Palazzo della Secessione

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Coordinate: 48°12′01.31″N 16°21′55.83″E / 48.200364°N 16.365508°E48.200364; 16.365508

Palazzo della Secessione viennese
Secession Vienna June 2006 005.jpg
Vista frontale dell'ingresso
Ubicazione
Stato Austria Austria
Località Vienna
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1897-1898
Realizzazione
Architetto Joseph Maria Olbrich
 
Particolare della Beethoven Frieze di Gustav Klimt, 1902
(DE)
« Der Zeit ihre Kunst, der Kunst ihre Freiheit »
(IT)
« A ogni epoca la sua arte, all'arte la sua libertà »
(Iscrizione che si trova sul prospetto dell'edificio, motto della Secessione viennese)

Il Palazzo della Secessione (in tedesco Wiener Secessionsgebäude) è un edificio, dalle forme originali, situato a Vienna e costruito come sede delle esposizioni degli artisti della Secessione viennese.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo della Secessione venne costruito tra il 1897 e il 1898, ad opera del giovane architetto Joseph Maria Olbrich, elemento di spicco della Secessione, allievo del già famoso Otto Wagner, precursore delle tematiche Secessioniste. Il Palazzo della Secessione venne realizzato come spazio espositivo ufficiale (funzione a cui è adibito ancora oggi), nettamente separato da quelli a disposizione dell’arte accademica, dove allestire periodicamente le mostre degli artisti secessionisti, diventando ben presto il centro dei più importanti e innovativi avvenimenti artistico-culturali dell’epoca. L’idea di Olbrich deriva da un disegno di Gustav Klimt, che prevedeva una costruzione cubica, sormontata da un frontone simile a quello di un tempio. Infatti, Olbrich elabora la pianta partendo da un semplice quadrato sul quale si sviluppa il volume, composto da pareti lisce e quasi disadorne (se si esclude un fregio floreale sotto il cornicione) nelle quali si inseriscono porte e finestre che si aprono con tagli netti e decisi senza cornici o modanature, tipici dell’architettura eclettica. Nel complesso si arriva alla realizzazione di un edificio estremamente rigoroso, in controtendenza con le architetture eclettiche in voga a quel tempo. Il disegno di Klimt è mantenuto soprattutto per quanto riguarda l’ingresso. Esso sembra essere circondato da un aurea mistica all’interno del quale vi possono accedere solo gli iniziati. Questa sensazione è provocata dall’aspetto dell’ingresso stesso, composto da blocchi massicci che fiancheggiano l’entrata, spogli e privi di decorazioni (fatta eccezione per dei profili del basamento e del cornicione), che richiamano i pilastri monumentali dei templi egizi. L’ingresso si trova arretrato rispetto ai blocchi e compie la funzione di attrarre lo spettatore verso l’interno, raggiungibile attraverso una scala. È in questa parte che si concentra la maggior parte della decorazione, composta da un fregio di foglie dorate, che incorniciano il portale, sopra il quale dei rilievi di teste femminili simboleggiano le arti della pittura, dell’architettura e della scultura. Sopra di esso, su una sorta di trabeazione, è scritto il motto della secessione: “Al tempo la sua arte, all’arte la sua libertà” (Der Zeit ihre Kunst / der Kunst ihre Freiheit), suggerita dal critico Ludwig Hevesi e rimossa dai nazisti nel 1938. Elemento di grande novità decorativa è la cupola traforata, quasi sferica, composta da migliaia di foglie di lauro (che simboleggiano la consacrazione ad Apollo, dio delle arti) in rame ricoperta da lamine d’oro, la cui lucentezza contrasta con le pareti semplicemente intonacate di bianco. Questa cupola permette un’illuminazione naturale dall’alto sugli spazi espositivi interni, grazie anche a quattro lucernari e al rinforzo dato dalle finestre. Gli spazi espositivi sono giocati anch’essi sul rigore e sulle esigenze pratiche, del tutto privi di decorazione, muri ed elementi strutturali fissi dove l’area veniva modificata a seconda delle esigenze attraverso tramezzi e pannelli mobili. In questa caratteristica di flessibilità e adattamento degli spazi c’è un vero e proprio concetto rivoluzionario, rispetto alle tradizionali concezioni statiche del museo, mentre la possibilità di trasformare gli spazi diventa metafora della frenesia della vita moderna. La cupola divenne il vero simbolo della Secessione, nonostante il pubblico viennese la guardasse con distacco, e l’intero edificio venne accolto a livello europeo come un nuovo punto di riferimento per l’architettura moderna, ormai insofferente all’eclettismo. L’edificio fu ricostruito dopo un incendio nel 1945, restaurato nel 1964 e nel 1986 trasformato secondo gli attuali criteri museali.

Esposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Decorazione sul lato sud
Il motto riportato sulla facciata

La prima mostra venne tenuta nel padiglione della società di giardinaggio e improntata su criteri del tutto nuovi. Le opere vennero appese all’altezza dello sguardo e raggruppate per autore, in contrasto con i modi caotici di disposizione fino ad allora utilizzati. L’evento richiamò 57.000 visitatori e si concluse con un grande successo e la vendita di 218 opere. Successivamente, per curare l’allestimento di tutte le mostre venne chiamato Olbrich, lo stesso architetto che aveva progettato il palazzo dove si svolgevano. Tra le opere esposte all'interno del Palazzo, la più famosa è il Beethovenfries, opera di Gustav Klimt.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ilse Dolinschek, Die Bildhauerwerke in den Ausstellungen der Wiener Sezession von 1898-1910, Muenchen, Scaneg, 1989 ("Beitraege zur Kunstwissenschaft", 30).

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