Operazione Cerberus

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Operazione Cerberus
Unternehmen Cerberus.jpg
Mappa delle operazioni navali nel Canale della Manica
Data 11 febbraio - 13 febbraio 1942
Luogo Canale della Manica
Esito Vittoria tattica tedesca
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
2 incrociatori da battaglia
1 incrociatore pesante
6 cacciatorpediniere
14 torpediniere
26 motosiluranti
176 bombardieri
252 caccia
6 cacciatorpediniere
3 cacciatorpediniere di scorta
32 motosiluranti
675 aerei
Perdite
1 incrociatore da battaglia gravemente danneggiato
1 incrociatore da battaglia danneggiato lievemente
2 torpediniere leggermente danneggiate
17 aerei abbattuti
13 morti
2 feriti
1 cacciatorpediniere gravemente danneggiato
42 aerei abbattuti
40 morti e dispersi
21 feriti
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Operazione Cerberus era il nome in codice di una operazione militare condotta dalla Kriegsmarine tedesca durante la seconda guerra mondiale, tra l'11 e il 13 febbraio 1942: una squadra navale tedesca composta dagli incrociatori da battaglia Scharnorst e Gneisenau e dall'incrociatore pesante Prinz Eugen, salpata dal porto francese di Brest, attraversò da ovest ad est il canale della Manica, forzando il blocco britannico e rientrando, senza perdite, nei porti della Germania settentrionale[1].

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Fin dalla loro occupazione condotta al termine della Campagna di Francia, i porti francesi sull'Atlantico erano serviti da base per le navi della Kriegsmarine, impegnate nella caccia al traffico mercantile diretto in Gran Bretagna; il porto di Brest, in particolare, era diventato la base per le principali unità di superficie tedesche schierate nel settore: le navi da battaglia Scharnhorst e Gneisenau, e l'incrociatore pesante Prinz Eugen. Per questa ragione, quindi, il porto di Brest venne sottoposto a numerosi bombardamenti aerei ad opera della RAF per tutto il 1941; anche se le navi tedesche non subirono danni di rilievo, la città e il porto subirono gravi distruzioni.

Nell'estate del 1941, Adolf Hitler si convinse che gli Alleati stessero preparando un piano di invasione per riconquistare la Norvegia, e ordinò quindi al comandante della Kriegsmarine, Großadmiral Erich Raeder, di concentrare le principali navi di superficie tedesche nelle acque norvegesi; l'occasione permetteva anche di richiamare in patria la squadra di Brest, mettendola al sicuro dalle incursioni aeree britanniche. Il Führer, tuttavia, ordinò che le navi tedesche rientrassero in patria per la via più breve, ossia attraversando da ovest ad est il canale della Manica. Raeder protestò, in quanto il canale era costantemente pattugliato dai britannici e le sue acque erano ampiamente minate, ma Hitler fu irremovibile.

Per il buon andamento della missione era necessaria l'assoluta segretezza: solo un ristretto numero di ufficiali venne messo al corrente del piano, mentre una mezza dozzina di nomi in codice vennero inventati per coprire quello vero, Operazione Cerberus. Il piano era molto audace: la squadra tedesca sarebbe salpata di notte, onde percorrere il tratto più lungo possibile con il favore delle tenebre; la parte più difficile del viaggio, l'attraversamento dello stretto di Dover, sarebbe invece avvenuto di giorno, per permettere agli addetti alla contraerea di avere la massima visibilità e di poter così respingere i prevedibili attacchi aerei che i britannici avrebbero subito lanciato. Per garantire protezione alle navi da battaglia, negli aeroporti della Francia settentrionale vennero ammassati più di 400 aerei tedeschi, tra cui quasi 250 caccia Messerschmitt Bf 109 e Focke-Wulf Fw 190 sotto il comando del generale Adolf Galland, mentre 6 cacciatorpediniere e numerose motosiluranti avrebbero fornito protezione ravvicinata. Al comando della squadra venne posto un esperto ufficiale della Kriegsmarine, il viceammiraglio Otto Ciliax, che scelse la Scharnhorst come sua nave ammiraglia. La data stabilita per l'inizio dell'operazione era l'11 febbraio 1942, onde poter sfruttare il novilunio e le correnti favorevoli che avrebbero permesso di aumentare la velocità delle navi.

L'operazione[modifica | modifica sorgente]

Alle 21:28 dell'11 febbraio 1942 la squadra tedesca salpava da Brest alla volta della Germania; la squadra procedeva in fila, con la Scharnhorst in testa seguita dalla Gneisenau e dal Prinz Eugen, mentre i cacciatorpediniere e le motosiluranti si disponevano sul fianco settentrionale. Come previsto la notte era molto scura, con strati di nebbia irregolare che salivano dal mare; nonostante il mare mosso, le navi procedevano alla velocità sostenuta di ventisette nodi. I britannici non si accorsero che le navi erano salpate: il porto di Brest era stato chiuso ai civili per tutto il pomeriggio, e ciò impedì che gli agenti britannici e i membri della resistenza francese potessero accorgersi dell'avvio dell'operazione. Le stazioni radar tedesche posizionate sulla costa disturbarono per tutta la durata dell'operazione i loro equivalenti britannici posti sulla costa meridionale dell'Inghilterra.

All'alba del 12 febbraio 1942 le navi tedesche si trovavano già a metà del percorso; come previsto, le condizioni meteo ostacolavano le operazioni aeree, con foschia e nuvole basse. Fu solo nella tarda mattinata che i britannici si accorsero che le navi tedesche erano in mare: alle 10:42 due caccia Spitfire, impegnati ad inseguire alcuni caccia tedeschi, avvistarono quasi per caso le navi di Ciliax; poco dopo, altri due aerei britannici in perlustrazione avvistarono le navi tedesche e diedero l'allarme. Nonostante i britannici avessero preparato un piano operativo nel caso una simile circostanza si fosse verificata, la loro reazione fu tardiva e frammentaria: solo alle 13:34 fu possibile far alzare in volo i primi stormi di bombardieri da inviare ad attaccare i tedeschi. Le pessime condizioni meteo, comunque, ritardarono l'attacco degli aerei britannici.

La prima reazione britannica si ebbe solo verso mezzogiorno: quando le navi tedesche si trovarono a transitare per lo stretto di Dover, le batterie costiere schierate intorno a Dover aprirono il fuco, sparando una trentina di proiettili di grosso calibro ma non colpendo nessuna nave. Poco dopo, mentre la squadra stava transitando nel braccio di mare tra Ostenda e l'angolo sud-est dell'Inghilterra, venne attaccata da alcune motosiluranti britanniche; il fuoco delle navi tedesche impedì loro di avvicinarsi troppo, e nonostante il lancio di numerosi siluri, nessuna nave tedesca venne colpita. Alle 12:45, sei aereosiluranti Fairey Swordfish si avvicinarono per tentare di colpire le navi tedesche; nonostante la protezione fornita loro da dieci Spitfire, i lenti Swordfish vennero tutti abbattuti dai caccia tedeschi che proteggevano le navi di Ciliax, senza riuscire a mettere a segno alcun colpo.

Alle 14:30, mentre la squadra transitava davanti alla costa della Zelanda, lo Scharnhorst urtò una mina, riportando danni allo scafo e alle eliche. La nave fu costretta a procedere a velocità ridotta e a staccarsi dal resto della squadra; Ciliax lasciò la nave e si trasferì sul cacciatorpediniere Z-29. I britannici proseguirono gli attacchi aerei impiegando i bombardieri leggeri Bristol Beaufort e medi Lockheed Hudson, ma le condizioni meteo, i caccia tedeschi e il fuoco della contraerea impedirono loro di arrecare danni alle navi tedesche, mentre numerosi aerei britannici vennero abbattuti. Le uniche navi britanniche presenti nella Manica e pronte per un'azione immediata erano una squadra di sei vecchi cacciatorpediniere di Classe Hunt al comando del Viceammiraglio Bertram Ramsey; nonostante la loro netta inferiorità, vennero subito inviati ad intercettare la squadra tedesca. Alle 15:17 il cacciatorpediniere di testa, il Campbell, avvistò le navi tedesche che procedevano affiancate: tre cacciatorpediniere si lanciarono verso la Gneisenau e altri tre verso il Prinz Eugen. Le navi britanniche vennero accolte da un intenso fuoco proveniente dalle batterie secondarie delle navi principali: lo Gneisenau colpì per tre volte il cacciatorpediniere Worcester, distruggendo la sala macchine e riducendolo ad un rottame galleggiante, poi rimorchiato in porto da una nave di salvataggio; gli altri cacciatorpediniere si dileguarono tra i banchi di nebbia, senza essere riusciti a recare danno alle navi tedesche.

I bombardieri britannici continuarono ad attaccare le navi tedesche per tutto il pomeriggio, ma senza risultati apprezzabili. Alle 19:55, quando il sole stava ormai tramontando, la Gneisenau urtò una mina al largo delle isole Frisone: la nave fu costretta a procedere a velocità ridotta, ma i danni furono lievi; poco dopo, lo Scharnhorst, che procedeva separato dal resto della squadra, urtò una seconda mina: dopo tre ore di lavoro i tecnici poterono rimettere in sesto la nave, che proseguì alla velocità di dodici nodi verso la Germania.

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Alle 8:35 del 13 febbraio 1942 il Prinz Eugen, che aveva perso il contatto con le altre unità della squadra, giunse alla sua meta finale: il porto di Brunsbüttel, alla foce dell'Elba; poco dopo giunse anche lo Gneisenau. Lo Scharnhorst, procedendo lentamente, giunse nel porto di Wilhelmshaven in tarda mattinata, venendo subito messo in bacino per le necessarie riparazioni.

L'operazione si concluse per i tedeschi con un successo: sfuggendo al blocco britannico, tutte le navi tedesche erano riuscite a ritornare in patria. I danni riportati costrinsero però lo Gneisenau a rimanere in porto per diversi mesi, mentre lo Scharnhorst poté riprendere il mare solo nel gennaio 1943.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Peillard 1992, p. 266

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Testi di riferimento[modifica | modifica sorgente]

  • Stephen G. Hyslop, John Newton e Henry Woodhead, Il Terzo Reich - Guerra sul mare, Hobby & Work, 1993, ISBN 88-7133-047-1
  • Ford, Ken. Run The Gauntlet; The Channel Dash 1942. (2012) Osprey Raid Series #28. Osprey Publishing. ISBN 978-1-84908-570-0
  • Gerhard, Koop; Klaus-Peter, Schmolke; Brooks, Geoffrey. Heavy Cruisers of the Admiral Hipper Class: The Admiral Hipper, Blucher, Prince Eugen, Seydlitz and Lutzow. Naval Institute Press. 2001. ISBN 978-1-55750-332-9
  • Kemp, P.K. Victory at Sea 1939-1945 Frederick Muller, London (1957)
  • Lewin, Ronald. Ultra goes to War. Hutchinsons. London. 1977. ISBN 0-09-134420-4
  • Macintyre, Donald The Naval War against Hitler Charles Scribner's Sons, New York (1971)
  • Martienssen, Anthony K. Hitler and his Admirals E.P.Dutton & Company, New York (1949)
  • Potter, John Deane. FIASCO The Break-out of the German Battleships. New York: Stein and Day Publishers. 1970.
  • Roskill, Stephen Wentworth. War at Sea 1939-45: Period of Balance Volume 2. Naval & Military Press Ltd; Aug 2004. ISBN 1-84342-804-0
  • Ruge, Friedrich Der Seekrieg United States Naval Institute (1957)
  • Winton, John and Bailey, Chris. An illustrated history of the Royal Navy. Thunder Bay Press. 2000. ISBN 978-1-57145-290-0

Sitografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]