Palazzo di Caterina

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Coordinate: 59°42′57″N 30°23′44″E / 59.715833°N 30.395556°E59.715833; 30.395556

Il Palazzo di Caterina in estate

Il palazzo di Caterina in russo: Екатерининский дворец? è la residenza estiva degli zar di Russia, eretta in stile rococò e facente parte del complesso architettonico di Tsarskoye Selo, nella città di Puškin a circa 25 km, o meglio 24 verste a sud-est di San Pietroburgo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1717 Caterina I aveva chiesto all'architetto tedesco Braunstein di costruirle un palazzo per passare l'estate. Ma già nel 1743 l'imperatrice Anna chiese agli architetti Zemtsov e Kvasov di espandere il palazzo che oramai era dedicato alla zia, Caterina. La figlia di Caterina, Elisabetta, nuovamente trovò lo stile della reggia sorpassato e nel maggio 1752, chiese al suo architetto di corte, l'italiano Rastrelli (progettista di parte della città di San Pietroburgo e di molti edifici prestigiosi) di demolirla e sostituirla con un edificio ancor più magnifico, in uno stile rococò flamboyant. I lavori durarono circa 4 anni, e il 30 luglio 1756 l'architetto presentò all'imperatrice, a tutta la sua corte stupita e agli ambasciatori stranieri un nuovissimo palazzo con una facciata lunga ben 325 metri.

Elisabetta era ancora in vita, e già l'edificio era molto famoso per le sue facciate estremamente lussuose: più di 100 kg d'oro sono stati usati per decorare il sofisticato fronte di stucchi e le numerose statue sul tetto: ai tempi si vociferava che addirittura l'intero tetto fosse ricoperto d'oro. Questi particolari dorati brillarono sulla facciata del palazzo fino al 1773, anno in cui Caterina II fece rimpiazzare l'oro con delle dipinture verde oliva, abbastanza banali e monotone. Il palazzo si raggiunge attraversando un grande giardino alla francese: centro di questo giardino è il padiglione dell'Hermitage, azzurro e bianco, a fianco al lago e progettato da Zemtsov nel 1744 e revisionato da Rastrelli solo un lustro dopo, e che trova il suo formale coronamento in una enorme statua dorata che rappresenta il ratto di Persefone. L'interno è arredato con tavoli da pranzo equipaggiati da meccanismi montavivande: l'entrata principale è fiancheggiata da due edifici di forma semicircolare e l'insieme ricorda vagamente piazza San Pietro, a Roma. Tutto il complesso è separato dalla città vera e propria di Tsarskoe Selo da una cancellata di ferro battuto decorata molto finemente.

Un modellino del palazzo

Sebbene il palazzo sia comunemente associato a Caterina II, lei lo vedeva come un esempio di "architettura di panna montata" ormai fuori moda. Al momento della sua ascesa al trono, alcune statue del parco stavano per essere ricoperte d'oro, come la defunta zarina Elisabetta aveva ordinato, ma l'ordine che fu subito sospeso appena la nuova imperatrice venne a sapere quanto queste opere costassero; nelle sue memorie si dimostrò sempre molto contraria alle stravaganze estremamente dispendiose di colei che la precedette sul trono.

« Stavano ancora costruendo il palazzo, ma era come la tela di Penelope: ciò che oggi era edificato, sarà distrutto domani. Quella casa è stata buttata giù fino alle fondamenta sei volte, poi ricostruita nuovamente prima d'essere portata allo stato attuale. La somma di un milione seicentomila rubli venne spesa nella costruzione. Ci sono dei resoconti che lo provano; ma oltre a questa somma l'imperatrice vi spese molto denaro dalle sue proprie tasche, senza nemmeno contarlo. »

Per gratificare la sua passione per l'antico e l'arte neoclassica, Caterina chiamò l'architetto scozzese Charles Cameron che non solo rinnovò l'interno di un'ala nello stile palladiano in voga in quel periodo, ma fece anche edificare gli appartamenti privati dell'imperatrice, un modesto esempio di stile greco chiamato le stanze d'ambra, all'estrema sinistra dell'edificio principale. Conosciuto per i suoi elaborati decori in diaspro, l'appartamento venne progettato in modo da essere connesso alle altre opere di Cameron e, come Caterina impose, il parco venne trasformato in una specie di moderno parco dei divertimenti.

Un particolare della Camera d'ambra

In seguito alla morte della zarina, nel 1796, al palazzo venne preferito quello di Pavlovsk: i regnanti successivi preferirono spostare la loro residenza al vicino castello di Alessandro, evitando, con due sole eccezioni, di farvi nuove aggiunte o modifiche, e trattandolo con il riguardo dovuto a un monumento alla ricchezze di Elisabetta e alla gloria di Caterina. Nel 1817 lo zar Alessandro chiamò Vasily Stasov perché rimodernasse alcuni degli interni del palazzo della nonna nello stile più à la page in quel periodo, lo stile impero. Circa 20 anni più tardi, la cosiddetta scala Stasov rimpiazzava la vecchia scala circolare che portava alla cappella di palazzo: sfortunatamente, la maggior parte degli interni di Stasov, in particolar modo quelli costruiti durante il regno di Nicola, non sono stati restaurati dopo i saccheggi della seconda guerra mondiale. Al loro ritiro dopo l'assedio di Leningrado, l'esercito tedesco distrusse intenzionalmente buona parte del palazzo, lasciandolo come un guscio svuotato di quegli arredi che erano stati lasciati dai russi incaricati di nasconderli per difenderli. Soltanto una piccola parte è stata salvata in questo modo, ma ha già rivestito una grande importanza nel restauro del palazzo, terminato in quasi totalità per il tricentenario della città nel 2003.

L'entrata principale.

Nonostante gli interni neoclassici di Stasov e Cameron siano meravigliosi esempi del gusto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, questo palazzo è conosciuto principalmente per l'inseguirsi di stanze formali conosciute in francese come enfilade, l'infilata d'oro. Inizia nella spaziosa sala da ballo, che ha uno stupendo soffitto dipinto e, attraverso una serie di numerose stanze più piccole finemente decorate, termina nella riproduzione della camera d'ambra.[1] La sala da ballo, progettata da Rastrelli tra il 1752 e il 1756 con pareti bicolori, e utilizzata in caso di ricevimenti, pranzi importanti o anche balli in maschera, copriva un'area di circa 1000 m²: occupa l'intera ampiezza del palazzo e le finestre sulla facciata orientale guardano sul parco interno al palazzo stesso, mentre quelle ad ovest si affacciano sul piazzale antistante. Al tramonto, 696 lampade venivano accese sui candelieri che si trovano vicino agli specchi. La stanza adiacente, un piccolo spazio contemporaneo alla sala da ballo, sempre opera dell'italiano, con grandi porte finestre e finte porte a specchio per rendere lo spazio più ampio e luminoso, è decorata con stucchi dorati e fiori stilizzati, ispirata al mito greco del dio del sole e del dio dell'alba, Elio e Eos. Di fronte a questa stanza, dopo la scala principale, si trova la stanza da pranzo bianca, con una copia de il trionfo di Apollo, del XVI secolo di Guido Reni.

C'è poi la stanza dei ritratti, di un centinaio di metri quadri di superficie, le cui pareti sono ricoperte da grandi ritratti delle imperatrici Caterina I e II ed Elisabetta, come anche della sorella di Pietro il grande, Natalya, mentre il pavimento è ricoperto di essenze pregiate. Il salotto di Alessandro, all'interno dell'appartamento privato dello zar, si differenzia dalle altre per le pareti completamente coperte di seta cinese: è arredato anche con porcellane giapponesi, cinesi e tedesche. La sala da pranzo verde, che aveva rimpiazzato un giardino di Rastrelli nel 1773, è la prima stanza dell'ala nord del palazzo di Caterina, disegnata da Cameron per il futuro zar Paolo e la moglie. Tutta la stanza, con le sue mura color pistacchio, è stata gravemente danneggiata in un incendio nel 1820, condividendo il destino degli arredi di Cameron: è stata restaurata sotto la direzione di Stasov.

Il Palazzo nei media[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Peter Bruhn: Das Bernsteinzimmer in Zarskoje Selo bei Sankt Petersburg

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