Palazzo Ducale (Mantova)
Coordinate: 45°9′35″N 10°47′55″E / 45.15972°N 10.79861°E
| Museo di Palazzo Ducale | |
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Palazzo del Capitano con entrata al museo |
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| Indirizzo | Piazza Sordello 40, 46100 Mantova, Italia |
| Sito | mantovaducale.beniculturali.it |
Il Palazzo Ducale è stata la residenza principale dei Gonzaga, signori, marchesi ed infine duchi della città di Mantova. Assunse la denominazione di Palazzo Reale durante la dominazione austriaca a partire dall'epoca di Maria Teresa d'Austria regnante.
Ambienti distinti e separati tra loro furono costruiti in epoche diverse a partire dal XIII secolo, inizialmente per opera della famiglia Bonacolsi successivamente su impulso dei Gonzaga. Fu il duca Guglielmo ad incaricare il prefetto delle Fabbriche Giovan Battista Bertani perché collegasse i vari edifici in forma organica così da creare, a partire dal 1556, un unico grandioso complesso monumentale e architettonico, uno dei più vasti d'Europa (34.000 m² circa), che si estendeva tra la riva del lago Inferiore e Piazza Sordello, l'antica Piazza di San Pietro. Morto Bertani nel 1576, l'opera fu proseguita da Bernardino Facciotto che completò l'integrazione di giardini, piazze, loggiati, gallerie, esedre e cortili, fissando definitivamente l'aspetto della residenza ducale. L'interno del palazzo è quasi spoglio perché una volta impoveritisi, i Gonzaga dovettero vendere opere d'arte (soprattutto a Carlo I d'Inghilterra) e arredi, parte dei quali furono successivamente sottratti da Napoleone.
Indice |
[modifica] Corte Vecchia
Il palazzo del Capitano che si affaccia su piazza Sordello, è l'edificio più antico del palazzo Ducale voluto da Guido Bonacolsi sul finire del duecento. Inizialmente costruito su due piani e separato dalla Magna Domus da un vicolo, nei primi anni del 1300 fu rialzato di un piano ed unito alla stessa Magna Domus dalla monumentale facciata con portico, sostanzialmente rimasta tale fino ad oggi. Il secondo piano aggiunto è costituito da un unico enorme salone (m 67x15) detto Dell'Armeria, appellato anche come Salone della Dieta, in quanto ospitò la Dieta di Mantova del 1459. Tale insigne ambiente è ora abbandonato e bisognoso di restauro.
La Magna Domus e il palazzo del Capitano costituiranno il nucleo originario che dette forma alla Corte Vecchia. A metà del XIV secolo in alcune delle sale, Pisanello mise mano a un maestoso ciclo di affreschi di soggetto cavalleresco arturiano, avente per soggetto la battaglia di Louverzep, che aveva lo scopo di glorificare il casato del committente Gianfrancesco Gonzaga, non casualmente lui stesso raffigurato nel dipinto. Si deve al sovrintendente Giovanni Paccagnini la clamorosa scoperta e il conseguente restauro della grande opera del Pisanello, avvenuti nel corso degli anni ‘60-‘70. Le sale del Pisanello accolgono frammenti degli affreschi e le relative sinopie preparatorie.
[modifica] Appartamento di Isabella d’Este in Corte Vecchia
| Per approfondire, vedi la voce Studiolo di Isabella d'Este. |
Corte Vecchia riacquistò un suo nuovo prestigio quando nel 1519 Isabella d'Este lasciò la dimora nel Castello e si trasferì al piano terreno di questo antico settore della reggia gonzaghesca, nell'appartamento detto vedovile. L'appartamento di Isabella era costituito da due ali ora divise dall'ingresso al Cortile d'Onore. Nell'ala della Grotta, più privata, con la principessa si trasferirono gli arredi lignei e le collezioni d'arte dei due celebri studioli, la grotta e lo studiolo. Quest'ultimo conteneva dipinti, conservati al Museo del Louvre, provenienti dallo Studiolo di Castello commissionati tra il 1496 e il 1506 al Mantegna (Parnaso e Trionfo della Virtù), a Lorenzo Costa il Vecchio (Isabella d'Este nel regno di Armonia e Regno di Como) e al Perugino (Lotta tra Amore e Castità) ai quali si aggiunsero opere del Correggio (Allegoria del vizio e Allegoria della virtù). Altro celebre ambiente di questa ala è la "Camera Granda" o "Scalcheria" affrescata nel 1522 dal mantovano Lorenzo Leonbruno. L'appartamento comprendeva altre sale nell'ala detta di "Santa Croce" dal nome di una antica chiesa di epoca matildica sui resti della quale furono ricavati ambienti di rappresentanza come la Sala delle Imprese Isabelliane, la Sala Imperiale o Sala del Camino, la Sala delle Calendule, la Sala delle Targhe e la Sala delle Imprese.
Santa Croce vecchia era una piccola chiesa, come usava nel periodo storico a cavallo dell'anno mille. La sua esistenza è testimoniata da un documento del 10 maggio 1083 sottoscritto da Matilde di Canossa. Attigua ai primi edifici del futuro palazzo Ducale, probabilmente fu la chiesa palatina dei Bonacolsi e dei Gonzaga, ma la ben nota passione edificatoria di quest'ultima famiglia, portò alla demolizione dell'antico edificio. Debitamente autorizzato da papa Martino V, a procedere all'abbattimento della vecchia chiesa matildica, intorno all'anno 1421, fu Gianfrancesco Gonzaga che per compensazione, vicino al luogo originario, edificò una cappella di stile tardo gotico con stessa intitolazione, attualmente non più luogo di culto, comunque, ancorché ampiamente rimaneggiata, individuabile dal piccolo cortile d'accesso all'appartamento vedovile di Isabella d'Este.
Successivamente Guglielmo Gonzaga (1550-1587), trasformerà gli ambienti di Corte Vecchia creando il Refettorio affacciato sul Giardino Pensile e la Sala dello Specchio destinata alla musica.
[modifica] Appartamento degli arazzi
In epoca asburgica il Refettorio fu oggetto di una ristrutturazione che portò alla creazione della Sala dei Fiumi dove, dipinti sulle pareti con sembianze di giganti, sono rappresentati i fiumi del territorio mantovano. Contemporaneamente fu realizzato l' Appartamento degli Arazzi composto da quattro sale. Sulle pareti di tre di queste sono stesi nove arazzi tessuti a mano nelle Fiandre su cartoni con disegno preparatorio di Raffaello, gli stessi utilizzati per i noti arazzi raffaelleschi conservati in Vaticano. Furono acquistati a Bruxelles dal Cardinale Ercole Gonzaga nella prima metà del 1500 per arredare l'ambiente allora chiamato "Appartamento Verde". Gli arazzi fiamminghi dopo aver addobbato anche la chiesa palatina di Santa Barbara e finiti dimenticati nei magazzini del Palazzo Ducale, furono restaurati del 1799 e collocati nell'appartamento per loro adattato. Un'ulteriore ristrutturazione di epoca napoleonica riguardò anche la Sala dello Zodiaco che comunque conservò il soffitto affrescato da Lorenzo Costa il Giovane nel 1579. La sala fu anche detta di Napoleone I, in quanto fu la stanza da letto del Bonaparte.
[modifica] Castello di San Giorgio
Costruito a partire dal 1395 e concluso nel 1406 su committenza di Francesco I Gonzaga e su progetto di Bartolino da Novara, è un edificio a pianta quadrata costituito da quattro torri angolari e cinto da un fossato con tre porte e relativi ponti levatoi, volto a difesa della città. L'architetto Luca Fancelli, nel 1459 su indicazione del marchese Ludovico III Gonzaga, che liberò ambienti di Corte Vecchia per il Concilio indetto da Pio II, ristrutturò il castello che perse definitivamente la sua primitiva funzione militare e difensiva. Nel 1810 fu rinchiuso nelle prigioni del maniero il patriota tirolese Andreas Hofer prima di essere gistiziato. A partire dal 1815 con l'occupazione austriaca della città, il castello divenne il carcere di massima sicurezza in cui vennero richiusi gli oppositori. Dal 1852 nel castello vennero rinchiusi alcuni patrioti legati ai Martiri di Belfiore.
[modifica] La Camera degli sposi
| Per approfondire, vedi la voce Camera degli Sposi. |
La Camera Picta (Camera degli Sposi), meravigliosa stanza del piano nobile del torrione nord est del Castello di San Giorgio, è opera di Andrea Mantegna. Il Mantegna l'ha realizzata nell'arco di nove anni, dal 1465 (data incisa sulla parete) al 1475 (data incisa sulla lapide celebrativa all'ingresso della sala), e riadatta lo spazio angusto della stanza cubica con volte su lunette in un susseguirsi di realtà e finzione conferendo all'ambiente un'atmosfera en plein air (dando quindi un'idea di trovarsi in un finto loggiato). Lo spazio di ogni parete della camera è stato diviso dall'artista in tre aperture che trasmettono allo spettatore, attraverso ampi archi, paesaggi bucolici e tende mosse dal vento una forte antitesi con il ridotto ambiente architettonico. Gli affreschi sono stati realizzati sia a secco (parete nord; questa tecnica permette una cura minuziosa dei particolari) sia a fresco(parete sud; l'affresco obbliga il pittore ad optare per un gusto più sintetico). Due sono le scene dipinte raffiguranti componenti della famiglia Gonzaga, la "Scena dell'Incontro" e la "Scena della Corte". Con esse Mantegna rende omaggio ai mecenati che tante committenze gli hanno procurato. Nella stanza, non si può stare più di 5-10 minuti perché (usando la tecnica della pittura a secco) l'umidità e l'aria espirata, rischiano di staccare gli affreschi dai muri.
[modifica] Domus Nova
È l'architetto toscano Luca Fancelli a realizzare la Domus Nova (1480-84) che subirà, più di un secolo dopo su impulso del duca Vincenzo I, interventi architettonici che trasformeranno l'edificio fancelliano. Il progetto di quest'intervento dal quale se ne ricavò l'attuale Appartamento Ducale, si deve al pittore e architetto cremonese Antonio Maria Viani, dal 1595 al servizio dei Gonzaga.
Nella maestosa Sala degli Arcieri sono attualmente esposti dipinti provenienti da chiese e monasteri soppressi. La tela più famosa qui esposta rappresenta La Trinità adorata dalla famiglia Gonzaga opera di Pietro Paolo Rubens realizzata per la chiesa della Santissima Trinità nel 1605. A Mantova del trittico originario resta soltanto la tela centrale parzialmente mutilata, essendo il resto del quadro originario sparso per l'Europa, la Trasfigurazione di Cristo è ora a Nancy, mentre il Battesimo di Cristo è ad Anversa. La tela mantovana riproduce in primo piano il duca Vincenzo con la moglie Eleonora de' Medici, più arretrati il padre Guglielmo con la moglie Eleonora d'Austria.
[modifica] Le Catacombe in Corte
Il duca Ferdinando Gonzaga, secondogenito di Vincenzo, che fu cardinale prima di succedere al fratello Francesco III, incaricò Antonio Maria Viani della costruzione della Scala Santa in "scala", ubicata sotto il suo appartamento nella Domus Nova. Questi ambienti riproducono in scala ridotta l'originale Scala Santa di Roma a San Giovanni in Laterano. La particolare miniaturizzazione degli ambienti ha indotto per secoli a pensare che questi locali fossero destinati a ospitare i mitici nani gonzaghesi, raffigurati anche nella Camera degli Sposi. Fino al 1979 questo “alloggio” era appunto denominato "appartamento dei nani", quando lo studioso Renato Berzaghi smascherò l'abbaglio storico e dimostrò le corrispondenze fra la riproduzione gonzaghesca e l’originale romano, confermate da documenti d'archivio che le collegavano ad una zona precedentemente non con certezza identificata: le Catacombe in Corte.
[modifica] Corte Nuova
[modifica] Sala di Manto
La sala di Manto è all’interno della Corte Nuova. Originariamente costituiva l'ingresso dell’appartamento di Troia che deve il suo nome agli affreschi della sala principale dovuti all'opera, tra 1538 e 1539, di collaboratori di Giulio Romano che ebbe l'incarico da Federico II Gonzaga di ristrutturare numerosi ambienti del Palazzo Ducale. L’aspetto attuale della Sala di Manto è dovuto all’intervento di Guglielmo che dispose la creazione dell’appartamento Grande di Castello. Gli affreschi della sala raccontano la storia della fondazione della città preceduta dall'arrivo in Italia di Manto, leggendaria figlia dell’indovino Tiresia. Viene quindi raffigurata la nascità della città dovuta al figlio Ocnoe altre opere urbanistiche intraprese dai Gonzaga.
[modifica] Chiesa Palatina di Santa Barbara
| Per approfondire, vedi la voce Basilica Palatina di Santa Barbara. |
La Basilica della corte gonzaghesca fu costruita tra il 1562 e il 1572 su decisione del duca Guglielmo Gonzaga che ne affidò il progetto all'architetto Giovan Battista Bertani. Fu ideata come sede delle fastose cerimonie liturgiche di palazzo accompagnate da musiche sacre e per questo dotata di un prezioso organo Antegnati. La chiesa è stata recentemente oggetto di un'importante scoperta: il ritrovamento dei resti di quattro duchi e altri componenti della famiglia ducale, tra questi Guglielmo che Santa Barbara fece edificare e che trasformò anche in pantheon della famiglia Gonzaga.
[modifica] I giardini e i cortili
- Il Cortile della Cavallerizza chiamato anche prato della Mostra, fu realizzato dall’architetto Giovan Battista Bertani, che nel 1556 uniformò le costruzioni che lo racchiusero al manierismo di Giulio Romano che caratterizza la preesistente palazzina detta "La Rustica" che vi si affaccia. Era il luogo dove erano mostrati i cavalli gonzagheschi pronti per la vendita, cavalli che erano considerati dai Gonzaga, insieme ai cani e ai falchi, gli animali più fedeli all'uomo. Il cortile è caratterizzato dal basamento in un bugnato rustico tipico di Giulio Romano e dal soprastante ordine costituito da semicolonne tortili.
- Il Giardino dei Semplici detto anche Giardino del Padiglione conserva la disposizione delle piante originale. Sorse nel 1603 per iniziativa di Zenobio Bocchi. Per l’igiene dei componenti della signoria questo giardino aveva particolare importanza. Pare, infatti, che durante l’inverno non si lavassero mai, ma profumassero i vestiti con i fiori e le rare essenza di questo giardino.
- Il Giardino Pensile nel refettorio, costruzione tardo-cinquecentesca, è posto a 12 m d’altezza. Nel settecento, in epoca di dominio austriaco, vi fu edificato una Caffehaus su progetto di Antonio Galli da Bibbiena.
- Il Giardino Segreto, parte integrante dell'Appartamento di Isabella d'Este in Corte Vecchia, fu concluso nel 1522 dall'architetto mantovano Gian Battista Covo.
- Cortile delle Otto Facce detto anche Cortile degli Orsi.
- Cortile del Frambus.
- Cortile d'Onore detto anche Giardino Ducale.
- Cortile di Santa Croce.
- Cortile dei Cani.
[modifica] Opere
[modifica] Epoca romana
Torso di Afrodite, 350 a.C., statua, copia romana di originale greco di Prassitele, autore anonimo
[modifica] Gotico
- Effigie tomba di Margherita Malatesta, opera scultorea, Pierpaolo dalle Masegne
- Torneo-battaglia di Louvezerp, affreschi e sinopie, Pisanello
[modifica] Primo Rinascimento
- Camera degli Sposi, 1464-75, affresco, Andrea Mantegna
- San Paolo, statua, Andrea Mantegna
- Busto di Faustina Maggiore, scultura, Andrea Mantegna
- Busto del Marchese Francesco II Gonzaga , 1498 ca., terracotta, Antoniazzo Romano
- Arazzi degli Atti degli Apostoli, nove arazzi ricavati dal disegno di Raffaello su cartoni
- Cacciata dei Bonacolsi, 1494, olio su tela, Domenico Morone
- Compianto su Cristo morto, 1533, Lorenzo Leonbruno
[modifica] Manierismo
- Vulcano forgia l'armatura di Achille, affresco, Giulio Romano
- La costruzione del cavallo di legno di Troia, affresco, Giulio Romano
- Segni dello Zodiaco, affresco, Lorenzo Costa il Giovane
- Il Martirio di San Giovanni Evangelista, olio su tela, Girolamo Mazzola Bedoli
[modifica] Barocco
- Famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità, 1604-05, olio su tela, 381x477 cm, Pieter Paul Rubens
- L'arcangelo Michele sconfigge il diavolo, olio su tela, Antonio Maria Viani
- Annunciazione, Lucrina Fetti
- Ritratto di Margherita Gonzaga, Lucrina Fetti
- Ritratto di Margherita Gonzaga, figura intera, Lucrina Fetti
- Ritratto dell’imperatrice Eleonora Gonzaga, 1622, olio su tela, Lucrina Fetti
- Ritratto di Caterina De' Medici Gonzaga, 1626, Lucrina Fetti
- Ritratto di Eleonora II, 1651, Lucrina Fetti
- Moltiplicazione dei pani e dei pesci, 1616-18, olio su tela, 356x853 cm, Domenico Fetti
- Presentazione della Vergine al tempio, 1615-16, olio su tela, 215x148 cm, Domenico Fetti
- Margherita Gonzaga riceve il modello della Chiesa di S.Orsola dall'architetto Antonio Maria Viani, olio su tela, 250x274 cm, Domenico Fetti
- Undici apostoli e il Cristo benedicente, 1616-18, serie di 12 dipinti, olio su tela, 215x148 cm, Domenico Fetti
- Santi martiri, serie di 6 dipinti, olio su lavagna, 70x54 cm, Domenico Fetti
- Sala dei Fiumi, 1773, affreschi, Giorgio Anselmi
[modifica] Collezioni Gonzaga
| Per approfondire, vedi la voce Collezioni Gonzaga. |
"GONZAGA. LA CELESTE GALERIA. Il Museo dei Duchi di Mantova" curata ed ideata da Andrea Emiliani e da Raffaella Morselli è la mostra, allestita dal 2 settembre 2002 al 12 gennaio 2003 a Mantova presso le Fruttiere di Palazzo Te e a Palazzo Ducale, per riproporre dopo quattro secoli una preziosa selezione della mitica collezione dei Gonzaga che nel momento del loro massimo splendore comprendeva duemila dipinti dei maggiori artisti dell'epoca e circa ventimila oggetti preziosi conservati ed esposti in Palazzo Ducale. Per un elenco delle opere più significative si rimanda alla voce Collezioni Gonzaga.
[modifica] Galleria fotografica
[modifica] Voci correlate
- Gonzaga
- Andrea Mantegna
- Giulio Romano
- Giovan Battista Bertani
- Luca Fancelli
- Pisanello
- Santa Barbara (Mantova)
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Palazzo Ducale - sito ufficiale
- Società per il Palazzo Ducale di Mantova
- Informazioni utili sul Palazzo Ducale