Oplepo

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OpLePo è l'acronimo dell' Opificio di Letteratura Potenziale.

"Opificio" è un luogo nel quale si opera, si produce; nel caso di specie si producono "strutture" letterarie; è traduzione libera, ma significativa, del francese ouvroir, del quale ripete il tono ironico; "Letteratura" è da intendersi in senso lato e dimostrativo, tanto è che nell'àmbito dell'OpLePo vivono le attività parallele quale quella del TEAnO (Telematica, Elettronica e Analisi nell'Opificio) o quella della MuPo (Musica Potenziale), della PiPo (Pittura Potenziale) o della CuPo (Cucina Potenziale). "Potenziale" è detto, naturalmente, perché i suoi prodotti non sono reali. L'opificio è una fabbrica di strutture, di metodi, dei quali interessa dimostrare la potenziale capacità di produrre testi.

Colui che più di tutti s'adoperò per far conoscere in Italia gli sconvolgimenti lessicali, i virtuosismi, gli esperimenti, le creazioni, le ri-creazioni e le ricreazioni del Laboratorio francese (al quale si deve la nascita dell'OpLePo), fu il prof. Ruggero Campagnoli un docente universitario di lingua e letteratura francese il quale tradusse alcuni lavori già raccolti in volume nel 1973 in Francia dell'analogo gruppo francese OuLiPo, riuniti in un saggio italiano a firma congiunta con Yves Hersant dal titolo: OULIPO, La letteratura potenziale (Creazioni Ri-creazioni Ricreazioni) edito da Clueb nel 1985. Vi è da dire di una enorme difficoltà brillantemente superata: lo stesso Campagnoli trovandosi nell'impossibilità di tradurre fedelmente e nel contempo mantenere vivi alcuni degli esperimenti, dovette ri-crearli per poterne rendere il senso delle costruzioni in italiano. Quindi si tratta di un'opera inserita nell'opera francese ma con chiare note al margine laddove il il traduttore dovette escogitare di proprio. Del resto lo stesso Campagnoli era da gran tempo legato da solidi vincoli di amicizia e collaborazione coi soci e partecipe dei lavori degli Oulipiennes.

L'OpLePo nacque a Capri nel novembre 1990 ad "imitazione" del gruppo francese dell'Oulipo; i fondatori furono Raffaele Aragona, Ruggero Campagnoli e Domenico D'Oria. La stessa azione materiale di fondazione dell'OpLePo diede vita ad un plagio per anticipazione nel senso che furono considerati i francesi dell'OuLiPo a "plagiare" in anticipo sui tempi i lavori del nascente italiano OpLePo. Qui il termine plagio non va assolutamente riferito ad una azione riprovevole e men che mai punibile ai sensi delle leggi internazionali, ma facente parte della filosofia operativa del Laboratorio. Tra OuLiPo e OpLePo vigono infatti ottimi rapporti culturali, di ricerca e di miglioramento reciproco.

[modifica] Oplepiani

(al 14 gennaio 2008)

Edoardo Sanguineti, Domenico D'Oria, Raffaele Aragona, Aldo Spinelli, Marco Maiocchi, Giuseppe Varaldo, Piero Falchetta, Elena Addomine, Giuseppe Radicchio, Sal Kierkia, Paolo Albani, Brunella Eruli, Alessandra Berardi, Maria Sebregondi, Màrius Serra, Ermanno Cavazzoni, Luca Chiti, Piergiorgio Odifreddi, Giorgio Weiss, Giulio Bizzarri, Anna Busetto Vicari, Furio Honsell e Lorenzo Enriques.

[modifica] La scissione dell'OpLePo

A causa di alcune divergenze nei programmi di ricerche sperimentali, uno dei tre fondatori del Laboratorio, il prof. Ruggero Campagnoli, decise di allontanarsene per fondare l' OPificio di ELaborazione POtenziale ovvero, OPELPO che fu istituito il 14 Giugno 1998, una data non casuale, essendo la ricorrenza di due importanti avvenimenti francesi, la presa della Bastiglia e la coppa Rimet. I fondatori dell'Opificio, oltre al già citato Ruggero Campagnoli, furono Marco Maiocchi e Roberto Spinelli. Si noti che l'ordine di presentazione non è casuale ma fu voluto alfabetico proprio dagli stessi fondatori così come si legge nel manifesto di fondazione.

Strutture acrobatiche, restrizioni dei testi e sintattiche le quali sconfinano in virtuosismi sintattici e linguistici, contraddistinguono l' essenza operativa dell' Opificio. L'unica opera che, al 2008, risulta pubblicata trae ispirazione da una fiaba di Vladimir Propp: Il matrimonio delle principesse che fu messo in scena dal gruppo teatrale Manicomics Teatro un gruppo piacentino fondato nel 1985. La struttura dello spettacolo affonda a piene mani in un dizionario di citazioni al quale danno voce i personaggi. A ogni scena corrisponde un argomento chiave (esposto in ordine alfabetico) il quale viene interpretato da un attore in uno stile piacevole e lacomico.

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