Guerra in Mali

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Guerra in Mali
Miliziani tuareg fotografati nel maggio 2012 nei pressi di Timbuctù
Miliziani tuareg fotografati nel maggio 2012 nei pressi di Timbuctù
Data 1962 - 1964
1990 - 1996
2006 - 2009
2011 - in corso
Luogo Mali, Africa occidentale
Casus belli Dichiarazione d'indipendenza dell'Azawad
Schieramenti
Mali Mali
ECOWAS (dal 2012)
Francia Francia (dal 2012)
MNLA flag.svg MNLA
ShababFlag.svg Islamisti :
AQMI
MUJAO
Ansar Dine
Comandanti
Effettivi
~4750
Perdite
220 maliani ~300
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La guerra in Mali si è sviluppata a seguito del colpo di stato del marzo 2012 e dell'offensiva del Movimento Nazionale di Liberazione dell'Azawad (a prevalenza tuareg) e degli islamisti nel dicembre 2012. Nel gennaio 2013 una forza multinazionale (operazione Serval) è intervenuta, su mandato ONU, per ristabilire la sovranità del Mali sui territori sahariani settentrionali.

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Guerriglieri tuareg montano una mitragliatrice su una tecnica nel luglio 2012

Con l'indipendenza del Mali nel 1960 iniziò il risentimento dei territori sahariani del nord (Azawad) nei confronti del controllo centralizzato da parte di Bamako, capitale maliana. Alcuni movimenti tuareg reclamarono l'indipendenza dell'Azawad come parte di una più estesa terra natale dei Tuareg pan-sahariani, mentre altri si limitano a chiedere migliori servizi o uno status di regione autonoma.

Nel 1962 scoppiò tra i tuareg una rivolta, repressa due anni dopo dal governo di Bamako. Gli scontri ricominciarono nel 1988 con la nascita del Movimento Nazionale per la Liberazione dell'Azawad (MNLA), guidato da Iyad ag Ghali,[1] e sfociarono nella seconda rivolta tuareg (1990-1995) terminata con una tregua siglata a Timbuctù nel 1996. Alla fine del 2006 un'altra rivolta, la terza, nata nella regione di Kidal e guidata dal MTNM ("Movimento tuareg Nord-Mali") riuscì ad impegnare le forze governative fino al 2009, quando le ostilità cessarono grazie alla mediazione algerina tra il governo centrale ed i ribelli Tuareg.

La scoperta di petrolio nel 2006 in territorio Azawad e la guerra al terrorismo, soprattutto dopo che alcuni rapporti indicavano la presenza del movimento chiamato "al-Qāʿida nel Maghreb islamico" (AQMI, ex Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento) in quest'area, peggiorarono i rapporti aprendo una crisi tra il governo del Mali ed i ribelli tuareg. Le ostilità ripresero, approfittando della fine del regime di Mu'ammar Gheddafi a seguito della guerra civile libica, nel 2011. La quarta ribellione che ne è seguita ha condotto alla proclamazione dell'indipendenza dell'Azawad.

Il colpo di Stato[modifica | modifica sorgente]

Colpo di Stato in Mali del 2012
parte della guerra in Mali
Mali Azavad.png

Data 21 marzo - 12 aprile 2012
Luogo Mali, Africa occidentale
Causa scontento dell'esercito per l'andamento del conflitto con i tuareg nel Nord del paese
Esito deposizione del presidente eletto Amadou Toumani Touré. Nomina di Dioncounda Traoré a presidente ad interim
Schieramenti
Esercito del Mali
Guardia presidenziale
Ufficiali dell'esercito ribelli
Comitato Nazionale per il ripristino della democrazia nello Stato
Comandanti
Amadou Toumani Touré (presidente)
Sadio Gassama (ministro della difesa generale)
Amadou Sanogo
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Il colpo di stato fu preceduto da settimane di proteste a causa della cattiva gestione del governo e della ribellione in corso nel nord della nazione. I soldati avevano chiesto più armi e risorse per sostenere la guerra contro i ribelli tuareg, insoddisfatti di quello che percepivano e della mancanza di sostegno governativo. L'intenzione di Amadou Toumani Touré, presidente del Mali, sarebbe stata quella di lasciare l'incarico alla scadenza del suo mandato, dopo le elezioni presidenziali nel mese di aprile.

Per disinnescare una protesta prevista per il 22 marzo 2012 contro la cattiva gestione del conflitto contro i ribelli Tuareg nel nord della nazione, il giorno precedente, il ministro della difesa, generale Sadio Gassama, fu inviato al campo militare di Kati. Al suo arrivo venne prima accolto con fischi e lanci di pietre contro la sua auto, poi fu sequestrato. A quel punto le sue guardie del corpo spararono in aria diversi colpi di avvertimento. Il ministro venne poi rilasciato incolume, grazie all'intervento dell'esercito nella zona. I soldati assaltarono quindi le riserve di munizioni presenti nel campo, azione che causò il ferimento di due soldati.

Più tardi, alcuni veicoli blindati isolarono il palazzo presidenziale e la televisione di Stato del Mali fu teatro di una sparatoria le cui raffiche vennero udite da diversi giornalisti presenti in zona. I programmi televisivi vennero sospesi. Successivamente i soldati bloccarono la strada che porta ad entrambi gli edifici. Un soldato affermò che i ribelli non subirono alcuna forma di resistenza da parte delle guardie del corpo di Touré, che seppur inseguito non venne catturato. Verso sera, dopo diverse ore di conflitto a fuoco, l'emittente di Stato del Mali tornò in onda con il seguente messaggio, accompagnato con musica tradizionale: «Fra un attimo ci sarà una dichiarazione dei militari».

Al mattino del 22 marzo, Amadou Konare apparve alla televisione di Stato dichiarandosi come portavoce del Comitato Nazionale per il ripristino della democrazia e dello Stato (CNRDR), apparentemente formato da soldati ribelli. Konare dichiarò che i soldati ribelli avevano preso il potere sostituendo il regime incapace di Touré affermando che sarebbe stato opportuno consegnare la presidenza ad un nuovo governo democraticamente eletto.

Più tardi, il capitano Amadou Sanogo, identificato come presidente del CNRDR, apparve in televisione per annunciare il coprifuoco immediato "fino a nuovo ordine". Inoltre esortò la popolazione alla calma, condannando qualsiasi azione di saccheggio. Successivamente i ribelli riuscirono a identificare il luogo in cui era nascosto Touré. Un ufficiale militare rimasto fedele al presidente ha affermato che era in buona salute e che sia il ministro degli interni che il ministro della difesa erano al sicuro. Nel corso della giornata venne rivelato che il presidente Touré aveva cercato di fuggire presso una base militare segreta presidiata da soldati a lui fedeli. Il leader dei ribelli, alla televisione di Stato, disse inoltre che i confini della Nazione erano stati momentaneamente chiusi, facendo appello alla calma. La BBC ha riferito che la forza d'élite dell'esercito del Mali, i "Berretti rossi", era ancora fedele a Touré. Nel corso della giornata, i soldati ribelli iniziarono a saccheggiare il Palazzo Presidenziale, rubando diversi oggetti, televisori e altri beni, mentre il loro leader li esortò a fermare gli incendi "celebrativi", responsabili nella capitale di almeno venti feriti.

La giunta militare il 12 aprile 2012 nominò presidente a interim del Mali il presidente dell'Assemblea nazionale Dioncounda Traoré, con l'approvazione della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) fino allo svolgimento di nuove elezioni.[2]

La dichiarazione d'indipendenza dell'Azawad e l'ascesa degli islamisti[modifica | modifica sorgente]

Bandiera dell'Azawad

Entro l'aprile 2012, il crollo del potere statale nel nord del Mali aveva permesso ad un movimento tuareg laico e separatista, il Movimento Nazionale per la Liberazione dell'Azawad (MNLA), di conquistare il controllo delle principali città e di dichiarare unilateralmente l'indipendenza dell'Azawad, non riconosciuto da nessun'altra nazione.

Il sogno di un Azawad indipendente durò tuttavia meno di due mesi, quando i combattenti MNLA furono espulsi dal potere da tre gruppi islamisti: Ansar Dine, MUJAO (Movimento per l'Unicità e il Jihad nell'Africa Occidentale), e al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Questi movimenti tentarono di introdurre un governo basato su una rigorosa interpretazione della sharia nelle zone da loro controllate, arrivando al punto di imporre tali sanzioni come tagliare le mani per le accuse di furto, imporre alle donne di indossare l'hijab in pubblico, e separare i ragazzi e le ragazze a scuola.[3]

Dal dicembre 2012 sono ripresi gli scontri dei gruppi islamisti contro le forze armate del Mali. I ribelli hanno iniziato ad invadere il sud del Mali, espugnando una città centrale, Konna, e minacciando da vicino la stessa capitale, Bamako. Nel corso degli scontri sono state distrutte numerose reliquie della locale tradizione sufi e le tombe stesse (marabutti) di alcuni santi musulmani (tra cui l'antico mausoleo dedicato ad Alpha Moya[4] e le sepolture di Sidi Mahmud, Sidi el-Mukhtar, Sidi Elmety, Mahamane Elmety e Shaykh Sidi Amar),[5] a causa dell'accesa ostilità iconoclastica del salafismo verso qualsiasi forma di culto che non sia rivolta direttamente ad Allah.

Nonostante la presenza di oltre 100.000 sfollati interni e nei paesi vicini, le turbolenze nel nord del Mali nel 2012 non hanno provocato molto risposta internazionale al di là di condanne pro-forma. A seguito della risoluzione 2085 del 20 dicembre 2012, il Consiglio di sicurezza dell'ONU[6] ha approvato un piano per riprendere il nord del Mali attraverso il dispiegamento di una forza di 3.300 soldati dell'Africa occidentale. Tale piano prevedeva una formazione completa per le truppe dell'Africa occidentale, e nessun tipo di invasione era prevista prima della fine del 2013 al più presto.[3][7].

L'intervento militare internazionale: operazione Serval[modifica | modifica sorgente]

Operazione Serval
parte della guerra in Mali
Northern Mali conflict.svg

Data 11 gennaio 2013 - in corso
Luogo Mali, Africa occidentale
Causa avanzata degli islamisti verso sud e presa di Konna; risoluzione ONU 2085/2012
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Francia 4.000 soldati schierati (5.100 uomini impiegati in totale)[9]
ECOWAS: 6300 uomini[10]
  • da 5.000 a 10.000 combattenti (Ansar Dine e MNLA)[11]
  • 1.000 combattenti (AQIM)[11]
  • 500 combattenti (MUJAO)[11]
Perdite
Francia Francia:
7 morti (incluso 1 ufficiale), circa una dozzina di feriti in azione[12][13]
1 elicottero Gazelle distrutto[14]
Mali Mali:
85 morti, 197+ feriti,[15][16]
12 prigionieri[17] (gennaio 2013)
Ciad Ciad:
38 morti,[18]
74 feriti[19][20][21][22][23]
Niger Niger:
28 morti[24]
Nigeria Nigeria:
4 morti[25][26]
Togo Togo:
2 morti
diversi feriti[27]
Burkina Faso Burkina Faso:
1 morto
1 ferito[28]
~650 morti[29][30][31]
72 veicoli distrutti[14]
oltre 105 prigionieri[32]
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Il 9 gennaio 2013 il presidente maliano Dioncounda Traoré‚ in un discorso alla nazione, ha comunicato di aver chiesto e ottenuto un intervento aereo della Francia, in accordo con l'ECOWAS, contro i ribelli jihadisti che occupano il nord del Paese.[33]

Il 10 gennaio il presidente francese François Hollande ha dato il via all'Opération Serval (operazione Servalo), un'operazione di aiuto militare e logistico alle forze del governo maliano. A seguito dei raid aerei portati dall'aviazione francese, la capitale Bamako è stata riconquistata dal governo di Traoré in un solo giorno, mentre sono giunte a sostegno le truppe francesi del 1º Reggimento straniero di cavalleria[34].

Le operazioni sono cominciate l'11 gennaio 2013 sotto gli auspici delle risoluzioni ONU 2056 e 2085.[35] Due giorni dopo l'aviazione francese bombarda le posizioni degli islamici vicino Sevarè per dar via libera alle truppe maliane via terra. A darne notizia è stato il presidente francese, François Hollande, da Abu Dhabi attraverso la tv al-Jazeera. Il 14 gennaio dopo uno scontro terra-aria in cui ha perso la vita un pilota francese, l'esercito ha deciso di entrare in azione anche via terra. Il 1º Reggimento straniero di cavalleria della Legione straniera francese viene così schierato in Mali[34]. I Paesi nordafricani dell'ECOWAS hanno messo in campo, al 24 gennaio, 1.750 soldati mentre alla stessa data risultano essere 2.400 i militari francesi schierati nell'operazione Serval. Gli elicotteri Gazelle continuano ad operare nel nord del Mali assieme a due Dassault Mirage F1CR da ricognizione armati dell'aeronautica, atterrati a Bamako il 14 gennaio una volta decollati dal Ciad, da dove operano anche sei Mirage 2000D e quattro Rafale B, tutti assistiti da cinque aerocisterne Boeing C-135 Stratolifter.

Truppe francesi a Bamako

Altri servizi di ricognizione sono espletati da cinque tra C-130 Hercules e Atlantique 2. Il 16 gennaio sono arrivati a Bamako, alloggiati in aerei da trasporto, anche alcuni elicotteri Puma dell'esercito francese.[35]

Nei giorni seguenti anche Spagna, Regno Unito, Danimarca, Belgio, Canada, Italia, Stati Uniti e Germania hanno deciso di inviare aeromobili e/o uomini per fornire supporto logistico e per addestrare l'esercito maliano nell'ambito della missione dell'Unione Europea "EUTM Mali"[36]. Alcuni degli aerei impegnati in questo ruolo sono i C-17 Globemaster III, i C-130H/J, i Transall C-160 e gli AgustaWestland AW109, quest'ultimi per il recupero di feriti.[35] Il 22 gennaio aerei francesi distruggono la sede di Al-Qa'ida nel Maghreb islamico a Timbuctu[37], il 26 gennaio la coalizione franco-maliana riprende Gao agli islamici[38]. Pochi giorni dopo le truppe francesi riconquistano anche Timbuctu, che il 1º febbraio ricevono la visita del presidente Hollande[39]. L'8 febbraio truppe francesi e del Ciad occupano la città di Tessalit, al confine con l'Algeria[40]. Il 18 febbraio nel corso di un'operazione delle forze speciali nel nord cade un altro soldato francese[41]. Su un contingente di 4 mila uomini sono cinque i soldati francesi caduti. La Francia ha annunciato che a partire da aprile ridurrà il numero dei militari presenti nel paese[42].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ag Ghali, il piccolo Bin Laden d'Africa che tiene sotto scacco mezzo continente - Repubblica.it
  2. ^ Dioncounda Traore nell’Enciclopedia Treccani
  3. ^ a b Foreign Policy, 30 gennaio 2013
  4. ^ su ITV News del 6 giugno 2012
  5. ^ Egypt News del 1°-7-2012.
  6. ^ United Nations Official Document
  7. ^ http://www.memri.org/report/en/print6769.htm
  8. ^ (FR) Opération Serval au Mali : le général Grégoire de Saint-Quentin nommé officiellement au commandement in defense.blogs.lavoixdunord.fr, 23 gennaio 2013. URL consultato il 24 gennaio 2013.
  9. ^ Fil Info | 4600 soldats français mobilisés
  10. ^ Opération Serval : Point de situation du jeudi 21 mars
  11. ^ a b c francetvinfo Mali. Qui sont les islamistes à qui la France a déclaré la guerre ?
  12. ^ Mort accidentelle d'un militaire au Mali - leJDD.fr
  13. ^ 6th French Soldier Dies in Mali in Roadside Bomb in ABC News, 29 aprile 2013. URL consultato il 29 aprile 2013.
  14. ^ a b Gazelle Downed in French Air Raid, Soldier Killed, Aviation Week, 12 gennaio 2013. URL consultato il 15 gennaio 2013.
  15. ^ Bate Felix, France bombs Mali rebels, African states ready troops, Reuters. URL consultato il 13 gennaio 2013.
  16. ^ Over 100 dead in French strikes and fighting in Mali, Reuters, 9 gennaio 2013. URL consultato il 13 gennaio 2013.
  17. ^ Al Jazeera, Rebels capture Mali government troops, Al Jazeera, 8 January 2013
  18. ^ Mali's new president thanks Chad for support against Islamists
  19. ^ Ten Chadian soldiers killed fighting Islamists in Mali
  20. ^ Malijet Mali : violents combats dans le massif des Ifoghas, faisant un mort côté tchadien, six côté jihadistes Mali Bamako
  21. ^ http://www.en.starafrica.com/news/fourth-french-soldier-killed-in-mali.html
  22. ^ Mali : le scénario de la guérilla commence à se dessiner | La crise malienne | ICI.Radio-Canada.ca
  23. ^ Nord Mali :: Toute l'actualité du Nord Mali
  24. ^ http://news.yahoo.com/niger-attacks-shockwave-mali-conflict-075339499.html
  25. ^ IRIN Africa | Islamists kill Nigerian soldiers heading to Mali | Nigeria | Conflict | Security
  26. ^ http://www.foxnews.com/world/2013/05/06/official-nigerian-military-plane-aiding-northern-mali-operation-crashes-in/
  27. ^ L'Aube, Opérations serval, Misma et Fatim : Ils sont morts pour le Mali in Maliweb, 8 marzo 2013. URL consultato il 10 marzo 2013.
  28. ^ Malijet Mali: Le soldat burkinabè, Tounougma Kaboré, conducteur au bataillon Badenya est décédé le mercredi 13 mars 2013 à Diabali (Officiel) Mali Bamako
  29. ^ marzo 2013 Serval : bilan de deux mois d'opérations in Le mamouth, 11 marzo 2013.
  30. ^ Timbuktu suicide attack reopens front for French in Mali in Reuters, 21 marzo 2013. URL consultato il 21 marzo 2013.
  31. ^ French in Mali face Islamist insurgency of unknown strength in Christian Science Monitor, 1º aprile 2013. URL consultato il 3 aprile 2013.
  32. ^ 3 catturati il 1º febbraio, [1] 2 il 4 febbraio,[2] 4 il 5 febbraio,[3] 8 il 6 febbraio,[4] 30+ il 19,[5] 2 il 22,[6] 1 il 23,[7] 7 il 25,[8] 5 il 7 marzo,[9] 31 l' 8 marzo,[10][11][12] 8 prima del 13 marzo[13] 5+ captured (18 March)[14] e 1 il 19 marzo[15]
  33. ^ Mali,presidente: risposta massiccia - Mondo - Tgcom24
  34. ^ a b Legione straniera,i cosacchi tornanonel deserto africano | Reporter nuovo
  35. ^ a b c (EN) French allies fly support missions into Mali in flightglobal.com, 17 gennaio 2013. URL consultato il 23 gennaio 2013.
  36. ^ MALI: UE, VIA LIBERA A MISSIONE DI ADDESTRAMENTO /VIDEO
  37. ^ Mali: aerei francesi distruggono sede al-Qaeda a Timbuctu - Adnkronos Esteri
  38. ^ Mali : les forces coalisées ont repris la ville de Gao
  39. ^ Mali, Hollande dai militari francesi a Timbuctù: "La guerra non è finita" - Adnkronos Esteri
  40. ^ Mali/ Truppe francesi e del Ciad a Tessalit, vicino all'Algeria
  41. ^ http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/mondo_brevi/Mali:_guerra_verso_la_fine_ma_si_continua_a_morire.html?cid=35031072
  42. ^ L'esercito francese lascerà il Mali a partire da aprile - Ticinolive

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