Operazione Keelhaul

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L'Operazione Keelhaul ("giro di chiglia" in lingua inglese forma di punizione corporale in uso nella marina a vela, consistente nel far compiere al reo, tramite funi, un giro da una parte all'altra della chiglia sott'acqua) fu un'azione che ebbe luogo in Austria tra il maggio ed il giugno del 1945 ad opera delle Forze Armate inglesi e statunitensi, e che decise della sorte di molte migliaia di rifugiati che nel dopoguerra scappavano dall'Europa dell'Est.

Una delle conclusioni della Conferenza di Jalta fu che gli Alleati dovevano forzatamente far rimpatriare in Unione Sovietica tutti i cittadini sovietici che si trovassero nella Zona Alleata al termine del conflitto. Ciò riguardava direttamente i prigionieri di guerra sovietici liberati dagli alleati, ma fu applicato a tutti i russi in generale.

Le colonne di rifugiati che scappavano dall'Europa Orientale occupata dai Sovietici comprendevano decine di migliaia di persone. Vi erano inclusi fascisti, collaboratori dei nazisti, anticomunisti e civili, sia provenienti dall'Unione Sovietica che dalla Jugoslavia. Tra loro vi erano anche circa 70.000 Cosacchi provenienti dall'Unione Sovietica, Cetnici (oppositori sia dei tedeschi che dei titini, in quanto fedeli a re Pietro II di Jugoslavia) ed Ustascia provenienti dalla Jugoslavia, fra cui circa 11.000 donne e bambini.

Vennero concentrati in Austria dalla forze alleate, e da lì rimpatriati con la forza. I più furono inviati verso la parte orientale della Germania (la zona sovietica), o in Jugoslavia (Slovenia). Molti dei rifugiati, appena restituiti al controllo delle forze sovietiche, furono giustiziati sommariamente, talvolta sotto gli occhi delle truppe inglesi che li avevano appena riconsegnati ai sovietici. La sequenza di uccisioni degli oppositori per mano delle forze jugoslave è oggi nota come Massacro di Bleiburg.

Fra coloro che vennero consegnati ai Sovietici dalle forze alleate c'erano anche dei Russi Bianchi, che non erano mai stati cittadini sovietici, fra cui il generale Andrej Škuro e Pëtr Krasnov, condottiero dei Cosacchi del Don; ciò, nonostante il fatto che dopo Jalta il Ministero degli Esteri inglese avesse dichiarato che solo chi fosse stato cittadino sovietico prima del 1º settembre 1939 (data di inizio della Seconda guerra mondiale) doveva essere costretto a tornare nell'URSS.

L'operazione Keelhaul riguardò anche l'Italia, e durò fino all'autunno 1946. Risultano in attività, per il concentramento e poi la deportazione nel dopoguerra dei cittadini jugoslavi, russi, ucraini, campi a Fossoli, a Bagnoli, a Riccione, a Serviliano nelle Marche.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda l'operazione Keelhaul in Italia:

  • L. Garibaldi, La guerra (non) è perduta: gli ufficiali italiani nell'8ª Armata britannica (1943-1945), Milano, Ares, 1988

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