Orazio Torriani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La chiesa di San Lorenzo in Miranda, ricostruita da Orazio Torriani nel 1602, emerge oltre le colonne del Tempio di Antonino e Faustina nel Foro Romano.

Orazio Torriani (Roma, 1601Roma, 1657) è stato un architetto italiano, attivo soprattutto a Roma nella prima metà del Seicento, allievo forse dell'architetto Domenico Fontana o comunque nella sua cerchia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Orazio Torriani (in passato chiamato talora Torrigiani) compare nel Seicento come direttore dei lavori di ricostruzione (il progetto era di Giacomo Della Porta) della chiesa di San Lorenzo in Miranda, situata all'interno del Tempio di Antonino e Faustina nel Foro Romano e appartenente al Nobile Collegio degli Speziali. Suoi furono invece i disegni per la facciata, almeno nel primo ordine (concluso entro il 1616), e per l'altar maggiore (completato nel 1637).[1]

La facciata, estremamente mossa pur nella purezza delle linee, della basilica di San Bartolomeo all'Isola, progettata dal Torriani nel 1623-1624.

Successivamente si occupò del rifacimento della chiesa di Sant'Ambrogio della Massima, presso il Portico di Ottavia, che realizzò tra il 1606 e il 1634 su incarico dei fratelli Beatrice e Ludovico de Torres, monaca benedettina l'una e cardinale l'altro, collaborando con Carlo Maderno e incorporando nel nuovo edificio i resti di quello precedente. Vennero poi le committenze in Trastevere da parte dei monaci benedettini di San Paolo fuori le mura, sia per la sistemazione a monastero del palazzo di San Callisto (1608-1618), ceduto loro da papa Paolo V, sia per la riedificazione dell'annessa chiesa di San Callisto (1610) che, nonostante i numerosi e pesanti interventi di restauro succedutisi nel corso dei secoli, conserva tuttora la facciata secentesca.[2]

In seguito ridisegnò anche la veste esteriore del palazzo Mignanelli al Parione, ceduto alla famiglia Fonseca agli inizi del Seicento, e, in una delle sue non frequenti sortite fuori Roma, collaborò con Pietro Provedi al progetto e alla realizzazione della basilica del Gesù Vecchio nel centro di Napoli. Nel 1623-1624, su incarico del cardinale Gabriel Trejo y Paniagua, elaborò il progetto per il rinnovo della facciata dell'antica basilica di San Bartolomeo all'Isola (sull'Isola Tiberina) e poi si dedicò alla costruzione della chiesa nazionale dei calabresi intitolata a San Francesco di Paola (1624-1630).

Parapetto del ponte di San Francesco d'Assisi a Caltagirone, progetto del 1626. Di fronte si erge il palazzo Sant'Elia.

In quegli anni fece anche parte, con gli architetti Martino Longhi il Giovane, Carlo Maderno e Paolo Marucelli, di una commissione incaricata di supervisionare il lavoro del gesuita Antonio Sasso, subentrato a padre Orazio Grassi nell'edificazione della chiesa di Sant'Ignazio di Loyola in Campo Marzio; tuttavia le loro raccomandazioni, che non prevedevano alcun intervento aggiuntivo ma solo il rispetto scrupoloso del progetto originale, non furono accolte e la chiesa dei gesuiti fu quindi completata (1626) in base a disegni ampiamente riveduti.[3]

Nel frattempo (1626-1627) era stato chiamato in Sicilia dal nuovo vescovo di Catania, il romano Innocenzo Massimo, per metter fine alla querelle interminabile del nuovo Duomo di Piazza Armerina che si protraeva da quasi trent'anni e che aveva già visto fallire almeno tre validi progetti: la sua proposta fu accettata e Torriani poté innalzare il nuovo e imponente edificio sulle rovine dell'antica Chiesa Madre, inglobandovi quanto restava del precedente campanile e utilizzando la chiave stilistica del laterizio sia come materiale da costruzione alternativo alla pietra sia come elemento decorativo.[4] Più o meno contemporaneo è anche il suo progetto per il monumentale ponte di San Francesco d'Assisi a cinque arcate nella vicina città di Caltagirone, che riprende con sistematicità gli stessi stilemi artistici.[5]

L'ariosa scalinata "a tenaglia" (1654) della chiesa dei Santi Domenico e Sisto, generalmente attribuita al Torriani.

A Roma, invece, il 10 maggio 1626 siglò i disegni del nuovo convento del Terzo Ordine Regolare di San Francesco, innalzato sugli antichi edifici del Foro Romano in un unico blocco con la basilica dei Santi Cosma e Damiano, pure restaurata su suo progetto (1632) per volontà di papa Urbano VIII. I lavori furono poi diretti da Luigi Arrigucci e consistettero nel rialzare di ben 7 metri il livello del terreno così da portarlo alla quota del Foro di Vespasiano (o Campo Vaccino, come allora veniva chiamato) ed evitare in tal modo le infiltrazioni d'acqua.

Sembra ormai assodato che appartenga a Orazio Torriani il disegno del tabernacolo marmoreo, ricco di pietre semipreziose e bronzi dorati, realizzato per l'altar maggiore della basilica di Sant'Agostino in Campo Marzio (1627), spesso attribuito a Gian Lorenzo Bernini.[6] Così pure è stata generalmente accettata la sua paternità per l'ampia scalinata "a tenaglia" (1654) che porta alla chiesa dei Santi Domenico e Sisto sul Quirinale,[7] edificio sacro alla cui costruzione (durata quasi cent'anni) non dovrebbe invece aver preso parte, mentre vi intervennero diversi altri architetti, compreso suo fratello Nicola.

Disegni e installazioni effimere[modifica | modifica wikitesto]

Più di trenta disegni di Orazio Torriani sono oggi conservati nella Kunstbibliothek di Berlino,[8] di cui alcuni riferibili alle cosiddette opere "effimere", cioè non permanenti. Infatti, come tutti gli architetti e progettisti del Rinascimento e del Barocco, anche Torriani venne chiamato a concepire allestimenti del tutto temporanei per feste e occasioni particolari, ed è possibile che proprio in questa tipologia di lavori egli abbia espresso gli sviluppi più arditi della sua arte.[9]

Di questa sua produzione ("effimera" anche nel venir tramandata) conosciamo solo un talamo papale approntato per la processione alla basilica di Santa Maria sopra Minerva in occasione della solenne festa del Rosario del 5 ottobre 1625, di cui è rimasta documentazione grazie a un'incisione: era una sorta di piccolo palco protetto da un baldacchino, sorretto a sua volta da colonne tortili analoghe a quelle realizzate dal Bernini per il Baldacchino di San Pietro.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sull'argomento si può vedere il saggio del 1996 di Roberta Maria Dal Mas Il complesso architettonico di San Lorenzo de' Speziali in Miranda.
  2. ^ Così racconta Giuseppe Vasi nel suo Indice istorico del gran prospetto di Roma (Roma, Pagliarini, 1765, p. 256): «(La chiesa di san Calisto papa) da Paolo V fu conceduta ai monaci Benedettini insieme col palazzo già del Card. Morone eretto col disegno di Orazio Torrigiani, in cui hanno formato un bel monastero, per abitarvi quando non possono stare in quello di san Paolo fuori le mura, e ciò in ricompensa del monastero, che avevano sul Quirinale, ove ora è il palazzo Pontificio.» Consultabile su Google libri.
  3. ^ Carlo Bricarelli, "Il padre Orazio Grassi, architetto della chiesa di S. Ignazio in Roma", in Civiltà Cattolica, LXXIII (1922), pp. 22-24, con le considerazioni di John Louis Varriano, "The Architecture of Martino Longhi the Younger (1602-1660)", in The Journal of the Society of Architectural Historians, maggio 1971, p. 110.
  4. ^ Il Duomo comunque sarebbe stato inaugurato solo nel 1742 dopo un'interruzione di circa quarant'anni fra il 1666 e il 1705.
  5. ^ Il manufatto sarà ultimato solo nel 1666 dall'architetto francescano Bonaventura Certò di Messina.
  6. ^ Rudolf Wittkower, Gian Lorenzo Bernini. The sculptor of the Roman Baroque, Londra, Phaidon, 1955. Anna Maria Pedrocchi, "Giovan Lorenzo Bernini e Santi Ghetti: l’altare maggiore in Sant’Agostino a Roma, nuovi documenti e precisazioni", in Bollettino d'arte, n. 133-134, luglio-dicembre 2005, pp. 115-126.
  7. ^ L'attribuzione è stata avanzata dallo studioso romano Cesare D'Onofrio nel suo Scalinate di Roma, Roma, Staderini, 1974, pp. 259-276.
  8. ^ Sabine Jacob (a cura di), Italienische Zeichnungen der Kunstbibliothek Berlin. Architektur und Dekoration 16. bis 18. Jahrhundert (catalogo della mostra), Berlino, Staatliche Museen Preussischer Kulturbesitz, 1975.
  9. ^ L'apprezzato storico inglese dell'arte Anthony Blunt (noto anche per il suo coinvolgimento nello spionaggio sovietico), recensendo su Master Drawings (n. 4, 15, inverno 1977, p. 420) il testo già citato di Sabine Jacob, sottolineava «l'affermazione generale che gli architetti sono spesso più liberi nelle loro invenzioni per le strutture temporanee che non quando sono legati dalla necessità di innalzare un edificio in mattoni e pietra».
  10. ^ Irving Lavin e Charles D. Cuttler in una "lettera al direttore" su The Art Bullettin, n. 3, 55 (settembre 1973), pp. 475-476 (illustrata).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sabine Eiche, "Towards a study of the palazzo di Monte Giordano in Rome. A plan by Orazio Torriani", in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, 29 (1985), n. 1, pp. 190-196.
  • Tommaso Manfredi, "Orazio Torriani. Studio di sistemazione urbana in Trastevere", in Manuela Kahn-Rossi e Marco Franciolli (a cura di), Il giovane Borromini: dagli esordi a San Carlo alle Quattro Fontane (catalogo della mostra tenuta al Museo cantonale d'arte di Lugano nel 1999), Milano, Skira, 1999. ISBN 88-8118-562-8.
  • Roberta Maria Dal Mas, "Restauri di Orazio Torriani. Il rapporto tra processo creativo e preesistenza nell'area del Foro Romano", in Maurizio Caperna e Gianfranco Spagnesi (a cura di), Architettura. Processualità e trasformazione, Roma, Bonsignori, 2002, pp. 447-454. ISBN 88-7597-313-X.
  • Domenica Sutera, "Orazio Torriani in Sicilia", in Palladio, 22 (2009), n.43, pp. 5-24.