Oratorio dei Vanchetoni
Coordinate: 43°46′23.76″N 11°14′49.89″E / 43.7732667°N 11.2471917°E
| Oratorio dei Vanchetoni | |
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Facciata |
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| Paese | Italia |
| Regione | Toscana |
| Località | Firenze |
| Religione | Cristiana cattolica di rito romano |
| Diocesi | Arcidiocesi di Firenze |
| Architetto | Matteo e Giovanni Nigetti |
| Inizio costruzione | 1602 |
| Completamento | 1604 |
| Questa voce riguarda la zona di: Ognissanti |
| Voci principali |
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| Visita il Portale di Firenze |
L'Oratorio dei Vanchetoni è la sede dell'Arciconfraternita di San Francesco, situato in via Palazzuolo 17 a Firenze.
Indice |
[modifica] Storia e architettura
Il tessitore Ippolito Galantini (sul portale si trovava un suo busto seicentesco, oggi in deposito) si dedicò all'insegnamento della dottrina cristiana, fondando la Congregazione della Dottrina Cristiana ed i membri della Compagnia ebbero l'appellativo di Vanchetoni, per il modo di camminare cheti e silenziosi, e di bacchettoni, in riferimento alla bacchetta usata a scopo penitenziale (tutt'oggi bacchettone indica una persona moralista o dotata di eccessivo zelo religioso).
Il fondatore fece costruire dal 1602 l'oratorio e la sede della confraternita su disegno di Matteo e Giovanni Nigetti, grazie agli aiuti munifici di Maria Maddalena d'Austria, moglie di Cosimo II, e dell'arcivescovo Alessandro de' Medici, futuro papa Leone XI, che pose la prima pietra, il 14 giugno di quell'anno. Nel 1604 era concluso e il Galantini fondava la Congregazione di San Francesco della Dottrina Cristiana.
Nel 1619 il fondatore scomparve e da allora i confratelli, che erano laici al pari dello stesso Ippolito, si dedicarono all'assistenza dei poveri e all'educazione evangelica dei bambini, godendo di grande prestigio per tutto il Seicento e il Settecento.
La lunga sala dove si riunivano i confratelli, dotata di una specie di coro ligneo su tre lati, fu affrescata fra il 1633 e il 1640 da vari artisti.
L'attività spirituale della confraternita era divisa in quattro "tornate", ed aveva regole dure e rigide. Le loro scuole erano aperte anche agli adulti ed esisteva anche una scuola del "noviziato", dove venivano formati i nuovi catechisti. A capo della congregazione era eletto un Guardiano a vita. L'attività simbolo della confraternita, divenuta nel frattempo Arciconfraternita poiché a capo di altre sedi in Toscana e in Emilia, era la "cena dei cento poverelli", dal rigido cerimoniale: l'ultima domenica di carnevale venivano invitati nella sede fiorentina cento poveri del quartiere, di età superiore ai cinquanta anni, e dopo essere stati rasati, rivestiti dell'abito della congregazione, confessati e comunicati, venivano fatti sedere ad un tavolo riccamente apparecchiato, dove consumavano una cena in silenzio mentre ascoltavano musica e letture cristiane.
Nel 1785 Pietro Leopoldo soppresse tutte le confraternite religiose, con pochissime eccezioni quali l'Arciconfraternita della Misericordia e l'Arciconfraternita della Dottrina Cristiana, appunto.
L'usanza della "cena dei cento poverelli", assieme ad altre, rimase in auge almeno fino all'inizio della seconda guerra mondiale, dopo la quale le attività caritatevoli diminuirono, fino ad arrestarsi negli anni settanta. Ai confratelli, che nel frattempo avevano venduto una parte del patrimonio artistico mobile (oggi in alcuni famosi musei del mondo), restò l'oratorio, alcuni appartamenti e l'obbligo della preghiera. Recentemente la confraternita è stata oggetto di una polemica con il Comune e la Regione che l'ha dichiarata sopressa, in quanto non più rispettante le finalità dello Statuto circa l'insegnamento della dottrina cristiana e le opere di beneficenza. La vicenda, che è ancora oggi in contenzioso, è legata soprattutto al possesso di appartamenti nel centro città che vengono affittati a canoni irrisori a parenti e conoscenti dei confratelli.
[modifica] Opere d'arte
Al centro della sala principale, che ne fa il più grande oratorio di Firenze, spicca un grande stemma mediceo di Pietro Liberi, mentre tutt'intorno si trovano pitture a quadri riportati di Giovanni Martinelli (Predica del Beato Ippolito Galantini - con veduta di Porta al Prato e del luogo dove poi sorse l'oratorio - i Santi Ignazio, Domenico, Giuseppe e Bernardino da Siena), Domenico Pugliani (Morte del Beato Galantini, San Francesco in Gloria, Santa Lucia, Santa Caterina e la Maddalena), il Volterrano (San Giovanni Evangelista, San Giovanni Battista, San Filippo Neri), Cecco Bravo e Lorenzo Lippi.
Una cappella dietro l'altare conserva un grande Crocifisso cinquecentesco, mentre nella cappella del beato si trovano numerosi ex voto. Notevoli sono gli antichi armadi di sagrestia intarsiati.
[modifica] Bibliografia
- Ludovica Sebregondi, Arciconfraternita della Dottrina Cristiana detta di San Francesco “dei Vanchetoni”, in Francesca Carrara, Ludovica Sebregondi, Ulisse Tramonti, Gli Istituti di beneficenza a Firenze. Storia e architettura, Alinea Editrice, Firenze, 1999, pp. 61-69.
- Guida d'Italia, Firenze e provincia ("Guida Rossa"), Edizioni Touring Club Italiano, Milano 2007.
- Quando i "cento poveri" arrivavano in via Palazzuolo, articolo del Corriere Fiorentino, 19 febbraio 2009, pag. 3.
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