Pëtr Il'ič Čajkovskij
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pëtr Il'ič Čajkovskij (in russo Пётр Ильи́ч Чайко́вский [?]) talvolta trascritto come Pyotr Ilyich Tchaikovsky o Ciajkovskij (Votkinsk, 7 maggio 1840[1] – 6 novembre 1893[1]) è stato un compositore russo dell'età romantica.
Indice |
[modifica] Biografia
Čajkovskij nacque a Kamsko-Votkinsk, Russia, da un ingegnere minerario ucraino e dalla sua seconda moglie, una donna di nobili origini francesi. Iniziò a prendere lezioni di pianoforte all'età di sette anni. Studiò presso il Conservatorio di San Pietroburgo dal 1861 al 1865, diplomandosi con una sua composizione "Ode alla gioia" tratta da un testo di Schiller. Nel 1866, fu nominato professore di teoria e armonia al Conservatorio di Mosca, fondato quell'anno, cattedra che gli fu offerta da Nikolaj Rubinštejn dietro raccomandazione di Anton, fratello di Nikolaj e primo maestro di Čajkovskij a Pietroburgo. Mantenne quella posizione fino approssimativamente al 1876.
Soltanto nove giorni dopo la prima della sua Sesta Sinfonia (Pathétique) nel 1893 a San Pietroburgo, Čajkovskij morì. È opinione diffusa che si sia procurato la morte, anche se il modo e le circostanze sono ancora incerte: si è parlato di colera, assunto bevendo acqua infetta, anche se è più probabile l'avvelenamento da arsenico in quanto sappiamo che durante il funerale Rimskij-Korsakov si avvicinò alla salma, e in precedenza alcuni amici avevano baciata la fronte del defunto (è però anche vero che alcune scoperte scientifiche relative al morbo avevano reso giustamente le persone molto meno terrorizzate da una in sé remotissima possibilità di contagio). Si parla anche di un incoraggiamento al suicidio ricevuto da alcuni amici ed ex-compagni di scuola, affinché potesse evitare lo scandalo derivante da una relazione con un nipote dello Zar.
Nonostante la sua omosessualità, il 18 luglio 1877 sposò, seppur con molta riluttanza, Antonina Miljukova, studentessa del conservatorio e sua fervida ammiratrice. Le conseguenze sulla psiche di Čajkovskij furono devastanti: costantemente in preda ad una fortissima repulsione verso la moglie, due settimane dopo il matrimonio scivolò nelle gelide acque della Moscova salvandosi in extremis (alcuni parlano di un maldestro tentativo di suicidio); una volta ripresosi fisicamente dall'incidente (che gli procurò solo un banalissimo raffreddore), si recò a San Pietroburgo colpito da esaurimento nervoso.
Nel corso della sua vita ricevette un generoso supporto economico e morale da parte della ricca vedova Nadezhda von Meck: questa, colpita in sommo grado dalla musica di Čajkovskij, divenne la principale finanziatrice del compositore, cui elargiva costantemente grosse somme di denaro che gli consentirono di abbandonare la cattedra al conservatorio per dedicarsi a tempo pieno alla composizione. Ella fu anche sua confidente privilegiata in virtù di una fitta corrispondenza epistolare che durò dal 1877 al 1890 per un totale di oltre 2000 lettere, di cui solo 1200 furono pubblicate [2]; i due, per loro precisa volontà, non s'incontrarono mai: s'incrociarono solo una volta durante una passeggiata, e lui cambiò strada. Tuttavia dopo 13 anni la corrispondenza cessò bruscamente, ufficialmente per bancarotta della mecenate, anche se in molti (tra cui la Berberova nella sua biografia) sostengono che la causa sia da addebitarsi alla scoperta dell'omosessualità di Pëtr Il'ič.
La tomba del compositore si trova al Cimitero Tichvin di San Pietroburgo.
[modifica] Lo stile
Culturalmente molto distante dai compositori russi a lui contemporanei d'ispirazione nazionalista, passati alla storia come il Gruppo dei Cinque, Čajkovskij rivelò nella sua musica uno spirito cosmopolita. Pervase da una sensibilità estenuata e da una naturale eleganza, le sue partiture presentano nondimeno tratti talora distintamente russi, sia nella predilezione per il modo minore, sia soprattutto nel profilo delle melodie, talvolta ricavate dalla tradizione popolare o dalla liturgia ortodossa.
Diversamente dai colleghi russi, Čajkovskij studiò per tutta la vita la musica occidentale - dal prediletto Mozart (mentre è noto che non amasse particolarmente Beethoven, e in particolare il Beethoven della maturità) agli operisti italiani, dai romantici tedeschi (Schumann certamente il più amato, e preferito al "rivale" Brahms) alla nuova scuola francese di Bizet e Massenet - riuscendo a dare alla sua arte un respiro decisamente internazionale. In questo senso, la sua figura di artista aperto, capace di assorbire e rielaborare qualsiasi linguaggio e qualsiasi forma musicale, è fondamentale sia in ambito romantico, sia per la comprensione del futuro percorso artistico di Stravinskij.
Tra i molti aspetti della sua figura poliedrica, di compositore quanto mai istintivo e appassionato e al tempo stesso estremamente attento alla cesellatura formale, spicca la sua straordinaria sensibilità timbrica. Čajkovskij seppe indagare le possibilità espressive degli strumenti tradizionali, in particolare i fiati, ricavandone suoni e impasti originali, raffinatissimi e inconfondibili. L'importanza che egli attribuì ai colori dell'orchestra fu tale da relegare la produzione pianistica in secondo piano, nonostante la straordinaria fama guadagnata dal suo primo concerto per pianoforte e orchestra.
[modifica] Composizioni
[modifica] Balletti
Il genere a cui Čajkovskij deve maggiormente la sua popolarità è quello del balletto.
- (1875 - 1876): Il lago dei cigni, Op. 20. Fu il primo balletto di Čaikovskij, rappresentato, pur con quache taglio, al Teatro Bol'šoj di Mosca, nel 1877. Fu apprezzato a pieno solo dopo la morte del musicista nonostante la finissima e fantasiosa cesellatura drammaturgica.
- (1888 - 1889): La bella addormentata, Op. 66. Čaikovskij vedeva quest'opera come una delle più riuscite. La sua prima rappresentazione fu nel 1890, al Teatro Mariinskij a San Pietroburgo.
- (1891 - 1892): Lo Schiaccianoci, Op. 71. Anche se il compositore rimase meno soddisfatto dell'impegno profuso per questo balletto, Lo Schiaccianoci è uno dei suoi lavori più popolari, anche grazie alla Suite realizzata dallo stesso Čaikovskij, ed il suo fascino risiede in un peculiare sentimento di magico e di fatato legato al sogno e al ritorno a un sentire ingenuo.
[modifica] Opere liriche
Čajkovskij scrisse dieci opere liriche, tra cui:
- (1876): Kusnez Vakula (Vakula il Fabbro) rappresentata a Sanpietroburgo.
- (1877): Eugenio Oneghin, Op. 24, dall'omonimo dramma amoroso di Aleksandr Puškin, che ottenne un ampio consenso nella prima del 1881.
- (1881): Orleanskaja Deva (La Pulzella d'Orleans) rappresentata a Sanpietroburgo.
- (1884): Mazeppa opera in tre atti rappresentata a Mosca e tratta da Puskin; un tipico melodramma russo che narra la storia d'amore tra un condottiero, una giovane donna già promessa ad un altro ed infine il suo giovane innamorato con risvolti intensi e drammatici.
- (1887): Ciarondejska (La Maliarda) rappresentata a Sanpietroburgo.
- (1890): La dama di picche, Op. 68, sempre tratta da Puškin, e considerata il suo capolavoro teatrale, mostra particolari accenti di intensità macabra e angosciosa («Quest'opera ha in sé qualcosa di spaventoso», affermò lo stesso Čajkovskij)
[modifica] Composizioni sinfoniche
[modifica] Sinfonie
Le prime tre sinfonie sono lavori interessanti ma ancora acerbi, in genere di carattere nazionalistico. Le successive si soffermano su temi più profondi e più intensamente sentiti, quali il fato, l'angoscia esistenziale e, in particolare la Sesta, la morte.
- (1866): Sinfonia n. 1 in Sol minore, Op. 13, Sogni d'Inverno
- (1872): Sinfonia n. 2 in Do minore, Op. 17, Piccola Russia
- (1875): Sinfonia n. 3 in Re maggiore, Op. 29, Polacca
- (1877 - 1878): Sinfonia n. 4 in Fa minore, Op. 36, dominata dal trepidante tema musicale del "destino": «un'ombra costante che ostacola il raggiungimento della felicità, … una sorta di veleno per l'anima», che comparirà ben nove volte nel corso del primo movimento. I tempi centrali si caratterizzano per la loro magia e per la loro soave fattura, mentre il finale si presenta come estenuata ricerca della gioia umana.
- (1885): Sinfonia Manfred, in Si minore, Op. 58, basata sul dramma gotico Manfred di Lord Byron, percorso dai temi, tipicamente romantici, della colpa e dello spirito prometeico, mentre i tempi centrali sono dominati da un delicato e avvolgente sentimento della natura.
- (1888): Sinfonia n. 5 in Mi minore, Op. 64, ancora una volta dominata da un tema legato al "destino", ma dal profilo questa volta più morbido, che dopo avere compiuto una prima apparizione nel massiccio primo movimento, sorta di inno a un eroismo rassegnato, e dopo avere turbato i dolcissimi volteggi amorosi del secondo movimento, nel finale appare trasformato nel fulcro di uno sfarzoso inno alla Provvidenza divina.
- (1893): Sinfonia n. 6 in Si minore, Op. 74, Pathétique, dominata da un programma enigmatico, forse intimamente collegato agli ultimi sentimenti di vita di Čaikovskij e perfino alla sua morte misteriosa, che, dopo l'appassionato movimento d'apertura e il successivo, etereo valzer, cui l'insolito movimento di 5/4 conferisce una sfumatura straniata e sottilmente inquieta, sembra esplodere nel parossismo d'eccitazione del terzo tempo, dai toni spettrali e accesamente visionari, densi di una gioia straripante ed equivoca, e nell'affranto Adagio lamentoso finale. Particolarmente rilevanti alcune dichiarazioni dello stesso autore in merito alla sua sinfonia ultima: «ho in essa riposto tutta la mia anima», «ed essa è penetrata da un carattere che resterà per chiunque altro un enigma».
[modifica] Poemi sinfonici
- (1869, due revisioni: 1870, 1880): Romeo e Giulietta (da William Shakespeare)
- (1874): La Tempesta, op. 18 (da William Shakespeare)
- (1875): Sèrènade melancolique, op. 26
- (1876): Marcia slava, op. 31
- (1876): Francesca da Rimini, op. 32 (da Dante Alighieri)
- (1880): Capriccio italiano, op. 45
- (1880): Ouverture 1812, op. 49
- (1888): Amleto, op. 67 (da William Shakespeare)
- (1890)-(1891): Voevoda, op. 78
Di particolare pregio, nella loro fattura raffinata e capace del più sottile incanto, sono le due ouverture Romeo e Giulietta e Francesca da Rimini, ispirate a due classici della letteratura.
[modifica] Suite
Čajkovskij scrisse anche quattro suite per orchestra, composte nel periodo tra la Quarta e la Quinta sinfonia. In origine pare che fosse tentato di chiamare sinfonie anche questi lavori ma si convinse a cambiarne il titolo. Le suite sono nondimeno sinfoniche nel carattere e costituiscono altrettanti capolavori trascurati della storia della musica sinfonica.
[modifica] Concerti
- (1874-1875): Dei tre concerti per pianoforte e orchestra, il Concerto n. 1 in Si bemolle minore op. 23, è il più conosciuto e apprezzato. Fu all'inizio respinto dall'esecutore per cui era stato pensato, il pianista Nikolaj Grigorevič Rubinstein, il quale vedeva in esso una composizione poco ricca e poco interpretabile - e pertanto debuttò con Hans von Bülow a Boston nel 1875. Opera tra le più popolari del suo autore, si caratterizza per lo stile vivido e folgorante e per il grandioso incipit.
- (1878): il Concerto per violino in Re maggiore, op. 35, fu composto in meno di un mese tra il marzo e l'aprile 1878, ma la sua prima esecuzione ebbe luogo solo nel 1881 perché Leopold Auer, il violinista a cui Čaikovskij intendeva dedicare il lavoro, si rifiutò di interpretarla. Tuttavia nel tempo il concerto si è guadagnato una grande notorietà.
- (1889): il cosiddetto Terzo Concerto per Pianoforte in Mi bemolle maggiore, op. 75, ha una storia curiosa alle spalle. La sua composizione iniziò dopo la Quinta Sinfonia, ed era stato concepito perché diventasse la sua sesta. Tuttavia, Čaikovskij smise del tutto di lavorare su questo tema e cominciò a scrivere quella che oggi conosciamo come la Sesta Sinfonia, la quale è diametralmente differente (la Pathétique). Dopo la morte di Čaikovskij, il compositore Sergej Tanejev riprese lo spartito incompleto, aggiunse una parte di pianoforte, e lo pubblicò come il Terzo Concerto per Pianoforte di Čaikovskij. Comunque, un titolo più appropriato sarebbe "Una sinfonia incompleta di Čaikovskij, realizzata per pianoforte e orchestra da Tanejev". La sinfonia incompleta fu poi nuovamente ripresa e completata in modo diverso dal compositore sovietico Sejmon Bogatirev e pubblicata come Sinfonia n. 7 in Mi bemolle maggiore.
[modifica] Altri lavori
- (1871): Quartetto d'Archi numero 1 in Re maggiore, Op. 11, il cui primo tempo suscitò l'ammirazione commossa di Lev Tolstoj
- (1876): Variazioni su un Tema Rococò per violoncello e orchestra, Op. 33; Čaikovskij considerava quest'opera come uno dei suoi capolavori.
- (1876): Le Stagioni, suite per pianoforte, Op. 37b, ispirata a tenerissima e sognante malinconia.
- (1882): Trio per Pianoforte in La minore, Op. 50
- (1886): Dumka, scena rustica in Do minore per pianoforte, Op. 59
- (1890): Souvenir de Florence, Sestetto d'Archi, Op. 70, ispirato a un soggiorno a Firenze.
[modifica] Ĉajkovskij nel cinema e nella letteratura
La letteratura su Ĉajkovskij è composta come per altri artisti, da opere di natura differente: dalla biografia più o meno in senso tradizionale (ma "diversa" a seconda dell'epoca in cui è stata stilata), alla biografia-romanzata o romanzo-biografico talora (come nel caso di quello di Klaus Mann, Sinfonia Patetica, 1935), al saggio-biografico, allo studio "scientifico" ed analitico. Le diversità in tal senso sono comprensibili e costituiscono un arricchimento alla conoscenza della materia.
Forse la più interessante biografia (1936, trad. it. 1993) scritta su Čajkovskij è quella realizzata da Nina N. Berberova, maggiormente orientata all'approfondimento psicologico della personalità del Musicista che all'analisi della sua produzione artistica, dall'evocativo titolo de Il ragazzo di vetro, come era solita chiamarlo l'adorata governante Fanny.[3][4]
In tale scritto l'autrice tratteggia un interessante ritratto dell'artista partendo dalla fragilità giovanile del ragazzo, morbosamente legato alla madre, di origine francese, morta nel 1855 in giovane età di colera[5]. Attraverso gli anni dell'adolescenza, segnati da turbamenti e legami con compagni di conservatorio, si arriva al profondo legame affettivo con il nipote Davydov, cui sarà tra l'altro dedicata l'ultima opera, quella sesta sinfonia che può senza dubbio essere considerata lo struggente testamento spirituale di Čajkovskij. Nella sua ricostruzione la Berberova smentisce categoricamente l'ipotesi del suicidio avvalorando quella della morte accidentale dovuta all'ingerimento di acqua contaminata, in un tempo in cui la Russia era devastata dal colera, assunta quasi con colpevole, rassegnata e consapevole leggerezza in una cena conviviale.
Vi sono moltissime altre opere biografiche e studi (ma relativamente pochi in lingua italiana, originali o tradotti essi siano) che possono essere di valido riferimento. Alcuni, pur interessanti, sono stati superati dal tempo o risultano datati, anche se non privi di apporti che per l'epoca in cui vennero scritti, vanno notevolmente considerati. È il caso del volume italiano di Mary Tibaldi-Chiesa Ciaikovsky, 1943) o quello in lingua tedesca di Kurt von Wolfurt Tschaikovski, 1952; trad. it.: Ciaikovski, 1961).
Va citato un saggio del francese Michel Rotislav Hofmann (probabilmente il maggiore esperto occidentale ai suoi tempi di musica russa), Tchaïkovski, 1959 e l'altrettanto di assoluto riferimento dell'inglese John Warrack Tchaikovsky, 1973, il cui autore è tuttora ritenuto una autorevole fonte proprio sul musicista russo.
Ricchissimo il volume di Alexandra Orlova Tchaikovsky. A Self-potrait, 1990; trad. it: Čajkovskij. Un autoritratto, 1990); la musicologa fu responsabile per certo periodo di una sezione dell'archivio della casa-museo a Klin, dove visse il musicista e che ha conservato epistolari riservati e quindi non accessibili normalmente. La Orlova è stata soprattutto la divulgatrice del supposto ordinato avvelenamento per arsenico, "imposto" al compositore da una cerchia di importanti amici, per evitare lo scandalo del rapporto omosessuale con un giovane della famiglia reale (vedi sopra).
È proprio questa rivelazione, questa versione della morte, dunque tale tesi, che autori come la Berberova ed altri han fermamente contestato lungo il tempo (vi è stato anche un musicologo italiano famoso, Aldo Nicastro, che ha parlato persino di un contagio "ante-litteram" da HIV, nella parte finale del suo saggio Pëtr Il'ič Čajkovskij 1990, pag. 260).
Il volume di Claudio Casini e Maria Delogu Ĉajkovskij, 2005) è un accuratissimo repertorio commentato della produzione del musicista; impressionante però è la parte biografica (curata dalla Delogu), con dettagli e particolari spesso sorprendenti e inediti (specie sul tema dell'omosesssualità di Ĉajkovskij).
Esiste poi un corposo contributo in 4 volumi di David Brown Tchaikovsky, 1978-1991), autore della voce ufficiale dell'importante "Grove" inglese, The New Grove Encyclopedia of music and Musicians, Londra, 1980) e di un recentissimo volume americano Tchaikovsky: The Man ad His Music, 2007). Questo musicologo ha attualmente il credito maggiore sulla vita e l'opera di Ĉajkovskij.
Un apporto molto speciale venne dal figlio di Thomas Mann, Klaus Symphonie Pathétique: Ein Tschaikowsky- Roman, 1935; ed. italiana: Sinfonia Patetica, 1990), un romanzo biografico sullo stile di quello della Berberova. Klaus Mann (1906-1949) era anch'egli omosessuale e morì suicida.
Ancora lo scrittore Dominique Fernandez (n.1929) ha pubblicato un romanzo Tribunal d'honneur,1997), che tratta delle circostanze sulla misteriosa morte di Ĉajkovskij, in forma del tutto romanzata s'intende.
[modifica] Cinema e Documentari TV
La vita di Čajkovskij è narrata nel film di Ken Russell L'altra faccia dell'amore[6]. Come citato nei credits e titoli, è basato sul libro scritto e pubblicato negli USA, da quelle che erano due parenti del musicista e che possiede un titolo significativo se si pensa all'impostazione data dal regista.[7] Questo film può essere considerato una trasposizione biografica solo apparentemente romanzata; in realtà il regista inglese propone una lettura intima degli avvenimenti che corsero paralleli alla creazione artistica.
Nella cinematografia universale esistono almeno altri tre film dedicati al compositore: uno tedesco del regista Carl Froelich,Un'inebriante notte di ballo (tit.orig.Es war eine rauschende Ballnacht, 1939), questo effettivamente del tutto romanzato; uno statunitense sullo stesso stile, Si velarono le stelle (tit.orig. Song of My Heart, 1948), regia di Benjamin Glazer ed una "versione alternativa" sovietica pressoché contemporanea al film di Russel del regista Igor Talankin, interpretato da un somigliantissimo Innokenty Smoktunovsky, Una pioggia di stelle (tit.orig. Tchaikovsky, 1969), una esteriore ancorché spettacolare ricostruzione, attenta a sorvolare sul tema dell'omosessualità.
Questo film russo, lungo quasi 160 minuti nella sua versione originale, si avvalse della partecipazione della ballerina russa Maja Plisetskaya. Nonostante la assoluta lontananza dal "sensazionalismo" del film di Russel (op. cit.) nel 1971 ricevette l'Academy Award for Best Foreign Language Film, nonché l'Academy Award for Original Music Score per l'arrangiamento musicale a cura del famoso compositore Dmitri Tiomkin. [8]. Il film ha ricevuto anche un Golden Globe sempre nel 1971.
Esistono anche diversi film-documentario sul musicista destinati al circuito televisivo. Tra questi:
- Pride of Prejudice 1993, UK (una realizzazione della BBC sulle controversie alla morte di Ĉajkovskij);
- L'homme de verre, 2000 di Raymond Saint-Jeans;
- Tchaikovsky: Fortune and Tragedy e The Creation of Genius (un "docudrama" in due parti sulla vita del musicista, della serie BBC The Tchaikovsky Experience. Diretto da Matthew Whiteman è commentato dal direttore d'orchestra e compositore Charles Hazlewood.
[modifica] Curiosità
- A Čajkovskij è stato intitolato il cratere Čajkovskij, sulla superficie di Mercurio.
[modifica] Note
- ^ a b Le date di nascita e morte sono il 25 aprile 1840 e il 25 ottobre 1893 secondo il calendario giuliano
- ^ Victor Seroff, Debussy, 1960, pag. 29 ediz. italiana
- ^ L'appellativo ricorre in tutta la bibliografia ĉajkovskijana, ad esempio nel Tchaïkovski di Michel R. Hofmann, 1959, pag. 16, dove si riporta un passo dei ricordi di Fanny Durbach
- ^ Il tanto citato dai biografi appellativo di "bambino di vetro", dal ricordo della governante Fanny Durbach, è stato altrettanto significativamente reso dalla studiosa Alexandra Orlova, Ĉajkovskij. Un autoritratto, 1990) che a pag. 4 testualmente fa dire: "Era come una pianta di serra". Tuttavia la governante era franco-svizzera, come la madre del musicista era di origine francese (cognome d'Assier) e questa lingua (corrente nella borghesia russa dell'Ottocento), usata pienamente nella famiglia di Ĉajkovskij. Da qui, nella bibliografia in lingua francese: "enfant de verre", tradotto ovviamente in italiano con "bambino di vetro".
- ^ Chi fu quel…, «La Settimana Enigmistica», 2007, 3924, ISSN 1125-5226
- ^ The music lovers, 1970
- ^ Catherine Drinker-Bowen and Barbara von Meck, Beloved Friend, The Story of Tchaikovsky and Nadejda von Meck, 1937.
- ^ Suoi, tra i 140 film a cui partecipò come curatore delle musiche, L'amore è una cosa meravigliosa, 1946 o Mezzogiorno di fuoco, 1952
[modifica] Voci correlate
- Concorso Internazionale Čajkovskij, prestigioso concorso internazionale per giovani musicisti, con sede a Mosca
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Pëtr Il'ič Čajkovskij
Wikiquote contiene citazioni di o su Pëtr Il'ič Čajkovskij
[modifica] Collegamenti esterni
- Spartiti liberi di Pëtr Il'ič Čajkovskij su International Music Score Library Project
- Per una lista completa delle opere di Čajkovskij, vedi [1].
- Per maggiori dettagli sulle date di composizione, vedi [2].
- Sito in italiano dedicato a Čajkovskij.
- (EN) Sito in inglese dedicato a Čajkovskij.
- (EN) Tchaikovsky's great ballets choreographied by Rudolf Nureyev
- Sito Tchaikovsky.
[modifica] Bibliografia
- Nina N. Berberova, Il ragazzo di vetro, Berlino 1936, trad. it. di Riccardo Mainardi, Guanda 1993 - ISBN 88-7746-482-8
- Aldo Nicastro, Pëtr Il'ič Čajkovskij, Edizioni Studio Tesi, Pordenone 1990 - ISBN 88-7692-247-4
- Luigi Bellingardi, Invito all'ascolto di Čajkovskij, Mursia, Milano 1990 - ISBN 88-4250-544-7
- Alexandra Orlova, Cajkovskij. Un autoritratto, 1990, ed. it. EDT, Torino 1993 - ISBN 88-7063-172-9
- Claudio Casini, Maria Delogu, Čajkovskij, Bompiani, Milano 2005 - ISBN 88-4525-548-4
- Catherine Drinker-Bowen and von Meck, Barbara: Beloved Friend; The Story of Tchaikovsky and Nadejda von Meck, New York; Randon House 1937
- Modest Čajkovskij: The Life and Letters of Peter Ilich Tchaikovsky, New York, Alfred A. Knopf
- Herbert Weinstock: Tchaikovsky, New York; Alfred A. Knopf; 1943
- John Briggs: The Collector's Tchaikovsky and the Five; New York, Philadelphia J. B. Lippincott; 1959


