Paesaggio con la fuga in Egitto

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Paesaggio con la fuga in Egitto
Paesaggio con la fuga in Egitto
Autore Annibale Carracci
Data 1602-1604
Tecnica olio su tela
Dimensioni 122 cm × 230 cm 
Ubicazione Galleria Doria Pamphilij, Roma

Paesaggio con la fuga in Egitto è un dipinto realizzato tra il 1602 e il 1604 da Annibale Carracci. È conservato nella Galleria Doria Pamphilij di Roma.

Storia del dipinto[modifica | modifica sorgente]

Nei primissimi anni del Seicento il pittore ricevette l'incarico dal cardinale Pietro Aldobrandini di realizzare sei dipinti per decorare la cappella privarta del palazzo di famiglia. A causa della forma delle pareti, le opere vennero realizzate a forma di lunetta (per questo sono conosciute anche con il nome lunette Aldobrandini).

Solo il Paesaggio con la fuga in Egitto e la Sepoltura di Cristo furono realizzate interamente dal Carracci, il pittore affidò la realizzazione delle restanti ai suoi allievi che lavorarono sulla base di suoi disegni.

In seguito i dipinti vennero rimossi e la cappella andò distrutta, il quadro entrò nelle collezioni Pamphilij tramite la dote di Olimpia Aldobrandini, sposa nel 1647 di Camillo Pamphilij.

Descrizione e stile[modifica | modifica sorgente]

Questo dipinto, per la sua interpretazione bilanciata e razionale e per l'idealizzazione della natura, rappresenta una pietra miliare, un archetipo, della pittura di paesaggio del seicento, a Roma prima e per il resto della pittura europea poi. Per questo motivo verrà preso a modello dagli artisti successivi: Nicolas Poussin, Claude Lorrain, Herman van Swanevelt, Gaspard Dughet[1].

Si tratta del più tipico esempio di paesaggio ideale in cui ogni singolo elemento naturale viene inserito in una composizione perfettamente calibrata e bilanciata, alla ricerca dell'equilibrio formale e della bellezza idilliaca.

L'effetto ricercato è quello della perfetta fusione sentimentale tra i personaggi sacri, la loro storia e il paesaggio circostante che per questo viene ricreato e ricostruito idealmente anche se mantiene una verità di visione, per la luce, il colore e gli effetti atmosferici.

Una serie di diagonali compositive formano una griglia entro la quale si dispongono come quinte prospettiche di una scenografia teatrale i singoli elementi del paesaggio, per dare profondità e leggibilità alla scena e concentrare l'attenzione sulle tre piccole figure (la sacra famiglia che si sta recando in Egitto), ad esempio quella su cui si dispone il pastore con le pecore.

I personaggi sacri si evidenziano anche per la loro posizione rialzata rispetto allo sfondo.

Gli alberi sulla sinistra sono in penombra sottolineano le loro sagome tramite un effetto di controluce che permette di vedere oltre in profondità lo specchio d'acqua e l'atmosfera circostante, la loro presenza è perfettamente bilanciata dai due alberi il lontananza sulla destra.

Questo metodo che procede tramite il bilanciamento di singoli elementi lungo le diagonali compositive ricrea artificiosamente il paesaggio secondo l'ideale classicheggiante in voga al tempo.

A chiudere la visione è l'immagine di una città con edifici all'antica[2], tra i quali si scorge anche una citazione della cupola del Pantheon[3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Silvia Ginzburg, in Annibale Carracci, Catalogo della mostra Bologna e Roma 2006-2007, Milano, 2006, pp. 400-401.
  2. ^ Flavio Caroli, Il volto e l'anima della natura, Milano, 2009, pp. 44-47.
  3. ^ Marco Bussagli, Il paesaggio, Firenze, 2012, p. 33.
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