Orwell (fiume)

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Orwell
Orwell
Barche ancorate sull'Orwell a Pin Mill.
Stato Regno Unito Regno Unito
Regioni/aree/distretti Inghilterra
Contee Suffolk
Sfocia Mare del Nord
51°56′11.92″N 1°18′12.95″E / 51.936645°N 1.303596°E51.936645; 1.303596Coordinate: 51°56′11.92″N 1°18′12.95″E / 51.936645°N 1.303596°E51.936645; 1.303596

L'Orwell è un fiume della contea di Suffolk, in Inghilterra. Origina, sopra il limite tidale a Stoke Bridge, dal fiume Gipping.[1]

Si allarga in una foce a estuario ad Ipswich, dove strutture portuali sorgevano già nel VII secolo, e si getta quindi nel mare del Nord a Felixstowe dopo essersi unito allo Stour all'altezza di Shotley. Il grande Orwell Bridge consente alla strada A14 di attraversare l'estuario poco ad est di Ipswich.

Nome[modifica | modifica wikitesto]

In Orwell, Or- deriva da un antico idronimo probabilmente pre-celtico, mentre -well indicherebbe una denominazione anglosassone.[2] In A tour through England and Wales scritto nel 1722, Daniel Defoe chiama il fiume "Orwel"[3]; racconta anche che «un viaggiatore difficilmente mi comprenderà, e specie un marinaio, quando parlerò di fiume Stour e fiume Orwel, dato che essi sono universalmente noti come Maningtre-Water, ed Ipswich-Water». Lo scrittore Eric Blair derivò lo pseudonimo col quale divenne famoso, "George Orwell", dal nome del fiume, cui fu molto legato durante la sua permanenza nel Suffolk[4]

L'Orwell Bridge

Attività sportive[modifica | modifica wikitesto]

L'Orwell costituisce una popolare meta per la vela; in origine tale sport era concentrato nel villaggio di Pin Mill, mentre dagli anni settanta porticcioli turistici sono stati costruiti a Levington, Woolverstone e nella stessa Ipswich.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ William White, History, gazetteer, and directory of Suffolk, and the towns near its borders, R. Leader, 1844, pp. 62–63.
  2. ^ A D Mills: A dictionary of British place-names. Oxford: Oxford University Press, 2003. ISBN 0-19-852758-6
  3. ^ Daniel Defoe, A tour through England and Wales, J.M. Dent and Sons Ltd, London (1959)
  4. ^ Richard Lederer, The Miracle of Language, Simon and Schuster, 1999, p. 134, ISBN 0-671-02811-1.