Omosessualità ed ebraismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
"Il sesso omosessuale è immorale" (Levitico 18/22), cartello apparso durante una manifestazione tenuta a Gerusalemme il 30 giugno 2005

L'argomento dell'omosessualità nella religione ebraica affonda le sue radici nel libro del Levitico, che fa parte dell'Antico Testamento e che descrive i rapporti sessuali tra uomini un «abominio», punibili come un crimine capitale, anche se oggi non esiste nessun tribunale rabbinico Halachah che possa infliggere la sentenza prevista.
La visione storica prevalente tra gli ebrei è stata di considerare i rapporti omosessuali immorali e peccaminosi, a sostegno della categorica proibizione riportata sulla Torah. Tuttavia l'argomento è stato origine di dispute tra i moderni movimenti ebraici e ha condotto a numerosi dibattiti e divisioni.

L'omosessualità nella Torah[modifica | modifica sorgente]

La Torah (la legge ebraica) è la fonte classica primaria per la visione degli ebrei circa l'omosessualità che dichiara:

« Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è to'eva»
(Levitico, 18:22)

Il termine to'eva è normalmente tradotto come «abominio» ed è utilizzato all'interno del testo sacro in riferimento a diversi atti proibiti che includiono l'incesto, l'idolatria, il cibarsi di animali impuri e l'ingiustizia economica. Nel contesto delle proibizioni sessuali il termine della Torah è anche interpretatato come la contrazione delle parole to'eh ata vah, che significano «deviate da ciò che è naturale».

Ebraismo ortodosso[modifica | modifica sorgente]

I rapporti sessuali tra due uomini sono vietati dalla Torah e sono ritenuti un crimine capitale:

« Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro »
(Levitico, 20:13)

Tuttavia, anche nel periodo biblico, fu probabilmente difficile comminare condanne che conducessero a questa punizione prescritta e, in ogni caso, la tradizione rabbinica recepì immediatamente che il sistema di crimini capitali presenti nella Torah non era più da utilizzarsi, rifacendosi, invece, alla proibizione toraica del Lo tikrevu legalot ervah - Levitico 18:6 - («non ti avvicinerai ad un consanguineo per commettere un'offesa sessuale») per vietare tutti gli atti che possano condurre ad una relazione sessuale proibita e prescrive la punizione della fustigazione.
Nonostante le interpretazioni, la severità della pena prevista può essere considerata come un'importante traccia di come l'atto veniva percepito ai tempi biblici. Non esistono indicazioni su nessuna fonte ebraica che siano mai state comminate sentenze di morte per rapporti sessuali tra uomini.

Il lesbismo, pur non essendo esplicitamente menzionato dalla Torah, viene vietato dalla letteratura rabbinica in base al verso biblico:

« Non farete come si fa nel paese d'Egitto dove avete abitato, né farete come si fa nel paese di Canaan dove io vi conduco, né imiterete i loro costumi. »
(Levitico, 18:3)

La legge orale (Sifra Aharei Mot 8:8-9, approfondimento in inglese) spiega il verso con le presunte abitudini egiziane di matrimoni tra donne, di matrimoni tra uomo, donna e figlia di lei e di matrimoni tra un uomo e due donne. Il Talmud, rifacendosi a questa interpretazione, vieta il lesbismo. Come tutte le proibizione rabbiniche, il contravventore è passibile di fustigazione. Il comportamento omosessuale femminile, non coinvolgendo una penetrazione penica, viene però considerato meno grave della condotta omosessuale maschile.

Le fonti classiche dell'ortodossia ebraica non menzionano specificamente che un'attrazione omosessuale sia intrinsecamente peccaminosa, anche se la considerano innaturale. Tuttavia colui che abbia rapporti sessuali omosessuali lascia che le sue attrazioni innaturali trovino il loro compimento, ed è quindi responsabile davanti a Dio per le sue azioni. Se egli fa teshuva (pentimento), ad esempio cessando le azioni immorali, pentendosi di quello che ha fatto, scusandosi con Dio e facendo voti di non ripetere mai più tali comportamenti, egli può essere perdonato da Dio (in modo simile a tutti gli altri crimini capitali, salvo l'omicidio).

Visione del moderno ebraismo ortodosso[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni un piccolo numero di rabbini e credenti, principalmente aderenti al moderno ebraismo ortodosso, hanno iniziato a rivalutare il fenomeno dell'omosessualità e la risposta che comunità ortodossa deve dare agli ebrei omosessuali. Fino a poco tempo fa veniva ipotizzato che tutti gli omosessuali realizzassero i loro comportamenti come disprezzo alla legge di Dio (le-hach'is), per perversione o a causa di malattie mentali. Una maggior dimestichezza con studi sociologici e biologici, così come contatti personali con omosessuali ebrei, ha condotto alcuni esponenti ortodossi ad una visione più comprensiva del problema. Il processo ebbe inizio probabilmente fin dagli anni settanta. La vecchia interpretazione del problema omosessuale è descritta alla voce Homosexuality, curata dal rabbino Immanuel Jakobovits, nella versione originale (1972) dell'Encyclopaedia Judaica - un'importante opera in 26 volumi, in lingua inglese, che copre tutti gli aspetti del mondo e della civiltà ebraica. Jakobovits scrive:

« La legge ebraica [...] rifiuta il punto di vista che l'omosessualità debba essere considerata semplicemente come malattia o come moralmente non importante [...] La legge ebraica stabilisce che nessun'etica edonistica, anche se chiamata "amore", può giustificare l'omosessualità più di quanto possa legittimare l'adulterio o l'incesto, per quanto questi atti possano essere genuinamente interpretati con amore e consenso reciproco. »
(Immanuel Jakobovits, Encyclopedia Judaica, 1972)

Nell'annuario 1974 dell'Encyclopedia, il rabbino Norman Lamm, dell'Università Yeshiva di New York ed esponente dell'ortodossia moderna, scrisse qualcosa di differente. Lamm era più informato delle ricerche scientifiche e psicologiche dei primi anni '70 sull'omosessualità.
Pur riconoscendo le parole della Torah che definiscono «abominio» l'omosessualità, sulla base delle sue conoscenze Lamm, fu incline a considerarla come prodotto di una condizione psicologica dell'adolescente nei rapporti con i suoi genitori. Vista in questa maniera, l'omosessualità poteva essere ridefinita come un atto effettuato irrazionalmente, e sarebbe stato sbagliato perseguitare o giudicare gli omosessuali per le loro azioni.

Meglio, sostenne Lamm, un approccio «sia di compassione che di sforzi tesi alla riabilitazione», in maniera simile a quello che già si faceva per il suicidio, vietato dalla Torah, «ma di fatto, nel corso del tempo, la tendenza è stata di rimuovere lo stigma a carico del suicida sulla base di un disturbo mentale». Questo punto di vista riportato nell'articolo del 1974 fu un'elaborazione di precedenti articoli, principalmente di quello pubblicato nell'edizione gennaio/febbraio 1968 di Jewish Life. (approfondimento, in italiano, sulle idee del rabbino Lamm e di altri studiosi ortodossi)

Il punto di vista del rabbino Lamm ha, negli anni, acquisito credito nella moderna ortodossia ebraica, mentre viene ampiamente rifiutato dall'ordotossia Haredi (conosciuta anche come ebraismo ultra-ortodosso). La comunità Haredi vede in queste recenti rivalutazioni una manipolazione della legge ebraica per scopi politici, e non mostra nessun segno di accettare l'omosessualità.

Altri punti di vista dell'ortodossia:

  • «Compassione, armonia, immedesimazione, comprensione - questi sono gli elementi essenziali dell'ebraismo. Questo è quello che gli omosessuali ebrei che credono nella religione ebraica abbisognano da noi oggi» - Jonathan Sacks, capo rabbino delle congregazioni ebraiche unite del Commonwealth (Gran Bretagna)
  • Chaim Rapoport, membro del consiglio rabbinico della Gran Bretagna, ha scritto Judaism and Homosexuality: An Authentic Orthodox View, dove invita ad una certa apertura alle necessità degli omosessuali (articolo, in inglese)
  • Edah, un gruppo di appoggio ortodosso, ha deciso di tenere conferenze pubbliche sull'argomento omosessualità
  • Il documentario Trembling Before G-d (2001) di Sandi Simcha DuBowski ha documentato la lotta degli ebrei gay ortodossi contro il tradizionale rifiuto dell'omosessualità. Il documentario è stato mostrato in diverse sinagoghe ortodosse moderne e ha stimolato il dibattito sulla possibilità di una maggiore accettazione dell'omosessualità all'interno della società ortodossa.

Ebraismo conservatore/Masorti[modifica | modifica sorgente]

Nell'ebraismo conservatore, diffuso principalmente negli Stati Uniti a partire dagli inizi XX secolo, considera che l'omosessuale non adempia ad uno dei Mitzvah (comandamento). Ma esistono altri 612 Mitzvah nella legge di Mosè e per questo:

« Uno non può considerare l'omosessuale ebreo diversamente da come considererebbe un ebreo che non sia completamente osservante in qualsiasi altra maniera, come, ad esempio, un ebreo che guidi il giorno del Shabbat (sabato) verso un luogo che non sia la sinagoga, o colui che non segua le prescrizioni del kosher, ecc. Di conseguenza l'ebraismo conservatore afferma che gli uomini e le donne omosessuali possono condurre la preghiera, avere una aliyah per leggere dalla Torah, e possono anche prestare servizio come educatori della gioventù e come insegnanti nelle scuole ebraiche. »
(Robert Kaiser, Judaism and Homosexuality, 4 aprile 1999)

Nonostante questa visione più liberale, l'ebraismo conservatore vieta l'ordinazione rabbinica e matrimoni ed unioni civili tra omosessuali.

Nel 1992 la Committee on Jewish Law and Standards (CJLS), ente preposto, nell'ebraismo conservatore, all'interpretazione della legge ebraica stabilì che le ricerche scientifiche, psicologiche e biologiche circa la natura dell'omosessualità non consentivano di giudicare gli omosessuali seguendo letteralmente la Halakhah. Nel documento relativo alla posizione ufficiale della CJLS si legge quanto segue:

« (A) Non effettueremo cerimonie di unione per gay e lesbiche. »
« (B) Non ammetteremo deliberatamente omosessuali dichiarati nelle nostre scuole teologiche, o all'assemblea rabbinica o a quella dei cantori. Allo stesso tempo non istigheremo una "caccia alle streghe" contro coloro che sono già studenti o membri. »
« (C) [La responsabilità] se gli omosessuali possano insegnare come maestri o educatori della gioventù nelle nostre congregazioni e scuole, verrà lasciata al Rabbi autorizzato a prendere le decisioni halakhichiche della specifica istituzione del movimento conservatore. Presumibilmente, in questa come in tutte le altre materie, il rabbino effettuerà le sue scelte tenendo conto della sensibilità degli appartenenti alla sua congregazione o scuola. L'interpretazione data dal rabbino alla legge ebraica su queste questioni [...] sarà inoltre un fattore determinante in queste decisioni. »
« (D) Similmente, il Rabbi di ogni istituzione del movimento conservatore, in accordo con i leader laici [della comunità], è incaricato di formulare politiche relative all'eleggibilità di omosessuali per le pratiche di culto e posizioni di leadership laica [all'interno della comunità] »
« (E) In ogni caso, in accordo con le deliberazioni della Rabbinical Assembly e della United Synagogue noi siamo con la presente ad affermare che gay e lesbiche sono benvenuti nelle nostre congregazioni, gruppi giovanili, campi e scuole »
(CJLS Consensus Statement of Policy Regarding Homosexual Jews in the Conservative Movement, 25 marzo 1992, testo originale in inglese)

Tuttavia una significativa minoranza dell'ebraismo conservatore, che include un crescente numero di rabbini, crede che bisognerebbe cambiare la posizione ebraica sull'omosessualità riportandola entro i limiti definiti dall'Halakhah. I sostenitori di questa visione includono i rabbini Elliot N. Dorff, Harold M. Schulweis, Jacob Neusner, Bradley Shavit Artson, Ayelet Cohen, J. Rolando Matalon, Marcelo R. Bronstein, Simchah Roth, Leonard Gordon e Joel Alter.

L'Assemblea Rabbinica ha emanato un documento che dichiara che l'immagine divina viene riflessa da ogni essere umano, di qualsiasi orientamento sessuale, e ammette che ci sono buone ragioni per essere preoccupati del fatto che gay e lesbiche ebraici hanno sperimentato, non solo le costanti minacce della violenza fisica e del rifiuto omofobico, ma anche le sofferenze dell'antisemitismo. Essi notano che gli omosessuali sono membri di tutte le congregazioni ebraiche, e che la crisi dell'AIDS ha esacerbato l'ansia e la sofferenza degli omosessuali ebraici. In conclusione, l'assemblea rabbinica dichiara:

Noi, l'Assemblea Rabbinica, mentre affermiamo la nostra tradizionale prescrizione per l'etero sessualità,
  1. Appoggiamo la piena parità civile per gay e lesbiche nella nostra vita nazionale, e
  2. Deploriamo la violenza contro gay e lesbiche nella nostra società, e
  3. Reiteriamo che, in quanto tutti ebrei, gay e lesbiche sono benvenuti come membri nelle nostre congregazioni, e
  4. Richiamiamo le nostre sinagoghe e i rami del nostro movimento ad aumentare la nostra consapevolezza, comprensione e preoccupazione per i nostri compagni ebrei che sono gay e lesbiche.

Anche se la posizione ufficiale del movimento conservatore è che le relazioni omosessuali sono una violazione della legge ebraica, il movimento generalmente non vede tali violazioni come più o meno serie rispetto ad altre, che molti dei suoi membri potrebbero violare, come spendere soldi nel Shabbat (il sabato) o mangiare cibo non-kosher. Per questo, non c'è motivo logico per vedere l'omosessualità in modo differente dal comportamento di qualsiasi altro ebreo che non è pienamente osservante della legge e della tradizione ebraica.

In quanto tale, la Commissione sulla Sessualità Umana dell'Assemblea Rabbinica raccomanda di discutere le possibilità di integrazione degli omosessuali ebrei nelle congregazioni nella lettera pastorale del movimento conservatore che tratta di tutti gli aspetti della sessualità umana: This Is My Beloved, This Is My Friend: A Rabbinic Letter on Intimate Relations. In questo documento l'Assemblea Rabbinica raccomanda che:

« 1. I gruppi attivi nelle Sinagoghe possono incontrare gay e lesbiche ebrei per discutere su questo problema ad imparare come la Sinagoga possa risultare più accogliente. L'obiettivo vuole essere quello di sensibilizzare i membri della Sinagoga sul fatto che i gay e lesbiche ebrei e le loro famiglie non sono un gruppo esterno ma fanno parte delle nostre comunità e come tali dobrebbero essere trattati. »
« 2. Nei casi ove le Sinagoghe abbiano programmi per speciali corsi all'interno della congregazione, questi programmi possono essere creati anche per gay e lesbiche ebrei e le loro famiglie. Così, ad esempio, informazioni circa i gruppi di supporto come il Parents and Friends of Lesbians and gays (PFLAG) possono essere diffusi attraverso i media della Sinagoga e la stessa potrebbe ospitare uno di questi gruppi. I gay e le lesbiche, inoltre, dovrebbero essere generalmente integrati nelle attività permanenti della congregazione. »
« 3. Gli educatori scolastici e della Sinagoga dovrebbero includere, come parte del programma [d'insegnamento], una sezione relativa alla sessualità e, all'interno di questa, alcune notizie sull'omosessualità (...) In questi corsi dovrebbe essere chiarito che l'attività sessuale, che pure è una parte importante della vita di ognuno, non è tutto. Una conseguenza di ciò è che gli omosessuali ebrei, come gli eterosessuali ebrei, non dovrebbero essere visti esclusivamente come persone che praticano certe pratiche sessuali, ma piuttosto come persone ed ebrei che hanno una gamma completa di interazioni vicendevoli. »
« 4. Le Sinagoghe del movimento conservatore, singolarmente, regionalmente e a livello nazionale possono organizzare programmi sociali per l'avanzamento dei diritti di tutela civile di gay e lesbiche. »
(tratto da This Is My Beloved, This Is My Friend: A Rabbinic Letter on Intimate Relations)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]


Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • William Countryman, Sesso e morale nella Bibbia, Torino, Claudiana 1998.
  • Massimo Consoli, Ecce Homo. L'omosessualità e la Bibbia, Kaos Ed., Milano 1999.
  • Victor Paul Furnish, Choon-Leong Seow, Robert Brawley, Herman Waetjen, Dale Martin, Jeffrey Siker, Bibbia e omosessualità, Claudiana, Torino 2002.
  • Waldemar Janzen, L'etica dell'Antico Testamento. Un approccio paradigmatico, Torino, Claudiana 2004.
  • Irene Zavattero, Le Sacre Scritture e l'omosessualità. Analisi storica (non teologica, quindi).
  • Yehoshua Bar-Yosef, "Il mio amato", Firenze, Giuntina, 2009

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]