Olimpia Morata

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« Non lasciamoci affliggere dagli uomini, perché che cos'è l'uomo se non un'ombra fuggevole, una foglia trasportata dal vento, un fiore che avvizzisce, un fumo che si dissolve? »
( Olimpia Morata a Lavinia della Rovere, Heidelberg, agosto 1554)

Olimpia Morata (Ferrara1526 – Heidelberg1555) è stata una umanista italiana.

Indice

[modifica] Biografia

Figlia di Fulvio Pellegrino Morato – e tuttavia chiamata comunemente Morata - e di Lucrezia Gozi, fu educata dal padre, umanista e insegnante di grammatica, già maestro nella corte ferrarese dei giovani d’Este. Fulvio si trasferì a Vicenza nel 1532 con la famiglia a seguito di dissensi con il duca Alfonso, fondando una cellula calvinista. Con l’avvento al ducato di Ercole II d'Este, tornò a Ferrara nel 1539 e Olimpia fu accolta dalla moglie del duca, Renata di Francia, perché continuasse gli studi, sotto la guida del padre e dell’erudito tedesco Chilian Senf, detto Sinapius, insieme con Anna, la figlia della duchessa.

Olimpia fu considerata una bambina prodigio, lodata per la sua conoscenza del greco e del latino, per il suo amore per i classici, che la portò a scrivere un dialogo latino del quale è protagonista insieme con l’amica Lavinia della Rovere. Le sue simpatie per la Riforma protestante, influenzate già dal padre, trovarono alimento nella corte del ducato, essendo comuni con le tendenze calviniste della duchessa Renata.

Olimpia dovette interrompere i suoi studi nel 1548 per assistere il padre, gravemente malato, che morì quell’anno stesso. Non ottenne di tornare nella corte ferrarese: come scrisse all’amico Celio Secondo Curione, sembra che Renata di Francia «per colpa di alcune calunnie, si è allontanata non solo da me, ma anche da tutta la mia famiglia. Puoi immaginare il mio dolore! [...] se fossi rimasta a corte, avrei messo a repentaglio la mia salvezza: non mi era più possibile leggere né l’Antico né il Nuovo Testamento; così ho cominciato a desiderare di partire per quella casa celeste in cui è più rallegrante abitare un solo giorno che mille anni in queste corti di principi, e così me ne tornai agli studi di teologia».

E’ possibile che sia stato lo stesso duca Ercole II d’Este, preoccupato per le infiltrazioni calviniste nel Ducato, ad aver deciso di allontanarla: del resto, dopo la sua morte e il ritorno di Renata in Francia, tutti i suoi amici riformatori lasciarono la corte. Fra costoro, vi erano due medici, Giovanni Senf, fratello del Sinapius, che sposò una dama di compagnia di Renata, Françoise Boussiron, e Andreas Grundler, che Olimpia sposò il 12 giugno 1550. Poco dopo, a causa dell’accentuata repressione religiose, la coppia decise di trasferirsi in Germania per sfuggire alle minacce dell’Inquisizione, insieme con Emilio Morato, il fratello di otto anni e si stabilirono a Schweinfurt, città natale di Andreas, dove questi esercitò la professione medica.

Andreas rifiutò anche una vantaggiosa offerta del cattolico Ferdinando d'Austria di insegnare medicina a Linz: fu la stessa Olimpia a rispondere che «noi militiamo sotto la bandiera di Cristo e non possiamo tradire, pena la dannazione eterna. Per favore, fateci sapere se l'Anticristo infuria a Linz, come abbiamo sentito dire».

All'amico Curione, che si era stabilito a Basilea, scrisse di sperare di aver la possibilità di risiedere nella città svizzera ma di non aver intenzione di tornare in Italia: «Tu sai certamente quanto sia difficile essere cristiani laggiù in mezzo all'Anticristo. Credo che tu abbia sentito di Fanini [...] È stato impiccato, il suo corpo è stato bruciato sul rogo e le sue ceneri sono state gettate nel Po».

Dalla corrispondenza di Olimpia, appare la sua passione, ormai prevalente, per la teologia; manda libri di Lutero a Lavinia della Rovere e con Pier Paolo Vergerio si preoccupa per le controversie che agitano il mondo protestante.

Le guerre imperialistiche e religiose condotte dai principi tedeschi coinvolsero anche Schweinfurt, che fu saccheggiata e incendiata; La famiglia di Olimpia fuggì a Heidelberg nel 1554. Da qui, l’8 agosto 1554 Olimpia scrisse a Cherubina Orsini: «Vorrei che aveste visto come io era scapigliata, coperta di stracci, ché ci tolseno le veste d’attorno, e fuggendo io perdetti le scarpe, né aveva calze in piede, sì che mi bisognava fuggire sopra le pietre e i sassi [...] al fine semo venuti a stare in questa città di Heidelberg, nella qual il mio consorte è stato fatto lettore pubblico nella medicina».

Mentre il marito insegnava medicina all’Università, Olimpia insegnò privatamente latino e greco. Mentre a Heidelberg infuria la peste, nel 1555 scrisse ancora al Curione l’ultima lettera che ci è conservata di lei, ove ella stessa scrive di sentirsi prossima alla morte. Informa come a Schweinfurt abbia perduto tutti i suoi scritti e gli manda le poesie che ha potuto ricostruire a memoria. Quella fu infatti la sua ultima lettera: morì pochi giorni dopo e in pochi mesi morirono di peste anche il marito e il fratello Emilio.

Fu sepolta nella chiesa di San Pietro e sulla sua tomba fu eretto un monumento. Curione pubblicò tutti gli scritti di Olimpia che poté rintracciare in una prima edizione del 1558, dedicata a Isabella Bresegna, e in una seconda, nel 1562, dedicata alla regina Elisabetta I d'Inghilterra.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Opere

  • Lettere, in «Opuscoli e lettere di riformatori italiani del Cinquecento», Bari, 1913-1927
  • Epistolario (1540-1555), Ferrara 1940
  • Opere, vol. I, Epistolae, vol. II, Orationes, Dialogi et Carmina, Ferrara 1954
  • Lettere. in «Lettere del Cinquecento», Torino 1967
  • Olympia Morata: The complete Writings of an Italian Heretic, Chicago 2003.

[modifica] Studi

  • J. Bonnet, Vita di Olimpia Morata, Firenze 1870
  • V. Mulazzi, Olimpia Morato, scene della riforma: racconto storico del secolo XVI, Milano 1875
  • L. Caretti, Gli scritti di Olimpia Morata, in «Studi e ricerche di letteratura italiana», Firenze 1951
  • N. Costa-Zalessow, Olimpia Morato in «Scrittrici italiane dal XIII al XX secolo: testi e critica», Ravenna 1982
  • R. H. Bainton, Donne della Riforma, Torino 1992
  • Dizionario biografico delle donne lombarde, Milano 1995
  • D. Pirovano, Le edizioni cinquecentine degli scritti di Olimpia Fulvia Morata, in «Le varie fila. Studi di letteratura italiana in onore di Emilio Bigi», Milano 1997


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