Orecchio assoluto

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Per orecchio assoluto si intende la capacità di identificare all'ascolto le note che compongono un brano musicale.

Indice

[modifica] Definizione

Per capire cos'è l’orecchio assoluto vale la pena spiegare alcuni concetti che ne sono il presupposto.

  • Con orecchio si intende nel gergo musicale l’attitudine e il gusto per il canto e la musica. Chi ha orecchio ha la capacità di riprodurre una melodia che ascolta, cantandola o suonandola.
  • Con orecchio relativo si intende la capacità di riconoscere esattamente gli intervalli tra le note, ma non le note stesse.
  • In aggiunta a tutto questo, l'orecchio assoluto consiste nel poter riconoscere, per un misto di connaturalità ed educazione dell'udito e della facoltà musicale, l'altezza delle note che si ascoltano, potendole quindi identificare per nome ed eventualmente trascrivere nella tonalità corretta.

[modifica] Possibilità offerte dall’orecchio assoluto

I musicisti con l'orecchio assoluto possono:

  • identificare le note in un brano musicale ed associarle al loro nome, senza bisogno di trovarne la corrispondenza su uno strumento;
  • riconoscere gli accordi di un brano;
  • identificare la tonalità di un brano;
  • identificare ogni singola nota di un accordo o di un cluster di note;
  • discernere la correttezza dell'accordatura di uno strumento.

[modifica] Difficoltà correlate all’orecchio assoluto

I musicisti con l'orecchio assoluto possono trovare difficile suonare la musica barocca secondo i criteri filologici, perché secondo questi criteri la musica di quel tempo si eseguiva con il La a 415 Hertz, invece che a 440 (o più spesso 442) come è oggi. La differenza è un semitono più in basso. Inoltre per queste persone può essere scomodo suonare uno strumento traspositore, ovvero uno strumento accordato in tonalità diversa da quella di Do: ad esempio il clarinetto, il sassofono, il corno, etc.

L'orecchio assoluto è comunque un vantaggio per un musicista. Il fatto di suonare ad un semitono di distanza non è un problema per un musicista che ha praticato la trasposizione in maniera costante. Affidarsi al solo orecchio assoluto non è comunque possibile per un musicista avanzato, ma è solo uno strumento in più che può utilizzare.

[modifica] Musicisti dotati di orecchio assoluto

[modifica] Classici e sinfonici

[modifica] Moderni

Anche il logico Raymond Smullyan è un orecchio assoluto.

[modifica] Studi scientifici

È opportuno premettere che i vari ricercatori che negli anni si sono dedicati allo studio di questo fenomeno non sempre concordano sulla esatta definizione di "orecchio assoluto".

Ad esempio, alcuni studi considerano sufficiente la capacità di identificare una serie di singole note isolate, mentre altri ritengono condizione indispensabile il riconoscimento delle note all'interno di normali passaggi melodici.

Anche i livelli considerati accettabili di accuratezza, prontezza di riconoscimento e margine di errore variano fra i diversi test eseguiti, il che complica ulteriormente la valutazione dei risultati.

Uno degli studi più famosi (Sergeant, D. 1969: Experimental investigation of absolute pitch, pubblicato sul Journal of Research in Music Education, Vol. 17, 135-143) evidenzia una possibile relazione di proporzionalità inversa fra l'età in cui vengono intrapresi gli studi musicali e la probabilità di sviluppare l'orecchio assoluto.

Lo studio più recente a noi noto (Bahr, 1998) afferma che l'orecchio assoluto sarebbe una capacità derivante dall'esperienza, che non richiederebbe dunque particolari predisposizioni, confermando però l'età precoce dell'istruzione musicale come fattore di primaria importanza. Inoltre, orecchio assoluto e relativo tenderebbero ad escludersi reciprocamente in uno stesso individuo. È pur vero, però, che nella pratica dello studio musicale queste tendenze non sempre risultano evidenti; è opinione diffusa (ma non necessariamente giustificata) che il fenomeno abbia comunque una base innata. Parimenti dibattuta è l'ipotesi secondo la quale l'orecchio relativo tenderebbe ad escludere quello assoluto e viceversa. Nella gran parte dei casi, infatti, queste due facoltà sembrerebbero coesistere potenziandosi a vicenda.

Esiste poi tutta una serie di studi secondo cui l'orecchio assoluto si manifesterebbe maggiormente in determinate fasce della popolazione: in particolare fra i ciechi, i malati di autismo, gli appartenenti a gruppi etnici facenti uso di lingue tonali.

Alcuni recenti studi, per quanto discutibili, sostengono che l'orecchio assoluto sia frutto di una mutazione genetica.

[modifica] Sviluppare l'orecchio assoluto con l'Ear Training

Ci sono diverse persone che dichiarano che sia possibile sviluppare l'orecchio assoluto a partire dall'ear training. Nel marzo 1981, David Lucas Burge pubblicò su "Contemporary Keyboard" (oggi "Keyboard Magazine") un articolo in cui rivelava che l'orecchio assoluto non era una capacità solo per pochi eletti ma un'abilità facilmente apprendibile da chiunque abbia un minimo di orecchio musicale. Burge è poi diventato famoso grazie al suo corso, "Perfect Pitch Ear Training Supercourse", in vendita ormai da 26 anni e riconosciuto a livello mondiale, anche grazie a ricerche effettuate alla Ohio State University ed alla University of Calgary.

Tuttavia il metodo di Burge non funziona e non serve a sviluppare l'orecchio assoluto (questo è un commento di parte, manca una vera referenza). Il corso di Burge permette comunque di abituare l'orecchio ad ascoltare con attenzione, ma non sviluppa l'orecchio assoluto, solo un orecchio più attento (abilità sviluppabile senza il corso di Burge ascoltando musica in maniera attenta).

Anche senza possedere l'orecchio assoluto, infatti, qualsiasi musicista a livello già avanzato può affermare di aver notato certe differenze di sensazione nel suonare trasposizioni di certi brani in tonalità diverse da quelle originali in qualche modo inspiegabili. Allo stesso modo, i musicisti potrebbero avere preferenze nel suonare certi accordi invece che altri, ma senza mai capire il perché. Anche senza avere grandi doti musicali, inoltre, si possono notare facilmente tali peculiarità di suono quando si suona una nota con uno strumento e si tenta di riconoscere la stessa nota in ottave diverse: in tal caso, infatti, difficilmente si usa l'orecchio relativo, in quanto non si hanno conoscenze innate di intervalli e tonalità, ma si usa quasi incosciamente l'orecchio assoluto.

Diversi autori, tra cui Burge, parlano di "pitch color", ovvero di "colore delle note", una qualità delle note stesse del tutto simile al colore visivo, che caratterizza e distingue tutte le note, gli accordi e le tonalità le une dalle altre. Il nostro orecchio tuttavia non è allenato a sentire tali differenze, in quanto la nostra cultura musicale ci porta soltanto a notare altezza, modo e ritmo delle canzoni, tralasciando la tonalità, il che sarebbe come distinguere un colore chiaro da uno scuro senza riconoscere che uno è giallo e l'altro è blu.

È provato che i bambini introdotti presto alla musica sviluppano naturalmente l'orecchio assoluto perché sono abituati fin da piccoli a chiamare le note con i loro nomi e quindi associano naturalmente al LA la frequenza di 440 Hz (ad esempio). L'età massima in cui la probabilità di sviluppare l'orecchio assoluto naturalmente è alta è di circa 4 anni e mezzo. Questo spiega perché la maggior parte dei musicisti che hanno iniziato a suonare dopo tale età non abbiano sviluppato l'orecchio assoluto.

Ricerche più serie rispetto a quelle di Burge sono state effettuate da Christopher Aruffo che ha integrato nel suo lavoro anche gli esperimenti del maestro Joshua Jobst che ha prodotto un audio corso (Pitch Paths) di ear training molto meno ambizioso di quello di Burge ma che sembra dare dei risultati più efficaci.

Christopher Aruffo ha anche sviluppato un simpatico video game che serve a sviluppare l'orecchio assoluto negli adulti. La costanza è richiesta per avere dei risultati, ma non c'è nessuna garanzia scientifica dell'efficacia.

[modifica] Collegamenti esterni


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