere d'acquisto a circa 700.000 euro attuali). Anche con i nuovi signori, il castello continua ad essere frequentato, per caccia e per diporto, dai re di Francia.
  • 1611: la reggia viene ampliata e modificata.

Versailles nell'Ancien régime[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XIV

All'inizio del suo regno, Luigi XIV non trovò alcuna reggia che lo soddisfacesse pienamente. A Parigi vagò tra il Palais-Royal, il Louvre, le Tuileries senza mai essere soddisfatto delle sue residenze. Per sottrarsi alla città (allora scomoda, sporca, rumorosa, stretta, inquietante anche per il re), cercò di sistemarsi a Vincennes e a Saint-Germain-en-Laye, dove era nato, e per un certo periodo soggiornò anche a Fontainebleau.

Certo tutti i castelli erano antichi, e presentavano molti inconvenienti: il re intraprese grandi lavori di ammodernamento per ridurne la scomodità, ma non trovava pace. Nel 1651 (aveva 13 anni) visitò per la prima volta Versailles - e fu il colpo di fulmine: il castello del resto era il più nuovo e moderno di tutti, e disponeva di grandi spazi per cacciare. Versailles diventò così importante, nei progetti del re, che il 25 ottobre 1660 condusse a visitarlo la sua giovane sposa, la regina Maria Teresa di Spagna.

Nel 1661, dopo la morte del cardinale Mazzarino, Luigi iniziò i lavori di ampliamento, investendovi 1.100.000 lire dell'epoca (cioè quasi venti volte il prezzo d'acquisto) e incaricando Louis Le Vau di ricostruire gli edifici, mentre Charles Errard e Noël Coypel iniziavano la decorazione degli appartamenti e André Le Nôtre creava l'Orangerie (le serre) e la Ménagerie (l'uccelliera). All'epoca, Versailles era solo una sede di diporto, buona per darvi feste in giardino, mentre il palazzo reale ufficiale restava il Louvre.

L'idea di erigere uno dei palazzi più straordinari d'Europa, in luogo del piccolo castello di Luigi XIII che la corte, sprezzante, considerava come la casa di campagna di un borghese, suscitò molte critiche a mezza bocca: il luogo era definito « ingrato, triste, senza panorama, senza boschi, senz'acqua, senza terra, perché tutto è sabbie mobili e palude, senz'aria », e quindi assolutamente pas bon.
In una lettera rimasta celebre, Colbert dava voce a queste critiche lamentando che il Re spendesse tanto su Versailles e trascurasse invece il Louvre «che è certamente il più superbo palazzo che vi sia al mondo. Che sconforto, vedere un così grande Re ridotto alla misura di Versailles!»

La prima festa data alla reggia, che durò dal 7 al 14 maggio del 1664, si intitolò « Les Plaisirs de l'Isle Enchantée » (I piaceri dell'isola incantata), e intrecciava l'ispirazione italiana tratta dai due poemi epici italiani del XVI secolo, l'Orlando Furioso dell'Ariosto e la Gerusalemme liberata del Tasso, con quella francese rappresentata da Molière, che presentò la Princesse d'Élidé e i primi tre atti del Tartufo. La festa era data (segretamente) in onore di Mademoiselle de La Vallière e Luigi stesso vi interpretò la parte del liberatore dei compagni dall'isola di Alcina.

Tra il 1664 e il 1666 Luigi XIV decise di sistemare Versailles in modo da potervi passare diversi giorni con il suo Consiglio, conservando il castello costruito da Luigi XIII. La scelta fu dettata più da motivi finanziari che sentimentali, e comunque la superficie fu triplicata e la decorazione fu lussuosissima, tematizzata sulla rappresentazione del Sole, onnipresente a Versailles. I giardini, molto apprezzati dal re, furono ulteriormente ampliati e ornati di sculture di Girardon e di Le Hongre.
Di questa prima ornamentazione sono sopravvissuti soltanto il gruppo di Apollo e le ninfe e i Cavalli del sole.

Nel 1667 fu costruito il Grand canal. Le Nôtre decise di ampliare il viale d'ingresso e passò ad occuparsi dei giardini e dell'architettura degli esterni, in collaborazione, per la parte idraulica, con la famiglia di ingegneri italiani Francine, che furono gli "Intendenti delle acque e delle fontane di Francia" dal 1623 al 1784.

La seconda festa ebbe luogo 4 anni dopo, il 18 luglio 1668, e rese noto il nome di Versailles. Conosciuta come Grand Divertissement Royal de Versailles (si potrebbe tradurre "il Gran Gioco Reale di Versailles"), fu caratterizzata dal Georges Dandin di Molière e dalle Feste dell'Amore e del Caso, di Jean Baptiste Lully.

In queste feste la corte misurò la scomodità del piccolo castello, giacché molti non trovarono dove dormire, e il Re, desiderando ingrandirlo, affidò l'incarico a Le Vau, che presentò diversi progetti. Uno prevedeva la distruzione del castello vecchio e la sua sostituzione con un palazzo all'italiana. Un altro - che fu quello scelto dal Re su consiglio di Colbert -proponeva di ingrandire il castello dal lato del giardino con un involucro di pietra.

L'Enveloppe[modifica | modifica wikitesto]

Versailles nel 1668

Tra il 1668 e il 1670 Le Vau intraprese la costruzione dell'Enveloppe, che consisteva in un secondo edificio che circondava il primo castello. Il grande appartamento del Re e quello della Regina furono edificati simmetricamente, l'uno a nord e l'altro a sud del vecchio castello. Tra i due, di fronte ai giardini, si apriva una vasta terrazza. Il vecchio castello di pietra e mattoni, temporaneamente conservato, venne però abbellito: le facciate furono adornate da colonne di marmo belga, rosso di Rance, di balconi in ferro forgiato e dorato, di busti appoggiati sulle balaustre.

I tetti furono rifiniti con paramenti e il cortile pavimentato di marmo.
Dal lato della città, l'edificio dei servizi fu sopraelevato e collegato al castello di Luigi XIII con una serie di padiglioni che si disponevano attorno alla Court Royale (il Cortile Reale), chiusa da un'inferriata dorata, mentre alle estremità degli antichi servizi si aggiungeva un peristilio di colonne incoronato da statue. Le nuove costruzioni triplicavano la superficie del castello.

Alla morte di Le Vau (11 ottobre 1670), Colbert incaricò l'architetto François d'Orbay di proseguire i lavori.
Si realizzava così il desiderio di Luigi XIV: il castello di suo padre restava intatto dal lato della città, ma scompariva dal lato del giardino, nascosto dalle nuove costruzioni. Il castello nuovo e il castello vecchio coesistevano, distinti.

Il castello nuovo era un edificio di concezione italiana, tutto in pietra. Le lunghe facciate furono interrotte da avancorpi e scandite in altezza. La facciata ovest fu occupata, al primo piano, da una grande terrazza che congiungeva e insieme separava gli appartamenti del Re (a nord) e della Regina (a sud). Proprio come gli architetti del Castello di Chambord (il più grande dei castelli della Loira), Le Vau si ispirò ai modelli italiani, ma attraverso i volumi, le proporzioni e l'ornamentazione, ne fece un'opera dello spirito francese.

  • Il piano terreno, costituito da un basamento sottolineato da linee di separazione orizzontali, è illuminato da finestre centinate che si aprono verso il giardino.
  • Al piano nobile, la sequenza di nicchie occupate da statue ed alte finestre rettangolari è intervallata e slanciata da colonne ioniche. Sopra le finestre erano stati eseguiti dei bassorilievi che scomparvero nel 1679.
  • Il secondo piano (o attico) ebbe una decorazione di ordine corinzio completata da una balaustra sulla quale furono posati trofei e lanternoni.

Il Trianon[modifica | modifica wikitesto]

Uno scorcio del Grand Trianon
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grande Trianon.

Nel 1670, Luigi XIV decise di far demolire il villaggio di Trianon, a nord ovest del parco di Versailles, per costruirvi un edificio che gli consentisse di isolarsi dalla corte. Fu così costruito il Trianon de porcelaine, detto così perché Le Vau ne rivestì le mura di porcellana di Delft.
Nello stesso periodo, i cortigiani fecero costruire nei dintorni le proprie residenze (hôtels), in modo da essere vicini al re: tra il 1670 e il 1671 furono costruiti 14 grands hôtels (tra cui Luxembourg, Noailles, Guisa, Bouillon, Gesvres).

Fin lì Versailles era stata soprattutto una residenza di diporto, ma Luigi XIV sognava di costruire un palazzo che desse la propria impronta all'epoca. Il Louvre e le Tuileries erano il segno e l'opera dei suoi predecessori. La creazione di Versailles fu così la rappresentazione materiale del progetto politico ed economico della monarchia assoluta: il re che dirige personalmente gli affari del regno, centralizzando l'amministrazione, raggruppando anche fisicamente attorno a sé i propri ministri e i loro servizi, e l'intera corte. Nel 1677 il Re manifestò quindi l'intenzione di fissare la propria residenza a Versailles. Mansart dovette elaborare i progetti per l'installazione della Corte e il palazzo assunse le dimensioni che conosciamo oggi.

La Galleria degli Specchi[modifica | modifica wikitesto]

La Galleria degli Specchi

Le grandi gallerie erano all'epoca molto di moda: luogo di passaggio e mezzo di comunicazione tra le varie residenze, erano ambienti che si prestavano, per le ampie superfici, a grandi cicli decorativi. Il Re aveva ben presenti le lunghe gallerie delle Tuileries, del Louvre e di Fontainebleau, aveva fatto installare egli stesso la galerie d’Apollon al Louvre, e la Galleria realizzata da Mansart nel palazzo costruito a Clagny per Madame de Montespan aveva abbagliato tutti i visitatori.
Il Re desiderava da tempo costruirne una anche a Versailles, e tra il 1678 e il 1684 fu dunque costruita, chiudendo la terrazza del castello nuovo, la Galleria degli Specchi, simbolo della potenza del monarca assoluto.

La grande Galleria ha oggetti in stile Rococò e sul muro all'epoca c'erano tremila candele, che riflettendosi contro i numerosi specchi illuminavano la stanza, la quale riprendeva le linee architettoniche del castello nuovo, di cui occupava tutta la facciata ovest per una lunghezza di 73 metri, continuando a fungere da passaggio tra gli appartamenti del Re e quelli della Regina, conclusa a nord dal Salone della Guerra e a sud dal Salone della Pace. In seguito a questi nuovi lavori, l'appartamento del Re Sole divenne il Grand Appartement, utilizzato per i ricevimenti, il quale fu spostato nel castello vecchio.
La decorazione fu affidata a Charles Le Brun.

I Giardini e le Acque[modifica | modifica wikitesto]

L'Orangerìe della Reggia di Versailles e parte dei giardini
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giardini di Versailles.

Con l'evolversi del castello, la Reggia di Versailles necessitò anche di un'adeguata cornice verde che servisse non solo da svago per i numerosissimi componenti della corte, ma che consentisse davvero alla reggia di sentirsi fuori dal mondo che affollava la capitale francese. I giardini di Versailles sono ancora oggi tra i più grandiosi esempi di giardino barocco alla francese e sono tra i più grandi al mondo abbinati ad un palazzo reale. Tra i punti più caratteristici:

Residenza ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 maggio 1682, a 44 anni, il Re s'installava definitivamente a Versailles, che divenne così la sua residenza ufficiale, nonostante i lavori fossero ancora in corso e l'alloggio dei cortigiani avesse grandi problemi, mai completamente risolti.
Un contemporaneo descriveva così la situazione:
« Il 6 maggio il Re lasciò Saint-Cloud per venire ad installarsi a Versailles, come desiderava da molto tempo, benché ci fossero ancora i muratori, con l'intenzione di restarvi fino a dopo il parto della Delfina (Maria Anna di Baviera, moglie del Gran Delfino Luigi di Francia, che partorì il 6 agosto il primogenito Luigi duca di Borgogna), che fu costretta a cambiare appartamento due giorni dopo il suo arrivo perché il rumore le impediva di dormire. »

Versailles rappresentò comunque l'apogeo della società di corte. Stabilendovi i cortigiani, Luigi XIV trasformava una nobiltà bellicosa e potenzialmente ribelle in un gruppo sociale che sosteneva lo Stato, nella persona del Re.
Nell'infanzia Luigi aveva conosciuto con la Fronda il rischio rappresentato dalla ribellione della nobiltà, e desiderava proteggere la persona del Re e il suo governo. Si impegnò quindi a ridurre la potenza e l'orgoglio dei nobili, con vari mezzi:

  • attirando alla propria corte i grandi signori, con l'offerta di (o inducendoli ad aspettarsi) onori, titoli, rendite.
  • offrendo ai più importanti tra loro residenze al castello (i grands hôtels citati sopra).
  • ispirando ai cortigiani rispetto, erigendo al contempo una barriera alla loro promiscuità sociale (facendone, cioè, un gruppo il cui privilegio era allo stesso tempo separatezza dal resto del corpo sociale).
  • riducendo la nobiltà da protagonista della propria corte a "pubblico" assiduo (e subalterno) della magnificenza della corte reale.
Luigi XIV a Versailles

Il Re stabilì regole d'etichetta rigorose e complesse, che trasformavano tutti i suoi atti, anche i più quotidiani, in un cerimoniale quasi sacro.
L'inizio e la fine della giornata erano scanditi dal Grand e Petit Lever (il risveglio) e dal Grand e Petit Coucher (il sonno) del Re e della Regina, ai quali i cortigiani erano ammessi in modo selettivo: i privilegiati avevano l'onore di assistere il Re, dietro la balaustra che separava il letto reale dal resto della stanza, presentandogli un capo di abbigliamento.
Tutte le circostanze della vita erano formalizzate e regolate, dalla nascita dei principi - che avveniva in pubblico, ad evitare ogni contestazione circa la loro legittimità - all'omaggio al re, che avveniva secondo costumi immutabili.
Ugualmente solenni erano i rapporti con il Re delle persone ammesse alla sua presenza, che si trattasse di ricevere gli ambasciatori, della presentazione di gentiluomini o di dame titolate, o di accogliere auguri e felicitazioni.

Per interrompere questo protocollo, Luigi XIV istituì i «Jours d’Appartement»: tre volte a settimana, dalle 19 alle 22, i cortigiani erano ammessi nell'appartamento reale (il Grand Appartement); là erano preparati buffet, tavolini da gioco, musica e si poteva danzare. Il Re passeggiava per i saloni informalmente, senza che i signori e le dame invitati dovessero scomodarsi per salutarlo. Essere ammessi a queste serate era evidentemente un grande onore, che i cortigiani si disputavano.
Nello stesso spirito, Luigi XIV volle riservarsi i Petits appartements, uno spazio dedicato alla vita più privata, il cui accesso era limitato alla famiglia o ai compagni di caccia, che il Re tratteneva volentieri a pranzo.

La corte di Versailles fu per tutte le corti d'Europa una testimonianza della potenza della Francia e di Luigi XIV e divenne un modello da imitare.

Nel 1683, in un appartamento, proibito a chiunque non fosse autorizzato, gli architetti e i decoratori ristrutturarono dei saloni e degli studi destinati a ricevere i capolavori e le collezioni del re. Nel Salone ovale, nello Studio con i quadri e nello Studio con le conchiglie furono esposti tutti i tipi di oggetti d'arte e delle ricche curiosità; i muri reggevano dei quadri della collezione reale. Questi pezzi facevano parte dell'appartamento dei Collezionisti che terminava con lo Studio delle Medaglie. Secondo la descrizione di Mademoiselle de Scudéry, quest'ultimo era illuminato da alcuni lustri di cristallo di roccia e vi si potevano ammirare:

  • dei vasi di grandi dimensioni ornati d'oro e di diamanti,
  • dei busti e delle figure antiche,
  • un veliero d'oro decorato di diamanti e di rubini (è il grande veliero di Luigi XIV che vediamo dipinto sul soffitto del Salone dell'Abbondanza),
  • delle grottesche figure di perle, di smeraldo, di rubini e di agata,
  • una grande quantità di vasi di conchiglia di perle,
  • dei dipinti, degli specchi,
  • delle antiche statue di animali,
  • un grande vaso di diaspro la cui figura è una sorta di ovale irregolare che servì al battesimo di Carlo V.

Una parte di questi tesori fu trasportata, per ordine di Luigi XV, allo Studio delle medaglie della Biblioteca di Parigi, il resto fu disperso durante la Rivoluzione. La galleria d’Apollo, al Louvre, ha raccolto alcuni pezzi molto belli delle collezioni di Luigi XIV: vasi di cristallo di roccia o in materiali preziosi (diaspro, corniola, etc.) così come dei piccoli gruppi in bronzo.

L'anno 1683 fu rattristato dalla morte della regina Maria Teresa e da quella di Colbert. La sovrintendenza dei Bâtiments passerà per le mani di Louvois che non amava Le Brun e che introdurrà Mignard a Versailles.

1684, l’appartamento dei collezionisti si ingrandì con l'annessione dell'antico appartamento di Montespan, trasformato in una piccola galleria che decorò Mignard e trovò in questa piccola galleria l'occasione di rivaleggiare con Le Brun. Mignard dipinse il soffitto ispirandosi al tema di Apollo e di Minerva, egli decorò allo stesso modo i soffitti dei due piccoli saloni della galleria. Il suolo era un parquet di legno prezioso, i muri erano rivestiti di stoffe sontuose. È in questa stanza che Luigi XV espose i pezzi forti della sua collezione di quadri. Poiché questa collezione di capolavori era considerevole, si appendevano i quadri a rotazione. In questo quadro prezioso, il re si attardava a contemplare la Gioconda.

Nel periodo tra il 1685 ed il 1689 una vera e propria frenesia costruttiva diede origine:

  • all'Orangerie che ha sostituito quella di Le Vau, fornendo 3000 arbusti e 150.000 piante floreali ogni anno;
  • alle Stalle (Écuries);
  • al "Grand Commun";
  • all'ala nord dei cortigiani.

La costruzione delle ali nord e sud prolungò lo sviluppo delle facciate di Le Vau. Visti dai giardini le tre costruzioni distinte compongono tuttavia un insieme armonioso. La facciata si sviluppava su una lunghezza di 670 m. I due nuovi edifici accoglievano i principi e i cortigiani, le stalle, le carrozze, i servizi generali e gli alloggi dei domestici. Fu distrutta la "Grotta di Tetide".

Due anni dopo l'insediamento della Corte, lavoravano ai diversi cantieri di Versailles da 22.000 a 30.000 operai (secondo la disponibilità dei reggimenti) e 6.000 cavalli. Si eresse una collina allo scopo di arrivare ai 680 m di lunghezza del castello e fu piantata un'intera foresta. L'immenso cantiere era coordinato da Jules Hardouin-Mansart. Il costo totale salì a circa 80 milioni di lire.

In caso di incidenti sul lavoro erano previsti i seguenti rimborsi:

  • da 30 a 40 lire per la rottura di un braccio o di una gamba
  • 60 lire per la perdita di un occhio
  • da 40 a 100 lire per la vedova in caso di morte

Il villaggio di Versailles si trasformò in una vera e propria città che si andava costruendo sull'asse della reggia e dei giardini. I 5.000 cortigiani costruivano nella città le proprie residenze, oppure vi alloggiavano servitori ed equipaggi. Taverne e alberghi contribuivano all'animazione della città, la cui popolazione, che non cessava di crescere, raggiunse i 70.000 abitanti alla vigilia della Rivoluzione.

Cappella del castello di Versailles

1686

  • Fine della decorazione della Galleria degli Specchi di Le Brun.
  • Ricevimento degli ambasciatori del re del Siam

1687, il Re si stanca del Trianon di porcellana. Hardouin-Mansart erigerà perciò sullo stesso luogo un piccolo palazzo di marmo e porfido con dei giardini, il Grand Trianon; Luigi XIV sorveglierà i lavori così da vicino da sembrare il vero architetto.

1689. Nella nuova Versailles si accedeva agli appartamenti della regina tramite lo scalone di marmo, chiamato anche Scalone della Regina. Alla sommità vi erano le sue sale delle Guardie del Corpo, quindi l'Anticamera, il Grande Gabinetto e la Camera che dava sul Salone della Pace. L'insieme si sviluppava sulla facciata sud dell'Enveloppe di Le Vau.
I nuovi appartamenti del Re si sviluppavano attorno alla Cour de Marbre. L'appartamento ufficiale, detto "Appartamento del Re" occupava le ali sud e ovest del castello di Luigi XIII e l'"Appartamento interno" invece l'ala nord. L'Appartamento del Re si componeva di sette stanze, di cui la settima fungeva da punto di congiunzione con l'Appartamento interno. Al centro del castello vi era il salone del Re (poi camera di Luigi XIV), e l'appartamento terminava con il Gabinetto di Consiglio e il Gabinetto delle Terme o delle Parrucche (le due stanze erano situate ove attualmente è il Salone del Consiglio).

1700, il duca d’Anjou, nipote di Luigi XIV, è proclamato re di Spagna e prende il nome di Filippo V di Spagna.

1701, trasformazione degli Appartamenti del re. La camera del Re viene messa al centro del castello. L’Anticamera des Bassan e la Camera (del 1689) vennero riunite a formare la chambre à l’œil-de-bœuf. le stanze, riccamente ammobiliate e rivestite di stoffe preziose avevano soffitti non dipinti che formavano grandi calotte bianche

1710, completamento della costruzione della Cappella reale da parte di Robert de Cotte, alla fine del regno di Luigi XIV. Versailles, per le sue proporzioni e la sua decorazione, è considerata un gioiello del regno.

1715

  • il 19 febbraio, Luigi XIV vestito con un abito di seta costellato di diamanti ricevette gli ambasciatori della Persia nella Galleria degli specchi.
  • alla fine di agosto, una folla invase in silenzio gli appartamenti del sovrano. La corte francese veniva ad assistere alla morte del suo Re e lo circondava in silenzio per l'ultima cerimonia.
  • il 1º settembre, alle otto del mattino, muore il re Sole. Aveva 77 anni e regnato sulla Francia per 72 anni e cento giorni. La sua morte mise fine al Gran Secolo che Voltaire chiamerà quello di Luigi il Grande.

Luigi XV[modifica | modifica wikitesto]

1715, essendo il nuovo Re un bambino, il suo tutore Filippo d'Orléans (detto il Reggente, cugino di Luigi XV) abbandonò Versailles il 9 settembre e s’installò nella sua residenza parigina del Palais-Royal e la corte alle Tuileries. Durante questa reggenza, il duca di Noailles propose di demolire il castello.

1717, Pietro il Grande, zar di Russia, visitò Versailles e risiedette al Grand Trianon.

1722, a 12 anni Luigi XV ritorna a Versailles negli appartamenti di Luigi XIV. Il nuovo sovrano è ansioso di far rispettare le tradizioni di Versailles. L'era delle grandi costruzioni è terminata e il castello non ritroverà più lo splendore che aveva sotto Luigi XIV; Luigi XV non apprezzava particolarmente Versailles, e quando vi si trovava si rifugiava spesso nei Piccoli Appartamenti. La maggior parte del tempo soggiornava al Trianon, a Marly, a Compiègne o a Fontainebleau, oppure nelle piccole residenze private nei dintorni di Parigi.

Il Castello di Versailles, dal lato dei giardini

Le prime trasformazioni furono:

  • la demolizione dell'Appartamento dei Bagni e dello Scalone degli Ambasciatori,
  • la costruzione del Salone di Ercole (con soffitto di F. Lemoyne), dell’Opéra e del Petit Trianon,
  • la trasformazione degli Appartamenti del Re, della Regina e dei principi della famiglia reale, di cui fu incaricato Ange-Jacques Gabriel per adattarli al gusto dell’epoca e renderli più confortevoli.

Con la nuova amministrazione dei lavori, alla testa del quale si trovava fin dal 1708 il duca d'Antin, iniziò la decorazione della grande sala (Salone d'Ercole), sotto la responsabilità di Robert de Cotte che dirigeva i lavori seguendo le indicazioni dei progetti elaborati negli ultimi anni del regno di Luigi XIV. Questo salone concludeva il Grande Appartamento di Le Brun e lo spirito del grande regnante del secolo precedente. Le pareti furono ricoperte di marmi scelti direttamente dallo scomparso Luigi XIV e decorati con due opere del Veronese. La novità risiedeva nel soffitto a cassettoni intagliato su tutte le cornici. François Lemoine coglie l'occasione per rivaleggiare con il Veronese: « L'Apoteosi d'Ercole ». Il Salone d'Ercole collegava gli appartamenti del Re con l'atrio della cappella. Più tardi, Gabriel prevede di sostituire la scala degli ambasciatori con una nuova scala che verrebbe a formarsi da questa sala.

1729, inizio dei lavori di rinnovo della decorazione della Camera della Regina. Robert de Cotte fornisce i disegni della nuova decorazione lignea.

1735, completamento dei lavori di rinnovo della decorazione della camera della Regina di Gabriel padre e figli.

1736, inaugurazione del Salone d’Ercole.

1738 fino al 1760, le parti dell'appartamento dei Collezionisti di Luigi XIV furono continuamente rimaneggiate. I lavori iniziarono nel 1738 con la creazione della Camera da letto privata del Re, e si conclusero nel 1760.

1741, Philibert Orry, che aveva rimpiazzato il duca d'Antin, fece proseguire i lavori per il Bacino di Nettuno;

1742, Luigi XV concede l'udienza a Saïd Méhemet Pacha, ambasciatore straordinario del Grande Sultano.

1745, alla testa dell'amministrazione di palazzo, Charles François Paul Le Normant de Tournehem succede a Philibert Orry, grazie all'influenza della sua pupilla - forse anche figlia - Madame de Pompadour.

1750, Luigi XV introdusse un nuovo elemento nei suoi appartamenti reali: la Sala da Pranzo dal ritorno dalla caccia.

1751, morte di Tournehem che fu rimpiazzato con il marchese di Marigny, fratello di Madame de Pompadour. Sotto la sua direzione vengono chiamati l'architetto Ange-Jacques Gabriel e due scultori lignei, Verbeckt e Rousseau. È l'appartamento di Maria Leszcyniska che fornisce a Gabriel e a Verbeckt l'occasione per lavorare insieme.

1752, distruzione della Scala degli Ambasciatori, della Piccola Galleria e dello Studio delle Medaglie. Queste testimonianze gloriose del regno di Luigi XIV furono distrutti per far posto alla creazione dell'appartamento destinato alla primogenita delle Figlie di Francia: Madame Adelaide.

1755, la seconda trasformazione consisteva nell'unire il vecchio Studio del Re (gabinetto del Consiglio) con il gabinetto delle Terme (o delle Parrucche) per formare il grande salone del Consiglio. Jules Antoine Rousseau scolpì le lavorazioni lignee dorate. Gabriel riutilizzò una parte degli antichi pannelli per decorare le pareti. Al secondo piano si sviluppavano i gabinetti personali del re. In questa parte del palazzo non erano presenti dorature che coloravano le lavorazioni in legno. Colori vivi e variegati rallegravano le statue, dipinte secondo le tecniche elaborate da Martin, l'inventore della famosa « vernice Martin ». L'elemento essenziale di questo appartamento era una piccola galleria illuminata sulla Corte di Marmo. Tavole di Boucher, Carle Van Loo, Lancret, Pater e Parrocel erano appese su tavole decorate.

Durante tutta la sua carriera Gabriel fece fronte ai problemi con gli alloggi. La Regina mise al mondo otto principesse:

  • Madame Marie-Louise e Madame Thérèse-Félicité morirono molto giovani
  • Madame Henriette-Anne fu portata via per la malattia nel 1752
  • Madame Louise-Elisabeth divenne duchessa-infanta di Parma
  • Madame Louise-Marie prese il velo e si ritirò nel Carmelo di Saint-Denis
  • Madame Adélaïde, Victoire-Louise e Sophie-Philippine vissero a palazzo fino alla fine del Regno.

Per sistemare tutte queste principesse, in modo da supplire al loro rango, Gabriel effettua molti lavori. Nel corso degli anni le Madame cambiarono vari appartamenti, passando dall'Ala Sud a quella Nord, e al piano terra del Corpo Centrale (anche al primo piano come ben sappiamo da Adelaide. Questi traslochi portarono alla scomparsa successiva dell'Appartamento dei Bagni, della Scala degli Ambasciatori e alla chiusura della Galleria Bassa. Questi appartamenti furono distrutti da Luigi Filippo, ma alcune splendide tavole sfuggirono alla distruzione e ci testimoniano il lusso che regnava negli appartamenti delle Madame.

Secondo la tradizione stabilita sotto Luigi XIV, il delfino e la sua sposa prendevano due appartamenti nel piano terra situati sotto l'Appartamento della Regina e, nell'angolo, sotto una parte della Galleria degli Specchi. Meravigliose decorazioni furono create. Il secolo XIX devastò tutto questo. Furono conservati solo la Camera del Delfino e la Biblioteca.

Sotto Luigi XV la piccola sala degli spettacoli della Corte dei Principi era inopportuna e non si prestava più ai nuovi modi. Madame de Pompadour, per distrarre il Re, montò una piccola truppa di commedianti scelti fra i suoi amici; la marchesa stessa aveva il suo ruolo. La piccola truppa aveva due teatri a propria disposizione, teatri provvisori e trasportabili, installati in una piccola galleria e la cella della Scala degli Ambasciatori. Questi piccoli teatri accoglievano troppo pochi spettatori ed erano insufficienti per le necessità della Corte.

Facendo costruire l'ala nord, Luigi XV aveva pensato di erigere un'opera, ma le scarse finanze alla fine del suo regno glielo impedirono. Fece riprendere il progetto in occasione del matrimonio di suo nipote con l'arciduchessa Maria Antonietta, e alcuni anni prima della sua morte completava così l'opera del re Sole.

Gli ultimi anni di regno di Luigi XV furono dedicati alla costruzione dell’Opéra Royal, per le nozze del Delfino. Questo spinse gli architetti a creare una maestosa sala da teatro; la sua eleganza è dovuta all’armonia del colore blu con il bianco e con gli ori, ma soprattutto al colonnato e alle arcate di specchi dell’ultimo piano; nonché alla mancanza di separazione tra i palchi, evitando così l’effetto conigliera dei teatri italiani. Realizzata in legno intarsiato gode di un’ottima acustica e può accogliere fino a seicento spettatori. L'intera sala è illuminata da centinaia di candele.

1757, il 5 gennaio, attentato di Damiens contro il re.

1761 fino al 1768, Ange-Jacques Gabriel costruisce il Piccolo Trianon, non lontano dal Grand Trianon. Questo edificio è considerato il capolavoro di Gabriel e l'uno dei migliori esempi di architettura neoclassica francese.

1769, la principessa Adelaide traslocò ed il suo appartamento fu riunito con quello di Luigi XV. Le due parti notevoli dell'appartamento interno erano la nuova camera del Re ed il suo gabinetto interno (quest'ultimo forma il perno tra i vecchi saloni e le « Sale Nuove » dell'appartamento di Adelaide.

Nella seconda parte del regno di Luigi XV i progetti di ricostruzione delle facciate che guardano verso la città prenderanno corpo. Si riprocede alla ricostruzione delle pareti di Le Vau e alla loro ridisposizione.

1770, il 16 maggio viene celebrato il matrimonio del delfino (Luigi XVI) con Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena, arciduchessa d'Austria, celebrato nella cappella reale. Nello stesso tempo avrà luogo l'inaugurazione dell'Opera Reale in occasione del ricevimento reale, che segna il vertice dell'arte di Gabriel.

1771 Gabriel presentò al Re il suo «Grande Progetto» che mirava alla ricostruzione di tutte le facciate rivolte verso la città. Solo l'ala destra, che rischiava di cadere, fu effettivamente costruita. Con il suo padiglione a colonne, le regole dell'architettura classica furono rispettate. Il Re approvò questo progetto. Poiché il denaro scarseggiava nelle casse reali, Madame du Barry si incaricò di recuperare fondi per quest'operazione.

1772, i lavori del « Grande Progetto » cominciarono ma non furono mai completati: tuttavia diedero il nome all'ala Luigi XV. All'interno dell'ala, i lavori della grande scala detta del Piano Nobile iniziarono, ma non saranno terminati che nel 1785. Alla fine dell'«Ancien Régime», il palazzo sarà la residenza reale più lussuosa di tutta l'Europa.

Mentre Gabriel proseguiva la sua opera, la vita della corte proseguiva, sempre brillante e lussuosa, ammaliata di balli e di feste. La distrazione preferita di questo secolo fu il teatro. Si apprezzava Voltaire per le sue tragedie e la sua prosa. Madame de Pompadour darà un grande impulso a questo movimento.

Luigi XV fu responsabile della distruzione di questi tesori dell'età di Luigi XIV, che aveva saputo creare all'interno del palazzo magnifiche decorazioni. I giardini ed in particolare il Trianon si erano arricchiti del Padiglione Francese e del Piccolo Trianon.

  • Durante questo periodo fu istituita una guarnigione a difesa della reggia di Versailles, composta da circa un centinaio di soldati scelti, con divise ben riconoscibili e molto sfarzose. Questa unità di "soldati della guardia", così venivano chiamati, costituivano la "guarnigione" o "esercito" di Versailles.

Luigi XVI[modifica | modifica wikitesto]

Le Hameau di Maria Antonietta.

La vita di corte a Versailles continuò a declinare, divenendo un guscio vuoto di senso, con la fuga sia dei cortigiani sia della famiglia reale e l'assenza di comodità negli appartamenti (bagni, riscaldamento), rese sempre più necessario un rinnovamento profondo degli edifici.

Sotto Luigi XVI, si tentò di restaurare il palazzo. Il re voleva ripristinarne i fasti e farne una residenza più confortevole e moderna. Decine di architetti arrivarono a Corte per accaparrarsi l'appalto, ma le scarse risorse finanziarie dovettero costringere il re ad adottare più modeste soluzioni: un maquillage delle boiseries e dei tendaggi, oltre all'acquisto di mobili e tappezzerie alle fabbriche di Gobelin e di Lione.

La moglie di Luigi XVI, la regina Maria Antonietta, nei pressi del Petit Trianon (regalatole dal marito dopo la nascita del primo erede maschio) fece costruire un piccolo villaggio,l'Hameau, dove poter essere libera dalla rigida etichetta di corte e condurre una vita più semplice con i suoi figli, in mezzo alla natura. Il villaggio (tuttora visitabile) comprende varie costruzioni tra cui un mulino. Maria Antonietta, inoltre, diede molta importanza al mantenimento dei giardini e delle piante della Reggia. La Regina amava molto questi luoghi ameni anche per poter trovare intimità coi suoi amici più intimi, in un momento particolarmente difficile della sua vita privata, in quanto trascurata dal marito che le preferiva alcune amanti allora in auge. Ecco che allora preferiva vivere in maniera bucolica, giocando alla mugnaia lesta, per passare le giornate lontane dalla noia dell'etichetta di Corte. Talvolta ci poteva scappare il fattaccio (si narra di congiungimenti all'interno di queste stanze), ma non è dimostrata la conseguenza di gravidanze indesiderate, forse anche per l'estrema attenzione riservata dalla Regina ai primi rudimenti della teoria anticoncezionale. Del resto si trattava di una giovane donna, lasciata sola dal marito, ancora viva nei sentimenti più istintivi che la portavano a voler essere desiderata.

Versailles dopo la Rivoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Carta di Versailles nel 1789

Versailles vive l'apice della Francia borbonica, ma anche la sua caduta: è a Versailles che si tennero gli Stati generali nel 1789, il 5 maggio. Successivamente, il 5-6 ottobre del 1789, Luigi XVI e la corte intera furono costretti a trasferirsi a Parigi, svuotando definitivamente Versailles. Nel 1792, in seguito alla caduta della monarchia, fu anche saccheggiata da vandali. Napoleone pensò di renderlo il palazzo imperiale, ma Versailles rimase inutilizzato fino al ritorno della monarchia. Infine, Luigi Filippo, affidò al suo ministro Camille Bachasson, conte di Montalivet il compito di trasformare il castello in un museo: è di questo periodo la dedica «A tutte le glorie della Francia» posta sui frontoni di ogni ala.

In seguito Versailles non ritornò mai agli splendori, se non in qualche episodio isolato ma importante. Così, la reggia divenne il quartier generale dell'esercito prussiano durante l'assedio di Parigi, durante la guerra franco-prussiana del 1870. L'Impero tedesco fu proclamato nella Galleria degli Specchi il 18 gennaio 1871. Durante la Comune di Parigi, Thiers e il suo governo vi si rifugiarono. Restarono nel gigantesco salone con le poltrone rosse fino al 1879, che furono la cornice dell'elezione dei presidenti durante la terza e la quarta Repubblica. È decorato con grandi affreschi allegorici che evocano la guerra, l'agricoltura, il commercio, l'industria e la pace.

Il trattato di pace, detto Trattato di Versailles, che segnò la fine della prima guerra mondiale vi fu firmato il 28 giugno 1919.

Ai nostri giorni, Versailles è un palazzo nazionale a disposizione del Presidente della Repubblica francese. Serve ad accogliere i capi di stato stranieri, come Elisabetta II nel 1972, lo Scià Mohammad Reza Pahlavi nel 1974, Mikhail Gorbačëv nel 1985 o Boris Eltsin nel 1992. Nel 1982, venne utilizzato come luogo di riunione del G7.

Luogo simbolico, la Reggia di Versailles è l'obiettivo di un attentato nel giugno del 1978. La bomba venne posta da nazionalisti bretoni e danneggiò una decine di sale. D'altra parte, dopo la terza repubblica, Versailles ricopre il luogo di riunione del Congresso del Parlamento francese. Le Assemblee dispongono di una trentina di appartamenti che occupano una superficie di 7.000 m² nell'Ala Sud.

Galleria delle Battaglie, Reggia di Versailles

Restituzione dei locali occupati dal Parlamento[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il 1875 circa 25.000 m² di locali, situati principalmente nell'Ala Sud (compresa la Galleria delle Battaglie), sono destinati al Parlamento, i due terzi dell'Assemblea Nazionale Francese ed un terzo del Senato. Questa assegnazione è stata formalizzata da una legge del 22 luglio 1879 relativa alla sede del potere esecutivo e delle camere a Parigi, quindi dall'ordinanza n° 58-1100 in data 17 novembre 1958. Nel maggio 2005, una proposta di legge presentata da Jean-Louis Debré, presidente dell'Assemblea Nazionale, propone la restituzione di questi locali alla funzione pubblica di museo e di Monumento Nazionale. Questa nuova assegnazione è coerente con il programma in corso di restauro della Reggia detto "Progetto della grande Versailles". Tuttavia il Senato ha rifiutato con un emendamento la restituzione della Sala del Consiglio, considerata come «un luogo di memoria della storia parlamentare del nostro paese».

I musei[modifica | modifica wikitesto]

Il museo della Reggia di Versailles viene inaugurato nel 1837 da Camille Bachasson, conte di Montalivet su ordine di Luigi Filippo con il nome di "Museo della Storia francese".

La reggia vista dalla pièce d'eau des Suisses.

Costituisce, con i suoi 18.000 m² il più grande museo storico del mondo. Il museo contiene una raccolta di dipinti riuniti e riorganizzati da Luigi Filippo in base alle varie epoche storiche. Per esporli, alcuni appartamenti della reggia furono trasformati in sale da museo.

Attualmente, il museo di Storia della Francia si trova nelle ali laterali, mentre il corpo centrale (ad eccezione del piano terra) contiene i Grandi Appartamenti, gli appartamenti privati e quelli della famiglia reale che sono stati riportati all'aspetto originale.

La manutenzione di Versailles è complessa, in particolare per quanto riguarda i suoi tetti immensi, ma il turismo, come pure le donazioni, completano le sovvenzioni dello Stato che permettono di continuare i lavori.

Gli appartamenti storici[modifica | modifica wikitesto]

I Grands appartements[modifica | modifica wikitesto]

Come risultato dell'enveloppe guidata da Le Vau del castello di Luigi XIII, il re e la regina ebbero nuovi appartamenti a loro disposizione in quello che all'epoca era noto come château neuf. I grands appartements, che sono noti rispettivamente coi nomi di grand appartement du roi e grand appartement de la reine, occuparono così il piano nobile del château neuf. Il disegno di Le Vau per gli appartamenti di stato fu strettamente legato agli appartamenti di rappresentanza delle reggie italiane dell'epoca, come evidenziato dalla scelta di porli appunto al primo piano, cioè al piano nobile.

Grand appartement du roi[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto di Le Vau prevedeva per gli appartamenti del re un'infilata di sette stanze, ciascuna dedicata a uno dei pianeti a cui era associato il nome di una divinità romana. La pianificazione delle stanze seguiva lo schema eliocentrico attorniando il Salone di Apollo. Il salon d’Apollon originariamente era stato progettato per essere la camera da letto del re, ma venne poi sfruttato come sala del trono. Durante il regno di Luigi XIV (e sino al 1689) si trovava nella stanza principale un solido trono d'argento su un tappeto persiano.

La disposizione delle sale era la seguente:

La configurazione del "'grand appartement du roi era conforme al disegno convenzionale dei palazzi dell'epoca, ma Luigi XIV seppe ad ogni modo dare un proprio gusto personale ai suoi appartamenti, trasferendo la propria camera da letto poi in quella che fu la stanza di suo padre giudicando la sala di Apollo troppo fredda per l'esposizione a nord. Egli trasformò così i grand appartement du roi in locali di rappresentanza.

Le sale vennero decorate da Charles Le Brun ed illustrano chiaramente influenze italiane, in particolare riprendendo stilemi cari a Pietro da Cortona presso il quale Le Brun aveva studiato a Firenze. Le Brun venne influenzato pesantemente dal da Cortona e da Palazzo Pitti e contribuì anche indirettamente a creare il cosiddetto stile Luigi XIV a Versailles. Lo stile a quadratura dei soffitti evocava chiaramente la Sala dei Pianeti di Palazzo Pitti a Firenze anche se Le Brun diede allo schema nel suo complesso un aspetto più elaborato. Nella sua pubblicazione del 1674 sugli appartamenti regi a Versailles, André Félibien descrisse le scene dipinte sui soffitti delle sale come "eroiche azioni del re", sottolineando come le figure presenti di Augusto, Alessandro Magno e Ciro il Grande alludano chiaramente a Luigi XIV. Ad esempio, nel salone di Apollo, l'affresco "Augusto costruisce il porto di Miseno" dipinto nel 1674 da Charles de La Fosse allude alla costruzione del porto di La Rochelle; o ancora nel salone di Mercurio l'affresco “Tolomeo II Filadelfo nella sua biblioteca” ad opera di Jean-Baptiste de Champaigne riporta l'episodio dell'istituzione della Biblioteca di Alessandria ad opera di Tolomeo II Filadelfo e corrisponde allegoricamente all'espansione della Bibliothèque du roi ad opera di Luigi XIV. A completare le decorazioni degli appartamenti vi era mobilio in argento massiccio che qui rimase sino alla Guerra della Lega di Augusta del 1689 quando Luigi XIV ordinò di inviare tale mobilio dalla zecca per essere fuse al fine i coprire i costi della guerra.

Il piano originale di Le Vau per i grand appartement du roi ebbe corta vita. Con l'inaugurazioen delle tre campagne di costruzione che soppressero la terrazza che collegava gli appartamenti del re e della regina, il Salone di Giove e il Salone di Venere per la costruzione della Galleria degli Specchi. Gli elementi decorativi del Salone di Giove vennero rimossi e riutilizzati per decorare la salle des gardes de la reine; e gli elementi decorativi del primo Salone di Venere vennero riutilizzati nel nuovo Salone di Venere dove si trovano ancora oggi.

Dal 1678 sino alla fine del regno di Luigi XIV i grand appartement du roi venivano utilizzati per il ricevimento degli ospiti a corte e degli ambasciatori e come tale ogni stanza assunse una funzione specifica:

  • Salone di Venere: banchetti con cibo e bevande per gli ospiti.
  • Salone di Diana: sala da biliardo.
  • Salone di Marte: sala da ballo.
  • Salone di Mercurio: sala per il gioco delle carte.
  • Salone di Apollo: sala della musica.

Nel XVIII secolo sotto il regno di Luigi XV, i grand appartement du roi vennero espansi a includere il Salone dell'Abbondanza - formalmente vestibolo d'entrata dei petit appartement du roi – ed il Salone d'Ercole - occupante il livello della tribuna della cappella del palazzo.

Grand appartement de la reine[modifica | modifica wikitesto]

Camera della Regina

Parallelamente al grand appartement du roi si trovava il grand appartement de la reine che servì come residenza per tre regine di Francia, Maria Teresa d'Asburgo-Spagna, moglie di Luigi XIV, Maria Leszczyńska, moglie di Luigi XV, e Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena, moglie di Luigi XVI. Inoltre la pronipote acquisita di Luigi XIV, la principessa Maria Adelaide di Savoia, in quanto duchessa di Borgogna, occupò queste stanze dal 1697 (anno del suo matrimonio) sino al 1712.[2]

Quando l'enveloppe di Le Vau rispetto al château vieux venne completata, il grand appartement de la reine incluse un'infilata di sette stanze a creare un parallelo col grand appartement du roi. La configurazione era la seguente:

  • Cappella – parallela al salone di Diana nel grand appartement du roi[3]
  • Salla della guardia – parallela al salone di Marte nel grand appartement du roi
  • Anticamera – parallela al salone di Mercurio nel grand appartement du roi
  • Camera della Regina – parallela al salone d’Apollo nel grand appartement du roi
  • Grande gabinetto – parallela al salone di Giove nel grand appartement du roi
  • Oratorio – parallelo al salone di Saturno nel grand appartement du roi

Come per le decorazioni dei soffitti del grand appartement du roi, che rappresentavano allegorie storiche che alludevano alle vicende di Luigi XIV, le decorazioni del grand appartement de la reine mostravano invece eroine del passato antico armonizzate con elementi generali e a tema.[5]

Con la costruzione della Galleria degli Specchi, iniziata nel 1678, la configurazione del grand appartement de la reine cambiò. La cappella venne trasformata nella sala delle guardie della regina e fu in questa sala che vennero riutilizzate le decorazioni del salone di Giove.[6] La salle des gardes de la reine comunicava con la loggia attraverso la escalier de la reine, che formava un parallelismo della escalier des ambassadeurs nel grand appartement du roi. La loggia consentiva inoltre l'accesso allappartement du roi, la serie di stanze ove viveva Luigi XIV, ed agli appartamenti di Madame de Maintenon. Durante la fine del regno di Luigi XIV la escalier de la reine divenne la principale entrata agli appartamenti del castello, mentre la escalier des ambassadeurs venne usata solo di rado. Dopo la demolizione dellescalier des ambassadeurs nel 1752, l'escalier de la reine ottenne ufficialmente la qualifica di entrata principale.

Dal 1682 il grand appartement de la reine giunse ad includere:

  • Salle des gardes de la reine
  • Antichambre (già salle des gardes)
  • Grand cabinet
  • Chambre de la reine

Con la morte di Luigi XIV nel 1715, la corte venne spostata dapprima a Vincennes e poi a Parigi. Nel 1722 Luigi XV reinstallò la corte a Versailles ed iniziò alcune modifiche dell'interno del palazzo. Tra i progetti principali di questa nuova fase vi fu la ridecorazione della chamber de la reine.

Per commemorare la nascita del delfino Luigi nel 1729, Luigi XV ordinò una completa ridecorazione della stanza.

Durante la sua permanenza a Versailles, Maria Leszczynska utilizzò il grand appartement de la reine al quale annesse il Salone della Pace come sala della musica. Nel 1770, quando l'arciduchessa d'austria Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena sposò il delfino poi re Luigi XVI, prese residenza sempre in questi appartamenti. Con l'ascesa al trono di Luigi XVI nel 1774, Maria Antonietta ordinò ulteriori decorazioni per il grand appartement de la reine, le ultime modifiche che l'ala subì.

  • Salle des gardes de la reine – questa sala rimase invariata all'epoca di Maria Antonietta.[7]
  • Antichambre – questa stanza venne trasformata nell'antichambre du grand couvert. Fu in questa sala che il re, la regina e i membri della famiglia reale cenavano in pubblico. Occasionalmente questa sala era servita come teatro per il castello.
  • Grand cabinet – questa stanza venne trasformata nel salon des nobles. Seguendo la tradizione già instaurata dai suoi predecessori, Maria Antonietta teneva le udienze formali in questa stanza.
  • Chambre de la reine – questa era la camera da letto della regina ed era di splendore eccezionale. Da qui la notte tra il 6 ed il 7 ottobre 1789 Maria Antonietta riuscì a scappare dalla folla di rivoluzionari, attraverso una porta segreta che conduceva ad un corridoio privato verso gli appartamenti del re.

Appartement du roi (l'appartamento privato del re)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Appartement du roi.

L'appartement du roi è una serie di di stanze ad uso privato del re. Originariamente progettate e utilizzate da Luigi XIV nel 1683, queste stanze vennero utilizzate anche dai suoi successori Luigi XV e Luigi XVI per alcune cerimonie come la lever ed il coucher.

Le petit appartement du roi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Petit appartement du roi.

Il petit appartement du roi è una serie di stanze riservate all'uso privato del re. L'area venne originariamente progettata per Luigi XIII al primo piano del castello, ma lo spazio venne poi radicalmente modificato da Luigi XIV. I suoi successori, Luigi XV e Luigi XVI modificarono drasticamente e rimodellarono queste sale a loro uso personale.

Le petit appartement de la reine[modifica | modifica wikitesto]

Il "Cabinet doré" di Maria Antonietta nel petit appartement de la reine
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Petit appartement de la reine.

Il petit appartement de la reine è una serie di stanze ad uso privato della regina. Originariamente create per la regina Maria Teresa d'Asburgo-Spagna, consorte di Luigi XIV, le stanze vennero poi modificate da Maria Leszczyńska e da Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena.

Galerie des Glaces (Galleria degli Specchi)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Galleria degli Specchi.

La galerie des glaces (Galleria degli Specchi), è la stanza più celebrata di tutto il complesso della Reggia di Versailles. Utilizzata per molte cerimonie della corte francese durante l'Ancien Régime, la galerie des glaces ha ispirato molti altri architetti nel mondo.

Cappelle di Versailles[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cappelle di Versailles.

Nell'evoluzione del castello di Versailles, vi sono state costruite cinque cappelle. L'attuale cappella, l'ultima e la più grande risale all'epoca di Luigi XIV e rappresenta uno dei migliori esempi di architettura barocca francese e di decorazione ecclesiastica.

L’Opéra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi l'Opéra della Reggia di Versailles.

L'Opéra è il più ambizioso progetto architettonico avviato da Luigi XV per il castello di Versailles. Completata nel 1770, l'Opéra venne inaugurata come parte delle festività per il matrimonio del nipote di Luigi XV, il futuro Luigi XVI, con l'arciduchessa d'Austria, Maria Antonietta.

Qualche cifra sul complesso[modifica | modifica wikitesto]

Vista dei giardini di Versailles dal "Place d'Armes"

La reggia di Versailles è gestita dal 1995 dall'Ente Pubblico del Museo e dei Beni culturali di Versailles, il cui presidente è Jean-Jacques Aillagon, consigliere di stato. Quest'Ente pubblico impiega 900 dipendenti, di cui 400 addetti alla sorveglianza. Accoglie 3 milioni di visitatori all'anno nella reggia e 7 milioni nel parco. Il 70% dei turisti è costituito da stranieri.

Fontana di Leto

La Reggia comprende tre edifici: Versailles, il Grande Trianon e il Piccolo Trianon, e molti edifici situati in città: grandi e piccole scuderie, la sala dell'Hôtel Menus-Plaisirs, le sale del gioco della pallacorda, il Grande Comune ... La Reggia di Versailles conta 700 stanze, 2513 finestre, 352 camini (1252 durante l'Ancien régime), 67 scale, 483 specchi (distribuiti nella Grande Galleria, il Salone della guerra e il Salone della Pace) e 13 ettari di tetti. La superficie totale è di 67.121 m², di cui 50.000 sono aperti al pubblico.

Il parco si estende per 800 ettari, di cui 300 ha di bosco e due di giardini alla francese: il Piccolo Parco, 80 ettari, e Trianon, 50 ettari. Conta 20 km di mura di cinta e 42 km di sentieri. Ci sono 372 statue.

Fra i 55 bacini d'acqua, il più ampio è quello del Grande Canale, 24 ettari e 500.000 m³, e la Piscina degli Svizzeri, 180.000 m³. Si contano 600 getti d'acqua e 35 km di canalizzazioni.

Un programma di riorganizzazione, il "progetto della Grande Versailles" (in francese "Grand Versailles"), è stato lanciato nel 2003. Finanziato dallo Stato per una cifra di 135 milioni di euro per i primi sette anni, si prolungherà per 17 anni e riguarderà tutto il complesso, sia quello della reggia sia quello del parco. I tre obiettivi principali sono quelli di assicurare la stabilità, proseguire i restauri e creare nuovi spazi per l'accoglienza del pubblico. Insieme allo Stato sono presenti numerosi mecenati che finanziano i restauri. I loro contributi rappresentano il 5% delle entrate. Anche la fondazione "Amici Americani di Versailles" ha recentemente donato 4 milioni di dollari (cioè i due terzi del costo totale) per il restauro del «boschetto delle tre fontane», inaugurato nel giugno 2004, e la società Vinci finanzia quello della « Galleria degli Specchi » per un totale di 12 milioni di euro. I lavori sono stati completati il 27 giugno 2007.

La reggia di Versailles, con il suo parco unico al mondo, è stata inserita nel 1979 nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

La reggia e le sue dipendenze (Grand et petit Trianon, Hameau de la Reine e le due scuderie) con il loro museo della storia di Francia (istituito da Luigi Filippo I) conservano opere di gran pregio, prevalentemente di artisti francesi ma non solo, dal XV secolo al Novecento. Tra l'altro vi si trovano pitture di Paolo Veronese, Philippe de Champaigne, Valentin de Boulogne, Simon Vouet, Laurent de La Hyre, Charles Le Brun, Pierre Mignard, Francesco Albani, Domenichino, Nicolas de Largillière, Hyacinthe Rigaud, Jean-Marc Nattier, Hubert Robert, Vigée-Lebrun, Jacques-Louis David, Antoine-Jean Gros, François Gérard, Thomas Lawrence, Eugène Delacroix e Pierre-Auguste Renoir.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Questa stanza era originariamente la prima che si incontrava dallo Scalone degli Ambasciatori e costituiva anche l'entrata principale ai grand appartement du roi.
  2. ^ Sei re nacquero in queste stanze: Filippo V di Spagna, Luigi XV, Luigi XVI, Luigi XVII, Luigi XVIII e Carlo X.
  3. ^ Questa fu la seconda cappella costruita nella reggia di Versailles
  4. ^ Per permettere la costruzione della Galleria degli Specchi e del Salone della Pace (progetti centrali della terza campagna di costruzione avviata da Luigi XIV), dopo la morte della regina Maria Teresa nel 1683 il gran gabinetto, l'oratorio ed il piccolo gabinetto vennero demoliti. Di queste tre sale sopravvive oggi solo un frammento di decorazione del soffitto del gran gabinetto.
  5. ^ Una nota interessante e che non solo nelle decorazioni rappresentino delle donne, ma che le stesse pitture siano state realizzate in gran parte da pittrici di rilievo come Madeleine Boullogne che si dedicò alla decorazione dell'antichambre de la reine.
  6. ^ Con la creazione di questa stanza, venne costruita una nuova cappella (la terza) del castello, in una sala adiacente. La nuova cappella venne costruita nel 1682 (dove attualmente si trova il salone d'Ercole). Nel XIX secolo la sala venne ribattezzata sala dell'incoronazione in quanto accolse il monumentale dipinto di Jacques-Louis David raffigurante l'Incoronazione di Napoleone I.
  7. ^ Fu attraverso questa sala che la folla parigina nella notte tra il 6 ed il 7 ottobre 1789 riuscì ad entrare nel castello. Durante gli scontri alcuni membri delle guardie svizzere vennero uccisi nel tentativo di difendere la regina dall'aggressione.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jacques Levron, La vie quotidienne à la cour de Versailles, Hachette, 1965.
  • Jean-François Solnon, La Cour de France, Hachette-Livre de Poche, coll. «Références», 1987.
  • William R. Newton, L’espace du roi. La Cour de France au château de Versailles, 1682—1789, Fayard, 2000
  • Chiara Santini, Il giardino di Versailles. Natura, artificio, modello, Leo S. Olschki ed., Firenze 2007 ISBN 978-88-222-5646-1

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