Over-the-top content

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L’AGCOM definisce gli OTT imprese prive di una propria infrastruttura e che in tal senso agiscono al di sopra delle reti, da cui il termine over-the-top, e che forniscono, attraverso le reti col protocollo Internet, servizi, contenuti e applicazioni di tipo "rich media" (ovvero tipologie di pubblicità che appaiono “sopra” la pagina di un sito mentre lo si visita e che dopo una certa durata scompaiono), basati sulla forte presenza di contenuti audiovisivi, e che traggono ricavo, in prevalenza, dalla vendita di contenuti e servizi agli utenti finali (ad esempio nel caso di Apple e del suo iTunes) o di spazi pubblicitari, come nel caso di Google e Facebook.

Vengono considerate OTT Google, Yahoo!, Youtube, Skype. Negli Usa si stanno affermando società come Netflix o Hulu che offrono servizi di streaming on line on demand, accessibili previo abbonamento.

Il vantaggio delle OTT è che non hanno a carico i costi relativi alla trasmissione come invece hanno gli altri broadcaster. Si rivolgono inoltre ad un mercato globale con spese di gestione ed organici ridottissimi.

Gli utenti possono accedere ai contenuti tramite qualsiasi tipo di unità con una connessione a banda larga. In Italia il divario digitale e la presenza di forti broadcaster nel mercato televisivo impediscono l’affermarsi di nuovi competitori in questo settore. Le uniche OTT italiane che possono definirsi tali per il momento sono Chili Tv e Mediaset Infinity e a breve lo sarà anche Sky Online.

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