Ocepechelon bouyai

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Ocepechelon
Stato di conservazione: Fossile

Filmato in cui viene ricostruito un Ocepechelon mentre si nutre
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Classe Reptilia
Sottoclasse Anapsida
Ordine Testudines
Sottordine Cryptodira
Superfamiglia Chelonioidea
Famiglia Dermochelyidae
Genere Ocepechelon
Specie O. bouyai

L'ocepechelone (Ocepechelon bouyai) è un rettile marino estinto, appartenente ai cheloni. Visse nel Cretaceo superiore (Maastrichtiano, circa 67 milioni di anni fa) e i suoi resti fossili sono stati ritrovati in Africa (Marocco).

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Questo animale è noto per un cranio isolato ma completo, lungo 70 centimetri. Dalle dimensioni del cranio, doveva essere una delle più grandi tartarughe mai vissute. Si suppone che l'animale intero possa aver superato i tre metri di lunghezza. Il cranio di questa tartaruga non era eccezionale solo per quanto riguarda le dimensioni, ma soprattutto per l'aspetto: largo posteriormente, si restringeva nella parte anteriore fino a formare una sorta di imbuto osseo allungato e stretto. In generale, l'aspetto del cranio doveva richiamare in qualche modo quello di un coccodrillo sdentato: non erano infatti presenti denti, ma gli occhi erano rivolti verso l'alto, così come le narici, queste ultime in posizione molto arretrata. L'insolita struttura è unica tra i tetrapodi, anche se mostra alcune convergenze con i pesci signatidi (il lungo muso tubolare terminante in una bocca diretta in avanti) e le cosiddette balene dal becco (la grande taglia e fauci allungate prive di denti).

Non si conosce altro di questo enigmatico animale, ma si suppone che possa essere stato dotato di un corpo largo e piatto, ricoperto da un carapace piuttosto sottile, e di quattro arti simili a pagaie, come quelle delle attuali tartarughe marine.

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

Ocepechelon è stato descritto per la prima volta nel 2013, sulla base di un cranio ritrovato nei depositi fosfatici del bacino di Oulad Abdoun, nella Provincia di Kouribga in Marocco.

Un'analisi filogenetica ha indicato come parenti più prossimi di Ocepechelon le tartarughe liuto (Dermochelyidae). Altri possibili stretti parenti sono le estinte Protostegidae, altre tartarughe marine dalle dimensioni gigantesche.

Di seguito, il cladogramma (Bardet et al., 2013):



Chelomacryptodira


 Chelonioidea 
 Cheloniidae 

Toxochelys




Ctenochelys




Euclastes




Puppigerus



Chelonia






 Dermochelyoidae 

Bouliachelys



 Protostegidae 

Santanachelys




Notochelone




Desmatochelys




Chelosphargis



Protostega






 Dermochelyidae 

Ocepechelon




Corsochelys




Mesodermochelys



Dermochelys









Paleobiologia[modifica | modifica sorgente]

Le notevoli similitudini tra Ocepechelon e le balene dal becco (così come i pesci signatidi) hanno portato i paleontologi a ipotizzare il possibile modo di nutrirsi di Ocepechelon. Poiché sia le balene dal becco che i signatidi sono organismi che si nutrono tramite suzione (ovvero creando uno spazio vuoto per risucchiare piccole prede), i paleontologi ritengono che anche Ocepechelon possa essersi nutrito in questo modo. Probabilmente questo animale nuotava nei pressi della superficie del caldo mare cretaceo, inghiottendo grandi quantità di piccoli pesci, cefalopodi e meduse. Dal raffronto con altre tartarughe attuali, si suppone inoltre che Ocepechelon possa essere stato dotato di piccole strutture spinose all'interno della gola. Queste papillae sono attualmente presenti nella tartaruga liuto (una delle più prossime parenti di Ocepechelon), e non solo filtrano l'acqua, ma creano anche una barriera appuntita alle prede che cercano di uscire. Ocepechelon potrebbe aver avuto una struttura analoga, così come altre papillae lungo i margini della bocca.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bardet, N., Jalil, N., de Broin, F., Germain, D., Lambert, O., Amaghazaz, M. 2013. A giant chelonioid turtle from the Late Cretaceous of Morocco with a suction feeding apparatus unique among tetrapods. PLoS One. 8, 7. e63586