Partito Autonomista Trentino Tirolese
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
|
|
|
|---|---|
| Partito politico regionale italiano | |
| Leader | Ugo Rossi |
| Fondazione | 25 luglio 1948 |
| Sede | Corso Tre Novembre 72, Trento |
| Coalizione | centro-sinistra |
| Ideologia | Autonomismo, cristianesimo democratico |
| Deputati | 0 |
| Senatori | 0 |
| Europarlamentari | 0 |
| Sito web | www.patt.tn.it |
Il Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT) è un partito regionale italiano radicato nel Trentino, di ispirazione autonomista, centrista e cristiano - democratica. È presente nel dibattito politico del Trentino dal 1948.
Indice |
[modifica] Storia
Le radici storiche del Partito Autonomista Trentino Tirolese vanno ricondotte ad una associazione di carattere culturale e autonomista, l'ASAR (Associazione Studi Autonomistici Regionali), di cui il partito si dichiara erede.
L'ASAR, attiva dopo il secondo conflitto mondiale, a partire dal settembre del 1945, fu un movimento decisivo per l'ottenimento dello statuto di autonomia su base regionale (lo slogan del movimento era "autonomia integrale da Borghetto al Brennero"), quindi per l'intero territorio del Trentino-Alto Adige.
Espressione soprattutto delle istanze autonomiste e cristiano-democratiche radicate nelle valli, dove era presente con gruppi e sezioni, l'ASAR fu protagonista di diverse manifestazioni per l'ottenimento della specificità e dell'autonomia trentina. Particolarmente imponente quella organizzata nel capoluogo trentino il 20 aprile 1947, alla presenza di 30.000 persone[1].
Seguì un periodo di crisi interna al movimento, che ebbe come epilogo la decisione presa dalla maggioranza dei partecipanti all'ultimo congresso (25 luglio 1948) dello scioglimento dell'ASAR e la sua trasformazione in un soggetto politico, il Partito Popolare Trentino Tirolese (PPTT). Una minoranza dei delegati costituì un altro gruppo di ispirazione autonomista, Autonomia Integrale.
La spaccatura nel movimento autonomista e la trasformazione di parte di esso in un partito politico provocarono la diminuzione del consenso popolare: il 28 novembre 1948 le prime elezioni regionali videro il Partito Popolare Trentino Tirolese ottenere il 16,83% dei consensi e quattro consiglieri regionali, risultato ben lontano dal poderoso 57,64% della Democrazia Cristiana di Alcide Degasperi[2].
Nei decenni successivi il governo della regione Trentino-Alto Adige e della Provincia di Trento fu dominato dalla Democrazia Cristiana, spesso legata da rapporti turbolenti con il partito di raccolta degli altoatesini di lingua tedesca (la SVP). Il leader autonomista in questo periodo fu Enrico Pruner, consigliere regionale interrottamente dal 1952 al 1984.
Pruner cercò di modificare la condizione di subalternità del PPTT nei confronti della SVP, storicamente considerata la "sorella maggiore" del partito trentino e al tempo stesso di ricercare un compromesso con i Sudtirolesi, il cui obiettivo era la demolizione della Regione autonoma Trentino-Alto Adige e la costituzione di due enti indipendenti diversi per le province di Trento e Bolzano, soluzione che poteva minare i fondamenti dell'autonomia del Trentino. A metà degli anni '70 aggiunse al nome del partito la sigla UE (Partito Popolare Trentino Tirolese per l'Unione Europea, PPTT-UE) per sottolineare la volontà del PPTT di lavorare per l'integrazione europea e per il superamento dei confini nazionali.
Nel 1988 il partito, fondendosi con altri gruppi autonomisti minori (fra i quali quello di Franco Tretter[3][4]), modificò il proprio nome in Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT) e ne divenne segretario Carlo Andreotti.
Alle elezioni del 1993 il PATT ottenne il 20.2% ed un autonomista, Andreotti, assunse per la prima volta la presidenza provinciale. A capo di coalizioni basate su difficili equilibri politici, Andreotti dovette formare tre diverse giunte provinciali in cinque anni (1994-1999).
Nel 1999 divenne presidente provinciale Lorenzo Dellai, a capo di una coalizione di centrosinistra, sostenuto da un'altra formazione autonomistica, Autonomia Integrale - FAR, poi fusasi assieme ad altri gruppi ed ex esponenti del PATT nel movimento Le Genziane - Autonomisti Trentini.
Il PATT si avvicinò invece al centrodestra, stringendo un'alleanza con la Casa delle Libertà per le politiche del 2001, nelle quali il segretario del partito, Giacomo Bezzi, venne candidato dal centrodestra nel collegio della Camera della Val di Non, dove fu sconfitto da Luigi Olivieri (DS). A seguito della sconfitta, nella seconda parte della legislatura il PATT abbandonò il centrodestra e si alleò nel Consiglio Regionale con il centrosinistra e la SVP, eleggendo alla presidenza della regione Andreotti, a capo della regione dal 2002 al 2004.
Alle elezioni provinciali del 2003 il partito ha scelto di sostenere Dellai e il centrosinistra (ottenendo il 9,0% dei consensi), mentre Andreotti ha abbandonato il partito e fondato Trentino Autonomista, formazione alleata con il centrodestra.
Nell'ultima legislatura il leader del PATT, Giacomo Bezzi, ha assunto la presidenza del Consiglio Provinciale (2004-2006), fino all'elezione a deputato nell'aprile 2006 nella lista comune SVP-PATT.
Il congresso celebrato il 22 aprile 2007 a Levico Terme ha sancito la riunificazione del movimento Le Genziane - Autonomisti Trentini con il PATT, mentre l'ex leader Andreotti ha continuato a mantenere una posizione indipendente e critica nei confronti del partito. L'evoluzione del quadro politico nazionale conseguente alla caduta del governo Prodi, ha acuito le tensioni interne al partito, nel quale alcuni esponenti di minoranza hanno richiesto inutilmente un ricollocamento più vicino al centro-destra: il dibattito, comune a quello in corso nell'SVP, ha provocato la defezione di Giorgio Bezzi dal movimento[5] e, nelle elezioni politiche del 2008, un sensibile calo di consensi che ha privato il partito della propria rappresentanza a Montecitorio.[6]
[modifica] Valori
I valori che il PATT intende salvaguardare sono anzitutto quelli di una piena consapevolezza della specialità della terra trentina, della propria storia e quindi di una concreta e decisa difesa e promozione dell'Autonomia della Provincia di Trento. Il PATT si propone anche come partito che raccoglie le istanze delle Valli trentine, spesso dislocate lontane dai grossi centri. Cerca di promuovere uno sviluppo sostenibile delle stesse. Promuove inoltre una vera integrazione degli stranieri in Trentino, non attacando a priori l'immigrazione ma riconoscendo negli stranieri un potenziale strumento di sviluppo del Trentino sempreché siano dati loro gli strumenti per partecipari attivamente da trentini nella vita trentina e abbiano piena coscienza della cultura e della storia della terra in cui vivono.
[modifica] Congressi
[modifica] Note
- ^ Consiglio della Provincia autonoma di Trento - Storia dell'Autonomia Trentina - Genesi e sviluppi dell'autonomia regionale e provinciale - Dall'accordo Degasperi-Gruber agli statuti di autonomia
- ^ Trentino cultura - Storia del Trentino - Il secondo dopoguerra e l'autonomia trentina: Gli esordi dell'autonomia regionale
- ^ Franco Panizza (2007). Autonomisti in Trentino - Una tradizione che apre al futuro PATT: 28. URL consultato il 28/4/2008.
- ^ Antonio Del Giudice. Tra CL e cattocomunisti Trento si scopre verde. la Repubblica, 20 novembre 1988. URL consultato il 28/4/2008.
- ^ Lo strappo di Bezzi: "Io voto per Divina". Trentino, 16 marzo 2008. URL consultato il 29/4/2008.
- ^ Nelle elezioni politiche del 2008 il PATT, incluso come tradizione nelle liste dell'SVP, non ha conseguito che il 4,8% a livello provinciale. [1]

