Padiglione di Barcellona
Coordinate: 41°22′14″N 2°09′00″E / 41.37056°N 2.15°E
Il padiglione tedesco, meglio noto come padiglione di Barcellona è una delle opere principali dell'architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe pensato e costruito in occasione dell'Esposizione Universale tenutasi nella città spagnola di Barcellona nel 1929[1]. Nel padiglione, van der Rohe introdusse per la prima volta alcune significative innovazioni, sfruttando i principi di "pianta libera" e degli "spazi fluenti"[1].
Sull'onda della fine della prima guerra mondiale e della ripresa economica che seguì il piano Dawes del 1924, in un periodo segnato da luci ed ombre l'edificio doveva rappresentare la nuova Germania, democratica, culturalmente all'avanguardia, prospera e pacifista[1].
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[modifica] Storia
In seguito al successo dell'esposizione del Werkbund a Stoccarda nel 1927, il governo tedesco incaricò Mies van der Rohe della direzione artistica e della costruzione degli edifici per la sezione tedesca dell'Esposizione internazionale di Barcellona che si sarebbe svolta due anni più tardi. Il compito assegnatogli era fortemente condizionato dalla situazione economica incerta e da forti limitazioni temporali, in quanto l'incarico gli fu affidato con relativo ritardo[1]. Il commissario tedesco, Georg von Schnitzler disse che il padiglione avrebbe dovuto "dare voce allo spirito di una nuova era"[2].
Progettato come padiglione espositivo temporaneo, l'edificio era quindi destinato ad essere smantellato alla fine della manifestazione. I tempi ridotti per la realizzazione, i tagli al budget e i metodi costruttivi inadeguati ad una struttura tanto moderna portarono ad alcuni difetti strutturali, soprattutto legati alla scarsa tenuta del tetto[3]. Completato nel maggio 1929 l'edificio fu distrutto all'inizio del 1930[3].
A seguito di un accurato studio delle fotografie, il padiglione fu ricostruito da un gruppo di architetti spagnoli tra il 1983 e il 1986, ed oggi è possibile visitarlo[3].
[modifica] L'edificio
La struttura poggia interamente sopra un podio di travertino alla cui estremità sud si eleva un segmento di muro dello stesso materiale che comporta una svolta di 180° e conduce ad un piccolo edificio annesso. Una grande vasca rettangolare si estende verso sud-est, circondata dalle lastre del pavimento che proseguono oltre il bordo creando una continuità visiva dando l'impressione che l'acqua continui a scorrere sotto il basamento. Una seconda vasca più piccola è situata sul lato nord, dove il podio è circondato da un segmento di muro di marmo verde a forma di "U" che separa questa parte della struttura dall'esterno[1].
Il tetto, completamente piano, è sostenuto da otto pilastri cruciformi cromati molto sottili che danno una forte impressione di leggerezza che rivelano il carattere non portante delle pareti: lastre di pietra pregiata come marmo di Tino, marmo antico di Vert, onice dorato oppure di vetro colorato grigio, verde, bianco e traslucido, fungono unicamente da preziosi elementi divisori che sembrano intrecciarsi e fluire l'uno dentro l'altro al di sotto e oltre il tetto in modo tale da creare una continuità tra esterno ed interno[1].
Il padiglione è caratterizzato da una pianta "libera", il che permette al visitatore di spaziare attraverso i variegati ambienti dal confine incerto, che permettono di apprezzare il dinamismo e il ritmo delle scansioni e delle pareti. L'accesso all'interno, definito dalla lastra del tetto, richiede una svolta di 180° che conduce ad uno stretto corridoio d'accesso chiuso a destra da una parete di vetro e a sinistra da una parete di marmo che conduce all' ambiente principale[1]. Questo ambiente è un grande spazio rettangolare dominato da una lunga lastra di onice dorato di fronte al quale sono posizionate delle sedute e un tavolo posizionate sopra un tappeto nero e protetti dalla luce dell'ingresso da una tenda di seta rossa. Sulla sinistra della parete di onice, vi è una parete opalina di vetro smerigliato illuminata dall'interno. Altri elementi a parete sono presenti a rompere la continuità spaziale, e il muro esterno sulla destra introduce i visitatori in una piccola corte scoperta che ospita la vasca d'acqua più piccola[4].
In mezzo al piccolo specchio d'acqua è posizionata una statua in bronzo "Der Morgen" (il mattino) di Georg Kolbe; una figura femminile che esce dall'acqua e alza le braccia verso il cielo. La statua si staglia contro uno sfondo verde scuro dettato dalla parete primacitata a forma di "U", e girando a sinistra il visitatore si trova all'interno di un ambiente delimitato in parte da una lastra in onice e sul fondo da un pannello vetrato[4]. I critici contemporanei definirono la struttura come un'oasi che invitava i visitatori dell'affollata esposizione ad una breve sosta[5].
[modifica] Bibliografia
- Kenneth Frampton, Storia dell'architettura moderna, quarta edizione, Bologna, Zanichelli. ISBN 978-88-08-16462-9.
- Claire Zimmerman, Mies van der Rohe, 2007, Colonia, Taschen. ISBN 978-3-8228-2685-0
in inglese
- George Dodds, Building Desire, New York, Routledge, 2005. ISBN 0415325242
- Ignasi Rubio, Mies Van Der Rohe : Barcelona Pavilion, New York, Watson-Guptill Publications, 1993. ISBN 8425216079
- Katie Campbell, Icons of Twentieth-Century Landscape Design, London, Frances Lincoln, 2007, 38–42. ISBN 0711225338
- Alejandro Lapunzina, Architecture of Spain, Westport, Greenwood Press, 2005, 76–81. ISBN 0313319634
[modifica] Note
- ^ a b c d e f g C.Zimmerman, p. 39
- ^ Richard Weston, Key Building of the Twentieth Century, W.W. Norton and Company, 2004. ISBN 0-393-73145-6
- ^ a b c C.Zimmerman, p. 42
- ^ a b C.Zimmerman, p. 41
- ^ C.Zimmerman, p. 43
[modifica] Voci correlate
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