Oedipus rex (Stravinskij)

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Oedipus Rex
Giroust Oedipus at Colonus.JPG
Edipo a Colono

di Jean-Antoine-Théodore Giroust (1788)

Lingua originale latino
Genere opera-oratorio
Musica Igor Stravinskij
Libretto Jean Cocteau
Fonti letterarie Sofocle
Atti 2
Epoca di composizione 1926 - 1927
Prima rappr. Parigi, 30 maggio 1927
Personaggi
  • Œdipus (tenore),
  • Jocasta (mezzosoprano),
  • Créon (baritono),
  • Tirésias (basso),
  • il pastore (tenore),
  • il messaggero (baritono),
  • il narratore (parte recitata),
  • coro di tebani (coro maschile)

Oedipus rex (Edipo re) è un'opera-oratorio in due atti con musica di Igor Stravinskij, eseguita per la prima volta in concerto a Parigi il 30 maggio 1927 al Thèatre Sarah Bernhardt con la direzione dell'autore stesso. Le prime rappresentazioni in forma scenica ebbero luogo il 23 febbraio 1928 a Vienna e il 25 febbraio 1928 a Berlino.

Il testo di Jean Cocteau, tradotto in latino da Jean Daniélou, è ispirato all'omonima tragedia di Sofocle.

Stile[modifica | modifica sorgente]

Igor Stravinsky

Si tratta di uno dei lavori chiave del cosiddetto periodo neoclassico di Stravinskij. Di qui il soggetto antico e, soprattutto, la scelta della lingua latina e della forma oratoriale, anziché scenica. Oggi è consuetudine rappresentare Oedipus rex come melodramma, a costo di perdere il senso di pietrificata sacralità dell'idea originale. La rappresentazione prevista dall'autore prevede un narratore in abito da sera che commenta, espone ed anticipa l'azione scenica, mentre i personaggi, resi quasi immobili da imponenti costumi, simboleggiano la ieratica staticità dei tempi antichi.

Nella successione di pezzi chiusi di cui Oedipus rex si compone, Stravinskij combina l'eco di modelli musicali disparati: da Händel a Verdi, da Musorgskij a Puccini. Elemento cardine della composizione è la struttura ritmica derivata dai piedi della metrica classica.

La vicenda[modifica | modifica sorgente]

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Edipo, figlio del re di Tebe Laio e di sua moglie Giocasta è stato abbandonato dai genitori (esposto sul monte Citerone) poiché l'oracolo ha predetto a Laio che perirà per mano del figlio. Il fanciullo viene allevato dal re Polibo, ma, quando gli viene predetto che sposerà la sua stessa madre, abbandona la casa di quelli che crede essere i suoi genitori naturali. Sulla strada per Tebe ha un diverbio con un ignoto straniero che uccide. A Tebe libera i cittadini dalla Sfinge e riceve in premio da Creonte, fratello di Giocasta, la mano della regina rimasta vedova di recente.

Atto I[modifica | modifica sorgente]

Edipo (tenore) annuncia al coro l'arrivo di Creonte (baritono) che si è recato dall'oracolo per apprendere un modo per liberare Tebe dalla terribile peste che flagella la popolazione. Il responso è che occorre trovare l'assassino di Laio. Edipo interroga allora Tiresia (basso), indovino cieco, che gli dà risposte vaghe. Mentre Edipo si infuria giunge Giocasta (mezzosoprano), salutata dal coro con un Gloria.

Atto II[modifica | modifica sorgente]

La regina racconta di come Laio fu ucciso ad un trivio da uno straniero ed Edipo ricorda dell'omicidio da lui commesso sulla strada per Tebe. Un pastore (tenore) ed un messaggero (baritono recitante) giunti per annunciare la morte di Polibo, svelano in un climax drammatico le origini di Edipo. Giocasta comprende quanto è accaduto e si allontana, seguita da Edipo. In seguito il pastore ed il messaggero narrano del suicidio di Giocasta e del terribile gesto di Edipo, che si è accecato. Edipo stesso rientra in scena con il volto coperto di sangue ed il coro, in lutto, gli dice addio pietosamente ("Addio, triste Edipo, ti abbiamo amato!").

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Analisi e guida all'ascolto

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