Osip Ėmil'evič Mandel'štam

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« E sopra il bosco quando fa sera
s'alza una luna di rame;
perché mai così poca musica,
perché mai un tale silenzio? »
(Osip Mandel'stam, da Kamen)
Osip Mandel'štam, 1914 e firma autografa
Osip Mandelstam signature.jpg

Osip Ėmil'evič Mandel'štam (in russo: Осип Эмильевич Мандельштам?; Varsavia, 15 gennaio 1891Vladivostok, 27 dicembre 1938) è stato un letterato russo. Prosatore e saggista, esponente di spicco dell'acmeismo e vittima delle Grandi purghe staliniane «è stato uno dei grandi poeti del XX secolo.» [1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mandel'štam nacque a Varsavia da una benestante famiglia ebraica, che poco dopo la nascita del futuro poeta si trasferì a San Pietroburgo. Il padre era mercante di pellami, la madre era pianista e insegnante di musica. Nel 1900 Mandel'štam si iscrisse alla prestigiosa scuola Teniševskij, sul cui annuario, nel 1907, apparve la sua prima poesia. Compì diversi viaggi in Italia. Nel 1908 decise di entrare alla Sorbona di Parigi per studiare letteratura e filosofia, ma già l'anno seguente si trasferì all'Università di Heidelberg per poi passare, nel 1911, a quella di San Pietroburgo. Nel 1911 in Finlandia si convertì al Cristianesimo metodista per convinzione spirituale e per opportunità pratica poiché in questo modo avrebbe potuto iscriversi all'università il cui accesso era impedito agli ebrei. Questo tuttavia non impedì a Mandel'štam di continuare a sentirsi profondamente legato alla cultura ebraica. [2]

Nel 1911 aderì alla "Gilda dei poeti", fondata da Nikolaj Gumilëv e da Sergej Gorodeckij. Intorno a questo gruppo si sviluppò il movimento letterario dell'Acmeismo nato come reazione al simbolismo: Mandel'štam fu, nel 1913 tra gli autori del manifesto della corrente, pubblicato solo nel 1919. Nello stesso anno pubblicò la sua prima raccolta di poesie, La pietra.

Riformato dal servizio militare, allo scoppio della guerra viaggia per la Russia, soprattutto in Crimea; a Kiev nel 1919 incontra Nadežda giovane pittrice colta, che sarà la sua compagna della vita. Nel 1922 si trasferì a Mosca con la moglie , sposata l'anno precedente, mentre a Berlino veniva pubblicata la sua seconda raccolta, Tristia. In seguito, e per diversi anni, trascurò la poesia per dedicarsi principalmente a saggistica, critica letteraria, memorie (Il rumore del tempo e Fedosia, entrambe del 1925), e brevi testi in prosa (Il francobollo egiziano, 1928). Per sostenersi, eseguì numerose traduzioni e collaborò con un giornale.

Accusato di plagio nel 1929 per un errore del suo editore si difende con energia in una serie di scritti e per evitare ulteriori polemiche compie dei viaggi in Georgia e in Armenia di cui scriverà nel 1930 con il Viaggio in Armenia, opera duramente criticata dalla Pravda.

Foto segnaletica di Mandel'štam del 1938, all'epoca del suo secondo arresto

Le tendenze anticonformiste e di critica al sistema staliniano di Mandel'štam, che pure nei primi anni aveva convintamente aderito al Bolscevismo, deflagrarono nel novembre del 1933, quando compose e diffuse il celebre Epigramma di Stalin successo a Lenin a capo del paese e definito da Mandel'štam «il montanaro del Cremlino», le cui «tozze dita come vermi sono grasse» [3].

Si trattava di una feroce e sarcastica critica del regime comunista di Stalin a cui il poeta attribuiva la colpa della grande carestia provocata in Ucraina dalla collettivizzazione forzata [4].

Sei mesi più tardi fu arrestato una prima volta dall'Nkvd, ma schivò la condanna al campo di lavoro: un evento sorprendente, generalmente interpretato come segno di un interessamento personale di Stalin al suo caso. Mandel'štam venne tuttavia inviato con la moglie al confino sugli Urali, a Čerdyn'. In seguito, dopo un suo tentativo di suicidio, la pena fu attenuata e si ridusse al divieto di ingresso nelle grandi città per questo Mandel'štam scelse di stabilirsi con la moglie a Voronež.

Nel 1938 fu nuovamente arrestato; condannato ai lavori forzati, fu trasferito nell'estremità orientale della Siberia. Morì a fine dicembre nel gulag di Vtoraja rečka, un campo di transito presso Vladivostok, ufficialmente a causa di una non meglio specificata malattia. Il suo ricordo fu per lungo tempo conservato clandestinamente dalla moglie, che aveva imparato a memoria numerosi testi poetici del marito.

« Mia cara bambina,
non c’è praticamente nessuna speranza che questa lettera ti arrivi. Prego Dio che tu capisca quello che sto per dirti: piccola, io non posso né voglio vivere senza di te, tu sei tutta la mia gioia, sei la mia tutta mia, per me è chiaro come la luce del giorno. Mi sei diventata così vicina che parlo tutto il tempo con te, ti chiamo, mi lamento con te. »
(da una lettera di Osip Ė. Mandel'štam a Nadežda Jakovlevna[5])

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • La pietra (Камень - Kamen'), 1913
  • Tristia, 1922
  • Il rumore del tempo (Шум времени - Šum vremeni), 1925)
  • Fedosia (Феодосия - Feodosija), 1925
  • Il francobollo egiziano (Египетская марка - Egipetskaja marka), 1928
  • Poesie (Стихотворения - Stikhotvorenija), 1928
  • Sulla poesia (О поэзии - O poèzii), 1928
  • Conversazione su Dante (Разговор о Данте - Razgovor o Dante), 1933
  • Viaggio in Armenia, 1933

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a Mandel'štam a Voronež

Edizioni italiane delle opere[modifica | modifica wikitesto]

  • La pietra (Saggiatore, 2014; traduzione e cura di Gianfranco Lauretano)
  • Il rumore del tempo - Feodosia - Il francobollo egiziano (Einaudi 1980)
  • Viaggio in Armenia (Pontecorboli 1990. Adelphi 1988)
  • Sulla poesia (Bompiani 2003)
  • Il programma del pane (Città aperta 2004)
  • La conchiglia e altre poesie (Via del Vento edizioni 2005)
  • Quaderni di Voronez [(Arnoldo Mondadori Editore)(1995)]
  • Poesie (Garzanti 1972)
  • Strofe pietroburghesi, trad. it. e introduzione di Cesare G. De Michelis, Milano, Ceschina, 1964.
  • Poesie 1921-1925, trad. it. a cura di Serena Vitale, Parma, Guanda, 1967.
  • La quarta prosa. Sulla poesia. Discorso su Dante. Viaggio in Armenia, presentazione di A. M. Ripellino, trad. it di Maria Olsoufieva, Bari, De Donato, 1967.
  • Viaggio in Armenia, Milano, Adelphi, 1988 (1996, 2004, 2005), trad. it. di Serena Vitale.
  • Articoli sulla letteratura e sull'arte, a cura di Giorgio Pasini, Milano, CELUC libri, 1989.
  • Sulla poesia, con due scritti di Angelo Maria Ripellino, nota di Fausto Malcovati, trad. it. di Maria Olsoufieva, Milano, Bompiani, 2003.
  • Nadežda Mandel’štam: Le mie memorie con poesie e altri scritti di Osip Mandel’štam, Milano, Garzanti, 1972, trad. it. di Serena Vitale.

Letteratura critica e opere correlate[modifica | modifica wikitesto]

  • Elisabetta Rasy, La scienza degli addii, Rizzoli 2005
  • Marina Argenziano, Solo un'ombra. Osip Mandel'štam e la parola negata, Irradiazioni 2005
  • Nadežda Mandel'štam, L'epoca e i lupi, Fondazione Liberal 2006
  • Carlo Tenuta, Dante in Crimea. Osip Mandel'štam e la "Divina Commedia": poesia ed esilio in una lettura novecentesca, RIVISTA INTERSEZIONI, anno XXIX, numero 2, agosto 2009 (pp. 179–196)
  • Andrea Galgano, Osip Mandel'štam. Il crepuscolo e la dimora", in Mosaico, Aracne, Roma 2013 (pp. 399–403)
  • Анатолий Ливри , "Мандельштам в пещере Заратустры", - в Вестнике Университета Российской Академии Образования, ВАК, 1 – 2014, Москва, с. 9 – 21.; Nietzsche.ru. Французская версия в Nietzscheforschung, Berlin, Humboldt-Universität, 2013, Band 20, S. 313-324

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Osip Ėmil’evič Mandel’štam: “Sono tornato nella mia città, fino alle lacrime ben nota, di Laura Canali - testo di Barbara Ronchetti, in Limes, 28 maggio 2014
  2. ^ L. Canali, B.Ronchetti, Op.cit. ibidem
  3. ^ O. Mandel'štam, Cinquanta poesie, a cura di R. Faccani, Einaudi, Torino 1998, p. 69
  4. ^ "Stalin", in I lupi e il rumore del tempo (trad. P. Ruffilli), Castelfranco Veneto, 2013, p. 81.
  5. ^ Elisabetta Rasy, La scienza degli addii, Corriere della Sera,

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