Palazzo Doria d'Angri

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Coordinate: 40°50′48.73″N 14°14′58.6″E / 40.84687°N 14.249611°E40.84687; 14.249611

Palazzo Doria d'Angri
Napoli - Palazzo Doria d'Angri (facciata).jpg
Facciata del palazzo
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Napoli
Indirizzo piazza Sette Settembre
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1760 - 1778
Uso privato
Realizzazione
Architetto Luigi Vanvitelli
Ferdinando Fuga
Mario Gioffredo
Carlo Vanvitelli
Costruttore Giovanni Carlo Doria
 

Il Palazzo Doria d'Angri è un palazzo di Napoli situato in piazza Sette Settembre (già largo dello Spirito Santo), lungo via Toledo.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Facciata del palazzo prima dei danneggiamenti della guerra (da notare le statue sulla balaustra e lo stemma)

Fu eretto su commissione di Marcantonio Doria su precedenti abitazioni cinquecentesche acquistate dal principe nel 1749 una e nel 1755 l'altra. Nel 1760 venne demolito il complesso più grande preesistente, ma in quell'anno il Doria morì e l'idea di realizzare il palazzo di famiglia passò al figlio Giovanni Carlo che incaricò del progetto l'ormai anziano Luigi Vanvitelli.

Dopo la morte del Vanvitelli i progetti passarono a Ferdinando Fuga, a Mario Gioffredo e infine a Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi, che aggiunse ulteriori modifiche.

Nel 1778 i lavori si fermarono poiché una parte del fabbricato in costruzione usciva lievemente dal lotto originario: ciò causò una lite con il marchese Polce che aveva un terreno in fitto in quel punto, ma il Doria ottenne quel suolo per il completamento del prospetto del palazzo e per apporvi le quattro colonne del portale.

Durante la costruzione si ebbe l'idea di realizzare anche un portale laterale che dava su via Toledo, ma i lavori si fermarono alla sola progettazione da parte dell'ingegnere Gaetano Buonocore. Di fatto un secondo ingresso fu posto invece nella facciata posteriore dell'edificio, di fronte al monumentale palazzo Carafa di Maddaloni.

Nel 1860 il palazzo divenne famoso perché il 7 settembre Giuseppe Garibaldi annunciò dal balcone del medesimo edificio l'annessione del Regno delle Due Sicilie a quello d'Italia (da qui il nome della piazza in cui è sito il palazzo). Il dipinto che riprende la scena dell'ingresso del generale italiano in città, l'Ingresso di Garibaldi a Napoli, è esposto presso il museo Civico di Castel Nuovo di Napoli.

Il complesso fu parzialmente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, soprattutto nella parte superiore della facciata, perdendo così sei delle otto sculture che abbellivano l'edificio. Le decorazioni delle sale interne, invece, si sono in gran parte salvate.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso

Il palazzo ha una pianta trapezoidale, con la facciata rivolta verso il largo; la facciata è in marmo bianco ed è scandita dalla presenza del portale affiancato da colonne tuscaniche che sorreggono, insieme a dei possenti mensoloni, l'aggettante balcone.

Il piano superiore è scandito dalla presenza di semicolonne e lesene ioniche che inquadrano tre finestre con cornici marmoree; la balaustra, che oggi risulta danneggiata, ospitava sei statue e lo stemma dei Doria (oggi rimangono solo due statue a destra e un pezzo di ghirlanda dello stemma). Inoltre sono presenti anche le modeste facciate laterali che dispongono su entrambi i lati di finestre con timpani alternati.

La facciata posteriore, che fronteggia il palazzo Carafa di Maddaloni, ha un portale modesto che fu chiuso, poco dopo la sua costruzione, a causa della diatriba tra i Carafa e i Doria sul passaggio dei carri.

Il cortile esagonale interno

I cortili interni sono due: uno di forma esagonale, simile concettualmente a quello ottagonale di palazzo Serra di Cassano, ma più stretto ed elevato nella forma; l'altro cortile invece è di forma rettangolare. Questi due spazi aperti sono collegati tra loro da un passaggio con volte, mentre collegano a loro volta i due rispettivi ingressi tramite androni. L'intera prospettiva risulta essere a mo' di "cannocchiale ottico", tecnica architettonica tipica del Vanvitelli, riscontrabile anche in altre sue opere come per esempio nei giardini della reggia di Caserta.[1]

Gran parte dell'interno è impreziosito con decorazioni vanvitelliane, affreschi e tele di Fedele Fischetti, con la collaborazione di Alessandro Fischetti e Costantino Desiderio, al quale è attribuita l'Aurora posta nel boudoir, ospitante anche le cariatidi in stucco che furono realizzate dallo scultore Angelo Viva. Gli ambienti settecenteschi integri sono il gabinetto degli specchi, la cui camera da letto ospita tre dipinti di Francesco Solimena, e la galleria ellittica.[1]

Infine, ulteriori interventi furono fatti da Antonio Francesconi, adattando gli ambienti all'uso abitativo.

Nell'insieme, il palazzo si presenta con uno stile collocabile tra il tardobarocco ed il neoclassico.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c D. Mazzoleni, I palazzi di Napoli, Arsenale Editrice (2007) ISBN 88-7743-269-1

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aurelio De Rose, I Palazzi di Napoli. Storia, curiosità e aneddoti che si tramadano da secoli su questi straordinari testimoni della vita partenopea, Newton e Compton editori, Napoli 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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