Ordine di San Colombano

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Immagine del santo irlandese della vetrata della cripta dell'abbazia di Bobbio dove riposano le sue spoglie

L'Ordine di San Colombano, denominato anche come Ordine colombaniano, è un ordine monastico osservante la regola di San Colombano dettata attorno al 591 da san Colombano e che conferì al monachesimo occidentale di rito celtico-irlandese la sua forma definitiva. A Bobbio il santo irlandese fondò nel 614 l'abbazia di San Colombano che divenne abbazia matrice di tutti i monasteri colombaniani italiani ed europei. Caratteristica dei monaci era l'abito talare di lana bianca con il sole giallo sul petto. Essi introdussero attraverso il Paenitentiale l'uso della confessione privata in sostituzione di quella pubblica per il sacramento della penitenza. L'ordine fu definitivamente sciolto nel 1448. Molti monasteri divennero direttamente benedettini, quello di Bobbio fu preso dalla Congregazione di Santa Giustina di Padova.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cristianesimo celtico e Monachesimo irlandese.

L'Irlanda fu la prima area esterna all'Impero romano nella quale venne adottato il monachesimo, in una forma strettamente collegata alle tradizionali relazioni di clan; inoltre non essendo mai stata conquistata dai romani ed essendo unita ed in pace, si svilupparono centri di cultura, scriptoria e biblioteche con opere provenienti da tutto il mondo e che si salvarono dalla distruzione seguita alla caduta dell'impero romano e dalle infinite guerre barbariche. L'Irlanda aveva una sua scrittura unica e corsiva che venne introdotta in tutta Europa dai monaci colombaniani con i loro centri di scrittura e miniatura su pergamena.

La diffusione del cristianesimo nell'isola era avvenuta nel corso del V secolo, principalmente ad opera di san Patrizio (431-432), su incarico di papa Celestino I. Secondo alcune tradizioni, tuttavia, san Patrizio sarebbe stato preceduto da un san Palladio, primo vescovo degli Irlandesi[1]. In seguito Finnian di Clonard, si ritirò in una piccola cella nella contea di Meath, raccogliendo progressivamente intorno a sé numerosi seguaci e fondando intorno al 520 il monastero di Clonard. L'abbazia fu il primo grande centro monastico dell'Irlanda, dove si formarono i suoi dodici apostoli, che a loro volta fondarono altri monasteri. Anche altri monasteri vennero fondati in Irlanda nel corso del VI secolo sempre da parte di abati irlandesi, tra i quali possiamo citare san Comgall, che fondò nel 559 l'abbazia di Bangor, nella contea di Down in Irlanda del Nord, che divenne anch'essa una famosa scuola monastica e dove si formò san Colombano.

Il monachesimo irlandese fu un fenomeno di grande importanza per la diffusione del cristianesimo nell'Inghilterra anglosassone e nei regni merovingi nel VI e VII secolo. Le missioni irlandesi in Europa iniziarono con quella di Columba di Iona, o Colum Kille, co-patrono d'Irlanda e uno dei dodici apostoli d'Irlanda, il quale si recò missionario in Scozia, con dodici compagni, con il proposito di convertire altrettanti pagani di quella regione. Sant'Aidano fondò nel 635 il monastero di Lindisfarne in Northumbria e negli anni seguenti i missionari irlandesi convertirono la maggior parte dell'Inghilterra anglosassone: l'ultimo re anglosassone pagano, Penda di Mercia, morì nel 655.

Dal 590 Colombano, partito da Bangor con 12 compagni monaci, fu attivo nei territori merovingi fondando numerosi monasteri tutti di regola colombaniana. Per primi fondò nella Franca Contea, nel 591-592 il monastero di San Martino ad Annegray, sul sito di un'antica fortezza romana, poi quello di San Pietro a Luxeuil, a circa 8 miglia a sud-est, nell'odierna Luxeuil-les-Bains, dove si stabilì nel 593 e infine quello di San Pancrazio a Fontaines, vicino ai primi due. Dopo essere entrato in contrasto con l'episcopato locale e con i re burgundi, fra i quali la temibile regina Brunechilde fu arrestato, ma, fortunatamente scampato al rimpatrio, dovette ripartire e riprese a viaggiare. Nel 611 fondò a Bregenz sul lago di Costanza il monastero di Sant'Aurelia. Decise in seguito di recarsi a Roma per ottenere l'approvazione della propria regola da papa Bonifacio IV, ma lungo la strada il suo compagno san Gallo fu costretto a fermarsi per una malattia e fondò nel 613 l'abbazia di San Gallo. Colombano arrivò quindi fino a Bobbio dove nel 614 fondò l'abbazia di San Colombano e dove morì il 23 novembre del 615.

La regola monastica stabilita da san Colombano fu approvata da un concilio a Mâcon nel 627, ma venne in seguito affiancata da quella benedettina, più moderata, a partire dal 643: infatti monaci benedettini furono ospitati a Bobbio e poi negli altri monasteri colombaniani italiani ed europei. Successivamente per mitigare l'austera regola venne scelta per la vita cenobitica quella benedettina, pur rimanendo inalterati l'ordine e la parte di regola dedita allo studio alla scienza e all'insegnamento. Molti monasteri colombaniani esteri furono tra il IX secolo ed il X secolo sottratti ed assegnati ai benedettini sotto l'autorità dei vescovi locali, perdendo quindi la loro autonomia. Successivamente ciò avverrà progressivamente anche in Italia: a Bobbio l'ordine di San Colombano opererà fino allo scioglimento da parte del papa Niccolò V il 30 settembre del 1448, e dopo tale data subentreranno anche lì i monaci benedettini della Congregazione di Santa Giustina di Padova; anche se dopo il processo di Cremona del 1200 l'autorità abbaziale dovrà dipendere dal vescovo di Bobbio e non rimanere autonoma.

Nel corso del VII secolo i discepoli di san Colombano continuarono a fondare monasteri. Uno dei suoi compagni, san Deicolo (o san Deisle), fondò nel 610 a Lure, ancora nella Franca Contea, l'abbazia di Lure. Un monaco di Luxeuil, sant'Amé fondò, insieme a san Romarico un duplice monastero, maschile e femminile a Remiremont nel 620. Nel 654 san Filiberto fondò secondo la regola di san Colombano l'abbazia di Jumièges in Normandia, e nel 675 un'altra a Noirmoutier su un'isola presso la costa della Vandea.

Nel 664 il sinodo di Whitby aveva riunito il cristianesimo celtico con la Chiesa cattolica romana e da allora fu scelta la Regola di San Colombano come unica regola per tutti i monasteri di regola irlandese oltre a quelli fondati direttamente da Colombano e dai sui seguaci. Dal 698 fino a Carlo Magno lo sforzo missionario venne compiuto in Europa da missioni prevalentemente anglosassoni. Altri monaci tuttavia partirono dall'Irlanda e fondarono monasteri colombaniani nell'Europa continentale: san Disibodo, arrivato sul continente nel 640, fondò il monastero di Disibodenberg. E intorno alla metà del VII secolo san Feuillen fondò il monastero di Fosses-la-Ville, presso Namur, nel Belgio. Ancora nell'VIII secolo san Pirmino nel 724 fondò l'abbazia di Reichenau sull'omonima isola del lago di Costanza.

In Germania le fondazioni monastiche di origine irlandese colombaniana, divenuti in seguito benedettine, agli inizi del XIII secolo si riunirono in una vasta congregazione, approvata nel 1215 da papa Innocenzo III, il cui abate generale era quello a capo del monastero di San Giacomo (detto anche "monastero scoto") di Ratisbona, fondato da monaci irlandesi colombaniani nel 1090 circa. Il più antico di essi era stato comunque il monastero di Säckingen, su un'isola sul Reno presso Basilea in Svizzera, fondato da san Fridolino in data incerta, ma attestato dall878. Tra i monaci irlandesi colombaniani insediati nell'Europa centrale furono importanti teologi prima Giovanni Scoto Eriugena (815-877) e poi Mariano Scoto (10281082 o 1083) Nell'XI e XII secolo si ebbe uno sviluppo delle fondazioni monastiche irlandesi, riservate ai monaci scoti. Mariano, Giovanni e Candido fondarono intorno al 1072 un monastero a Ratisbona, già ricostruito a partire dal 1090. Diversi di questi monasteri vennero fondati tra il XII e il XIII secolo direttamente da monaci provenienti da Ratisbona.

Nel XIV e XV secolo molti antichi monasteri irlandesi erano in declino, sia per carenza di disciplina religiosa o per difficoltà economiche, sia per mancanza di monaci scoti: per questo motivo a volte i conventi vennero ripopolati con monaci di altra origine, mentre altri furono soppressi. In conseguenza della Riforma protestante in Scozia, molti benedettini scozzesi si rifugiarono presso i monasteri irlandesi in Germania. Questi però non riuscirono a sopravvivere a lungo e nel 1862 papa Pio IX soppresse l'ultimo monastero irlandese in Germania.

I monaci colombaniani non rimasero chiusi nei loro monasteri, ma si dedicarono attivamente alla diffusione del messaggio cristiano e, anche con il sostegno di papa Gregorio Magno (590-604), si diffusero grazie allo stesso San Colombano dall'Irlanda in Francia a partire dal 590 e poi anche in Germania, Austria e Svizzera, e finalmente in Italia a partire dal 610 specie con la fondazione a Bobbio della potente abbazia di San Colombano avvenuta nel 614 e poi si diffuse in tutta l'Europa. Di particolare importanza fu l'opera di evangelizzazione svolta in tutta Europa nel VII e VIII secolo. A partire dal 643, dopo la distruzione di Montecassino e la persecuzione da parte dei longobardi, furono ospitati i benedettini.

Molto conosciuto è il ruolo che svolsero in campo culturale: per quanto la regola colombaniana non imponga direttamente e in modo coercitivo ore dedicate allo studio, ne accenna l'importanza. Da qui iniziò il processo di produzione di manoscritti negli scriptoria, che sarebbe diventato in qualche modo precipuo durante il corso del medioevo. Alla produzione di codici, denominati poi codici bobiensi o di Bobbio, di argomento religioso affiancarono il paziente lavoro di copiatura di testi antichi, anche scientifici, letterari, storici, medici ed artistici, fino a raggiungere tutto lo scibile umano. Tra l'altro il loro elevato livello culturale e la loro capillare diffusione sul territorio europeo e del nord Italia diede modo fin da san Colombano di affidare proprio ai colombaniani il compito di organizzare un sistema di istruzione elevato e dedicato a tutti ma specie a letterati, storici e cultori.

l'11 giugno 2008 il papa ha omaggiato il santo e ne ha ricordato la figura assieme alla città di Bobbio, citandolo come protettore dell'Europa nell'udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro[2]. L'Osservatore Romano è uscito con in prima pagina il discorso e la foto del Santo[non chiaro].

Regola colombaniana[modifica | modifica wikitesto]

La Regola di san Colombano si compone di più parti:

  • la Regula monachorum, che si compone di 10 capitoli:
  1. obbedienza,
  2. silenzio,
  3. digiuno,
  4. disprezzo dei beni terreni,
  5. ripudio della vanità,
  6. castità,
  7. preghiera,
  8. discrezione,
  9. mortificazione di superbia e orgoglio,
  10. buon esempio;
  • la Regula cenobialis, formata da una lunga serie di capitoli penitenziali relativi alle colpe dei monaci;
  • il Paenitentiale, che vuole aiutare il monaco ma anche l'uomo nella conquista della dignità, secondo il Sermone della Montagna, con una difesa dei deboli e degli umili contro chi esalta il vigore fisico intellettuale e politico; egli scrisse: «senza dignità non c'è libertà, e senza libertà non c'è dignità».

Essa fu approvata al Concilio di Mâcon nel 627, grazie anche all'opera dell'abate di Luxeuil San Eustasio.

La regola monastica stabilita da san Colombano venne in seguito affiancata da quella benedettina, più moderata a partire dal 643, difatti a Bobbio furono ospitati i monaci benedettini e poi negli altri monasteri colombaniani italiani ed europei, successivamente per mitigare l'austera regola venne scelta quella benedettina per la vita cenobitica pur rimanendo inalterato l'ordine e la parte di regola dedita allo studio alla scienza e all'insegnamento.

Nel 664 il sinodo di Whitby aveva riunito il cristianesimo celtico con la Chiesa cattolica romana e da allora fu scelta la Regola di San Colombano come unica regola per tutti i monasteri di regola irlandese oltre a quelli fondati direttamente da Colombano e dai sui seguaci.

Architettura ed organizzazione monastica[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristiche del monachesimo irlandese[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente i monasteri colombaniani dovettero essere costituiti semplicemente da capanne in legno, costruite dagli stessi monaci, raccolte intorno ad una chiesa, circondati da una palizzata. Solo in seguito furono costruiti in muratura. I monaci provvedevano essi stessi al proprio sostentamento e conducevano una vita dura, fatta di lavoro manuale, studio, preghiera e pratiche di mortificazione. Ogni monastero aveva la sua regola e i monaci erano tenuti all'obbedienza nei confronti dell'abate.

I monasteri vennero fondati a partire da una donazione di terre ad un religioso proveniente da una nobile famiglia locale, il quale ne diveniva abate. Il monastero diveniva quindi il centro spirituale della comunità e del clan. Gli abati che gli succedevano erano generalmente membri della medesima famiglia del fondatore, mantenendo dunque le terre monastiche nell'ambito della sua giurisdizione, secondo la tradizione irlandese, che prevedeva il trasferimento del possesso fondiario solo all'interno della medesima famiglia.

Un'altra usanza tipica e che discendeva da san Patrizio e dagli abati irlandesi era quella che un anziano illustre maestro monaco lascasse il suo monastero con 12 giovani monaci intraprendenti e fondasse un nuovo monastero; San Colombano seguì questa usanza fondando centinaia di monasteri e chiese in tutta Europa fino in Italia.

Furono anche centri culturali e di insegnamento anche per i laici. Furono centri di diffusione per la lingua latina e tramandarono le locali tradizioni celtiche, elaborando la scrittura per la lingua irlandese e introducendo melodie e strumenti celtici nel canto gregoriano, secondo la tradizione dei bardi . Uno dei principali lavori dei monaci consisteva nella copiatura dei manoscritti e vi si sviluppò lo stile insulare nella decorazione miniata.

Nella società irlandese, priva di una vera organizzazione urbana, anche la figura del vescovo, legato alla città ebbe un'importanza minore. Secondo la tradizione cristiana egli svolgeva infatti un importante ruolo religioso, ma in Irlanda era spesso residente nel monastero e subordinato o pari grado all'abate. La diocesi monastica corrispondeva al territorio del clan.

La vita monastica si svolgeva in comunità, sebbene l'eremitaggio fosse considerato la forma più alta di monachesimo. Nelle vite dei santi irlandesi e colombaniani, come in quella di San Colombano, si fa spesso menzione di monaci e persino di abati che si recavano a qualche distanza dal monastero a cui appartenevano per vivervi in isolamento.

Le regole monastiche si basavano sulla preghiera, la povertà e l'obbedienza. I monaci apprendevano la lingua latina, che era la lingua ufficiale della Chiesa e leggevano testi di autori sia pagani che cristiani, facendo dei monasteri degli importanti centri culturali. Entro la fine del VII secolo le scuole monastiche irlandesi accolsero studenti provenienti dall'Inghilterra e dal resto dell'Europa.

San Colombano nella Regola menziona gli ambienti ed i ruoli chiave dell'organizzazione monastica con grande esattezza: l'oratorio, il dormitorio, il refettorio, la cucina, i magazzini, l'infermeria, il noviziato, gli ambienti per gli ospiti e indirettamente, il capitolo, l'abate, il priore, l'infermiere ecc.

Alla fine l'aspetto generale del cenobio risultò essere quello di una sorta di città con case divise da strade ed edifici, soprattutto nei grandi monasteri, divisi in gruppi. L'edificio della chiesa forma il nucleo e rappresenta il centro religioso della comunità. Perseguendo l'indipendenza dal mondo esterno, inoltre, i monaci si dotarono di mulini, forni, stalle, cantine e dei laboratori artigiani necessari per eseguire riparazioni e quant'altro fosse richiesto per soddisfare le esigenze della loro comunità.

Uno spaccato storico dell'organizzazione del monastero di San Colombano di Bobbio ci viene dagli statuti fatti dall'abate Wala per il buon reggimento del monastero compilati nell'833[3] [4].

Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

In altezza la chiesa di norma domina materialmente il resto dell'abbazia, inoltre è sempre molto ricca dimostrando la grande importanza che l'ufficio divino deve avere nella vita del monaco. La sua dimensione e ricchezza esprime anche la prosperità del monastero e spesso vi sono seppelliti i benefattori della comunità e conservate le reliquie dei santi.

Per la sua costruzione i monaci si rifecero soprattutto alle basiliche romane, molto diffuse in Italia: una navata centrale e due laterali illuminate da una fila di finestre sulle pareti, terminanti in un'abside semicircolare.

Chiostro[modifica | modifica wikitesto]

Il chiostro (dal latino claustrum, luogo chiuso), è stilisticamente ripreso dall'atrium delle ville romane ed è il luogo deputato alla meditazione (per questo vi vige la regola del silenzio) servendo ai religiosi da deambulatorio e riparo. È sempre circondato da portici sostenuti da colonne e pilastri ed è posizionato centralmente alle varie costruzioni del monastero di cui viene così a formare l'ossatura, infatti su di esso si affacciano gli edifici più importanti, come la chiesa, il capitolo per le riunioni della comunità monastica, il dormitorio (poi sostituito dalle celle), il refettorio.

Biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

Le biblioteche colombaniane hanno svolto l'importantissima funzione di preservare, dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, le conoscenze antiche raccogliendo dalle rovine quello che veniva recuperato.

Grazie soprattutto agli scriptoria che codificarono e copiarono manoscritti su pergamena tutte le opere dello scibile umano.

A Bobbio nell'abbazia vi era il celebre Scriptorium di Bobbio.

Anche ai giorni nostri la biblioteca di un monastero ha grande importanza, dato che la lettura e lo studio fanno parte integrante della vita monastica. Sono inoltre aperte e frequentate anche da studiosi esterni, che spesso solo lì possono reperire i documenti di cui necessitano.

Dormitorio e celle[modifica | modifica wikitesto]

Il dormitorio era la camerata comune dove, secondo la Regola, una lampada era mantenuta sempre accesa. Quando i monaci erano tanti, erano divisi tra più dormitori.

Con gli anni si passò dalla camerata comune alle celle. Dapprima si praticarono delle divisioni di legno per isolare il monaco dalle inevitabili distrazioni di una sala comune, incompatibili con le esigenze dell'attività intellettuale (studio). In seguito la stanza fu chiusa da una porta e, in tal modo, si giunse al tipo di costruzione attuale divenuto di uso generale.

Refettorio[modifica | modifica wikitesto]

Il refettorio era la sala comune dove i monaci si riunivano per consumare i loro pasti. Originariamente costruito sul piano del triclinium romano, terminava in un'abside. I tavoli erano (e sono tuttora) normalmente disposti su tre lati lungo le pareti, lasciando il centro libero per gli inservienti. Vicino al refettorio c'era sempre una fontana dove ci si poteva/doveva lavare prima e dopo i pasti.

Per evitare che fosse solo un'occasione per appagare le proprie esigenza fisiologiche e rendere il tempo lì trascorso in un atto profondamente religioso, durante tutto il pasto un monaco a turno è incaricato di leggere brani tratti dalla Sacra Scrittura, per questa ragione vi vige regola del silenzio. Turni settimanali sono adottati anche per avvicendare i monaci nel servire gli altri in cucina.

Cimitero[modifica | modifica wikitesto]

Alla loro morte, i monaci erano seppelliti nel cimitero interno al monastero.

Nei secoli passati, quando le difficoltà delle comunicazioni rendevano enormi le distanze, i monaci avevano trovato il mezzo di annunziarsi scambievolmente la morte di un confratello e assicurare così i reciproci suffragi: d'abbazia in abbazia, di provincia in provincia, peregrinava un religioso che portava con sé la lista dei morti dove erano annotati i defunti dell'anno con un breve curriculum vitae.

Questo uso ha perduto la sua ragion d'essere ma ancora oggi, quotidianamente ed all'ora prima, i monaci ricordano i religiosi ed i benefattori defunti e, una volta al mese, tutta la comunità va a benedire le salme che riposano nei sepolcri.

L'onore di essere sepolti tra i monaci era un privilegio che la comunità talvolta poteva concedere a vescovi, re e benefattori.

Foresteria[modifica | modifica wikitesto]

Le comunità monastiche sempre ed ovunque hanno accordato una generosa ospitalità a tutti con spirito di servizio. Per questa ragione i monasteri costruiti lungo vie molto trafficate specie dai pellegrini erano particolarmente attrezzati allo scopo e molto apprezzati. Spesso accoglievano anche ospiti di riguardo come re, principi e vescovi in viaggio insieme alle loro corti ed accompagnatori. Le infermerie erano collegate a queste ali del monastero per curare anche gli ospiti che ne avessero bisogno.

Gli edifici adibiti all'ospitalità erano spesso suddivisi in aree distinte in funzione del censo di chi dovevano accogliere: ospiti importanti, altri monaci o pellegrini e poveri viaggiatori. Erano, inoltre, posizionati dove meno interferivano con la privacy del monastero ed avevano anche una cappella perché gli estranei non erano ammessi nella chiesa utilizzata da monaci e monache.

Infermeria e giardino dei semplici[modifica | modifica wikitesto]

L'infermeria era un edificio separato dedicato ad ospitare i monaci malati o deboli che erano affidati ad un monaco-medico. Era dotata di un orto per la coltivazioni delle erbe medicinali, il giardino dei semplici. Spesso erano poste vicino al dormitorio.

Cucine[modifica | modifica wikitesto]

La cucina (dove i monaci servivano in turni settimanali) era naturalmente situata vicino al refettorio. Nei monasteri più grandi c'erano più cucine: per i monaci, i novizi e gli ospiti.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Molti monasteri avevano scuole esterne per gli oblati, ragazzi destinati dai loro genitori alla vita monastica. In anni recenti alcuni hanno istituito anche scuole e collegi aperti a giovani che non hanno la chiamata religiosa.

Azienda agricola e celle monastiche[modifica | modifica wikitesto]

Le aziende agricole sono intese dalla regola da un lato come un'occasione di lavoro, dall'altro come un mezzo di sostentamento che assicurava al monastero l'autonomia alimentare.

Pur mantenendosi ben curata ed ordinata, oggi non ha più l'importanza dei secoli passati, quando la terra costituiva l'elemento quasi esclusivo della ricchezza monastica. Oggi la funzione della tenuta monastica, dove pure essa esiste, è quella di permettere al monastero di trarne, almeno in parte, i prodotti necessari al proprio sostentamento.

Magazzini e laboratori[modifica | modifica wikitesto]

Nessun monastero era completo senza le sue dispense per conservare il cibo. C'erano, inoltre, granai, cantine e altri locali di servizio; tutto posto, insieme agli edifici delle fattorie, sotto la tutela del monaco cellaio.

Molti monasteri possedevano mulini per macinare il grano.

Appartamenti dell'abate[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal tardo Medioevo separati erano anche gli appartamenti del capo della comunità: l'abate.

Organizzazione monastica[modifica | modifica wikitesto]

Per assicurare il buon funzionamento del monastero, soprattutto nei monasteri più grandi, l'abate si avvaleva di una serie di collaboratori che a lui rendevano conto per lo svolgimento di molte mansioni.

L'abate[modifica | modifica wikitesto]

L'autorità massima del monastero è nelle mani dell'abate che può avere alle sue dirette dipendenze un primo preposto o priore ed un normale preposto sotto-priore. Nei grossi monasteri, l'amministrazione spiccia è a carica di diversi altri monaci.

Il priore[modifica | modifica wikitesto]

Il priore o primo preposto è il vice dell'abate che, tra l'altro, lo sostituisce durante le sue assenze. Se necessario può essere coadiuvato da un sotto-priore o preposto. Ha potere dentro e soprattutto fuori dal monastero, per i lavori dei campi, delle vigne e degli edifici, sui vasari, pa­stori e tutti gli altri monasteri esistenti dipendenti dall'abbazia, ad eccezione di quelli che sono attribuiti alle competen­ze di altri frati priori, sia tutte le corti (proprietà terriere). Attribuisce le mansioni nel monastero secondo la necessità.

Il sagrestano[modifica | modifica wikitesto]

Il sagrestano è incaricato di curare la Chiesa insieme con il suo arredo ed i paramenti sacri. Oltre a mantenere tutto in ordine e pulito e preparare la chiesa per le funzioni (ad es. accendendo le candele), tra le altre sue responsabilità c'è anche l'illuminazione interna al monastero e per questo sovrintendeva alla costruzione di candele e del cotone necessario per i malati.

Al fine di non lasciare la chiesa incustodita, mangiava e dormiva in appositi locali nei suoi pressi.

Il suo assistente principale era il revestarius che si occupava dei paramenti sacri e degli arredi dell'altare. Un altro era il tesoriere incaricato di reliquari, vasi sacri ecc.

L'infermiere[modifica | modifica wikitesto]

L'infermiere doveva curare amorevolmente deboli e malati e, quando necessario, era esentato dalla partecipazione alle funzioni comuni. Dormiva sempre nell'infermeria, anche quando non c'erano malati, così da essere sempre reperibile in caso di emergenza.

L'organizzazione dell'Ordine[modifica | modifica wikitesto]

I monaci colombaniani erano organizzati in abbazie e monasteri canonicamente autonomi retti da un abate.

Lo studio ed il lavoro[modifica | modifica wikitesto]

Grazie ai monaci Colombaniani assieme ai Benedettini, la cura del lavoro manuale ed intellettuale creò nel Medioevo una sinergia unica ed irripetibile: studiando i testi antichi recuperarono nozioni ormai dimenticate in campo scientifico ed agricolo che misero a frutto nei loro monasteri e, per imitazione, si diffusero anche fuori.

Ad esempio, la rinascita medioevale dell'interesse per la letteratura medica e la coltivazione di erbe medicinali per uso terapeutico. Agli insegnamenti del passato loro aggiunsero la pratica della medicina come dovere etico del cristiano. D'altra parte nella Regola si impone che almeno due monaci in ogni convento siano (dovevano essere) addetti alla cura degli infermi negli stessi locali del convento in una zona non frequentata dai frati. Tra i compiti assegnati ai monaci-medici c'è (c'era) anche il reperimento e lo studio delle opere mediche a disposizione nel convento per poter conseguire l'abilità necessaria per la loro attività.

Per quanto riguarda l'agricoltura, introdussero la rotazione triennale (il primo riferimento storico è stato rintracciato in un documento del 763 conservato nel Monastero di San Gallo in Svizzera) che consentì di migliorare la resa dei campi, trasformando i monasteri in avviate aziende agricole.

Il progresso tecnico e scientifico era ulteriormente avvantaggiato dalla circolazione delle conoscenze da un monastero all'altro attuato attraverso lo scambio dei testi ricopiati dagli amanuensi.

Per tutte queste ragioni i monasteri colombaniani come per i benedettini vennero a svolgere un ruolo centrale nella società medioevale accogliendo personalità di primo piano. Così il numero crebbe insieme a quello dei monaci tanto che in quell'epoca non erano rari i monasteri che ospitavano oltre 900 individui ai quali occorre ancora aggiungere i numerosi dipendenti laici e le loro famiglie che vivevano nei paraggi. Considerando, inoltre, che i monasteri Benedettini erano sempre edificati in aree isolate e disabitate, essi spesso mettevano a frutto terreni abbandonati o boschivi da altri ignorati contribuendo ulteriormente alla crescita economica.

Colombaniani e Colombaniane celebri[modifica | modifica wikitesto]

Abbazie monasteri e chiese nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Al tempo della sua massima floridezza il suo ordine conterà in Europa 37.000 tra abbazie e monasteri, dai quali usciranno 5.600 vescovi, 200 cardinali, 28 pontefici, 45 santi ed un numero incalcolabile di teologi, liturgisti, educatori e scrittori (come Paolo Diacono); tutti dopo essersi formati nelle scuole monastiche dotate di scriptoria e biblioteche ricche di manoscritti.

Italia:

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Feudo monastico di Bobbio.

...

-Liguria:

Altre chiese e monasteri colombaniani in Europa:

Irlanda:

  • Chiesa di San Colombano di Ballivor (Co. Meath)
  • Chiesa di San Colombano in Dun Laoghaire-Rathdown di Dublino
  • monastero ad Armagh, fondato da San Patrizio
  • monastero di Ardmore
  • monastero di Emly
  • monastero Begerin
  • monastero di Ardagh
  • monastero di Kildare
  • abbazia di Killeaney
  • monastero di Clonard
  • monastero di Birr (540)
  • monastero di Clonmacnoise (545)
  • monastero di Terryglass (548)
  • abbazia di Durrow (553)
  • abbazia di Kells (554)
  • monastero a Derry
  • monastero di Clonfert (559)
  • abbazia di Aghaboe
  • monastero di Seir Kieran (o Saighir)
  • monastero di Glasnevin
  • monastero nell'isola di Scattery (Inis Cathaigh)
  • abbazia dell'isola Inishmore
  • monastero di Druim Fionn (540)
  • scuola monastica a Moville (540)
  • abbazia di Bangor, fondata da San Comgall nel 559 con la famosa scuola monastica dove si formò san Colombano
  • monastero di Killnamanagh
  • eremo di Glendalough

Regno Unito:

Francia:

Germania:

Austria:

  • monastero di Sant'Aurelia a Bregenz

Svizzera:

Comunità extraeuropee: ...

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

La serie di romanzi gialli di Peter Tremayne è ambientata nell'Irlanda del 600-700 e ha come protagonista una monaca, Sorella Fidelma, per cui fornisce un panorama dell'ambiente dell'epoca.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giona di Bobbio. La vita di San Colombano. Bobbio, VII secolo.
  • Carlo Guido Mor. San Colombano e la politica ecclesiastica di Agilulfo. Piacenza, 1933.
  • Dio è corazza dei forti. Testi del cristianesimo celtico (VI-X sec.). Rimini, Il Cerchio, 1998.
  • M.Stokes. Six Months in the Appennines in Search of the Irish Saints in Italy. Ed.Belland Covent. London 1892.
  • Abbè Martin. Saint Colomban. Libr.V.Lecoffre, Paris 1905.
  • T.Concannon. The life of St.Columban. Catholic T.Society of Ireland. Dublino 1915.
  • R. Zanussi San Colombano d'Irlanda Abate d'Europa - Ed. Pontegobbo
  • Giovanni Ferrero, Genova - Bobbio: frammento di un legame millenario, 2003.
  • A.Maestri. Il culto di San Colombano in Italia. Archivio storico di Lodi. 1939 e segg.
  • Archivum Bobiense Rivista annuale degli Archivi storici Bobiensi (1979-2008). Bobbio
  • Gregorio Penco Storia del monachesimo in Italia: dalle origini alla fine del Medioevo Ed. Jaca Book 1983

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Notizie su san Palladio, primo vescovo di Irlanda sulla Catholic encyclopedia, in inglese.
  2. ^ Discorso su san Colombano.
  3. ^ Archivio di Stato di Torino, Statuti fatti dall'Abate Wala pel buon reggimento del Monastero di S.Colombano di Bobbio, 833 circa - A.S.T., Corte, Materie Ecclesiastiche, Abbazie, S.Colombano di Bobbio, cat I' - mazzo l, n. 9.
  4. ^ Istituzioni monastiche fra il VI e XII secolo - UCIIM Torino

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