Obsolescenza digitale

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L'obsolescenza digitale è una situazione in cui una risorsa digitale non è più leggibile perché il supporto fisico, il lettore che deve leggere il supporto o l'hardware o il software che viene eseguito su di esso, non è più disponibile.

La Cornell University Library ha pubblicato una linea temporale di formati multimediali obsoleti, chiamata "Camera degli Orrori" (Chamber of Horrors), che mostra quanto rapidamente le nuove tecnologie vengono create e quelle vecchie messe da parte e i dati associati resi indisponibili.[1]

La rapida evoluzione e la proliferazione di diversi tipi di hardware, di modalità di codifica digitale, di sistemi operativi e di software generali o specializzati farà sì che l'obsolescenza digitale diventerà un problema di proporzioni vaste in futuro.[2] Molte versioni di programmi di word-processing, di hardware per lo storage di dati digitali, di standard di codifica per le immagini o di filmati sono considerati "standard" per qualche tempo, ma alla fine sono sempre sostituiti con nuove versioni del software o con hardware completamente nuovo. I file nati per essere letti o modificati con un certo programma (ad esempio Microsoft Word) saranno illeggibili con altri programmi, e, come lo sviluppo di nuovi sistemi operativi e di nuovo hardware andrà avanti, anche le vecchie versioni di programmi sviluppati dalle stessa società diverranno impossibili da utilizzare sulla nuova piattaforma (per esempio, le versioni precedenti di Microsoft Works, prima di Works 4.5, non possono essere eseguito in Windows 2000 o sistemi operativi successivi).

Il problema è stato portato all'attenzione delle biblioteche e degli archivi nel corso degli anni novanta[3] ed è stato discusso tra i professionisti del campo, ma finora senza soluzioni diverse dalla continua migrazione di file e informazioni verso standard di archiviazione sempre più recenti. I formati dei file dovrebbero essere retrocompatibili, aggiornati spesso, ed essere aperti. La National Initiative for a Networked Cultural Heritage dichiara[4], che i formati TIFF e PDF (per le immagini) e ASCII e RTF (per i testi) debbano essere considerati come i formati de facto non soggetti ad una probabile obsolescenza digitale in un prossimo futuro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) digital preservation tutorial
  2. ^ (EN) Rothenberg, J. (1998). Avoiding Technological Quicksand: Finding a Viable Technical Foundation for Digital Preservation
  3. ^ (EN) Hedstrom, M. (1995) Digital Preservation: A Time Bomb for Digital Libraries
  4. ^ (EN) National Initiative for a Networked Cultural Heritage. (2002). NINCH Guide to Good Practice in the Digital Representation and Management of Cultural Heritage Materials

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]