Palazzo d'Accursio

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Palazzo d'Accursio

Il Palazzo d'Accursio o Comunale (in dialetto bolognese Palâz senza articolo) si affaccia su Piazza Maggiore ed è attualmente sede del municipio di Bologna.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Esso è un insieme di edifici che sono stati uniti nel corso dei secoli ma all'inizio fu l'abitazione di Accursio, giurista e maestro di diritto nello Studio Bolognese. Solo nel 1336 divenne residenza degli Anziani, la massima magistratura del comune e quindi sede del governo della città. Nel XV secolo fu ristrutturato da Fioravante Fioravanti che aggiunse tra l'altro l'orologio della Torre d'Accursio. Altre ristrutturazioni architettoniche risalgono ai primi anni del XVI secolo dopo la caduta dei Bentivoglio.

Fotografia storica di Pietro Poppi

La Madonna di Piazza con Bambino è un'opera in terracotta di Nicolò dell'Arca (1478) esposta nella parte alta della facciata. All'interno vengono conservate le memorie delle vicende storico-politiche della città di Bologna. È inoltre presente all'interno il Museo Morandi le cui opere sono state donate dalla famiglia del pittore.

Nella storia recente il palazzo è tristemente famoso per la strage che riporta il suo nome in quanto suo scenario. Con questa espressione ci si riferisce agli avvenimenti del 21 novembre 1920. Mentre il sindaco neoeletto, il socialista Enio Gnudi presiedeva la seduta inaugurale della consiliatura e la piazza era piena di cittadini in festa, gli squadristi entrarono nella piazza. Vennero sparati alcuni colpi di arma da fuoco e la folla si ritrovò fra fascisti che sparavano contro Palazzo d'Accursio e i carabinieri che rispondevano al fuoco. Alcune Guardie rosse risposero gettando delle bombe a mano dalle finestre del palazzo. In tutto ci furono 10 morti e 58 feriti[1]. All'interno del palazzo veniva invece ucciso, a colpi di pistola, il mutilato di guerra Giulio Giordani, eletto consigliere comunale dai nazional-fascisti. Il tragico avvenimento ebbe grande risonanza a livello nazionale, venendo successivamente indicato come atto di nascita del fascismo agrario [2].

Sale del Palazzo[modifica | modifica sorgente]

Sala del Consiglio Comunale[modifica | modifica sorgente]

La Sala del Consiglio Comunale si trova al primo piano e contiene la Galleria dei Senatori di Bologna. Fu affrescata tra il 1675 e il 1677 da Angelo Michele Colonna, con l'aiuto del giovane Gioacchino Pizzoli.

Galleria Vidoniana[modifica | modifica sorgente]

La Galleria Vidoniana fu fatta costruire dal cardinale Pietro Vidoni nel 1665. Attualmente vi è esposto un importante patrimonio di dipinti, mobili, arredi, suppellettili provenienti dalle donazioni fatte al Comune di Bologna nell'Ottocento e nel primo Novecento.

Sala Farnese[modifica | modifica sorgente]

La Sala Farnese si trova al secondo piano e fu fatta costruire così come è oggi nel 1665 dal Cardinal Girolamo Farnese. Anticamente era chiamata "sala regia" probabilmente poiché nella attigua Cappella del Legato venne incoronato Re d'Italia, con la Corona ferrea, Carlo V del Sacro Romano Impero nel 1530 (la successiva incoronazione imperiale si tenne nella Basilica di San Petronio). Gli affreschi della Cappella sono di Prospero Fontana del 1562 e le decorazioni della Sala Farnese ripercorrono le vicissitudini della città dal Medioevo al Seicento. Appunto, con le vicissitudini della città di Bologna all'epoca sotto il dominio francese è il grande dipinto che si osserva sulla parete immediatamente a destra dell'ingresso della sala. Esso, infatti, raffigura la stravagante solenne cerimonia che i sovrani di Francia (imitati poi dai sovrani d'Inghilterra e d'Ungheria) usavano celebrare a corte, alla presenza delle più alte cariche ecclesiastiche e nobiliari, nel corso della quale essi pretendevano di esercitare le loro facoltà taumaturgiche imponendo le mani sul collo delle persone affette dal cosiddetto "mal del collo" (in francese "marcou") una forma di tubercolosi purulenta di cui nei lunghi secoli dell'alto e basso Medioevo venivano frequentemente colpite le persone di qualsiasi condizione sociale. L'affresco raffigura il re di Francia Francesco I, in visita a Bologna, il 15 dicembre 1515, mentre tocca le scrofole di un gruppo di sudditi italiani. Il potere taumaturgico dei re d'Inghilterra e di Francia, passato alla storia come "tocco delle scrofole", proveniva da un'insistente propaganda dei cronisti laici ed ecclesiastici di corte i quali, per ingraziarsi i favori dei loro sovrani, sostenevano nei loro scritti, facendo uso della loro sapiente scienza, che i sovrani detentori del potere temporale avevano ricevuto sin dai primi tempi direttamente da Dio il potere di guarire quella malattia. La cosa sulle prime non era stata accolta con favore dalle autorità ecclesiastiche ma con l'andar del tempo, visto il graduale affermasi del potere assoluto (siamo ormai ai tempi dell'imperatore Carlo V) anche la Chiesa aveva accondisceso ad avallare (con la presenza di alti prelati) le cerimonie che si svolgevano in tempi prestabiliti nelle corti di Francia e Inghilterra e nelle sedi periferiche dei territori conquistati. In Francia anche il re Luigi IX, poi S. Luigi, noto persecutore degli eretici albigesi, praticava il tocco dei malati ogni giorno, dopo la Messa, mentre il re Luigi XI solo una volta la settimana e in questo caso gli scrofolosi venivano raggruppati in modo da essere condotti davanti a lui settimanalmente. Uno studio accurato dell'usanza, perdurata sino a dopo la rivoluzione francese in Francia e sino ai tempi della regina Anna (1702-1715) in Inghilterra, è stato redatto dall'insigne storico lionese Marc Bloch, eroe della resistenza e fucilato dai nazisti nel 1944, che ne scrisse un dettagliatissimo saggio dal titolo "Les rois thaumaturges".[3]

Sala dei Cavalleggeri

La Sala dei Cavalleggeri era destinata alla sosta dei soldati di scorta al Legato papale.

Aula Piana[modifica | modifica sorgente]

L'aula Piana fu costruita nel 1852 dal Cardinal Gaetano Bedini.

Sala Urbana[modifica | modifica sorgente]

La Sala Urbana fu fatta costruire verso il 1750 dal Cardinal Girolamo Farnese e fu fatta restaurare nel 1852 dal Cardinal Gaetano Bedini. Le sue pareti, a metà Settecento, vennero ricoperte da affreschi comprendenti circa duecento stemmi, pertinenti alla serie dei governatori e dei legati pontifici che ressero la città a partire dal XIV secolo. Attualmente è nella sede delle Collezioni Comunali d'Arte

Sala Borsa[modifica | modifica sorgente]

La Biblioteca Sala Borsa si trova all'interno del Palazzo Comunale, all'angolo fra via Ugo Bassi e Piazza Nettuno. Sorge su antichi resti romani, probabilmente coincidenti con l'antico "foro" della città romana, visibili attraverso un pavimento appositamente realizzato in vetro.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mimmo Franzinelli, Squadristi, Oscar Mondadori, Cles (Tn), 2009, pag. 299:"... le "Guardie rosse" gettano bombe dalla casa municipale: 10 morti (tutti di parte socialista: Antonio Amadesi, Attilio Bonetti, Gilberto Cantieri, Enrico Comastri, Vittorio Fava, Livio Fazzini, Marino Lenzi, Ettore Masetti, Leonilda Orlandi, Carolina Zacchi), una sessantina i feriti.
  2. ^ Sabbatucci, Vidotto, op. cit., p. 316
  3. ^ Leggi: "I re taumaturghi", 1973 e 1989 Giulio Einaudi Editore spa. Torino.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Sabbatucci, Vittorio Vidotto, Il mondo Contemporaneo, Roma-Bari, Laterza, 2004, ISBN 88-420-7607-4.

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