Ol'ga Konstantinovna Romanova

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Olga Konstantinovna
Queen Olga of Greece.jpg
Regina di Grecia
In carica 1867-1913
Successore Sofia di Prussia
Nascita Pavlovsk (reggia), Russia, 3 settembre 1851
Morte Roma, Italia, 18 giugno 1926
Casa reale Romanov
Padre Konstantin Nikolaevič Romanov
Madre Alessandra di Sassonia-Altenburg
Consorte di Giorgio I
Figli Costantino,

Giorgio, Alessandra, Nicola, Maria, Andrea, Cristoforo di Grecia, Olga (morta a tre mesi di età)

Olga Konstantinovna (in russo: Ольга Константиновна?; Pavlovsk, 3 settembre 1851Roma, 18 giugno 1926) fu la seconda regina dei Greci dell'epoca contemporanea (in greco: Βασίλισσα Όλγα των Ελλήνων) e nel 1920 brevemente Reggente.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Olga era figlia di Konstantin Nikolaevič Romanov e di Alessandra di Sassonia-Altenburg: pertanto era nipote dello zar Alessandro II e cugina di Alessandro III. Il giovane re Giorgio I visitò la Russia nel 1863 per ringraziare lo zio Alessandro II per il suo supporto nella scelta di un nuovo re di Grecia dopo Ottone di Baviera. In quell'occasione Giorgio incontrò la dodicenne Olga per la prima volta[1].

Nel 1867 tornò per trovare sua sorella Dagmar, che aveva sposato lo zarevic Alessandro l'anno prima: incontrò di nuovo Olga e poco dopo, il 27 ottobre del 1867, la sposò. Negli anni a venire ebbero otto figli:

La coppia reale greca nel 1903

Olga fu una regina realmente popolare e molto impegnata nelle opere di carità, fornendo sostegno economico all'Ospedale Evangelismos nel centro di Atene, il maggiore della Grecia, e all'ospedale russo al Pireo[1].

Nel 1898 insistette per proseguire con i suoi impegni anche senza una guardia armata a protezione, nonostante gli attentati già subiti dal marito e dalla figlia[1].

La polemica "evangelica"[modifica | modifica sorgente]

La regina Olga di Grecia

Cristiana ortodossa dalla nascita, la regina Olga scoprì, durante le visite ai soldati feriti nella guerra Greco-Turca (1897), che molti non potevano leggere la Bibbia: la versione usata dalla chiesa ortodossa greca comprendeva la versione dei Settanta del vecchio testamento e la versione linguistica in greco antico del Nuovo Testamento. Entrambe erano scritte nel greco della Koinè mentre i contemporanei usavano la Katharevousa o la cosiddetta versione Demotica del greco moderno. Olga decise di avere la Bibbia tradotta in una versione che potesse essere capita dalla maggior parte dei suoi sudditti, piuttosto che solo da quelli che conoscevano la Koine. Alla traduzione si opposerono coloro che consideravano l'atto una rinuncia alla "sacra tradizione dei Greci"[2].

Stendardo personale della regina Olga

Nel febbraio 1901, la traduzione del Nuovo Testamento dalla Koine al Greco moderno che aveva patrocinato venne pubblicata senza l'autorizzazione del Santo Sinodo greco; il prezzo fu fissato ad una dracma, ben lontano dal suo costo reale e l'edizione vendette bene. Per attenuare l'opposizione alla traduzione, sia i vecchi che nuovi testi erano inclusi e sul frontespizio si dichiarava specificamente che il libro era di uso esclusivamente familiare e non liturgico[2].

Allo stesso tempo, un'altra traduzione venne completata da Alexandros Pallis (1851-1935), un importante sostenitore di un movimento letterario che sosteneva l'uso del Demotico nella lingua scritta. Tuttavia i sostenitori della Katharevousa ritennero questo linguaggio "non chiaro" e volevano "purificarlo": la Katharevousa allora conteva forme arcaiche di parole moderne, purgate dei termini "non greci" appartenenti ad altri lingue europee o al turco, ed era basata su una grammatica arcaica ma semplificata. La pubblicazione della traduzione in questa versione apparve sul giornale il 9 settembre 1901 e quasi subito i teologi puristi la denunciarono perché "ridicolizzante le più preziose reliquie della nazione greca"[3] mentre una parte della stampa greca iniziava ad accusare Pallis ed i sostenitori del demotico di bestemmia e tradimento[2]. Il patriarca ecumenico Joachim III da Costantinopoli denunciò questa traduzione[3]: si ebbero dei tumulti, iniziati dagli allievi dell'università di Atene e guidati dai professori conservatori[2], che chiedevano la scomunica di Pallis e di chiunque era coinvolto con le traduzioni, compresa Olga e Procopios, l'arcivescovo di Atene che era un favorito di Olga ed aveva sorvegliato la traduzione su richiesta personale della regina.

Il conflitto fra i rivoltosi e le truppe, che erano stati chiamate per mantenere l'ordine, provocò otto morti ed oltre sessanta feriti: a dicembre le copie restanti della traduzione di Olga furono confiscate e la loro circolazione proibita, mentre chiunque le avesse vendute o lette sarebbe stato scomunicato[2]. La crisi, che prese il nome di "evangelica" portò alle dimissioni dell'arcivescovo Procopius e alla caduta del governo di Georgios Theotokis[4][5].

Ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Rimasta vedova nel 1913, costretto il figlio Costantino I ad abdicare nel 1917, salì al trono il nipote Alessandro I, che morì per un morso di scimmia il 15 ottobre 1920. Il governo greco offrì il trono al fratello minore del defunto, il principe Paolo: questi rifiutò perché sia suo padre Costantino I che suo fratello maggiorie Giorgio erano ancora vivi. Dopo la caduta del primo ministro Eleftherios Venizelos (1920) alle elezioni, il reggente l'ammiraglio Pavlos Kountouriotis abdicò alla carica in favore dell'anziana regina Olga, che assunse la reggenza dal (17 novembre al 19 dicembre), preparando il ritorno del proprio figlio Costantino (costretto ad abdicare ed esiliato nel 1917), che aveva già regnato dal 1913.

Dopo la disfatta delle truppe greche in Anatolia nel corso della guerra greco-turca, una rivolta scoppiata ad Atene obbligò Costantino ad abdicare definitivamente in favore del figlio Giorgio II (1922): Olga seguì il figlio nel suo esilio in Italia, morendo poi a Pau, nel bearnese, in Francia. Sepolta dapprima in Italia, in seguito alla restaurazione monarchica del 1935 il suo corpo fu sepolto con quello degli altri membri della famiglia reale greca a Tatoi il 17 novembre 1936.[6]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze greche[modifica | modifica sorgente]

Dama Gran Croce dell'Ordine del Salvatore - nastrino per uniforme ordinaria Dama Gran Croce dell'Ordine del Salvatore

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Dama dell'Ordine della regina Maria Luisa (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'Ordine della regina Maria Luisa (Spagna)

Titoli[modifica | modifica sorgente]

  • Sua Altezza Imperiale la Granduchessa Olga Konstantinovna di Russia (1851–1867)
  • Sua Maestà le Regina dei Greci (1867–1913)
  • Sua Maestà la Regina Olga dei Greci (1913–1926)
  • Sua Maestà la Regina Reggente (1920)

Antenati[modifica | modifica sorgente]

Ol'ga Konstantinovna Romanova Padre:
Konstantin Nikolaevič Romanov
Nonno paterno:
Nicola I di Russia
Bisnonno paterno:
Paolo I di Russia
Trisnonno paterno:
Pietro III di Russia
Trisnonna paterna:
Caterina II di Russia (Sofia di Anhalt-Zerbst)
Bisnonna paterna:
Sofia Dorotea di Württemberg
Trisnonno paterno:
Federico II Eugenio di Württemberg
Trisnonna paterna:
Federica Dorotea di Brandeburgo-Schwedt
Nonna paterna:
Carlotta di Prussia
Bisnonno paterno:
Federico Guglielmo III di Prussia
Trisnonno paterno:
Federico Guglielmo II di Prussia
Trisnonna paterna:
Federica Luisa d'Assia-Darmstadt
Bisnonna paterna:
Luisa di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonno paterno:
Carlo II di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonna paterna:
Federica Carolina Luisa d'Assia-Darmstadt
Madre:
Alessandra di Sassonia-Altenburg
Nonno materno:
Giuseppe di Sassonia-Altenburg
Bisnonno materno:
Federico di Sassonia-Altenburg
Trisnonno materno:
Ernesto Federico III di Sassonia-Hildburghausen
Trisnonna materna:
Ernestina Augusta di Sassonia-Weimar
Bisnonna materna:
Carlotta di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonno materno:
Carlo II di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonna materna:
Federica Carolina Luisa d'Assia-Darmstadt
Nonna materna:
Amalia di Württemberg
Bisnonno materno:
Ludovico Federico Alessandro di Württemberg
Trisnonno materno:
Federico II Eugenio di Württemberg
Trisnonna materna:
Federica Dorotea di Brandeburgo-Schwedt
Bisnonna materna:
Enrichetta di Nassau-Weilburg
Trisnonno materno:
Carlo Cristiano di Nassau-Weilburg
Trisnonna materna:
Carolina d'Orange-Nassau

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Edward Forster, Breve storia della Grecia Moderna (1821–1956), terza edizione, Methuen and Co, Londra, 1958.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c The Times (London) Monday 21 June 1926 p.19 col.A.
  2. ^ a b c d e Carabott, Philip, Politics, Orthodoxy and the Language Question in Greece: The Gospel Riots of November 1901 (PDF) in Journal of Mediterranean Studies, vol. 3, 1993, pp. 117–138. URL consultato il 22 gennaio 2008.
  3. ^ a b The Struggle for a Bible in Modern Greek in The Watchtower, Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania, 15 novembre 2002. URL consultato il 22 gennaio 2008.
  4. ^ John Campbell and Philip Sherrard]], Modern Greece (Ernest Benn, London, 1968) p. 198.
  5. ^ The Times (London) Tuesday 26 November 1901 p.9 col.C.
  6. ^ Edward S Forster, A Short History of Modern Greece 1821–1956 3rd edition (Methuen and Co., London, 1958) p. 198.

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