Offesa alla bandiera

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Molti paesi del mondo hanno leggi che reprimono qualche forma di offesa alla bandiera nazionale o di altri Stati: ne proibiscono la distruzione (come ad esempio il rogo in pubblico) o ne vietano particolari usi (come quello commerciale). Alcuni paesi, per contro, hanno leggi che proteggono il diritto di bruciare una bandiera come libera espressione del pensiero.

Stati che non prevedono reati[modifica | modifica sorgente]

Tra gli altri, in Belgio e Canada non sono previsti reati.

Cina[modifica | modifica sorgente]

Sono previsti varie misure punitive sino a tre anni di carcere per chiunque offenda la bandiera o un'insegna nazionale.[1]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Vilipendio alla bandiera[modifica | modifica sorgente]

Il vilipendio alla bandiera è un termine applicato a vari reati che includono la distruzione, danneggiamento o mutilazione intenzionale di una bandiera in pubblico, solitamente di una bandiera nazionale. Spesso quest'azione è compiuta per proteste politiche contro una nazione o le sue leggi.

Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Una teca per bandiere in una libreria

La corte suprema nel 1989 e nel 1990 ha stabilito che è contrario al primo emendamento proibire di bruciare una bandiera in quanto libertà di espressione, ammettendo però che tale libertà può essere oggetto di disciplina giuridica, come luogo e occasione. Il codice federale sulla bandiera (United States Flag Code capitolo quarto del United States Code), che però non prevede sanzioni, dispone che una bandiera non più utilizzabile, deve essere dismessa dignitosamente e se non è possibile diversamente, bruciata.

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Note[modifica | modifica sorgente]