Oliverotto da Fermo

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Oliverotto Uffreducci da Fermo (Fermo, 1473Senigallia, 31 dicembre 1502) è stato un condottiero italiano, figlio di Giovanni Euffreducci e di una sorella (di cui non si conosce il nome) di Giovanni Fogliani da Fermo, il quale, alla morte del cognato, si prese cura di allevare il nipote avviandolo alla scuola militare di Paolo Vitelli.

La carriera militare[modifica | modifica sorgente]

Morto il suo maestro, Oliverotto militò sotto le insegne di Vitellozzo Vitelli, fratello di Paolo, e grazie al coraggio e all'astuzia dimostrati, giunse ben presto a ricoprire il ruolo di capitano della milizia.
Forte della nuova posizione acquisita e appoggiato dallo stesso Vitellozzo e da alcuni fermani, Oliverotto pianificò la conquista di Fermo, impresa che sarebbe andata a confliggere drammaticamente con gli incarichi che lo zio andava acquisendo in seno al governo cittadino. Già ambasciatore a Napoli presso il re Ferdinando I, nel 1499 Giovanni Fogliani aveva sposato Montanina degli Ottoni, signora di Matelica, ed aveva assunto una posizione di rilievo nel governo di Fermo. Le intemperanze di Oliverotto erano già state oggetto di biasimo da parte dello zio, in particolare in occasione del saccheggio di Casavecchia, castello di Camerino: l'operazione era stata autorizzata da Cesare Borgia, ma il Fogliani impose ugualmente al nipote la restituzione del bottino.

A complicare la posizione di Oliverotto rispetto allo zio, contribuiva anche il fatto che Giovanni si era imparentato con la famiglia dei Della Rovere, acerrima nemica dei Borgia: sua figlia Nicolosa, infatti, era andata in sposa a Raffaele Della Rovere, figlio del cardinale Giuliano, il futuro papa Giulio II.

La conquista di Fermo[modifica | modifica sorgente]

« A' quali ragionamenti respondendo Giovanni e li altri, lui a un tratto si rizzò, dicendo quelle essere cose da parlarne in loco più secreto; e ritirossi in una camera, dove Giovanni e tutti li altri cittadini li andorono drieto. Né prima furono posti a sedere, che de' luoghi secreti di quella uscirono soldati, che ammazzorono Giovanni e tutti li altri. »
(Niccolò Machiavelli, Il Principe, Cap. VIII)

Le parentele scomode non appannarono le mire di potere di Oliverotto, il quale tentò la presa di Fermo attraverso l'inganno. Scrisse una lettera allo zio, nella quale esprimeva il suo desiderio di tornare a casa, data la lunga lontananza, per mostrare ai fermani la gloria di cui si era ricoperto nel corso delle sue avventure. Chiese dunque di poter entrare nella città con un corteo di cento cavalleggeri, cosa che, affermava, avrebbe recato vanto anche allo zio.
Giovanni acconsentì, gli aprì le porte della città e lo ospitò nella sua dimora, dando in suo onore un banchetto. Durante il convito, a cui sedevano le personalità più in vista di Fermo, Oliverotto prese a lodare i meriti e le qualità di papa Alessandro VI e di suo figlio Cesare, suscitando l'irritazione dei presenti. Sostenendo che discorsi così delicati andavano fatti in luoghi appartati, si ritirò nella sua camera seguito dai commensali. Imprigionati nella stanza, tutti i notabili di Fermo furono trucidati dai soldati di Oliverotto, compreso lo zio che lo aveva allevato.

Assediato il palazzo del governo cittadino, Oliverotto ottenne la nomina a signore di Fermo.

La congiura di Magione e la trappola di Senigallia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi congiura della Magione e strage di Senigallia.
Placca commemorativa sia ad Oliverotto che Vitellozzo Vitelli nella città di Fermo

Nell'ottobre del 1502, Oliverotto s'incontrò con altri signori della zona nel castello dei Cavalieri gerosolimitani a Magione, vicino Perugia, e ordì con loro una congiura ai danni di Cesare Borgia, al cui servizio avevano tutti militato per anni. Da questa riunione scaturì la rivolta di Camerino e altri disagi per Cesare Borgia che come reazione prese tempo per aspettare il supporto dell'esercito ausiliario francese ed una volta fatto ciò rassicurò il signor Pagolo (uno dei congiurati) con doni e parole gentili fingendo di perdonarlo. Lo stesso Pagolo si fece garante per il Borgia e convinse tutti gli altri, incluso Oliverotto, di convenire a Senigallia il 31 dicembre per riconciliarsi con esso. Nel frattempo erano arrivati i francesi e Cesare Borgia colse l'occasione della falsa riconciliazione per fare imprigionare i cospiratori. I primi ad esser ammazzati furono proprio Oliverotto e Vitellozzo Vitelli (il suo maestro) che furono strangolati per mezzo di una garotta. Pochi giorni dopo furono uccisi anche gli altri congiurati.

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Viene preso ad esempio ne "Il Principe" da Niccolò Machiavelli nel capitolo VIII che ha per argomento la conquista del principato per mezzo del delitto. I metodi di pervenire al principato per mezzo del delitto, specifica il Machiavelli, possono conferire potere ma non la gloria.

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