Palazzo Sanvitale

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Coordinate: 44°48′06.12″N 10°19′51.6″E / 44.8017°N 10.331°E44.8017; 10.331

L'ingresso di Palazzo Sanvitale.

Il Palazzo Sanvitale è situato nel centro storico di Parma, in piazzale Jacopo Sanvitale n. 1. A lungo residenza della casata dei Sanvitale, oggi ospita la sede centrale di Banca Monte Parma che fa parte di Gruppo Intesa Sanpaolo.

Cenni di storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo antico del palazzo risale alla prima metà del Cinquecento, quando fu di proprietà dei Lalatta, dei Prati e dei Cesi. Diventò la residenza dei Sanvitale nel 1639, quando Alessandro II Sanvitale combinò un matrimonio tra il figlio Luigi e Lucrezia Cesi, figlia di Fortunato Cesi. Gli accordi dotali prevedevano che il palazzo sarebbe passato in proprietà ai Sanvitale in cambio del completo mantenimento di Lelia Cesi, madre della sposa, da parte di Alessandro. I Sanvitale attuarono nel corso degli anni diversi accorpamenti di fabbricati contigui, tra cui il teatro della Racchetta, ceduto nel 1687 da Ranuccio II ai Sanvitale in cambio di alcuni stabili dopo la costruzione del teatro ducale, più vicino alla corte farnesiana.[1]

L'aspetto attuale del palazzo risale alla fine del Settecento, quando l'architetto Angelo Rasori ristrutturò la parte centrale della facciata e costruì una «nuova fabbrica», ossia un'intera ala del palazzo, comprendente il vestibolo e lo scalone d'onore. L'inaugurazione avvenne l'8 luglio 1787, in occasione delle nozze fra Stefano Sanvitale, primogenito del conte Alessandro, e Luigia Gonzaga.

Nei primi anni dell'Ottocento il palazzo Sanvitale fu eletto a residenza di rappresentanza per ospiti illustri di passaggio a Parma. La notte del 9 novembre 1804 vi dormì Papa Pio VII, diretto a Parigi dove avrebbe assistito all'autoincoronazione di Napoleone Bonaparte. Lo stesso imperatore, proveniente da Bologna, vi sostò l'anno seguente nella notte tra il 26 e il 27 giugno. In cambio dell'ospitalità ricevuta Napoleone ricompensò subito il conte Stefano Sanvitale con una scatola d'oro e l'anno successivo lo nominò Maire (sindaco), di Parma. Nel 1814 gli fu attribuito il titolo di barone dell'Impero.

Nel 1932 l'ultimo discendente dei Sanvitale, il conte Giovanni, cedette il palazzo alle Figlie della Croce. Esse vi trasferirono le proprie scuole e vi rimasero fino agli ultimi anni Settanta, quando il palazzo fu acquistato dalla Banca del Monte di Parma. Nel 1988 la banca vi eseguì grandi lavori di recupero e restauro per trasformarlo nella propria sede principale.

Architettura e opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Sanvitale visto da via Cairoli.

La facciata, in stile neoclassico, si caratterizza per il grande portale affiancato da colonne doriche e sovrastato da un balcone ed è conclusa nella parte superiore da balaustre e statue. La prospettiva nel fondo del cortile interno è opera di Luigi Ardenghi.

Un ampio ed armonioso scalone dà accesso ai piani superiori. Il salone da ballo è decorato da Domenico Muzzi, con al centro della volta il grande affresco con il Carro del sole (1787); dello stesso artista vi sono vari medaglioni e sovrapporte. Le statue in stucco sono di Giovanni Battista Cousinet mentre gli stucchi del cornicione e delle pareti sono di Antonio Rusca su disegno di Benigno Bossi.

La Sala di Giunone e di Eolo prende il nome dal grande affresco di Domenico Muzzi Giunone ordina a Eolo di liberare i Venti; dello stesso artista le allegorie dei quattro continenti (Europa, Africa, Asia e Americhe) sulle sovrapporte.

Le sale di Icaro e dello Sposalizio sono state affrescate da Sebastiano Galeotti intorno al 1720. Nella sala del Sonno (o di Bacco) vi sono affreschi di Domenico Muzzi nelle sovrapporte (Diana addormentata e Putti che giocano) e sulla volta (Allegoria del Sonno). Nella Saletta della musica troviamo nel sovrapporta un bellissimo Ritratto di fanciulla di Domenico Passerini, e sulla volta l'affresco Amorini musicanti, ancora di Domenico Muzzi.

Nell'ala est del palazzo, lungo via Cairoli, è situato il Museo Amedeo Bocchi, dedicato al grande pittore parmigiano Amedeo Bocchi e inaugurato nel 1999 dalla Fondazione Monte Parma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il teatro della Racchetta, che poteva accogliere fino a 600 spettatori, fu demolito negli anni trenta dell'Ottocento.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]