Palazzo Stoclet

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Coordinate: 50°50′07″N 4°24′58″E / 50.835278°N 4.416111°E50.835278; 4.416111

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Palazzo Stoclet
(EN) Stoclet House
Tipo Culturali
Criterio (i) (ii)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 2009
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il Palais Stoclet (francese) o Stocletpaleis (neerlandese) è un palazzo progettato dall'architetto Josef Hoffmann, di cui è considerato il capolavoro, e costruito a Bruxelles tra il 1905 e il 1911 per il finanziere e mercante d'arte Adolphe Stoclet in Avenue de Tervueren/Tervurenlaan.

Grande importanza rivestono gli interni, quasi completamente decorati con materiali importati dall'Austria, che realizzano il sogno degli artisti della secessione viennese di una fusione tra arte e vita, resa possibile dalla professione del committente. La sala da pranzo fu decorata da Gustav Klimt con un fregio (L'albero della vita) in una fantasmagoria di colori. I 9 disegni ideati da parte di Klimt oggi si trovano nella collezione permanente del Museum für angewandte Kunst a Vienna.[1] Anche la sala da bagno del Palazzo è disegnata nei minimi dettagli.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Lo studio planimetrico fa eco alla distribuzione della casa inglese, priva di vere gerarchie spaziali, e consente all'architetto di articolare lo spazio in vani di dimensioni differenti e prive di vincoli geometrici: troviamo stanze rettangolari come ottagonali, soffitti piani o a botte... Si tratta di scatole preziose indipendenti una dall'altra [2]

Hoffmann prosegue la sua ricerca decorativa sulla scia delle idee espresse da Gottfried Semper e da Otto Wagner. Il rivestimento in lastre marmoree è inconsueto per l'artista, che porta avanti l'idea di superfici intonacate e lisce (si veda il Sanatorio di Purkersdorf), indagando l'idea della cortina pendente e del rivestimento tessile, ma al contempo riducendo al minimo la decorazione. Questa è stesa in maniera uniforme, le commettiture allineate in maniera da sottolineare la sua funzione non strutturale ma eminentemente decorativa. La dimensione delle lastre cambia per incontrare quella delle aperture, sottolineandole.

Il rivestimento (vedi: Sanatorio di Purkersdorf: Rivestimento) è applicato senza l'ausilio di chiodi o borchie, con l'intento di creare un'unica superficie. L'elemento di coesione è la cornice in metallo brunito che delinea le grandi superfici, come fosse un orlo, una bordatura. Questo riporta al tema semperiano del rivestimento tessile, tema caratteristico degli architetti viennesi di fine ottocento.

La struttura non viene esposta, ma neanche nascosta. Il pilastro, evidente nella hall, è l'unica componente strutturale avvertibile; diventa una leggera asta passante il cui rivestimento marmoreo lo trasforma in elemento decorativo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Peter Noever: MAK & Vienna (guida al museo). MAK Vienna e Prestel Editore, Monaco di Baviera 2002, ISBN 978-3-7913-2836-2; pag. 71-75.
  2. ^ Giovanni Fanelli - Roberto Gargiani, Storia dell'architettura contemporanea - spazio, struttura, involucro, 1999, Laterza; pag 95-96

Riferimenti[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Fanelli - Roberto Gargiani, Storia dell'architettura contemporanea - spazio, struttura, involucro, 1999, Laterza

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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