Osmani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Gli Osmani sono una famiglia di origine imperiale[1] dimorante anticamente in Tortona, Ancona, Tolentino e Recanati.

Discendono dai sovrani Turchi, vantano discendenza maschile diretta da Mehmet III[1]. Egli ebbe due figli, Ahmed I e Mustafa I. Il primo ebbe tre figli, Murad IV, Ibrahim I (i cui discendenti continuarono la dinastia imperiale a Costantinopoli, e che furono poi cacciati nel 1922 - 1924), e Osman II che sposò Milichia, figlia di un pascià di nome Pertau. Osman II sposò anche nel 1622 la figlia del Gran Sacerdote, ma non consumarono il matrimonio, la figlia fu rimandata al padre dopo pochi giorni, la cosa causò una congiura di palazzo e fu fatto strangolare. Dalla prima moglie ebbe un figlio nel 1620, di nome Achmed, che sposò Fatima di Selim e nel 1661 abbandonò definitivamente la Turchia stabilendosi a Recanati, dove fu chiamato con il titolo di "Nobile di Iconio" e qualificato discendente "ex imperatoribus Turcorum" e "figlio de lo defunto Soldano Osman Turco". In Italia lui e la moglie si convertirono al cattolicesimo, questo unito al lignaggio fu significativo per papa Clemente IX, che gli donò una preziosa reliquia proveniente dalla croce di Gesù, reliquia che nel 1924 fu donata da un discendente, Arnaldo Manlio, alla cattedrale di Recanati.

Arma: Troncato di azzurro e di rosso, nel primo al crescente di argento, nel secondo a tre monti d'oro, con la fascia d'oro sulla troncatura. Motto: Nemo me impune lacessit[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana: famiglie nobili e titolate viventi riconosciute dal R. Governo d'Italia volume IV L - O pagina 946, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana, 1935.
    «Nelle vene dei suoi componenti scorre sangue imperiale dei sovrani Turchi, discendendo essa in linea diretta maschile da Maometto III (1566 - 1603) sultano di Costantinopoli».

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vittorio Spreti, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana, editore Arnaldo Forni