Oceano (mitologia)

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Oceano

Oceano (Ὠκεανός, Okeanòs) è una figura della mitologia greca, era un titano figlio di Urano e di Gea.

Omero chiama Oceano l'origine degli dei (θεῶν γένεσις)[1] e l'origine di tutti (γένεσις πάντεσσι)[2]; egli era una divinità fluviale e con lo stesso nome veniva designato sia il fiume (o corso d'acqua) che il dio, ciò che del resto si usava fare anche per le altre divinità fluviali[3].

Oceano aveva un'inesauribile potenza generatrice, non diversamente dai fiumi, nelle cui acque si bagnavano le fanciulle greche prima delle nozze, e che perciò erano considerati come i capostipiti di antiche famiglie. Oceano però non era un dio fluviale comune, perché il suo non era un fiume comune. Quando tutto aveva avuto già origine da lui, esso continuò a scorrere agli estremi margini della terra, rifluendo in se stesso, in un circolo ininterrotto. I fiumi, i torrenti e le sorgenti, anzi il mare stesso, continuavano a scaturire dal suo corso vasto e potente[4]. Anche quando il mondo stava già sotto il dominio di Zeus, egli solo poté rimanere al suo posto primitivo che in realtà non era un luogo, ma solo una corrente, delimitazione e separazione dell'aldilà.

Tuttavia non fu solo Oceano a rimanere nel suo luogo primitivo. Ad esso era legata la dea Teti, che giustamente veniva chiamata madre. Possiamo dunque capire perché Omero dice che questa prima coppia già da molto tempo si asteneva dal procreare[5]. Che i due lo facessero per ira reciproca, è una motivazione naturale in quel genere di racconti antichissimi; ma se la procreazione primordiale non avesse avuto fine, neanche il nostro mondo avrebbe avuto consistenza, né un limite rotondo, né un corso circolare che rifluiva in se stesso. Ad Oceano rimase dunque soltanto la facoltà di fluire in circolo, di alimentare le sorgenti, i fiumi e il mare - e la subordinazione al potere di Zeus.

Secondo Esiodo, i figli di Oceano e Teti, i fiumi, erano circa tremila (tra i quali nomina il Nilo, il Po, il Danubio e diversi fiumi greci più corti); altrettante le figlie, le Oceanine[6][7].

Oltre che da Omero e da Esiodo, Oceano è ricordato da diversi autori classici greci, tra i quali Pindaro ed Eschilo[8]. Oceano è anche uno dei protagonisti del poema La Trasimenide di Matteo dall'Isola.

Un ramo della mitologia moderna (meno approfondita ma anche più conosciuta) attribuisce a Oceano e Teti anche la discendenza di Stige e Asopo (anche esso dio fluviale) e attribuisce a Oceano il ruolo di "più antico dei titani".

Oceano è raffigurato come statua nel contesto della Fontana di Trevi, in cui si trova nella nicchia centrale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Iliade, XIV, 201
  2. ^ Iliade, XIV, 246
  3. ^ Tanto nell'Iliade (XIV, 245-246) che nell'Odissea (XII, 1) s'incontra l'espressione ποταμοῖo Ὠκεανοῦ o ποταμοῖo Ὠκεανοῖo = "del fiume Oceano"
  4. ^ Iliade, XXI, 196-197: "Oceano, dal quale scaturiscono tutti i fiumi e tutto il mare e tutte le fonti e i grandi pozzi"
  5. ^ Iliade, XIV, 206-207
  6. ^ Esiodo - Teogonia - trad.italiana on-line di Adalinda Gasparini - v.534-583 [1]
  7. ^ Esiodo - Teogonia - trad.italiana on-line di Patrizio Sanasi [2]
  8. ^ Eschilo - Prometeo Incatenato - trad.italiana on-line di Ettore Romagnoli [3] (cercare nel testo "Ocèano"; Prometeo era un discendente di Oceano)

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