Pabongka Rinpoche

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Pabongka Rinpoche, (Tsawa Li, 1878 - Dakpo Podrang, 1941) fu un monaco buddhista tibetano.

La vita[modifica | modifica sorgente]

Nacque nel 1878 nel quartiere Yeru Shang di Tsawa Li, città dello Tsang, a nord di Lhasa. Suo padre era un funzionario statale minore, di famiglia non ricca. La madre apparteneva a una famiglia legata al culto di Dorje Shugden, una controversa entità spirituale.

Da piccolo fu visitato da una delegazione di monaci alla ricerca della reincarnazione del loro lama, che però stabilirono che non si trattava di lui. Sembra però che la madre volesse a tutti i costi farlo riconoscere come tulku, dandogli onore e prestigio, e che fosse solita a dichiarare capacità insolite nel bambino, che fece ordinare novizio Gelug a sette anni per poi portarlo a visitare un noto e grande lama, Sharpa Chuje Lobsang Dargye, che dietro uno scambio di favori accettò di proclamarlo reincarnazione di un lignaggio di lama di alto livello che risaliva al celebre Changkya Rolpay Dorje, vissuto nel Settecento e venerato anche in Mongolia e Cina, dove aveva insegnato e ricevuto il titolo «Changkya» dall' imperatore cinese. Al Monastero di Sera, ove poi fu mandato, il bambino fu emarginato poiché a tutti pareva evidente che non era la vera reincarnazione, e a dieci anni gli fu accordato il rango dietro le ripetute pressioni materne. Poiché in quegli anni sia il governo che il popolo tibetano volevano evitare pressioni da parte della Cina, gli imposero il titolo «Pabongka» anziché quello di Changkya. A dispetto della nomina formale rimase in povertà fino a quando per la prima volta fu preso come discepolo da un lama anziano, che lo avviò ai tantra di Padmasambhava e a quelli Nyingmapa, insegnandogli poi la meditazione, lo sviluppo delle visioni, e l'arte del dibattito. Divenuto discepolo di Dagpo Rinpoce, si applicò duramente per anni allo scopo di diventare ghesce, ricevendo molte iniziazioni e studiando discipline quali il Lam Rim, il lojong e i mahamudra. Studiò anche le tecniche dei guaritori.

Successivamente si ritirò in una grotta con Dagpo Rinpoce, con cui praticò un ritiro di Lunga vita, e a trentadue anni incontrò il rettore ormai in ritiro del Monastero di Tashilhunpo, che gli suggerì di preservare la purezza della scuola Gelug, affidandosi a Dorje Shugden. Poco dopo incontrò il XIII Dalai Lama, che gli ordinò di insegnare il Lam Rim a Meru Cichö, dove risiedeva il capo dei Gelug di Ganden. In seguito, nel 1910, il Tibet fu occupato dai cinesi, e il Grande Tredicesimo riparò in esilio. Pabongka Rinpoche tornò al Monastero di Sera per praticare riti che portassero pace nel Paese fino al suo ritorno. Nel 1915 completò la trasmissione del Canone buddhista come il XIII Dalai Lama gli aveva ordinato allo scopo di rafforzare il Dharma, ma a seguito di una grave malattia, ritenuta scatenata da Dorje Shugden come castigo, prese l'impegno di diffonderne il culto e di abbandonare per sempre i tantra dei Nyingmapa, insegnando la pura dottrina Gelug.

Lasciò Lhasa e viaggiò in tutto il Tibet insegnando il Dharma e trasmettendo l'iniziazione e il culto di Dorje Shugden. In breve divenne un lama molto apprezzato, tanto che ai suoi insegnamenti partecipavano circa diecimila studenti, che sempre lo definivano uno studioso eccelso che facilmente catturava l'attenzione, e una persona gentile che mai si arrabbiava o infastidiva. Fu tra i pochi ad accettare un elevato numero di laici tra i propri discepoli. Tra i suoi allievi più celebri vi furono il VI Ling Rinpoce, il III Taktra Rinpoce e il V Reting Rinpoce. Il giovane XVII Trijang Rinpoce lo seguiva in ogni spostamento e trascriveva fedelmente ogni insegnamento. Gli furono più volte offerti importanti incarichi politici, ma ogni volta il lama rifiutava sostenendo di volersi dedicare solo alla spiritualità.

Quando concesse l'iniziazione e praticò i riti di Dorje Shugden al Monastero di Drepung, dove si veneravano Palden Lhamo e Nechung, il khenpo scrisse al Grande Tredicesimo, che lo fece redarguire da un funzionario del governo per poi inviargli una lettera in cui gli ordinava di abbandonare la pratica di Dorje Shugden, considerata settaria e ostile alle altre tre scuole del Buddhismo tibetano. Il demone, continuava il messaggio, era da ritenersi incontrollabile e causa di molti guai di cui il Tibet non aveva bisogno poiché già al centro delle pretese territoriali o commerciali della Cina, della Russia e della Gran Bretagna. Pabongka Rinpoche gli obbedì, ma solo pubblicamente. In privato, invece, proseguì con impartendo moltissime nuove iniziazioni a fidati discepoli a cui tramandò la pratica. Si calcola che la maggior parte dell'aristocrazia e dei lama fosse ormai composta da praticanti di Dorje Shugden, e che tutti loro ostacolassero i tentativi di modernizzazione e apertura del Signore del Signore del Potala, temendo che tale riforma generale potesse recare danno alla religione. Addirittura si raccontò che l'Oracolo di Shugden gli avesse rivelato con esattezza il giorno, ormai vicino, in cui il XIII Dalai Lama sarebbe morto. Quando infine il Signore del Tibet morì il 17 dicembre 1933, rifiutandosi di incontrare ogni dignitario, Pabongka riprese a diffondere il culto a chiunque e in ogni luogo, senza ostacoli, e poiché ora Reting era Reggente, mentre Ling Rinpoce e Taktra erano scelti come tutori del futuro Dalai Lama e Trijang era destinato a una brillante carriera di lama pensò che un giorno lo stesso XIV Dalai Lama un giorno avrebbe aderito al culto.

Malato da tempo, morì nel 1941 a Dakpo Podrang, ove sorgeva un monastero ove insegnava Lam Rim, e in molti pensarono che fosse stato ucciso da qualcuno dei suoi molti nemici tramite un veleno o un sortilegio Nyingmapa. Altri ancora dissero che cadde per mano degli sciamani bön. Altri ancora pensarono a una morte naturale.

Durante la Rivoluzione culturale la sua tomba fu demolita dai soldati cinesi, tuttavia parte delle sue spoglie mortali furono salvate e attualmente sono custodite da lama Zopa Rinpoce.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]