Ottorino Orlandini
Ottorino Orlandini (Lorenzana, 12 settembre 1896 – 19 gennaio 1971) è stato un partigiano e antifascista italiano, cattolico, figlio di un modesto sensale di Mosciano, fece studi da seminarista, poi abbandonati perché andò volontario al fronte durante la prima guerra mondiale, dove divenne tenente; in questa guerra fu intossicato dai gas venefici.
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Leghe Bianche[modifica]
Nel dopoguerra fu a capo delle Leghe Bianche dei contadini cattolici del Mugello. Nel 1920 organizzò uno sciopero a San Piero a Sieve e perciò divenne un esponente dell'antifascismo toscano e fu costretto ad andare in esilio in Francia.
Carlo Rosselli[modifica]
Allo scoppio della guerra di Spagna fu tra coloro che per primi si arruolarono nella centuria Giustizia e Libertà, al comando di Carlo Rosselli. Prima di arruolarsi in questa formazione, che intervenne nella guerra in difesa della repubblica spagnola, scrisse una lettera a don Luigi Sturzo, considerato dall'Orlandini il suo capo politico, per chiedergli il consenso sulla sua partecipazione alla battaglia e don Sturzo gli rispose di seguire il suo impulso perché, dove si combatte per la libertà si combatte anche per il cristianesimo. Dopo l'assassinio di Carlo Rosselli, la formazione si sciolse e Orlandini combatté nel battaglione Garibaldi fino a che non fu costretto ad uscirne per un dissidio avuto con i dirigenti comunisti.
Le Vernet[modifica]
Come emigrato politico italiano fu trasferito nel campo di concentramento del Vernet, e in questo luogo condusse una vita di espedienti per sfuggire alla morte, poi tornò in Italia, dopo la caduta del fascismo e, a Firenze, riprese i contatti con i compagni di Giustizia e Libertà; dopo l'8 settembre comandò le formazioni militari del Partito d'Azione.
Arrestato da Carità[modifica]
Nel febbraio del 1944 fu arrestato dalla banda di Mario Carità, fu interrogato e massacrato di botte, tanto da non essere riconosciuto nemmeno dai suoi compagni che si trovavano nel carcere delle Murate, luogo in cui fu condotto e dal quale, alla vigilia della Liberazione, riuscì ad evadere per riprendere a combattere nella battaglia di Firenze.
Rientro nella Democrazia Cristiana[modifica]
Dopo il 1946 rientrò a far parte del partito della Democrazia Cristiana. Lasciò un libro di memorie manoscritto che l'Istituto Storico della Resistenza in Toscana si proponeva di pubblicare.
Bibliografia[modifica]
- Carlo Francovich, Ottorino Orlandini, (Maestri e compagni), pagg.288-289, in La Resistenza in Toscana 9-10, Atti e studi dell'Istituto Storico della Resistenza in Toscana (Numero speciale pubblicato con il concorso della Giunta Regionale della Toscana)- Firenze, La Nuova Italia, 1974.
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